| Heroes | SFACCHINATA METROPOLITANA Appena uscito dal lavoro discendo per il primo treno della metro. Un ometto normale, come me, mi chiede se devo andare a Sesto. "Veramente dovrei andare dall'altra parte!". Mi sono completamente dimenticato dello sciopero ATM. Forse non ne ho sentito parlare: mentre si è in bus, l'altoparlante annuncia qualcosa, e le voci dei passeggeri non ti fanno capire mai un cazzo! Esco dalla stazione. Il vento è freddo, il tempo minaccia di grandinare. Ho visto raramente un cielo così bluastro che, girandomi e guardando, mi fa controllare se almeno passa un "blus". Intanto cerco qualche volto confortante che si distingua da quelli rugosi e sofferenti di Viale Monza per ottenere informazioni. Vedo due coppie d'anziani, li supero, poi: "Scusate signori, sapete fino a che ora è lo sciopero?" Mi dicono che è iniziato alle 18, prosegue per 4 ore. Prima di rassegnarmi, la perentorietà della sfiga la scongiuro chiedendo: "Ma almeno passano gli autobus??". "No". Niente da fare, anche se sono sfigato, oggi ho molta energia in corpo e sono in ogni caso costretto a farmela a piedi. Da dietro li sento che sogghignano: "Poverino", "Fai prima a metterti sulla strada col coso di fuori per l'autostop". Lascio perdere, gli ho appena detto che devo farmi a piedi 8 km. Ho voglia di spendere soldi per un taxi come di essere sodomizzato; ci tengo al mio magro stipendio! Proprio come alle mie chiappe. Quindi mi avvio. Qualche linea ancora funzionante è stracarica di gente, pochissimi trasporti sono attivi, ma "tanto non vanno verso casa". Sto pensando a non so quanti passanti attirano il mio occhio. Mi sembra di attirare il loro a mia volta. Scruto, assorbito dai fattori esterni a me (una sorta di estasi) mi sento confortato dalla sensazione positiva di avere un buon incastro in mezzo a tutti i viandanti. La Donna della strada percepisce forse qualcosa di quest'estasi da uomo arricchito, forse dall'espressione dei miei occhi. Sembra conosca il mio passato perché mi guarda come se fossi una sorta di ex-disadattato. "Beh, lo sono ancora", vorrei dirle, "ma oggi non mi ci sento". La vorrei stuprare con amore (colpa della primavera). Un sentimento, così forte, d'unione è rivoluzionario per i tempi che corrono in questa città di voyer indifferenti. Un sentimento profondo, e di grande successo… Ieri sera, in un locale pieno di gente di successo (musicisti con cui ho parlato occasionalmente), mi son trovato con due miei amici (di successo!) in mezzo a una conversazione a quattro. Il quarto era un tipo (di successo!) dall'aria snob, con cui tempo prima già mi presentai. Ragazzi, m'avesse mai coinvolto nella conversazione… Manco con lo sguardo. Che potevo fare se non guardarlo con compatimento? Niente. Ho pensato che il suo giudizio sul mio conto fosse patetico e che quelli che lo considerano un talentuoso sono degli sfigati. È colpa della loro considerazione se quel cantante da quattro soldi per di più stonato è divenuto famoso. Volete dirmi quindi che il successo non è ciò che gli altri considerano tale? Anche se ignoro dove sono ed è la prima volta che passo per queste vie, mi sto orientando bene. Il punto di riferimento è un viale assolato che dovrei percorrere verso sud. Ecco che in un momento mi appare il grattacielo vicino casa. Sono giunto a vederlo con ancora tutte le energie in corpo; mi sembra che finora il tempo sia trascorso senza peso. Quando però non vedi il traguardo è molto meglio, se la strada da fare è tanta! L'ideale sarebbe non sapere o rimuovere quanto manca; poi adattarsi di conseguenza. Così inizio lentamente a sentirmi stanco e a sudare; le gambe mi si fanno pesanti, e continuo a sudare; vorrei avere almeno una bici, qua a Milano. Mi viene una terribile sete, ho voglia di birra. "Naturale, dopo tutta 'sta marcia", mi conforto. Così rientro. Alla fine, risulta rimanere la scoperta del valore di ogni buon risultato: una birra stappata con entusiasmo per aver percorso 8 km senza esser stanchi; piuttosto che esser riconosciuto nei locali per (alla fin dei conti) poco merito e compiacermene, preferisco dire che con questa sfacchinata metropolitana è cambiato qualcosa dentro me, in meglio. Molti altri l'avrebbero fatta a quel passo? Parliamone! Ma, per favore, chiamiamola (appropriatamente) col suo nome: successo. Bastardi motorizzati. |