E c’è chi legge il vangelo come fosse un quotidiano.
C’è chi parla agli animali perché gli altri esseri umani son tutti uguali: superficiali.
E c’è chi fa il pendolare e passa la vita in treno,
chi lavora sempre in nero,
chi ha trovato un posto fisso al ministero.
E c’è chi sogna e c’è chi lotta.
C’è chi va sempre di fretta e chi fa un passo alla volta.
Chi resta sempre coi piedi per terra perché non sa volare.
E c’è chi porta a spasso il cane perché cerca nuovi incontri.
Chi ha due storie parallele, chi si finge genitore,
chi è sposato ma non porta la fede al dito…per sentirsi vivo.
E c’è chi simula l’orgasmo e chi finge il mal di testa.
Chi fa sesso virtuale, chi lo fa solo a Natale perché è una festa.
E c’è chi vive sempre aspettando,
come se il tempo fosse solo un traguardo.
Chi si organizza la vita ma scorda sempre l’imprevisto.
E c’è chi attende ancora una risposta.
Chi aveva fede ed ora ha perso la speranza che Cristo torni giù.
E c’è chi pensa solo all’amore.
Chi è ipocondriaco e vive dal dottore.
Chi viaggia senza la ruota di scorta
e non ha paura, perché ama l’avventura.
SENTIERI DI VITA
Fermarsi a pensare, poi volare, volare, volare.
Sempre più in alto, liberi.
Dove solo chi sa può arrivare e dove solo chi vuoi farai entrare.
Solchi i sentieri della tua vita, riprendi per mano la strada smarrita.
Fai tuo ogni momento, respiri più adagio.
Assapori ogni cosa: ogni odore, ogni assaggio.
Trasformi in sapere lo sbaglio di ieri e in nulla di grave
la paura che spaventa i pensieri.
Guardi in avanti ma anche di lato per veder se per caso qualcosa hai scordato.
Cambi colore in continuazione per solleticare la tua percezione.
Ti cerchi nelle vite che ti passano accanto, in tutti gli sguardi che incontri ogni giorno.
E ti trovi nel pianto di un figlio che perde suo padre
e in quello di un neonato che fa felice una madre.
Nell’urlo di gioia dell’atleta vincente, nel coraggio dell’uomo controcorrente.
In un sogno qualunque che si è appena avverato, nel luogo comune non confermato.
Nello stomaco volano mille farfalle e un’emozione ritorna a sfiorarti la pelle.
E lasci la penna viaggiare su un foglio perché ciò che hai dentro riesci sentirlo. E allora ogni cosa diventa poesia basta accendere il cuore e la fantasia
per tornare bambini e a bocca aperta restare,
anche senza ali volare, volare, volare.
SELVAGGI
Un gemito.
Un grido si diffonde nell’aria.
E’ il sound del nostro rituale quotidiano:
la danza dei corpi, che si dimenano, incastrati, in gambe rigide.
Tra bacini contratti, smaniosi di entrare l’uno nell’altro,
di penetrarsi e baciarsi con foga perversa all’aumentar del piacere,
all’incalzare del ritmo.
Nudi, come natura ci ha fatto.
Spogliati dall’istinto dal quale, fino al giorno dei giorni,
saremo sempre guidati e soggiogati.
Mi sfiori la pelle con dita soavi e inizia la danza,
riprendon le mani a cercare il peccato che continua a peccare,
di notte e di giorno a bagnarsi e a bagnare, a godere e ad urlare.
Svanisce il pudore scompare il mistero.
Gli schemi, d’un tratto, lascian spazio alle voglie più oscure,
all’incessante ricerca di complicità e trasgressione.
Nudi, come uscimmo dal grembo materno,
a cui costantemente ritorno facciamo, come rondini al nido,
di notte e di giorno.
Senza sosta né tregua, senza paure,
senza domandarsi se sarà sesso o se sarà amore.
Con il solo obiettivo di fare urlar di piacere il giovane istinto
ancora una volta, ancora… Stanotte.
Questa è la danza che inebria le menti
che, assai migliore del vino invecchiato,
le ubriaca, rendendole inermi.
E’ un passo a due senza prove, con tecnica innata e sopraffina
che nessuna scuola potrà mai insegnare
se non un corpo su cui ballare.
Selvaggio è il ritmo di chi vuole arrivare al piacere
che porta questa danza tribale.
Selvaggi!
Ancora una volta, ancora, stanotte.
Selvaggi!
Finché l’ultimo orgasmo non ci separi.
Jacopo Ratini (Poesie)'s Details
Status:
Swinger
Hometown:
Roma
Zodiac Sign:
Taurus
Jacopo Ratini (Poesie) ruba la luce al sole!!! Posted at 5:54 PM Mar 20 view more
Quelli come noi
che credono che il mondo si possa cambiare con una canzone.
Quelli che raramente si svegliano riposati
e che raramente si riaddormentano una volta alzati.
Quelli come noi
che hanno avuto tutto ma che non hanno avuto niente.
Quelli che amano fare mille progetti
ma che ne non portano mai a compimento nessuno.
Quelli che hanno il cervello fumante e l’anima ardente,
che hanno il cuore di ghiaccio ma bruciano facilmente.
Quelli come noi
che non hanno né arte né parte, ma che amano improvvisare.
Che hanno talento da vendere ma che non si desiderano perfezionare.
Quelli che pensano sempre,
che parlano sempre,
che cantano sempre.
Quelli che rimpiangono spesso,
che rimuginano spesso,
che si lamentano spesso.
Quelli che spesso e volentieri dicono:
“Dovrei farlo ma ora non ne ho proprio voglia”.
Quelli a cui piacciono troppo le donne.
Quelli che le sognano tutte ma che baciano solo le elette.
Quelli che badano al particolare e a cui piacciono grandi le tette.
Quelli come noi:
quelli di pancia, di petto, di gola.
Quelli che non trovano logico fare sega a scuola.
Quelli che non sono iscritti a un partito.
Quelli che in fondo se la legano al dito.
Quelli che a testa o croce scelgono sempre la croce.
Quelli che la sera rimangono sempre con un misero filo di voce.
Quelli che amano mischiare i sapori.
Quelli che non credono ad un mercoledì da leoni.
Quelli spregiudicati che non amano essere giudicati.
Quelli che sul palco si sentono bene
ma sotto al palco si sentono meno bene.
Quelli che vogliono bene ma che non amano spesso,
perché amare gli altri comporta toglier qualcosa a se stesso.
Quelli che credono che non ci sia solo cielo
e che dietro alle stelle si nasconda un mistero.
Quelli che ripensandoci bene capiscono in fretta qual’ è lo sbaglio
ma che spesso, purtroppo, si fanno tradir dall’orgoglio.
Quelli che vedendo una stella cadente non amano esprimere niente.
Quelli che vivono un po’ alla giornata
e che amano gli si canti la serenata.
Quelli che hanno duemila difetti
ma davanti allo specchio si vedon perfetti.
Quelli a cui piacciono gli animali degli altri
ma che in casa loro non vogliono né cani né gatti.
Quelli che sperano che la fortuna, un giorno, gli passi a bussare
perché sanno che è più faticoso andarla a cercare.
Quelli come noi
che non saranno mai troppo simpatici
a quelli come voi.
I FURBI
I furbi sanno le notizie in anticipo.
I furbi fanno le vacanze gratis.
I furbi chiedono una sigaretta e pure d’accendere.
I furbi chiedono sempre lo sconto.
I furbi bluffano a poker.
I furbi danno le mance ai portieri.
I furbi predicano bene e razzolano meglio.
I furbi non perdono tempo a pensare ma agiscono.
I furbi sono prima a destra e poi a sinistra, come tira il vento.
I furbi collezionano biglietti da visita.
I furbi sono amici di tutti.
I furbi hanno sempre qualcuno pronto a fargli un favore.
I furbi prima fanno parlare gli altri, poi, se gli conviene, dicono la loro.
I furbi fanno i complimenti a tutti.
I furbi anche se non fa ridere sorridono.
I furbi anche se non gli piace battono le mani.
I furbi si vestono bene.
I furbi si sentono belli.
I furbi non si sposano per poi divorziare.
I furbi non fanno figli.
I furbi hanno sempre una ragazza diversa, oppure hanno una ragazza fissa e diverse amanti.
I furbi baciano solo se fanno l’amore.
I furbi si fanno sempre telefonare e chiamano solo se è indispensabile.
I furbi, quando hai bisogno di loro, li trovi sempre in riunione o fuori città per lavoro.
I furbi in periodi di crisi non sono mai in crisi.
I furbi trovano sempre un modo per non pagare.
I furbi sanno vivere senza rimorsi né rimpianti.
La furbizia è un arte che, per fortuna, non tutti posseggono.
VOGLIO INNAMORARMI
Voglio innamorami di qualcuno che giochi a nascondino col mio cuore,
che mi tenga sempre in bilico su un filo teso
e che mi faccia vibrare in attesa che io cada nel mare degli amanti comuni.
Voglio innamorarmi di quell’amore maestoso e potente
che consuma l’anima ed inebria la mente.
Di quell’amore indelebile come un tatuaggio,
cieco come una cataratta
e brillante come un fulmine a ciel sereno.
Voglio innamorami come dei dribbling di Maradona,
delle rovesciate di Pelé e dei colpi di classe di Baggio.
Come della voce di Freddie Mercury, dell’ingegno di Rino Gaetano
e della vita spericolata di Vasco.
Voglio innamorarmi come di Piazza Navona, del Colosseo
del Pantheon e del Vittoriano.
Come di un racconto di Bukowski, di Coelho, della Fallaci e della Yoshimoto.
Come della sensualità di Marilyn e della semplicità della Hepburn.
Come di un film di Sordi, delle maschere di Totò,
del portamento di Gassman e della voce di Lucignolo.
Voglio innamorarmi di un’emozione che superi la soglia della ragione
e di due occhi pieni di storie e senza confine.
Voglio innamorarmi senza più deludere il mio cuore
e senza più ferirne un altro,
che continua, inesorabilmente, ad amarmi.
REGALAMI UN SOGNO
Regalami un sogno.
Il più bello e prezioso che hai fatto.
Quello che più gelosamente custodisci nei tuoi ricordi.
Regalami un sogno se davvero mi ami.
Come io ti ho donato me stesso:
le miei mani, i miei occhi, il mio cuore.
Le cose più importanti che avevo te le ho regalate.
Il tuo sguardo è un ago che, scivolando negli abissi del mio cuore,
inietta una sostanza che alimenta costantemente la mia dipendenza da te.
Il tuo sguardo è un coltello, lungo e sottile
che trasversalmente penetra la mia carne.
Regalami un sogno dato che ti ho offerto la mia vita.
Ti ho donato la certezza di avermi al tuo fianco
e di non desiderare altra donna all’infuori di te,
punto dal tuo sguardo letale che vie di fuga non lascia
se non un veleno d’amore che,
sulle pareti del mio cuore, ha inciso il tuo nome.
E allora regalami un sogno per il giorno del mio compleanno.
Un sogno, il più grande del mondo,
che mi lasci basito e mi susciti il pianto.
Regalami qualcosa d’immenso, un brivido, un grido, un giorno diverso.
Regalami l’occasione per dirmi ti amo in mezzo ad un fiume di gente
che intorno, commossa, si stringe e batte le mani udendo che mi ami.
Regalami un sogno.
Il più bello e prezioso che hai fatto.
C’E’ ANCORA CAFFE’ NELLA MACCHINETTA
C’è ancora caffè nella macchinetta.
Per i giorni in cui mi sveglio già stanco
e viverci dentro fa davvero fatica.
Per tutte quelle notti passate a puntare
davanti ad un piatto di speranza.
C’è ancora caffè nella macchinetta.
Per le sere in cui la pancia è piena di alcool,
nelle vene scorre del vino scadente
e in bocca, le due dita, sollecitano solo il conato,
ma non raggiungono l’orgasmo.
E allora c’è anche chi mescola il sale a quel liquido nero.
Disgusto! Schifezza!
C’è ancora caffè nella macchinetta.
Nella notte che precede l’esame,
nell’attesa che precede il debutto,
per l’ospite fuori programma;
per la scusa più classica di chi non ha fantasia
o per chi invece ne ha in abbondanza e desidera che questa notte
non abbia mai fine e non vada a dormire.
C’è ancora caffè nella macchinetta.
Per tutte le classi sociali:
per i re e le regine, per i pedoni ed i fanti,
per gli amici e i nemici, per i peccatori ed i santi.
Per tuo padre che odi e per tua madre che ami.
Per tua sorella, che fino a ieri non sopportavi perché volevi esser la sola,
e che invece, adesso che soffri, è l’amica che più ti consola.
C’è ancora caffè nella macchinetta.
Per chi va lento e per chi va di fretta.
Per chi ama viaggiare e per chi teme l’aereo.
Per la voce che parla alla radio e per quella che passa lo stereo.
Per chi trova l’amore e per chi ancora lo aspetta,
c’è ancora dell’altro caffè nella macchinetta.
LE VIE DEL SIGNORE
Le vie del Signore sono due:
quella dei Raccomandati e quella dei Meritevoli.
Nella prima, quelli come me,
non potranno mai accedere.
Nella seconda, mettiamo anche il caso
che io riesca ad accedere, troverò sempre
qualche maledetto infiltrato della prima
pronto a mettermi i bastoni tra le ruote.