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Domenica (Mimì) Bertè nasce a Bagnara Calabra (RC) il 20 settembre 1947, esattamente tre anni prima della sorella Loredana Berté.
Trascorre l'infanzia nel maceratese (Porto Recanati) sviluppando una propensione assoluta nei confronti della musica e del canto. Dopo parecchie serate come vocalist e parecchi concorsi per voci nuove, nel 1962 convince la madre ad accompagnarla a Milano in cerca di un contratto discografico.
Carlo Alberto Rossi (autore e discografico di grande prestigio all'epoca) è l'unico disposto a metterla alla prova, e dopo poco tempo decide di lanciarla come ragazzina ye-ye secondo la moda musicale del momento.
Nel 1963 incide col suo vero nome, Mimì Bertè, i primi 45 giri per la CAR Juke Box e raggiunge una certa notorietà con Il magone. Seguì una certa attenzione da parte di giornali e tv, nonché un altro discreto successo, Ed ora che abbiamo litigato, presentato a Studio Uno.
I numerosi provini realizzati in quel periodo, in previsione di un album, rimangono nel cassetto per quasi trent'anni: Carlo Alberto Rossi auspica una vera crescita musicale per un talento come lei, e la spinge a firmare per una casa discografica più grande, la Durium.
Nel 1966 esce il 45 giri Non sarà tardi / Quattro settimane, ma l'interesse del pubblico è piuttosto scarso. Inoltre quell'immagine fin troppo leggera e scanzonata era assolutamente inadatta alla giovane Mimì che già allora si ispirava alla vocalità di Etta James e Aretha Franklin.
Nel frattempo si trasferisce a Roma con la madre e le sorelle. In questo periodo tenta di emergere nuovamente assieme alla sorella Loredana e a Renato Fiacchini (successivamente Renato Zero), guadagnandosi da vivere con vari espedienti, anche come impiegata presso il sindacato dei cantanti.
Nel 1969 sconta quattro mesi di carcere a Tempio Pausania per essere stata trovata con un quarto di spinello nella borsa durante una serata in discoteca: all'epoca non esisteva il concetto di droghe leggere e nonostante la difesa della cantante, arriva la condanna, con strascichi sui giornali circa la sua carriera spezzata. Un'esperienza che la segnerà per tutta la vita.
Conseguentemente viene anche bloccata la pubblicazione del 45 giri Coriandoli spenti, inciso qualche mese prima e destinato a rimanere inedito per oltre trent'anni (oggi uno dei dischi più rari in assoluto).
Nel 1970 partecipa come corista, insieme alla sorella Loredana e ai "Cantori Moderni" di Alessandroni, al disco Per un pugno di samba, inciso durante il suo esilio a Roma da Chico Buarque de Hollanda: la cantante sarà sempre una grande ammiratrice del cantante brasiliano, incidendo nel corso degli anni alcune sue canzoni (come Valsinha e E ora dico sul serio).
Toto Torquati, un pianista cieco dalla nascita, convince Mimì a tornare ad esibirsi affrontando un repertorio più congeniale al suo sentire, spaziando dal blues al soul, da Ella Fitzgerald ai Beatles.
Ma è l'incontro con Alberigo Crocetta a rivelarsi determinante:
il fondatore del Piper decide infatti di lanciarla subito in ambito internazionale attraverso un nuovo nome, "Mia Martini":
Mia in onore di Mia Farrow, e Martini scelto fra i tre nomi italiani più famosi all'estero (spaghetti, pizza, e appunto Martini).
Il look si fa più zingaresco, con i molti anelli e l'immancabile bombetta.
Nasce così la grandissima ed indimenticabile Mia Martini... ma questa è un'altra storia...
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