Le follie di Stanley Kubrick Misantropo, pieno di fobie, maniacalmente geloso della sua privacy, perfezionista fino all'esasperazione. Ma anche il regista che ogni volta reinventava il cinema. Tredici film, altrettanti capolavori. Da “Spartacus” a “Lolita”, da “Barry Lindon” ad “Arancia Meccanica”, da “Shining” a “Full Metal Jacket” a “2001: Odissea nello spazio” Stanley Kubrick ha creato una mappa, affascinante e sconvolgente, della condizione umana, dell’amore e della violenza, della paura e della tensione verso il futuro e la conoscenza. Autentico mito del cinema, negli ultimi trent’anni l’uomo è scomparso dietro i suoi capolavori per diventare una leggenda, quella di un genio del cinema segnato da nevrosi, maniacalità, paure. Come Salinger, Pynchon e Terrence Malick, Kubrick si era ritirato dalla vita pubblica molti anni fa e da allora nulla da lui autorizzato si era più saputo sulla sua persona. Ha vissuto dal 1969 fino alla sua morte con la terza moglie Christiane in una sorta di castello blindato nella campagna dell'Hertfordshire, a St Alban's, circa due ore da Londra: un palazzetto del XVIII secolo, immerso nel verde e protetto da ogni intrusione. E per trent’anni non è stato fotografato: ci è riuscito solo un paparazzo, proprio sul set di “Eyes wide shut” nel 1999. La foto mostrava un uomo appesantito, mentre scendeva goffamente gli scalini di una roulotte.
Le sue fobie risalgono agli anni ‘50-‘60: abitava a New York, dove era nato e aveva talmente paura del pericolo nucleare che considerò di trasferirsi in Australia per essere fuori dal raggio di azione di un'eventuale bomba atomica. Una volta trasferitosi in Inghilterra non salì mai più su un aereo, ma anche in automobile aveva qualche difficoltà a spostarsi. Al suo autista chiedeva di non guidare a più di 60 chilometri l'ora. Per lui uscire di casa era un'impresa.
Malcom McDowell, l'allucinato protagonista di “Arancia meccanica”, raccontò che ordinava al suo assistente di
a lui, in modo da assorbire l'impatto di un eventuale incidente. Il telefono era uno dei pochi mezzi che Kubrick usava per comunicare con il mondo esterno. In verità, in tempi più recenti, preferiva la posta elettronica, così da non far sentire neanche il suono della propria voce. Quando chiamava o scriveva era solo per ragioni di lavoro. “Era talmente abituato a vivere da solo che aveva perso l'abilità di trattare con il genere umano”, ricorda sempre Malcolm McDowell. “Penso che gli uomini, come razza, non gli piacevano un granché”. “Era ossessionato dalla precisione – aggiunge - e disposto a sacrificare chiunque. Durante le riprese di “Arancia meccanica”, non lo dimenticherò mai, ho preso una brutta polmonite. Dopo tre settimane a letto con la febbre alta, sono tornato sul set. Lui mi fece spruzzare d’acqua gelata per una scena, che poi ha deciso di non girare. Mi ha lasciato lì, tutto bagnato, per un’eternità. Quando è tornato ho cercato di picchiarlo”. “Quando mi offrirono 'Eyes wide shut' - ha raccontato invece di recente Harvey Keitel - venne un incaricato di Kubrick a trovarmi personalmente a casa. Mi portò la sceneggiatura e rimase in silenzio ad aspettare fino alla fine della lettura, per poi ripartire senza pronunciare una parola col copione sotto il braccio”.
In tutto questo c’è di certo molta leggenda, probabilmente Kubrick era molto meno eccentrico di quanto lui stesso abbia voluto, per autodifesa, far credere. Figlio di un medico, ebreo di origine austriaca, era nato nel Bronx a New York. Da ragazzo aveva coltivato due grandi passioni: la fotografia e gli scacchi. Si racconta che passava interi pomeriggi a Washington Square in estenuanti tornei, un passatempo che ancora lo occupava. Di sicuro era maniacale riguardo il suo lavoro: realizzava un film ogni sei, sette anni e la lavorazione durava mesi. Gli attori, per contratto, erano obbligati al “top secret” assoluto e ad una durata di riprese illimitata (cosa che è puntualmente accaduta
grande peppi.........le cose che fai lasciano senza parole....le borse in special modo...cmq lavoro a parte se hai voglia di rovina.. il tuo fegato agopoli ti aspetta. un saluto paolo
Comments
Jan 12 2010 3:46 PM
Aug 30 2009 10:08 PM
Jul 7 2009 11:41 AM
Jul 4 2009 7:30 PM
Jun 22 2009 10:55 AM
Jun 6 2009 10:50 AM
Dec 27 2008 12:15 PM
Dec 26 2008 7:09 PM
Francesco La Barbera
LE ISOLE DELL’ESTATE
Just released!
Francesco La Barbera: acoustic guitar
Dario Franco: double-bass
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Lost Highways!
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Nov 19 2008 8:33 AM
un abrazo desde Ezequiel Lavezzi fans club
Nov 7 2008 10:16 AM
Oct 7 2008 9:48 PM
..è una buona notte! :-)
Oct 2 2008 3:01 PM
Sep 30 2008 8:56 AM
secondo me diventerete famosi.... :)
Sep 23 2008 6:36 PM
Sep 18 2008 10:19 AM
Sep 14 2008 6:13 PM
Sep 10 2008 10:50 PM
a presto
Sep 10 2008 11:07 AM
Misantropo, pieno di fobie, maniacalmente geloso della sua privacy, perfezionista fino all'esasperazione. Ma anche il regista che ogni volta reinventava il cinema. Tredici film, altrettanti capolavori. Da “Spartacus” a “Lolita”, da “Barry Lindon” ad “Arancia Meccanica”, da “Shining” a “Full Metal Jacket” a “2001: Odissea nello spazio” Stanley Kubrick ha creato una mappa, affascinante e sconvolgente, della condizione umana, dell’amore e della violenza, della paura e della tensione verso il futuro e la conoscenza. Autentico mito del cinema, negli ultimi trent’anni l’uomo è scomparso dietro i suoi capolavori per diventare una leggenda, quella di un genio del cinema segnato da nevrosi, maniacalità, paure. Come Salinger, Pynchon e Terrence Malick, Kubrick si era ritirato dalla vita pubblica molti anni fa e da allora nulla da lui autorizzato si era più saputo sulla sua persona. Ha vissuto dal 1969 fino alla sua morte con la terza moglie Christiane in una sorta di castello blindato nella campagna dell'Hertfordshire, a St Alban's, circa due ore da Londra: un palazzetto del XVIII secolo, immerso nel verde e protetto da ogni intrusione. E per trent’anni non è stato fotografato: ci è riuscito solo un paparazzo, proprio sul set di “Eyes wide shut” nel 1999. La foto mostrava un uomo appesantito, mentre scendeva goffamente gli scalini di una roulotte.
Le sue fobie risalgono agli anni ‘50-‘60: abitava a New York, dove era nato e aveva talmente paura del pericolo nucleare che considerò di trasferirsi in Australia per essere fuori dal raggio di azione di un'eventuale bomba atomica. Una volta trasferitosi in Inghilterra non salì mai più su un aereo, ma anche in automobile aveva qualche difficoltà a spostarsi. Al suo autista chiedeva di non guidare a più di 60 chilometri l'ora. Per lui uscire di casa era un'impresa.
Malcom McDowell, l'allucinato protagonista di “Arancia meccanica”, raccontò che ordinava al suo assistente di
Sep 10 2008 11:06 AM
In tutto questo c’è di certo molta leggenda, probabilmente Kubrick era molto meno eccentrico di quanto lui stesso abbia voluto, per autodifesa, far credere. Figlio di un medico, ebreo di origine austriaca, era nato nel Bronx a New York. Da ragazzo aveva coltivato due grandi passioni: la fotografia e gli scacchi. Si racconta che passava interi pomeriggi a Washington Square in estenuanti tornei, un passatempo che ancora lo occupava. Di sicuro era maniacale riguardo il suo lavoro: realizzava un film ogni sei, sette anni e la lavorazione durava mesi. Gli attori, per contratto, erano obbligati al “top secret” assoluto e ad una durata di riprese illimitata (cosa che è puntualmente accaduta
Sep 9 2008 8:20 PM
2 anni e mezzo di follia pura
Sep 8 2008 6:38 PM
Sep 7 2008 10:48 PM
il tuo fegato agopoli ti aspetta. un saluto paolo
Sep 5 2008 6:06 PM
Sep 4 2008 12:19 PM
Sep 4 2008 8:04 AM
La spazzatura