Ogni sacramento nel tempo raffermo
ogni primo giorno, ogni ultimo
ogni passo falso, ogni colpo al cuore
per centoventi anni a oltranza.
Per le due sedie intorno al nostro divagare
per la canzone che ti accende gli occhi
per le mura trasparenti del tuo orgoglio
Amami e torna, amami e torna
che ho da offrirti soltanto il deserto.
Amami e torna, amami e torna.
Che ho visto il volo delle aquile dirottare
e ho un pomeriggio che cuce le notti
e paracaduti di fazzoletti.
E lunghe nenie in fili a labbra chiuse
mentre gli uccelli punzecchiano le vesti di Maria.
E la mia pelle invece è una divisa
sottolineando d'unghie i miei racconti
ricordi il pianto smarrito nella tua mano?
Ho smesso di parlare quando ho iniziato.
E la mia penna ha inchini di riconoscenza
per la mia decenza persa.
Amami e torna, amami e torna.
Che ho da offrirti soltanto il deserto
Amami e torna, amami e torna
Le mie Parole uno ..>Le mie Parole ..>Altre mie Parole ..>
..>
..>
Genitori pallidi di arte inespressa in espressioni folli.
Sferro pugni al buio che mi risponde in sbadigli.
Due passi indietro ed uno di lato e sono punto a capo.
Nel mio angolo di luce di fiammifero.
Di soffio assassino.
Di mani barriera che bruciano.
Che amano.
Sai che nei tuoi piedi c’è la rincorsa e il salto a vuoto.
C’è uno sparo a salve.
Sai che ho decimato i miei sì e ne ho lasciato
uno piccolo e senza accento.
Sai che ho urlato così forte, un giorno, da
rendermi visibile alle stelle e al loro ritorno.
Sai che non hai mai saputo niente.
E che cadono petali di nulla tra le pietre lisce.
E che esserti lontano è tuffarsi a capofitto
in un incendio per salvare un sogno.
E che l’autunno promette oro ma seppellisce i mari.
E che ingoio a vuoto quando perdo gli spazi tra le Parole.
Ascolto il disagio della rondine e del gabbiano.
Per avere ali ad uncino che strappano cieli.
Che appigliano nuvole e restituiscono neve ad agosto.
Cinque sensi. E cinque direzioni.
Per disegnare frecce e scordare i bersagli.
Per programmare traiettorie ed inventare
tattiche e non azioni.
Perché tu sai.
Sì, tu lo sai,
che mi si rompono le ginocchia sotto i tuoi sguardi.
Che cado e bramo, e lecco resti.
Che imploro e impreco. Che scalcio e incasso.
Che la cometa muove la coda.
Come una lucertola.
Senza poesia.
Nella mia prova a metterci anche qualche goccia di un sonnifero qualsiasi... hai visto mai...
ti saluto, faccio qualche ripasso per la lettura, ho già il panico classico che mi assale ogni volta, come puoi notare, non solo prima di iniziare, ma addirittura qualche giorno prima! sono veramente un caso disperato. ho più paure di Woody Allen...
ti canto una ninna nanna? no, meglio di no, potresti non dormire per il resto della tua vita... ti preparo qualcosa?, che so, una tisana rilassante? io la preparo a te e tu a me? che ne dici? però mi fa piacere che anche tu sia una notturna, non so mai che fare a quest'ora...