About me:
Nacqui con la fretta di conoscere il mondo, immagino.
A metà degli anni Settanta, in anticipo di due mesi rispetto ai nove canonici.
Il ricordo di infanzia che più di altri mi accompagna non è un gioco, un viso, una carezza o un colore, bensì, scolpita nella mente, una parola: settimino.
La sentii spesso, pronunciata dagli adulti che l'accostavano al mio nome, e crebbi cercando di afferrarne il significato, armato di quella perspicace curiosità tipica dei bambini a contatto con l'ignoto.
Un bel giorno la faccenda si complicò.
Portarono a casa un mobile di noce, sette cassetti incolonnati su zampette esili, e di lì in avanti l'astrusità di quel vocabolo venne utilizzata non più rivolgendosi esclusivamente al sottoscritto, ma anche per qualificare la sua immancabile presenza. Diffidente, invano lo osservavo, senza mai capire cosa avessimo in comune per dividerci cure ed attenzioni delle stesse quattro sillabe.
Passarono degli anni, finché scoprii che i grandi avevano l'abitudine di mettere i propri sogni all'interno di un cassetto. Perciò mi ritenni fortunato, convincendomi che darmi del settimino era un modo per riferirmi che di cassetti da riempire ne avrei avuti addirittura sette, mica uno, e così, sulla cresta di un nuovo enigma, confidando nel futuro, presi a guardarmi intorno per scegliere le cose da infilarci.
Cavaliere errante, alla ricerca dei sogni.
Trascorse altro tempo, poi, nei paraggi della strada per diventare adulto anch'io, incontrai la scrittura e me ne innamorai all'istante, travolto appieno. Ricordo che senza indugio, da subito fedeli, stabilimmo un legame viscerale e in seguito, timoroso al pensiero di poterla perdere crescendo ancora, decisi di offrirle alloggio dentro uno dei cassetti, protetta dal desiderio di continuare ad osservare la realtà circostante con gli occhi curiosi del bimbo prematuro che ero stato.
Tuttora lei, ammaliante e fiduciosa, non si esime dall'accordare le mie emozioni e sovente solca insieme a me crocevia di righe e storie da inventare.
Dimenticavo.
Dovrei presentarmi, ci provo.
Mi chiamo Marcello D'Onofrio, abito a Roma.
Uomo semplicemente complicato e sognatore a tempo indeterminato.
Scarabocchiando accenni di vita, indomito muovo i miei primi passi letterari con la speranza di lasciare delle impronte. Impronte di fabule e di intrecci.
Lanciatore di coltelli.
Cercatore d'oro.
VetroRadio
La metropolitana non è solo il modo più rapido ed ecologico per spostarsi in città, rappresenta anche l'opportunità di riconquistare, attraverso la lettura, il tempo che ogni giorno dobbiamo spendere per recarci sui luoghi di lavoro o di studio e poi tornare a casa.
Il Premio Metropolitana di Roma è per la nostra Società l'occasione di offrire, gratuitamente, a tutti gli utenti, la lettura di un racconto inedito, significativo delle trasformazioni culturali e sociali in atto nella nostra città. Attraverso le Opere che hanno partecipato al concorso abbiamo avuto la possibilità di cogliere un importante spaccato del territorio urbano. Abbiamo così potuto incontrare, in modo diretto e autentico, una parte dei sogni, delle aspirazioni, dei bisogni e anche delle paure che abitano nella creatività dei giovani romani.
La giuria che ho avuto la gioia di presiedere è composta da: Roberta Albrizio, Paolo Anastasio, Lilli Garrone, Silvia Guidi, Claudio Marincola, Gianluca Naso, Paolo Palamà.
Scegliere non è stato facile, la qualità letteraria delle Opere che abbiamo valutato era mediamente elevata. Dopo attente riflessioni si è deciso di premiare il racconto di Marcello D'Onofrio,
VetroRadio. È uno scritto fresco e molto ben costruito, che narra di una radio libera, di un Dj e di una bella lettrice di nome Aurora, ma soprattutto della vita di tutti noi che è "arte dell'incontro".
Siamo particolarmente felici di poter offrire ai nostri viaggiatori, in tempi non proprio facili, un racconto che fa della speranza e della gioia d'incontrarsi la sua chiave di volta.
Buona lettura e buon viaggio!
Introduzione di Roberto Grappelli, Presidente Metropolitana di Roma S.p.A.