| Band Members | fabrizio elvetico . piano, e-bass, electronics
gianluca paladino . e-guitar, e-bass, electronics pasquale termini . cello, keyboards
new album on fratto9 / lizard

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MUDKISS / UK
www.mudkiss.com
The Illachime Quartet are a Naples based instrumental set up whose explorations into improvisation have pricked up the ears of various members of the musical cognoscenti, two of which notably contribute to this album.
Opening with “Terminali (Source)”, an instrumental that somehow treads the tightrope between the tranquil and the unsettling, the intense nature of the album is revealed with “Discentro” – featuring vocals and lyrics by the legendary Mark Stewart, towering above techno so ecstatically disjointed it could induce migraines on to the overly sensitive.
Wire’s Graham Lewis (on “Ballrooms – Vivify”) projects the whole direction of the CD to an unnerving area – the composite of his bleak lyrics against the wilfully uncomfortable musical backing from the quartet leaves a sensation akin to wandering into a deserted house where a recent unnatural death has occurred.
The very nature of improvisational music compels it to either rise phoenix-like from the ashes, or spectacularly fall flat on its face – the latter emerging on “Flying Home” – where later on in the piece all elements of cohesion have appeared to have taken flight. Perversely, the standout track is hidden fifteen minutes into the final contribution – “Terminali (Destination)”. This “Ghost” track presents a more controlled, thematic thread to the album – and presents the quizzical novelty of having to fast forward to locate the pick of the bunch.
An intriguing album – and not for the faint-hearted.
Lee McFadden 12/4/09
a review in danish by Rasmus Steffensen on:
GEIGER / DK
www.geiger.dk
I'm Normal, My Heart Still Works, ultimo album dagli italiani Illàchime Quartet (che, tra l'altro, non sono propriamente un quartetto, ma un trio corredato da diversi ottimi musicisti ospiti) è proprio quel che si può chiamare un grosso boccone. Il disco incomincia piuttosto tranquillo con il bellissimo brano di apertura ”terminali (source)”, che, con lo stile di tromba arioso di Rhys Chatham galleggiante su un malinconico piano e colpi di cello assieme a campionamenti dal Requiem di Faurè, potrebbe essere preso dal catalogo di minimalismo jazz meditativo della ECM. Segnalando, ad ogni modo, correnti elettroniche sotterranee cigolanti e inquiete, da potersi sicuramente aspettare piú che una morbida coperta di suono in cui avvolgersi.
In punta di piedi si scivola sulla traccia successiva, ”discentro”, in cui poi lo stile svolta, drasticamente, con uno scoppiettante e insistente space rock, dove Mark Stewart dei leggendari The Pop Group collabora alla voce. ”This song is dedicated to those who dare to be different” predica, e l' Illàchime Quartet ne ha assolutamene il coraggio, ancor più dove la strana, deumanizzata e storpia creatura sulla copertina sta a enunciare: ”I'm normal, my heart still works”. Illàchime Quartet si muove ostinatamente all'esterno dello spartitraffico musicale. La scelta di vocalist come Mark Stewart e Graham Lewis (dei Wire) è embematica per la visione. Qui viene presa chiara ispirazione dai più sperimentali innovatori del rock, dal post-punk al kraut rock, al progressive dei '70 e primi '80. Ma qui ci sono anche ricchi riferimenti ai più grandi innovatori di composizioni avanguardistiche, di musica elettroacustica e di jazz come Miles Davis (che viene campionato in "Bottom Sea Enginesî).
Con l'eccezione dei due brani in cui collaborano Mark Sewart e Graham Lewis, il gruppo suona muisca strumentale. Si potrebbe quasi parlare di questi brani come di post-rock, ma nell'accezione di un post-rock dei più aperti dove gli elementi non sono irrigiditi in alcun formato, come purtroppo è il caso di tanti gruppi post-rock. Forse ha più senso chiamarlo avantgarde-rock. Illàchime Quartet si butta in un esperimento dopo l'altro, allo stesso tempo consapevoli della tradizione e coraggiosi. Un momento è sporco e pesante, e, in un altro, il gruppo fa uso di colpi letargici e lunghe pause. Osano sia lo scheggiato sia il bello, il nudo e il quasi opulento, ed è una grande forza per il gruppo, che non si sa mai bene come prendere.
Il trio è composto dal polistrumentista e maestro del campionamento Fabrizio Elvetico, dal chitarrista Gianluca Paladino e dal viloncellista Pasquale Termini. I nostri lasciano, comunque, molto spazio ad altre voci nel tessuto musicale, traendosi, a volte, quasi sullo sfondo per lasciare spazio alla tromba di Chatham o ai sopraenunciati interventi vocali, oppure campionando a piú non posso da musica classica, jazz e altre fonti sonore. Anche questo li distingue moltissimo dal solito musicista rock che ha fretta di mostrare di cosa sia capace. L'Illàchime Quartet ha, a tratti, quasi il ruolo di una sorta di curatore che raccoglie e mette insieme. Non ci dovrebbe, ad ogni modo, essere dubbio che siano loro stessi degli ottimi musicisti. Non di meno lo stile cellistico di Termini dimostra una ampia gamma di sfumature, da minimalistiche a quasi freejazzanti.
I'm Normal, My Heart Still Works è un disco che vuole molto e che osa molto. A volte, comunque, la musica acquista il carattere di una sorta di catalogo delle diverse ispirazioni e dei diversi eroi della band. Si tratta di sane ispirazioni, ma, forse, si sente la mancanza di un'identità un po' piú distinta del gruppo stesso, qualcosa che tenga il tutto un po' più legato assieme. La figura in copertina insiste, malgrado il suo scioglimento, sul suo essere comunque umana attraverso la piccola macchia rossa che rappresenta un cuore. L'Illàchime Quartet stesso sembra trovarsi egregiamente nel costante stato di emergenza della fusione, ma, qui e là, si sente mancare un suono piú distinto del cuore pulsante che è dietro tutte le trasformazioni. Io non ho dubbi che ci sia, perció lasciamolo illuminarsi un po' di più. (gentilmente tradotto per noi da fed)
(read the original danish review here)
Rasmus Steffensen 13/5/09
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ROCKERILLA / IT numero 15 maggio - 15 giugno
www.rockerilla.com
II quartetto napoletano, più spesso ridotto a trio nei solchi di questo secondo album, è quanto di meglio possa offrire l'avantgarde nazionale più contaminata con l'elettronica: l'improvvisazione acustica (pianoforte, violoncello e chitarra, con eventuale aggiunta di batteria) è un agente infettante di un suggestivo soundscaping che rimanda a una realtà proiettata sullo schermo di un cinema immaginario. Tutto ciò non deve essere passato inosservato oltre confine, considerando i prestigiosi collaboratori che hanno contribuito all'opera: non ultimo il compositore newyorchese Rhys Chatham, che con la sua tromba interrogativa trasporta "Terminali (Source)" nella Mitteleuropa dei Tuxedomoon più incantati, dialogando poi con i ritmi serrati di "Discentro", saturi di disagio suburbano. Qui le partì vocali sono affidate a Mark Stewart, ma più che al Pop Group vien da pensare al Matt Johnson di Burning Blue Soul. L'elaborata dissonanza di "Ballrooms" feconda una "bush of ghosts" nella quale si fa largo la presenza di Graham Lewis dei Wire, prima che il pianoforte ospite di Salvatore Bonafede si insinui pensoso tra le disturbanti trame industriali di "Bottom Sea Engines". Il finale del disco ricompone il quartetto in veste completa, con "Flying Home" lacerata tra jazz eurocolto e funk freddo e martellante, e "Terminali (Destination)" che mette in gioco tutto e il contrario di tutto, dal notturno per piano alla no-wave sferragliante, concludendo sulle note di un mesto post-rock.
Enrico Ramunni
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MUCCHIO SELVAGGIO / FUORI DAL MUCCHIO / IT numero luglio - agosto
www.ilmucchio.it
(...) Ascoltando le improvvisazioni che avanzano di pari passo con momenti più logici, gli Illàchime Quartet svelano il volto umano di certe sonorità innovative o presunte tali. Un viaggio affascinante che si è rivelato molto meno ostico del previsto, senza mai perdere però in tensione narrativa e originalità della proposta.
Gianni Della Cioppa
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spot on / disco del momento su:
COMUNICAZIONE INTERNA / IT
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(...)Il risultato amplifica ed ispessisce le soluzione sonore del debutto - già brillantemente sospese tra classica contemporanea, free-jazz e post-rock - e nello stesso tempo le scarnifica, le spolpa, le sottopone a continue abrasioni. Stupisce in particolare l’attitudine degli Illàchime Quartet ad attingere da linguaggi musicali (almeno apparentemente) distanti tra loro, trovando inediti punti di intersezione tramite un vivido spirito improvvisativo, e così i pezzi di “I’m normal, my heart still works” sono delle creature ibride difficilmente etichettabili, penetranti nel nostro immaginario avant-rock eppure sguscianti ed imprevedibili, astrattamente sospese in un limbo atemporale eppure capaci di graffiare le ossa e tendere i nervi dell’ascoltatore.(...)
Guido Gambacorta 25/05/2009
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IL TIRRENO / IT
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Eccolo finalmente l'atteso nuovo album firmato Illàchime Quartet. L'ensemble napoletano, dopo un ottimo esordio, aveva fatto perdere le proprie tracce, salvo tornare in una recente compilation della francese Bip-Hop, preludio a questo “I'm Normal, My Heart Still Works”, licenziato dalle ottime Fratto9 e Lizard. Un disco che, già per gli ospiti, è un piccolo evento: Mark Stewart (Pop Group), Graham Lewis (Wire), il compositore d'avanguardia Rhys Chatham e il jazzista Salvatore Bonafede. Il gruppo fondato da Fabrizio Elvetico e Gianluca Paladino è al meglio, in quattro anni ha ben focalizzato le idee e stupisce ancora: resta sempre una caratteristica predominante il saper coniugare le più varie ispirazioni, tra rock, classica ed elettronica, con campionamenti di musica popolare e jazz. Tentare, grazie anche ai superospiti, la strada della forma-canzone è però un'altra scelta che viene premiata dalla bontà del risultato. Affascina il contrasto tra le ritmiche e il placido suono del pianoforte, e poi l'uso dei rumori dell'ambiente circostante e detriti digitali, mentre la composizione non imbriglia mai l'improvvisazione. Un grande disco.
Guido Siliotto 14/04/2009
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ROCKIT / IT
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(...) Dentro troviamo una musica quanto mai colta e raffinata. Con mentalità progressive si contamina coscientemente il minimalismo, l'elettronica, la classica, l'ambient più scura e gotica. Tutto si regge su una dorsale quanto mai libera e frastagliata, dai confini transitori. In questo loro lavoro di giustapposizione si fanno aiutare anche da parecchi ospiti, alcuni dei quali molto titolati. Ad esempio in "Ballrooms" la voce di Graham Lewis dei Wire, regala un felice intervento dall'aria new-wave e decadente, facente riferimento proprio alle sonorità di ricerca inglesi fine '70, siamo quasi in zona del baccanale futurista dei Roxy Music. Invece in "Discentro" due campioni dell'experimental più puro come Mark Stewart (Pop Group e molto altro) e Rhys Chatman aggiungono tinte fosche e mood industriale ad un brano che già in partenza occhieggiava ai Clock Dva (o anche i nostrani Tasaday), il pezzo si chiude con il bell'assolo vocale di Rossella Cangini.
Musica intellettuale ma colma di fascino. È ancora una volta la sublime città barocca continua a stupirci con la sua arte sincretica e totale.
Marcello Consonni 28/05/2009
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SALTINARIA / IT
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Per chi ha amato dischi come “Desire” e “White Souls In Black Suits” gli Illàchime Quartet sono come una manna nel deserto, caduta lì, non a caso, per colmare un vuoto lungo anni.
Dopo aver atteso il seguito di brani quali “Monopolio della noia” e “Silos”, “I’m Normal, My Heart Still Works” è qui ad indicare la strada di una oscura luce rivelatrice. Fabrizio Elvetico e Gianluca Paladino sono accompagnati, in questo nuovo viaggio, da Pasquale Termini al cello e keyboards; l’album è stupendamente visitato da ospiti del calibro di Rhis Chatman, Mark Stewart, Salvatore Bonafede, Graham Lewis. Le atmosfere si amalgamano, correlando una scia di tensione e pace, post-rock e musica concreta, ambient e elettronica: caos d’improvvisazioni e peregrinazioni free-jazz. Così questo nuovo episodio si dipana in sei suite per riti magici, utili a sconfiggere il paradosso post-moderno dell’annullamento identitario dell’essere umano. Se oggi in qualche modo siamo orgogliosi di essere italiani, lo dobbiamo anche a questi signori che ci onorano della loro arte senza nulla chiedere in cambio: solo un ascolto attento, frastagliato da scorci di autodisciplina rigorosa, in una stanza, e fuori, sola, la natura morta di una metropoli rumorosa.
Giuseppe Bianco 30/06/2009
cinque stelle a "i'm normal.." su:
NOVAMUZIQUE / IT
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(...)Un disco libero e liberatorio che fa dell’ascolto uno dei diritti fondamentali del fruitore esigente. Un capolavoro di jazz-rock moderno coltamente punk che annovero tra i dischi più stimolanti del 2009 e che merita meno parole di quanto ne abbia già scritte e… tanti tanti fottutissimi goduriosi ascolti!(...)
numero 23, maggio 2009
un'altra recensione, di simone fratti
Il progetto Illàchime quartet è l'ennesima conferma che l'avanguardia italiana esiste, scalcia e non vuole perdere tempo.
Da un solida unione artistica nasce un disco consapevole e di forte carattere che riesce a rimanere sempre leggero e in equilibrio tra l'ambient concreta, l' elettronica minimale e il jazz di avanguardia.
I'm normal, my heart still works ha molte stanze e diverse sfaccettature tutte rivolte verso una luce creativa che si moltiplica ad ogni ascolto.
Ogni traccia, ogni minuto cela suoni nascosti, intimi e lontani.
Gli intrecci armonici tra violoncello, piano, chitarra e sintetizzatore sono magistrali, rifuggono dal virtuosismi e, consapevoli della loro direzione, scappano dalle definizioni.
La base elettracustica pone solo la base per dare respiro all'elettronica colta e intelligentemente.
Le sorprese sono racchiuse nel piccolo, nel nascosto nello stridolio e nella poesia.
Questo è un disco da esplorare intimamente.
La sensazione è che siamo presenti a perfette colonne sonore dove la voce narrante ci accompagna in luoghi dolcemente perduti nel tempo e nella memoria.
La sospensione e il silenzio sembrano essere punti cardine del lavoro degli Illàchime quartet.
Ogni angolo dolce o tagliente viene prolungato fino a infrangersi nel drammatico e avvolgente silenzio.
Ad aumentare il peso concettuale e artistico del disco sono gli ospiti-guru che partecipano alla realizzazione di alcuni brani.
Nomi leggendari della sperimentazione passata e presente come Stewart, Lewis, Chatham e Bonafede mettono il loro riconoscibile marchio sulle tracce già curatissime degli Illàchime quartet. simone fratti
recensione su:
BLOW UP MAGAZINE / IT, numero di maggio
recensione su:
VELVET GOLDMINE / IT
recensione e intervista su:
La griffe Illàchime Quartet nasce nel 2002 con un’idea di base tanto decisa quanto aperta all’esterno. Un progetto strumentale destinato ad unire musica elettronica e strumenti acustici, fra elettricità variegata e rumori ambientali. Su queste fondamenta la scelta è costruire: magari con la voce, più spesso tramite improvvisazioni dei protagonisti, sempre cercando il coinvolgimento dell’ascoltatore attraverso esperienze sonore anti-convenzionali e, potenzialmente, con notevole tasso cinematico.
I’m Normal, My Heart Still Works è il secondo album ufficiale del combo, escludendo la partecipazione ad una compilation della Bip_Hop Generation Series. Il lavoro, diviso in sei parti (ed una nascosta), spiazza fra aperture jazz ad alto livello di libertà e reiterati atteggiamenti d’avanguardia: giocando molto con la testa, ma ancor di più con lo stomaco. La sostanza alterna istanti quasi trattenuti (il piano in Terminali (Destination), altri lancinanti (lo stesso brano nelle incessanti e frequenti variazioni), sfoghi impellenti vissuti da un’attitudine punk intransigente per visceralità (l’ottima Discentro) ed ipotesi di modernariato cerebrale (Flying Home). Il tutto sfruttando collaborazioni oltremodo eccellenti: da Mark Stewart (Pop Group) a Graham Lewis (Wire), passando per Rhys Chatham (espondente dell’avanguardia newyorchese) e Salvatore Bonafede. Alla fine il viaggio rischia di far esplodere il cervello per straniante godimento. Roba rara oggi.
Marco Delsoldato 10/04/2009
recensione su:
ONDAROCK / IT
www.ondarock.it
[...]Il panneggio è comunque potente, tanto in “Bottom Sea Engines” (sovrapposizioni dadaiste di piano, battiti spediti e twang dissonanti, e quindi un jazz-rock cervellotico altamente instabile), quanto in “Terminali (Destination)”, una sonata con tremori di sfondo e strappi mostruosi che si dà a un tango stanco dissonante che sfuma e riprende, mentre la chitarra intona accordi bluesy.[...]
Michele Saran 19/04/2009
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recensione su:
SODAPOP / IT
www.sodapop.it
[...]nelle tracce di questo CD c’è molto di più: jazz storto, cantautorato obliquo e arrangiamenti quasi cameristici. Mediamente le melodie e le atmosfere sono parecchio cupe e resta quell’alone vagamente krautesco ed anni Ottanta che non sta per nulla male. Avete capito bene, anni Ottanta, ma non con le tastierate Duran Duraniane, roba synth pop o giù di lì, parlo di circuito off americano e inglese del periodo, spruzzato di musica elegante. Bel disco, molto particolare e che per quel che mi riguarda conferma tutto quello di buono che avevo pensato la prima volta che avevo sentito il gruppo.[...]
Andrea Ferraris 26/03/2009
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recensione su:
HATETV / IT
www.hatetv.it
[...]un oggetto così complesso con all'interno centinaia di fili può solo affascinare, oppure spaventare (o addirittura entrambe le cose), ma è certo che nel momento in cui vediamo il prodotto finito e realizzato rimaniamo stupiti e rapiti dalla maestria di chi lo usa, e ripensiamo alla genialità di chi ha potuto progettare e costruire uno strumento così sofisticato.[...]
Anuar 18/05/2009
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this album contains contributions by (in alphabetical order): SALVATORE BONAFEDE
- one of the most important italian jazzists, has played and recorded with Dewey Redman, Joshua Redman, Joe Lovano, Marc Johnson, Paul Motian, Paolo Fresu, Randy Brecker, John Abercrombie, Ralph Towner, Enrico Rava, Lester Bowie, John Scofield and many others -

RHYS CHATHAM- Post-minimalist composer and New York downtown music figure, his guitar works have been played by musicians like Glenn Branca, Robert Poss (Band of Susans), Jonathan Kane (Swans) and most recently by members of Sonic Youth, Tortoise, Godspeed You! Black Emperor, Husker Du, Die Kreuzen -

GRAHAM LEWIS- bassist, vocalist and composer of legendary band Wire and founder of many side projects, including Dome, Duet Emmo, P'o, Kluba Cupol, Ocsid, He Said Omala and now 27 11 -

MARK STEWART- crucial figure of post-punk and founding member of The Pop Group, has made several albums under his own name as well as collaborating with artists such as Trent Reznor of Nine Inch Nails fame, Tricky, Massive Attack, Chicks on Speed, ADULT, and Primal Scream. Now again with old friends of Maffia -
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