Era dunque così, il tempo era aria e lei l'aveva lasciata esalare da un forellino minuscolo di cui non si era accorta?" A. Tabucchi, Il Tempo InvecchiaNasıl: kendinden geçmiş Perşembedevamı
Quelle... Scritte, quei... Disegni sui muri delle città.
Non c'è modo di fissare il vero punto di partenza della storia dei graffiti, o della scrittura sui muri, o del writing.
I pionieri, di quella che - oggi - potremmo definire arte hanno cominciato a "scrivere" essenzialmente per tre motivi:
a) l'irrequietezza sociale tipica degli anni sessanta; gli anni che, appunto, videro il riapparire delle "scritte" sui muri;
b) la creazione della pittura spray;
c) il riemergere delle "bande".
Ecco, tutto questo ha "dato vita" al panorama dei muri nelle citta'.
Con passi a ritroso, consapevoli, possiamo far risalire l'iconografia dei graffiti al tempo degli Egiziani - non è follia, e' la realta' - sino alla Seconda Guerra Mondiale, pero', nessun nome fu collegato al fenomeno delle scritte sui muri, se non uno: KILROY.
Kilroy lavorava in una fabbrica di bombe, il suo compito era quello di esaminare le bombe, forse per verificarne il giusto assemblaggio, e dopo averlo fatto le bombe portavano, lateralmente, la scritta "KILROY WAS HERE" ("Kilroy era qui").
Dopo la revisione le bombe, durante tutta la guerra, prendevano la loro strada per l'Europa e ne squarciavano il territorio.
Kilroy divenne quindi famoso.
E, quando le truppe americane riuscirono a riconquistare le citta' tenute dai tedeschi, c'era sempre e comunque un soldato che scriveva "KILROY WAS HERE".
Dopo la guerra il nome KILROY divenne sinonimo di graffiti, e la sua fama si diffuse anche tramite le copertine dei quaderni che i ragazzi usavano a scuola.
Seguendo come segugi tracce, orme, odori...
Negli anni Cinquanta si ebbe un'altra scritta famosa: "BIRD", o meglio, "BIRD LIVES" (Bird vive). Fu la scritta che alla morte di Charlie Parker - si proprio lui, il famoso musicista jazz - si diffuse su tutti i muri e in tutti i jazz club di New York, quasi a voler colmare il senso di vuoto che la morte del musicista aveva provocato.
Questo nuovo "graffito" non ebbe pero' l'impatto e l'importanza che avevano caratterizzato "KILROY".
Sempre negli anni Cinquanta due di Philadelphia, CORNBREAD e KOOL EARL diedero un aiuto consistente nel definire il ruolo degli odierni scrittori di graffiti.
Dalla loro storia si intuisce cosa spinge un writer a manifestare il proprio pensiero sui muri: volere che tutti conoscano il proprio modo di pensare, la fama, comunicare i propri ideali, la gloria, riuscire a catturare l'attenzione degli altri, la celebrita', comunicare il proprio amore.
Ma torniamo ai due di Philadelphia!
Cornbread comincio' a "scrivere" per catturare l'attenzione di una ragazza; ben presto però il writing, per lui, divenne una missione cui dedicarsi a tempo pieno e con molto impegno, sino a "incoronarsi": disegno' il suo stesso nome con una corona posta sopra le lettere.
Le gesta di Cornbread e Kool Earl furono riprese e raccontate dalla stampa nera dell'epoca e i due di Philadelphia non fecero altro che alimentare al nascita di altri writers.
Alcuni giornalisti, addirittura, cercarono di annebbiare la fama di Cornbread creando qualcosa di sbalorditivo, cercando un'idea che potesse sminuire la fama del writer del momento.
Verso la fine degli anni Sessanta, pero', a Philadelphia prese piede una sottocultura che aveva un suo proprio stile di espressione il: "Broadway elegant"; il movimento di Philadelphia, inoltre, seppe nascondersi a lungo nei sotterranei.
Nel 1972 Cornbread smise di "scrivere".
Negli ultimi anni Sessanta, diciamo dal 1967 al 1970, si vide un'esplosione di nomi sui palazzi, sui muri delle citta'; bande di writers segnarono, a loro modo, - con slogan politici che riflettevano i mutamenti sociali in atto -, le starde delle citta'.
Il segno della pace era onnipresente sui muri intorno ai campus degli studenti.
Il passaggio tra i muri della citta' dei militanti neri si riconosceva dalle scritte che dicevano "Free Huey" oppure "Off tha Pig". In molti quartieri, o meglio periferie, le bandiere portoricane erano dipinte ovunque e spesso si leggeva: "Viva Puerto Rico libre".
La prima generazione di writers di New York furono distinti in base ai nomi che loro stessi avevano scelto e, per lo più, erano writers del lato alto occidentale di Manhattan.
Molte storie di writers di altre città americane furono importanti e costituirono "ispirazione" per molti writers; gente però come LEE163 del Bronx, UNDERTAKER ASH e FRIENDLY FREDDIE da Brooklin, giocarono un ruolo molto importante così come la controparte che dipingeva a Manhattan.
Nel 1971, il "tagging" o "hitting", la cosiddetta arte delle scritte venne per la prima volta rappresentata sulle pareti esterne di un treno.
I primi tag sui treni si presentavano semplici, fatti con una specie di evidenziatore (con dei pennarelli), e sembrava che l'autore, il writer, lo avesse fatto uscendo dal treno, quasi come una firma, come se volesse segnare il treno.
Lo stile poi comincio' a evolversi e LEE 163RD fu il primo a trasformare la propria firma in un vero e proprio logo.
I tempi del semplice scrivere il proprio nome stavano tramontando.
LEE 163RD, insieme al cugino PHASE 2, per piccole genialita' artistiche divennero i re del Bronx, in contrapposizione a quelli di Brooklin che si erano gia' costituiti in gruppo: "THE EX VANDALS".
Fu poi la volta di un graffiti fatto da una banda, e di quella banda facevano parte altri due "mitici" che ne erano anche i capi: SNAKE I e STITCH 1.
L'angolo che tappezzarono di colori fu chiamato "Writers Corner".
Anche le ragazze "uscirono" per la prima volta nel 1971 e tra queste erano molto conosciute BARBARA 62, MICHELE 62 ed EVA 62.
Insieme ai nomi, i graffiti cominciarono a essere corredati di stelle, punti e spirali; il "fat cap" - specie di bomboletta spray che permetteva di allargare l'arco del segno - apparve tra le mani dei writers del 1972, specialmente di SUPER COOL 223 che, a detta di molti, fu il primo ad applicare criteri precisi nell'eseguire i graffiti.
E' dal 1973 che, grazie ad artisti come PISTOL 1, FLINT 707, "le scritte" cominciarono a essere considerate ARTE.
Lo stile dei graffiti, in quel periodo, ebbe un'ulteriore evoluzione e si ebbero le prime rappresentazioni in arte 3D.
In quegli anni Hugo Martinez, fondatore de "United Graffiti Artists", - attraverso i media - comincio' a dare risalto ai writers e ai graffiti, e a quell'elite di wtiters di cui facevano parte sia PHASE 2, che STITCH 1, che SNAKE 1 e altri.
Richard Goldstein, giornalista di un quotidiano di New York, scrisse un articolo sul suo giornale sul movimento dei writers e sui graffiti; quelle parole costituirono la base di lancio della nuova generazione di writers.
Tra il 1976 e il 1980, nuovi stili, ulteriore evoluzione dell'arte delle scritte e, ovviamente, nuovi writers: PART 1, CHAIN 3 e altri, che si riunirono in gruppi, diedero la parte migliore della propria arte.
I gruppi più famosi di quegli anni furono: TMT, TDS, UA, CIA.
Si videro graffiti e scritte ovunque, sui treni, sulle macchine, sulle linee della metropolitana ed erano sempre piu' evoluti e colorati e artisticamente validi.
Presto, pero', si dipinsero le linee della metropolitana di bianco, subito dopo in rosso, divennero quindi intoccabili per i writers che presto smisero di produrre arte.
Un cosiddetto "zoccolo duro", però, continuò, su molte altre linee a dipingere; si ebbe così la nascita, tra il 1984 e il 1986, di nuovi bravissimi writers sia a Broadway che in altri luoghi.
Era solo "l'ultimo colpo di coda", il fenomeno del writing negli States era destinato a terminare; treni, muri e linee di metropolitana furono ripulite dai graffiti.
Nel settembre del 1989 fu ripulito l'ultimo treno e quest'evento porto' molti writers a decidere di smettere, anche per la severita' delle nuove leggi.
Proprio per quelle leggi pochissimi continuarono a dipingere, a mantenere vivo il movimento che chiamarono "Clean Train Movement".
Müzik
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PERCHE' ARTE?
di Roberto Laneri.
Perche', dato che non e' possibile, per i limiti della nostra percezione, ascoltare l'intero universo (v. Bardo Thödol. Le porte della percezione, et al.) - (il che non sarebbe arte bensi' la totalita'), la risposta è comunque sogettiva (il che e' arte).
Forse qualcuno ricorda gli esperimenti di Ernst Chladni, un fisico viennese che, curiosamente (coincidenza? sincronicita'?), nacque l'anno della nascita di Mozart (1756) e mori' l'anno della morte di Beethoven (1827).
Chladni, un fisico importante e originale, nonche' inventore di strumenti musicali, fu il primo a dimostrare, in modo chiaro e inequivocabile, uno dei poteri del suono fino ad allora catalogato come esoterico e indimostrabile, e cioe' la capacita' di spostare fisicamente la materia (mito delle origini delle piramidi).
Chiunque puo' replicare alcuni degli esperimenti di Chladni: a esempio bastera' ricoprire di sabbia una membrana o un piano metallico (perfette le vaschette del forno) e metterle in vibrazione (con una bacchetta o un archetto per vedere la sabbia disporsi secondo linee di forza (v. le songlines o "linee dei canti" aborigene) che disegnano le forme geometriche tipiche delle strutture (orientali ma non solo) dette mandala.
Allora, alcune definizioni dell'ascolto:
1 - Presa di coscienza di un movimento di materia (atomi, molecole, etc.);
2 - Modalita' sensoriale attiva;
3 - Uno dei tanti fenomeni di risonanza, per i quali si diventa tutt'uno con la fonte (o l'esperienza) sonora, per cui chi sa ascoltare sa relazionarsi (con altri esseri umani, animali, cose). Saper ascoltare, infatti, non è decifrare il significato, ma il significante (chi produce il suono);
4 - Un processo di autointonazione (attunement).
Non basta udire per saper ascoltare, come non basta guardare per saper vedere.
Ci si pone una domanda, la risposta alla quale è fondamentale per il comportamento, e quindi di carattere essenzialmente etico: ascoltare significa eliminare i disturbi o lasciare che questi avvengano senza perdere il proprio centro?
La musica è quindi per noi il substrato del linguaggio stesso. Ne è la base. Ne scopriamo le qualità a seconda di ciò che essa risveeglia con lo scorrere di questa infrastruttura. Le fondamenta lasciano intuire l'edificio. Meglio ancora, questo principio apparente puo' essere gia' mirabilmente costruito, come le volte a ogiva che avevano ricoperto templi prestigiosi, su cui furono costruiti edifici non meno sontuosi. Le sovrapposizioni successive si proiettano nello spazio, come l'espressione sempre piu' elaborata di un modello di base, che conferisce gia' di per se stesso il genere e il tono di cio' che sara' generato in seguito su questa materia prima. /(Tomatis, Perche' Mozart?, Ed. Ibis, p. 60)
Se quanto sopra è vero, ne deriva che la musica in ogni epoca è parte determinante del paesaggio a tutti gli effetti, allo stesso modo sia di fiumi, montagne e altre configurazioni naturali, sia di architetture e altre strutture costruite dall'uomo. Parte determinante vuol dire che una volta che una struttura esiste essa si pone come un fattore che modifica, e quindi determina, il comportamento del resto del mondo (esseri umani, animali e cose intesi come individui e come aggregazioni di individui). La presenza di un corso d'acqua, a esempio, determina particolari comportamenti da parte di un viaggiatore che deve attraversarlo, influenza la temperatura e la composizione dell'atmosfera, contribuisce alle mutevoli qualita' della luce.
Un lavoro come l'Offerta Musicale di J. S. Bach, quindi, è parte del paesaggio europeo ne' piu' ne' meno delle Alpi o di Notre Dame.
Tuto questo comporta anche una responsabilizzazione di chi fa musica: in realta' la cattiva musica e' simile all'abusivismo edilizio, e altrettanto nociva.
In un tempo di crisi dell'ascolto, saper ascoltare significa sospendere momentaneamente il proprio ego e dare all'interlocutore, sia esso musica o qualsiasi altra cosa, la disponibilita' che merita (v. Pantajali, Yogasutra, definizione dello yoga come "sospensione delle funzioni mentali").
Filmler
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Televizyon
Chiunque abbia visto lo splendido film di Jason Reitman, Thank you for smoking, può avere un’idea dell’enorme capacità persuasiva di uno spin doctor. E’ quasi automatico per lo spettatore paragonare Nick Nailor, il camaleontico e persuasivo protagonista del film, agli antichi retori, a coloro che, secondo un famoso adagio della sofistica greca, erano capaci di garantire il successo al “discorso peggiore” su “quello migliore”, ai padroni assoluti della persuasione, gli stessi che da Pericle a Quintiliano avevano permesso ad intere classi dirigenti di manipolare la volontà delle masse, di trasformare quella che era l’opinione pubblica, e quindi politica, della città antica.
Nel mondo contemporaneo, dove il politico è proposto e venduto come prodotto commerciale, come un qualsiasi oggetto di consumo, l’arte manipolatoria dell’opinione pubblica converge su un unico soggetto: il cittadino consumatore. Per questo non costituisce azzardo immaginativo accostare la figura di un Karl Rove, principe degli spin doctors, prezioso consigliere di Bush Jr., a quella di un Nick Nailor, smaliziato e scaltro “venditore di fumo”.
Ma cos’è in concreto lo spin doctoring? Bosetti ce ne fornisce una definizione sintetica ed efficace:
<..>.
O ancora come le particelle subatomiche nella fisica quantistica, si potrebbe aggiungere. Risultato? Bush e Berlusconi, con un sapiente uso dello spin, evitano di giustificare l’uno l’intervento in Iraq alla luce dell’evidente mancato coinvolgimento di Saddam nelle stragi dell’11 settembre o nella costruzione di armi di sterminio, e l’altro il proprio comportamento di fronte alle specifiche e documentate accuse formulate dalla magistratura. L’uno vince insperatamente le elezioni, e l’altro le perde per un soffio, nonostante in entrambi i casi i re siano nudi.
Esempi emblematici questi di un’attività manipolativa che ha sullo sfondo, come sinistro baratro incombente, la spirale del silenzio, il famoso fenomeno degenerativo dell’opinione pubblica diagnosticato da Noelle Neumann negli anni ’60, e che allo stesso tempo si nutre di metodiche e tecniche estremamente sofisticate. Un repertorio, un prontuario, un protocollo del mondo informativo che Bosetti ci disvela, facendoci entrare dentro la fabbrica della notizia, della sua manipolazione e della sua pubblicazione selettiva.
Un fenomeno che viviamo tutti i giorni nei titoli di testa dei telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani, dove l’allarmismo su immigrazione e microcriminalità (vedi decoro urbano) viene sapientemente alimentato per orientare favorevolmente l’opinione pubblica verso scelte restrittive in termini di libertà e solidarietà.
C’è però un mezzo, o meglio un media, senza il quale l’opera degli spin doctors sarebbe impensabile: la televisione, la moderna televisione commerciale, quella del flusso continuo, dei reality, dell’ibridazione fra realtà ed iperrealtà. L’oppio mediatico è effetto, causa e nutrimento dello spin. Ha il potere di “indicizzare” il palinsesto informativo, orientandolo in favore del potere e del proprio referente.
Un agenda setting, quella dei media televisivi utilizzati dagli spin, che disarticola e disattiva i fatti nella loro potenzialità formativa nei confronti del pubblico, utilizzando una semplice inversione di priorità, e costruendo allo stesso tempo una iperrealtà cogente ed assimilabile a quella analizzata da Baudrillard.
Un’ibridazione questa, fra reale ed iperreale, che sarebbe impensabile senza quell’avvenuta trasformazione della società in senso consumistico, secondo quanto preconizzato e diagnosticato ai suoi albori da Pier Paolo Pasolini, giustamente citato nel libro. Un’omologazione culturale che ha eliminato le subculture e le tradizioni, producendo un esperanto comportamentale, oltre che linguistico, che la televisione mette in scena a flusso continuo. E non è un caso che la crisi della televisione concepita come servizio pubblico, crisi sancita dal successo del duopolio Rai – Mediaset, sia intervenuta nell’epoca della globalizzazione, che segna la crisi dello stato nazione, così come era emerso nel corso del Novecento.
Sarebbe però riduttivo interpretare il lavoro di Bosetti, acuto osservatore e studioso dei media, come analisi, puntuale e lucida, delle attuali tecniche manipolative offerte ai moderni retori dal mezzo televisivo. Il suo libro parla anche e soprattutto del processo degenerativo della politica, di quella crisi di rappresentanza che anima l’attuale dibattito sulla democrazia. Non solo quindi la diagnosi di una bizantinizzazione del politico, che lo incapsula in un involucro di immunità, di intangibilità, simile all’aureola che circonda la testa dei sovrani bizantini ritratti nei mosaici medievali, ma anche analisi della crisi che attraversa oggi la democrazia.
Perché anche una cittadinanza continua ed attiva non può conseguire successo in assenza di una capacità informativa diretta ed autoprodotta. La delega che caratterizza la rappresentatività nelle democrazie contemporanee non pertiene più alla sola sovranità.
Anche la sfera cognitiva è delegata al leader. L’elettore si è trasformato in spettatore e consumatore, ed è elettore solo in quanto spettatore e consumatore.
Per questo la fase del controllo, della verifica sull’uso che il delegato fa della sovranità affidatagli rappresenta la sfida autentica a cui sono chiamate oggi le democrazie.
Tutto però viene compresso e trasformato dalla esplicita deriva consumistica delle società contemporanee. Viene da chiedersi quale riscontro avrebbe oggi un governo che abolisse il consumo di propellenti fossili, che invitasse ad una moderazione dei consumi, che proibisse gli sprechi, quale reazione susciterebbe un governo che remasse contro il gioco consumistico. Inquadrare il problema della retorica politica, dello spin se vogliamo, nell’ambito di una ridiscussione ab origine della democrazia e dell’attuale modello di sviluppo diventa un criterio irrinunciabile, mentre appare limitativo auspicare una rivitalizzazione nel solco della democrazia liberale.
Da questa prospettiva, la proposta finale dell’autore, quella di curare la televisione con la televisione, di usare il media televisivo per smascherare lo spin ed inoculare un vaccino agli spettatori, sebbene affascinante, non sembra offrire una valida proposta oppositiva alla diade TV – società dei consumi. Il loro è un linguaggio comune.
E’ molto più influente per la formazione dell’opinione un reality, uno spot pubblicitario, una soap, piuttosto che un telegiornale infarcito di “effetto”. Anche un’eventuale rottura, per quanto forte e simbolica, del flusso si perderebbe nell’apatia indotta dal flusso stesso. Se all’indomani di una qualsiasi inchiesta di Report non è dato registrare dimissioni o confessioni pubbliche, è anche vero che le strade rimangono disertate da manifestanti e contestatori.
Quegli scandali vengono sapientemente sommersi dal monotono flusso del media televisivo e dal compente lavorio degli spin doctors.
Giancarlo Bosetti
"Trucchi e tele-imbrogli della politica"
Alessandro Baccarin
Kitaplar
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Kahramanlar
Tra aride lande d'oblio
il sogno trasporta immagini.
L'illusione, il segno, l'emozione
(stalattiti ormai disidratate e scheggiate)
sprofondano
nel fango delle falsita’:
mucchio di limbiche parole.
Multimedialita', interazione tra chi propone e chi fruisce, flusso di esperienze del passato da inviare nel tempo e nello spazio per trasferire il patrimonio di conoscenza che abbiamo il dovere di lasciare in eredità.
Kult Art Magazine è nato con l'intento di raggiungere questo obiettivo, tracciando uno dei percorsi da effettuare per raggiungere un tempo futuro in cui le meschinità umane siano in gran parte ridotte, come in un libro fantasy... che si realizza.
La nostra è una rivista a cadenza mensile, divulgativa, che intende raggiungere e coinvolgere comunicando esperienze, emozioni, situazioni, variazioni culturali attuali, non perdendo di vista periodi storici passati.
L'analisi del passato ci permette di proiettarci nel futuro sviluppando concetti già noti per poterli superare e creare il "nuovo".
Storia e periodi storici narrati da prose e versi, teatro e arte, cinema e danza, fotografia e design.
Profili, tratteggi e chiaroscuri effettuati dai protagonisti, per quanto possibile, che con creatività e fantasia hanno "inciso" e solcato alcuni anni, e che possono quindi descrivere e parlare anche di realtà, lontane nel tempo, da cui hanno tratto ispirazione per cominciare a tracciare il proprio percorso.
Frammenti idealmente creati e rappresentati che descrivono, testimoniano, ricordano atmosfere e autori, tele e pittori, note e maestri, parole e scrittori, rime e poeti, foto e fotografi, per i giovani e per le scuole, per i cultori della materia e gli estimatori di qualunque branca culturale, per gli autodidatti e gli esperti.
Letterature e arti straniere sono parte dei nostri percorsi ideali e culturali, sia con traduzioni con testi a fronte, che con piccoli saggi relativi alle arti dei diversi paesi.
Preludio che ci permettera', anche e con particolare interesse, di approfondire le conoscenze di popoli e tribu', estinte o che stanno per estinguersi, di linguaggi ancora parlati, o che sono in via di estinzione.
Daremo così il nostro piccolissimo contributo a che non si disperda quell'immenso patrimonio regalatoci dalla diversità delle tradizioni e dei costumi delle diverse popolazioni, avremo in questo modo l'opportunita' di contribuire alla protezione della Biodiversità dei Popoli e dei Linguaggi.
Sarà nostro piacere, inoltre, ricevere e leggere, sentire o visionare, le creazioni di coloro i quali vorranno inviandole alla nostra segreteria per la pubblicazione nelle pagine redatte a proposito per i lettori.
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STRYCHNIN GALLERY (Berlin) Ray Caesar, Michael Forbes, Chet Zar, David Hochbaum, Gillermo Riggatieri, Cliff Wallace, Tim Roosen, Dean Fleming, Chris Conn, Luis Lorenzana, Mikael Alacoque, Jon Jaylo, Marco Rea, Michael Page, Manuel Cortez, Jason Limon, Ali Eckert, Chase Tafoya, Scott Altman, Jaime Zacarias, Bruce Mitchell, Steven Daily, Raf Veulemans, François Escalmel, Donato Giancola, Mark Bannerman and special guests.
Hola! Como estàs? Esta es la fiesta mexicana del 199 aniversario de la Independencia de Mexico en Roma, con las autoridades diplomaticas y con danza azteca.
Yorumlar
28 Kas 2009 21:29
http://www.studioperarce.com
28 Kas 2009 17:10
26 Kas 2009 13:41
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26 Kas 2009 09:45
Great day
24 Kas 2009 22:39
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17 Kas 2009 08:48
Ma ci affacciamo lo stesso... :-) Ciao
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8 Kas 2009 15:02
a presto, per gurdarci meglio.
8 Kas 2009 13:30
2 Kas 2009 19:45
2 Kas 2009 15:16
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23 Eki 2009 04:42
SORRIDIAMO...PER L'ENORME QUANTITA' DI BUCHI PRESENTI NELLE STRADE DI NAPOLI.
20 Eki 2009 10:07
16 Eki 2009 20:32
15 Eki 2009 20:04
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fabrizio
11 Eki 2009 16:18
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25 Eyl 2009 10:40
SORRIDI
(mp3 sul player e post sul blog)
saluti
Centro Sociale Trakkignani
24 Eyl 2009 15:58
23 Eyl 2009 15:54
Hola! Como estàs? Esta es la fiesta mexicana del 199 aniversario de la Independencia de Mexico en Roma, con las autoridades diplomaticas y con danza azteca.
Muchos saludos.
16 Eyl 2009 13:17
12 Eyl 2009 00:25
7 Eyl 2009 07:27
ho messo altre opere sul premio se ti va ......
7 Eyl 2009 07:19