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Signore e signori, mi permetto di interrompere le Vostre faccende per portare alla Vostra attenzione quelle di Luca Ghielmetti. Anche perché Luca Ghielmetti è uno di quelli che se non gli si vuole prestare attenzione lui se la prende lo stesso. E poi non la restituisce più. Avviene con dolcezza: uno sta facendo tutt’altro in un locale, degli innumerevoli che ha solcato in una vita vissuta amando la musica ricambiato appieno, in un teatro di provincia della Provenza (dove tutti i paesi sono “le” qualcosa o “sur” qualcosa), in una piazza festosa del Sud, nella classica fabbrica riattata del Nord, insomma, uno è li per gli affari suoi, magari chiacchiera con il vicino di donne e motori, del nuovo acquisto della squadra del cuore e, quasi, si dimentica che sta per avvenire un concerto. Ma, a un certo punto, un uomo la cui timidezza e dolcezza non si preannunciano, vista l’imponenza non indifferente, brancherà chitarra e sedia come ha visto fare a Brassens (effettivamente prima di averglielo visto fare: certe cose si sentono, c’era per forza una sedia in quella musica) e senza preamboli, per non precipitare nell’imbarazzo di chi teme di disturbare, principierà un brano. Fregandosi l’attenzione. Tutta. Non può farci niente: gli succede da quando era bambino (sì è stato bambino, qualcuno dice pure che sia stato sotto il metro, ma mentisce). Poi non passa. Chi lo ascolta una volta poi lo ascolta sempre con lo stesso amore. Per sempre. Giorgio Conte lo ha sentito, lo ha preso e se l’è portato via in tour, così, senza troppo pensare. Allora viene da chiedersi perché, perché questo costui non abbia venduto milioni e milioni di dischi in questi venti e più anni trascorsi cercando un pianoforte nei bistrôt di Milàn recuperando una sedia qualsiasi come ha visto fare a Tom Waits (effettivamente prima di averglielo visto fare: certe cose si sentono, c’era per forza una sedia qualsiasi in quella musica). Perché? Perché, signore e signori, quest’uomo, questo cantautore che avete di fronte, costui è un delinquente, signore e signori. Invece di inseguire produttori e discografici con il cappello in mano inseguendo chissà che sogni di gloria, invece di balzare da un salotto televisivo all’altro cercando di farsi fotografare, nel frammezzo, in compagnia della vice attendente velina, invece di mettersi a tavolino e scrivere, una buona volta, un successo da classifica (aò, un paio gliene sono pure scappati, “Per amore dei tuoi occhi blu” e “A un passo dalle nuvole” e non gli è sembrato vero di affidarle all’amico Enrico Ruggeri, tipo “no, no, ti prego, fallo tu...”), insomma, invece di fare il cantautore il Ghielmetti - noi qua siamo tutti “il” qualcosa, peggio dei paesini di prima - ha benpensato di restare a curare i cuori che infrange dispensando farmaci veri, proprio quelli in compresse, tre volte al dì prima dei pasti. E forse qualcuno ancora gli risponde: “Dottore, e chi mangia tre volte al dì?”. Quindi abbiamo a disposizione due dischi dal 1990 a oggi: “Le corniole di nonno Rassuli” (parlando di successo... vi immaginate un digèi che annuncia: “E ora i dischi caldi, al decimo posto ‘Le corniò...” vabbé, di Luca Ghielmetti) e “Dolci spose mancate d’un soffio”. Ora che è padre e sa di essere ricattabile forse lo abbiamo convinto a fare un album nuovo e dico forse perché finché non l’avremo in mano non ci crederemo così come non credevamo che l’amico Mimmo Locasciulli (un altro che ne sa di cuori infranti: è primario di cardiologia, un titolo che dovrebbero dare honoris causa pure al Brel, al Leonard Cohen, al Randy Newman e a tutti quelli che il Ghielmetti nomina sempre quasi mettendosi a piangere come un bambino) gli avesse davvero presentato il Greg Cohen e che questo gli avesse chiesto, dico “chiesto”, di collaborare per i brani. “Cioè, scusa Luca, questo in curriculum mette: Tom Waits, Laurie Anderson, Bill Frisell, Norah Jones, Bob Dylan, Lou Reed, Ornette Coleman, perfino Woody Allen, e te?” e lui pronto “E adesso va a suonare con Randy Newman”, quasi rammaricandosi di avergli sporcato l’elenco. Insomma, signore e signori, è molto probabile che vi siate rotti di leggere queste storie intanto che aspettate l’inizio. Adesso vi aggiusta lui. Luca Ghielmetti.
Alessio Brunialti

LUCA GHIELMETTI
ed. Odd Times Records
distr. Egea Distribution
ottobre 2008
Tracklist
1.Antes que muda el mar
2.Quei bei baci a Paris
3.Le corniole di nonno Rassouli
4.A un passo dalle nuvole
5.La faccia del papà
6.I treni di un'ora
7.Il dottor carlo
8.Barbara
9.Le rosse di Amsterdam
Prodotto da Greg Cohen
Crediti
Luca Ghielmetti: voce, chitarra, pianoforte, armonium, hammond
Greg Cohen: contrabasso, chitarra, armonium, percussioni, marimba
Cyro Baptista: percussioni
Tim Sparks: chitarra
Greg Leisz: steel guitar, lap steeel, weissenborn, chitarra elettrica
Mario Arcari: oboe, clarinetto, armonica, flauti
Franco Piccolo: fisarmonica
Jimmy Villotti: chitarra elettrica
Missato alle Officine Meccaniche Recording Studios da Greg Cohen, Paolo Mauri e Giuseppe “peppa” Salvadori
Parole e musica di Luca Ghielmetti
“A un passo dalle nuvole” di Ghielmetti-Ruggeri
Edizioni ODD TIMES
“A un passo dalle nuvole” Edizioni Penelope Edizioni Musicali Anyway Music Warner Chappel Music Italiana
“Le corniole di nonno Rassouli” Edizioni Universal Music
Registrato dove capitava da Carlo Cantini, Claudio Pacini, Roberto Barillari, Riccardo Parravicini, Giuseppe “peppa” Salvadori e Craig Parker Adams
Masterizzato da Claudio Giussani al Nautilus di Milano.
Cover Art: Buenaversa Advising
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