
DE GRINPIPOL
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The best pop album I’ve heard so far this year. We’re talking Strokes-like off-beat hi-hats and disco stomps from the drumkit, QOTSA guitar grooves rejigged into major keys via the back pages of the Rivers Cuomo songbook and the hipster indie scene, fuzzy pentatonic solos with a side-serving of sleaze, and deceptively simple and sparse songs played with a nonchalant and understated expertise… it’s not about virtuoso moves and fiddly bits, but about playing the right note at just the right moment. De Grinpipol’s overwhelming character is that of their singer, however, who sounds like a cross between Josh Homme and the guy from Arcade Fire on lots of anti-depressants, and puts a lot of oh-so-kooky-kamp spoof’n'roll character into his performance. Go listen to ‘em.
TheDreadedPress.com
Il nome di questa giovane formazione sassarese potrebbe farvi pensare a qualche sorta di gruppo demenziale, ma questo non deve trarvi in inganno: i De Grinpipol prendono dannatamente sul serio quello che fanno e producono uno dei migliori dischi d’esordio ascoltati dall’inizio di questo duemilaedieci. [..] quello che invece colpisce immediatamente è un gran gusto pop, complice l’uso di tempi disco in molti brani (“Mikidiale’s Motel”) che alleggeriscono il sound complessivo dell’album, e ritornelli da cantare in coro a squarciagola nei finali di concerto (“The others blood”)
Manuel Sechi - Sonicbands.it
[..]Ho valutato la compostezza e la coerenza di un disco che è precisissimo. Nove pezzi, una durata esattamente giusta, ovvero quella che richiede un orecchio umano non particolarmente ansioso o affascinato nell’ascolto, una scaletta ben pensata e per finire nessuna stonatura o disturbo tra pezzo e pezzo, tipo campioni, ripresa di prove o chiacchiere, scarabocchi con le chitarre ecc. Infine la carica. Questo disco lascia trasparire una voglia di suonare non comune, si intuisce quasi ad ogni pezzo, e questo certo suscita una certa curiosità. Se a questo si aggiunge che la musica proposta è quantomai pertinente per quasi tutti i locali che fanno musica dal vivo in Italia, si potrebbe concludere il tutto con la seguente formula: la demo perfetta.
Michele Baldini, Indie-eye.it
Arriva fresco come una ventata di primavera il primo album interamente autoprodotto da questi cinque ragazzi sassaresi [..] Cd tutto verde (dalla copertina al titolo) composto da nove tracce originali che spaziano fra il punk-rock britannico e il cantautorato statunitense, con assalti di quella psichedelia acida a cui ci avevano abituato i primi Pink Floyd, ma anche con armonizzazioni di chitarra tipicamente new wave. Il tutto vestito con una forte personalità e tanta ironia. Livello qualitativo molto alto per una band emergente che non ha niente da invidiare ai nuovi gruppi d'oltreoceano e che avrebbe tutte le potenzialità per varcare i confini isolani ma anche nazionali.
Marta Pezzino, Rockambula.it
[..]Si sente che il quintetto si è fatto le ossa sui dischi dei Modest Mouse e ha cercato di ricreare quel tipo di suono che a inizio millennio aveva fatto pensare ad un ritorno del rock’n’roll. Insomma, un suono che poteva essere di moda quattro o cinque anni fa ma che ora resta ancorato ad un’idea di passione, collezionismo e melomania più autentica di quanto si sente in giro di questi tempi. Non è per crogiolarsi sempre nel “piccolo, duro e puro”, ma un semplice dato di fatto: se ci credi, si sente.
Hamilton Santià, Il Mucchio.it
La Sardegna c’è! [..] Il quintetto sardo, con il proprio omonimo disco autoprodotto, dimostra di essere preparato ed ben attrezzato: buoni musicisti, tante idee, un approccio per niente provinciale. I De Grinpipol convincono con freschezza, ma fortunatamente per loro, hanno anche qualche difetto da poter annullare nel tempo consentendogli di mantenere le aspattative in una dimensione accettabile. Rock-pop brillante ed orecchiabile dove ritmo e voce sono protagonisti: la scuola anglosassone insegna e gli isolani imparano. Nelle nove tracce che compongono il disco è percepibile la voglia di divertirsi e suonare, spingendo a ballare, a saltare, a canticchiare. Un disco vario, divertente e coinvolgente, fin quando non si controlla il player e ci si chiede “ma questi sono sempre loro?”. Partono duri (It’s a choice of peace and pride), si ammorbidiscono nel giro di due brani (Clap your hands), si sdraiano su melodie pop (No!), tornano a saltellare (Abyss baby), si scatenano con i ritmi più incalzanti (Get the happiness), si lanciano in sgangherato ritornelli punk-rockabilly (What you dream about), intraprendono percorsi vagamente psichedelici (Cloudy fullness) e chiudono con la più chitarra rock (The others’ blood).
Emanuele Gessi, Losthighways.it
[..]Al di là dei gusti musicali personali, ecco, è il caso dei De Grinpipol, sassaresi, pieni di vita, armoniosi, ottimisti, che si ostinano ancora a suonare nei garage o in locali dove la maggior parte del pubblico sono amici o affezionati, mentre potrebbero tranquillamente suonare su questi mega palchi che affollano l’estate e fare una figura niente male, e mettere in secondo piano queste mezze seghe di stranieri che vengono in Italia a fare i fighetti, con manager e truccatori al seguito; si, perché i De Grinpipol fanno un Punk-Rock da stadio, per far pogare chiunque, per far sbocciare nuovi amori e rimembrare su lunghi addii.....Provate ad ascoltate il loro ultimo album autoprodotto e capirete di cosa parlo, certo sarebbero dovuti emergere 4-5 anni fa, ma nove tracce perfette non hanno scadenza, non possono passare inosservate.
Giuseppe Bianco, Saltinaria.it
Ascoltando l’esordio discografico dei De Grinpipol ho avuto una boccata d’ossigeno, respirando aria buona come dopo una giornataccia passata in un’industria idrocarburica.[..] La “gente verde” ci propone un rock indie tinteggiato fortemente di Gran Bretagna, una spruzzatina di rock statunitense, e un vestito fatto di chitarre semplici ma bene abbracciate, riffs messi al momento giusto ed una voce elastica, quella di Alessandro Sechi, che moltiplica tutto in un concentrato di adrenalina che in Italia è raro trovare. [..] Senza osare particolarmente, si può affermare che i De Grinpipol possono benissimo competere con il panorama musicale rock europeo
Angelo Argiolas, Rockers.it
[..]Rock che punta molto sulla ballabilità e sul divertimento, con chitarre che girano come vortici e una batteria quadrata che incalza l'ascoltatore. Un album molto fresco, con dentro nove tracce già ampiamente rodate dal vivo nell'ultimo anno di vita: pop rock wave di impianto chitarristico in dialogo costante con una certa idea di attualità musicale.
Andrea Tramonte, L'UnioneSarda.it
[..]Esce ora il primo album ufficiale della band, “De Grinpipol”, interamente autoprodotto, con nove brani in bilico tra echi di indie rock di stampo britannico e schegge di rock alternativo USA, il tutto rivisto attraverso il green sound dei De Grinpipol. Riff distorti e vertiginosi intrecci chitarristici, sezione ritmica incalzante, accattivanti parti vocali: sono solo alcuni degli ingredienti che si ascoltano nelle 9 tracce del cd.
Francesco Melis, La NuovaSardegna.it
Basta un ascolto per affermare che se se ne fossero venuti fuori con questo cd da Williamsburg, NY sarebbero l’hype del momento.[..]ì. Perché forse solo alla periferia dell’Impero un grande gruppo di rock’n’roll può mostrare maturità, sicurezza e autorevolezza nell’inglobare nella propria musica così tante influenze riuscendo però a produrre un proprio suono riconoscibile e inconfondibile. Impossibile insomma non esclamare sentendo un loro brano non ancora conosciuto: <..>. E non si può dire lo stesso di molti altri gruppi di questi tempi. Eppure le influenze ci sono eccome. Sembra quasi che abbiano voluto dare la versione sporca e americana, da garage band della In The Red, di certa new-new wave britannica dalle parti dei Franz Ferdinand, Bloc Party & Co. E a volerli cercare ci si trovano anche i Pavement geniali e inarrivabili di “Slanted & Enchanted” e un bel po’ di altro indie ruvido del recente passato post Nirvana. Ma a fare la differenza è la straordinaria, elementare ma rara capacità dei Grinpipol di scrivere Canzoni. Belle, perfettamente costruite e ottimamanete arrangiate. [..] Clap your hands motherfuckers!
Antonio Canu, Sassari2.0.it
