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.. LARRY FRANCO JAZZ SOCIETY - A CROONER IN THE LAND OF DIXIE Recensione del cd “A crooner in the Land of Dixie” Larry Franco Jazz Society Philology W 362, 2007
Pure noi che seguiamo – e stimiamo – Larry Franco da anni siamo rimasti piacevolmente sorpresi dal suo ultimo lavoro di taglio vocal-traditional, ossia dedicato ad un jazz tradizionale espresso mediante canzoni italiane. Il progetto è uno dei molti portati avanti dal crooner pugliese, ma questo album rappresenta realmente uno dei punti più alti del genere: si tratta di jazz tradizionale suonato con valentia da tutti i sette musicisti coinvolti, oltre alla straordinaria perfomance di Mr. Franco stesso. Ma al di là della eccellente interpretazione, c’è da segnalare la scelta del repertorio, la formula espositiva dei temi, gli arrangiamenti essenziali ed efficaci. Si sentono i suoni della “street parade” ma si sentono pure gli echi della musica sincopata di casa nostra, quello swing acerbo eppure così partecipato di Barzizza, Kramer e soprattutto Natalino Otto: a lui sono dedicati un paio di brani, l’indimenticabile hit “Ho un sassolino nella scarpa” e il brano rievocativo “Caro Natalino”, che è un prezioso gioiellino firmato dal giornalista valdostano Mario Pogliotti. Sua del resto anche la deliziosa “Satchmo”, medaglione dedicato ad Armstrong, qui introdotta sapientemente dal classico “Do you know what it means to miss New Orleans”, formando un medley garbato tra la musica di Louis ed un brano italiano di carattere diremmo quasi devozionale. L’idea del connubio America/Italia viene peraltro ripreso ripetutamente nel disco, e rappresenta per noi uno dei punti di originalità di questo lavoro, proprio a dimostrare che le nostre migliori canzoni jazzate si sposano naturalmente ai modelli di riferimento dei loro autori ed interpreti, ossia a quelle popular songs che fecero epoca e scuola. Credetemi: è bello ascoltare la traccia d’apertura “Non sparate sul pianista” evolvere spontaneamente in “Sweet Georgia Brown” oppure assistere alla metamorfosi di un “China Boy” in un “Pippo non lo sa” di barzizziana memoria. È tutto fluido, tutto così naturale, coinvolgente, spassoso… Merito ovviamente del leader e della sceltissima band, che vede primeggiare gli arabeschi di clarinetto (Bepi D’Amato) e lo stile impeccabile di Michael Supnik che si alterna alla tromba e al trombone; senza dimenticare un brioso banjoista come Renzo Bagorda e un tenorista quale Michele Carabba. Completano la lista dei brani alcuni successi desunti dal repertorio di Nicola Arigliano (O baby kiss me, Permettete Signorina, Marilù) o classiche canzoni swingate italiane degli anni ’40 e ’50 come “In cerca di te” e “Boccuccia di rosa”. Ma una delle chicche di questo capolavoro è il finale dal sapore quasi cinematografico. La banda stacca “The Sheik of Araby”, il trombettista canta graziosamente nel megafono, seguono breaks, assoli e… a mo’ di coda evocatrice e melanconica, quelle note de “La dolce vita” che suonano come un ritorno a casa, sofferto ma inevitabile, dopo un viaggio transoceanico e metatemporale di cui ringraziamo l’artefice: il Re del Dixie Italiano, H.M. Larry Franco! Freddy Colt
Una Band straordinaria, la migliore in assoluto in Italia, l'unica che sappia celebrare i fasti e l'allegria del Dixieland arricchendoli con intelligenti spunti di jazz moderno. Troverete riferimenti allo stile di Buddy De Franco, John Coltrane, e ovviamente Louis Armstrong, in arrangiamenti nuovi ma rispettosamente memori di quelli arcaici in magica convivenza (fusione), suggellata da una voce straordinaria che ha già dato eloquenti prove del suo valore, rivalutando anche con quest'ultimo lavoro il prezioso patrimonio della canzone Italiana, in questo disco, pensato e realizzato in chiave dixie; non si tratta qui solo del recupero di uno stile e di un repertorio affidati ad un'importante memoria storica che quasi mai si "tocca" per l'inaccessibilità dei jazzmen di riferimento, ma del tentativo di "volgarizzare", nel senso latino del termine, quello stile e quel repertorio avvicinandoli sempre più alla sensibilità di un pubblico "moderno" che con quei parametri non ha più - e in qualche caso forse non ha mai avuto - dimestichezza spingendolo all'approfondimento e alla conoscenza. Paolo Piangiarelli
ciao Larry sono Paolo di Matera non so se ti ricordi di me! non vedo l'ora di rivedervi dal vivo!! perche' non pubblichi le date on line sul myspace?? ciao e un caloroso abbraccio
Hi Larry What a funky group of swinging cats!! Your you tube clip is fab and mad! I wanna get me a washboard and some spoons! Thanks for becoming a friend and keep up the Jazzing! Carolyn :)