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 Ascoltando “La ragazza dei fiori”, opera del compositore Claudio Vaira, mi chiedevo con quale affinità e quanta devozione si erano formate delle note così chiare, prima di ogni cosa, nel pensiero dell'autore per poi finire fluidamente tra le dita dello stesso che le depositava sulla tastiera ed infine nella loro giusta collocazione sul pentagramma. Ho ascoltato più volte e sempre più intrigata dall'armonia, un'oscurità avvolgente che rende ancora più affascinante una musica che conserva inalterato il suo valore nel tempo. Stupita da me stessa e da queste sensazioni ho aperto il cd, divorata dalla curiosità di scoprire qualcosa di più sull'autore e sedotta dai titoli di copertina: La ragazza dei fiori, Quel canto a fiore d'acqua. In un cielo, Ma la notte sperde le lontananze. Titoli che contengono in sé un'accenno di poesia e sospensione che affascina immediatamente. Quindi ho aperto il cd. La musica saturava l'ambiente mentre nell'angolo della mia stanza si spegnevano gli ultimi rumori che rotolavano dentro dalla finestra aperta. Così ho letto: La ragazza dei fiori, ossia l'amor sacro e l'amor profano, propone, nella scia di un sonor passionale e spirituale insieme, l'idea di una vibrazione quasi immanente, che muove dall'uomo, dalla sua terrestre semplicità, e sale più in alto, con gli strumenti del canto, interiormente affinato, trasceso, e delle immagini notturne, specchio d'acqua e di fiori… La descrizione in parole degli elementi che la compongono, o meglio che esprimono questa composizione musicale, è alquanto complessa, resa tale dall'astrattismo di idee che maturano quasi sofficemente, suggerendo all'ascoltatore la libertà di future esplorazioni nel campo delle tonalità. Il soprano Susanna Menicucci irrompe improvvisa quando il compositore ha creato un'atmosfera rilassata, avvolgente e in questa pausa risalta la voce che emerge come una fonte dalle acque limpide, trasparenze che pervadono fluidamente. Piacevolissimo l'ascolto, una spinta alla riflessione, un percorso da compiere in solitudine alla scoperta dei mondi segreti nascosti dentro sè. Un sasso gettato nell'acqua: io. Mi è sembrato di sognare o sicuramente ho sognato bicromie nei cunei degli archi, proiettati verso l'alto dalla voce sottile, sublimamente acuta che ricama un fantastico gioco di arabeschi, in piccoli istanti di tempo. Mi è sembrato di essere proiettata con notevole forza su sfondi azzurri e dorati, in elementi a forma di calice e foglie di trifoglio, dove tutto pareva un cesello leggero. Mi è sembrato che si chiudesse, su di me, una splendida cupola ad ovolo senza nervatura. Una cupola alta come quelle delle antiche moschee, una cupola di note sensibilmente musicate dalla chitarrista Simona Costantino, dalla violinista Renata Sfriso, dalla flautista Francesca Rapetti, dal pianista Ilio Barontini, dalla voce recitante di Manuela Pisani. Francesca Grasso, poetessa
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