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MB
Gothic / Celtic / Christian

Mimmo Burzachechi - Scrittore



Catanzaro
Italy

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Mimmo Burzachechi - Scrittore
mimmoburzachechi.com

La lunga storia di Marianna Ucrìa - Articolo del 25 gennaio 2008

Teatro Politeama Catanzaro

Nella stanca e decadente Sicilia di fine Settecento, fra nobili annoiati ed individualisti, la sagace Dacia Maraini individua la scena migliore per la denuncia della triste e spesso succube condizione della donna. La grandissima attualità dei personaggi e della storia, suggerisce che la subalternità femminile alla arroganza maschile sia una tentazione ed un pericolo anche oggi.
Ieri 23 gennaio 2008 ed il giorno precedente, nella città di Catanzaro ricca di sole, di mare, di colli, di monti e di vento la straordinaria compagnia del Teatro Stabile di Catania ha portato sul palcoscenico il pensiero della scrittrice Maraini e il sentimento di molte donne le quali attraverso le varie età della vita assistono a successi e poi cadute, a gioie e dolori e soprattutto alla esaltazione da parte degli uomini e poi all'abitudine se non addirittura al disprezzo.
Nella città di Catanzaro ricca di sole e povera in economia, si è rinnovato uno di quei piccoli miracoli che di tanto in tanto visitano la provincia: la cultura ha trionfato, il libero pensiero, la satira, la metafora hanno pronunciato il loro consiglio.
Ho assistito personalmente alla rappresentazione che si è svolta nel Teatro Politeama di Catanzaro e ne sono emerso entusiasta nonché carico di speranze per la mia piccola città, per il nostro piccolo tempo ed il nostro piccolo pianeta immobile oggi forse più che ai tempi della protagonista Marianna, la duchessa Ucrìa. La speranza che la cultura con le sue coraggiose denunce, con la sua schiettezza, con la sua onestà possa restituire la verità ghermita agli abitanti del mondo. La verità sul finalismo della vita. La verità sulla politica che fa apparire desiderabile ciò che desiderabile non è affatto, ovvero l'accontentarsi, l'obbedire e ed essere succubi pur di sopravvivere. La verità che i media abilmente mentiscono facendo apparire come modelli da imitare e perseguire le aberrazioni più basse della vita, illuminandole con una luce così forte, accattivante e ingannevole da abbagliare tutti e impedire di vedere cosa ci sia di abbietto dietro lo sfavillio apparente.
La storia, magistralmente diretta dalla regia di Lamberto Puggelli, è quella di una donna, Marianna, che fin da bambina è affetta da mutismo, è mutola, come la apostrofano i familiari sottolineando la sua condizione di menomata.
La storia concepita dalla Maraini in maniera fortemente simbolica e metaforica, ha l'audacia di rivendicare e riportare alla ribalta due questioni, che si stanno banalizzando ed usurando: la condizione della donna nella società, che è il tema più esplicito, ma anche la condizione della gente comune rispetto ai nobili, che nel nostro tempo potremmo identificare nella fantomatica casta di potere e d'affari la quale, grazie alla globalizzazione, ha gioco facile nel controllare il mondo e nell'elargire dei contentini - a volte anche congrui, ma offensivi e disprezzanti per la dignità e la libertà umane - per tenere a bada il popolo.
Come dire che in questo romanzo della Maraini e nella sapiente traslazione teatrale di Puggelli, ci sia un po' l'annosa storia del mondo e dell'umanità che ritorna e si vendica perché gli uomini non hanno appreso niente dal passato al fine di tutelare il presente ed il futuro.
Proprio in queste tre dimensioni temporali, si svolge la vicenda di Marianna Ucrìa. Passato presente e futuro si confondono sul palcoscenico, tre magnifiche attrici stanno lì a dirci che passa il tempo, passano le persone, il dovere si alterna alle soddisfazioni e all'amore, quello che non cambia è l'essenza dell'essere umano, nella fattispecie della donna, che nelle varie case che abita, nelle varie potestà che subisce, nei pochi o molti gaudi che sperimenta conserva sempre intatta la propria essenza interiore, integralmente umana e passionale e afferma il proprio diritto alla felicità, diritto individuale ed universale. Lo fa senza parole. Avoca a sé un diritto negato, anzi violato fin da bambina da uno zio che la molesta in un abbietto atto di prepotenza avallata dalle famiglie e dalla volontà generale di conservare intatti privilegi, immunità, poteri.
Ed oggi, non è forse così? Intere flotte di gente, individui per lo più sottomessi, preferiscono non combattere, non sperare nella loro emancipazione dalla prepotenza e dalla arroganza, nel delirio illusorio che contribuendo a mantenere le prelazioni di alcuni sulla vita, possano prima o poi avere privilegi anche essi.
Marianna Ucrìa, dopo la molestia da parte dello zio piomba nel rifiuto di udire e di parlare, un rifiuto inconscio ed incontrollabile che simboleggia il rifiuto di costatare l'orrore del mondo che non solo è crudele, ma è anche acclamato in nome di una licenziosità morale e di costume, che tutti, potendosela o non potendosela permettere vorrebbero avere come potenzialità.
La decadenza dei nobili, la decadenza del potere che, se non è alimentato dalla causa della soddisfazione delle masse che lo accettano, avvizzisce presto, nella storia sono allegorie più o meno esplicite che fanno da cornice alla vicenda umana di Marianna.
Intrigante ed introspettiva la scenografia che moltiplica i personaggi proiettandoli nelle escursioni del tempo e delle voci interiori, con un gioco di vetri a specchio a momenti illuminati da dietro che lasciano vedere scene autentiche di vita, in altri momenti senza luce posteriore diventano superfici riflettenti e non fanno altro che specchiare la vanità o la drammaticità della scena, esaltandone e sottolineandone illusioni e disincanti.
Quando le luci volute dal Suggelli, disvelano la scena dietro le superfici vetrate che sezionano il palcoscenico a metà orizzontalmente, allora la vita dei personaggi altolocati viene fulminata nella sua miseria, nella sua pochezza, nella sua tenerezza, nella sua convenzionalità; quando invece le luci dietro i vetri si spengono e le scene prevedono la censura di quello che avviene dietro i bei vestiti, le belle vestigia dei duchi, le belle facciate l'ipocrisia, il fariseismo trionfano e la cultura dell'immagine imperversa.
Mi vengono in mente due frasi: un detto popolare “i panni sporchi si lavano in famiglia” e poi il celebre giudizio di Pietro Trapassi, il Metastasio “se a ciascun l'interno affanno
si leggesse in fronte scritto,
quanti mai che invidia fanno,
ci farebbero pietà”
Il finale dell'opera teatrale è il congiungimento in un girotondo che per la commozione finisce a terra prima ancora di roteare, delle tre Marinane, la bambina, la giovane donna che ha trovato il coraggio del vero amore, e della donna matura che ha vegliato sull'esistenza delle prime due.
Tre età riconciliate, una vita riconciliata e tutto sommato approdata dopo le tempeste inflitte dagli altri. Una vita che è valsa la pena di vivere nella sua muta intensità.

Mimmo Burzachechi

 

Bibliografia

http://www.daciamaraini.it/testi/lalungavitadi_mu.htm

http://www.piccoloteatro.org/spettacolo_sch.php?stepdx=Sxpet&AcRec=516

http://www.politeamacatanzaro.net

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Donna - Dalla raccolta di poesie "Pensieri Notturni in re minore"

omaggio ad alex

donna.
  come fossi desnuda.
donna.
  come fossi reale.
vento.
  come fossi foriera di vita
  e di pollini.
sale.
  come fossi vestale
  accingi il mondo con grazia
  e lo cogli, semplice fiore.
tu.
  come fossi sovrana.
luce.
  come fossi ombra.
terra.
  come fossi umorale.
viva.
  come fossi deserta.
donna.
  come fossi sacrale.

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Chiesa e Sapienza - Articolo del 20 gennaio 2008

Quante volte, nella storia, un Papa capo spirituale della Chiesa cattolica si è inchinato alla volontà del laicismo? In altri termini quante volte è disceso a compromessi? Molte riportano le cronache. Del resto il Papa è un uomo.
In questi giorni del gennaio 2008 si va placando e stemperando la polemica che ha visto protagonisti Papa Benedetto XVI e l'Università italiana “La Sapienza” in una contrapposizione di visioni, interpretazioni del mondo e della vita, in un gioco di inviti e rifiuti alla stregua di un intrigo “pompaduresco”, in un tira e molla.
E quante volte, nella storia, la scienza, il mondo laico e quello laicista, la politica hanno dovuto inchinare e soggiogare le proprie determinazioni e i propri propositi, buoni o cattivi che fossero, all'autorità della Chiesa, al mondo teocentrista? Molte riferisce la storia.
Negli ultimi anni si è discusso molto di bioetica e di ingerenza, ovvero di intromissione indebita, della Chiesa negli affari della scienza e dello Stato, con particolare accento sul referendum svoltosi in Italia riguardo la possibilità di utilizzare embrioni fecondati, ma non impiantati in un utero per scopi terapeutici. Anche in questo caso la polemica infuria.
Notiamo come le divisioni, le “guerre” concettuali e la rabbia si scatenino quando due grandi poteri da sempre esistenti e con i loro convogli di numerosi seguaci si contrappongono. Scienza o laicità o gente comune con i problemi di tutti i giorni e con un grafico del desiderio sempre in libera ascesa verso aspirazioni ed autarchia da una parte. Dall'altra la Chiesa, la fede, un popolo di uomini alla ricerca di certezze, di consolazione, di spiegazioni e a volte di potere con un grafico del desiderio sempre controllato fino ad una linea di resistenza che non si può oltrepassare. Una linea di resistenza in alto contro la quale l'ambizione umana dei religiosi urta e poi rimbalza in basso senza perforarla, per poi risalire. Una moderazione in altri termini.
Oggi, domenica 20 gennaio 2008, è il Papa-day. A San Pietro, mentre noi chiacchieriamo sulle tematiche proposte, migliaia di esseri umani affollano la piazza per ascoltare l'Angelus di Papa Ratzinger e dirgli e dire al mondo intero che la censura dell'Università italiana “La Sapienza” che ha contestato e di fatto impedito la presenza del pontefice alla prolusione dell'anno accademico la scorsa settimana, è una censura assurda, anacronistica, vergognosa ed ingiusta.
In queste ore, queste migliaia di esseri umani dicono al mondo “il Papa, Dio, la fede, il trascendente, il mistero non si toccano”, mentre altri numerosissimi esseri umani dicono che il Pope-day è una strumentalizzazione politica.
C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico come diceva il Pascoli. Nuovo? Una sfida così aperta al rappresentante non solo di Dio in terra, ma di milioni o miliardi di fedeli non si vedeva dai tempi dell'ateismo di stato. D'antico? L'annosa questione dei rapporti fra scienza e fede o meglio fra ragione e fede due componenti interne della coscienza e della vita umana. Componenti e istanze interne che contrappongono premesse entrambi plausibili. Ma  anche componenti esterne all'uomo, dove ci sono organizzazioni potentissime che si fanno portavoce di questi stati d'animo e di consapevolezza fondamentali, istintivi, antichi. Se ne fanno portavoce e lobby perché ci si può lucrare sopra. Lucrare non necessariamente potere o danaro, ma quantomeno affermazione.
Torniamo alle pertinenze dei fatti cronaca chiedendoci il perché molte decine di professori e studenti dell'Università abbiano firmato un documento che sanciva l'inopportunità dell'intervento di un capo religioso alla prolusione dell'anno accademico. Abbiamo tirato in ballo poc'anzi il cosiddetto referendum embrionale e, senza volerlo, ma inevitabilmente, scomodiamo un'altra istanza del pensiero umano: la bioteca. A questo punto, prima di proseguire, per onestà devo dichiarare la mia posizione: sono cattolico, critico la Chiesa per i suoi errori, passati e presenti e come il grande Giovanni Paolo II chiedo scusa per essi in qualità di membro della Chiesa cattolica. Sono laico, non sono un religioso ordinato, chiedo scusa e biasimo gli errori dei laici, degli stati, della guerra, della politica. Amo e apprezzo ciò che di buono c'è in ogni parte di società. 
Ok, ora che mi sono tolto il peso di chiarire la mia posizione, possiamo proseguire nella nostra chiacchierata, mi auguro con obbiettività. Consentitemi di dire che il Pope-day con le dispute dei giorni passati,  e il referendum sugli embrioni sono in qualche modo collegati e che i firmatari di questo documento contrario alla presenza del Papa - leggiamo pure alla intrusione del Papa - nelle questioni della cultura, del progresso, del sapere della scienza avessero l'intenzione di prendersi una rivincita sulla Chiesa per avere esplicitamente suggerito ai cattolici di fare in modo che quel referendum fallisse. Ripicca dunque, anche per le ultime intenzioni manifestate dal Vaticano di rivedere le leggi sull'aborto.
Si scorge in questo documento che ha di fatto tacitato il Papa, la volontà di affermare che il pensiero umano e il mondo della cultura sono assolutamente indipendenti dai consigli e dalle direttive della Chiesa, che non è ammissibile che una qualsiasi forma di “credenza” incida sul destino dell'umanità controllando il progresso. È un documento che “rischia” nel bene o nel male, di innescare nel mondo una serie di brillamenti di mine contestatorie contro le religioni.
Molte volte, partecipando alla Messa la domenica, durante l'omelia o predica, penso: “e se mi alzassi per ribattere a quello che ha detto il sacerdote? Se mi alzassi per chiedere delucidazioni? Qualcuno lo ha mai fatto nella storia della liturgia?”
Mi rispondo che non ho il coraggio, forse è timidezza dovuta all'autorità, all'aura cattedratica che riveste il sacerdote. E durante la Messa ci ripenso spesso forse perché subisco la fascinazione delle rivoluzioni. Eppure penso anche che se la Messa diventasse un forum, un dibattito questo sarebbe il pericolo più grande per la Chiesa. Parlo di pericolo perché è giusto, per chi lo desidera, avere un riferimento, una guida. Quello che non è giusto è l'imposizione. Difatti il libero arbitrio serve all'uomo per essere simile a Dio, ovvero libero, auto-determinato, cosciente, personale e ontologicamente indipendente, un essere e una intelligenza a sé stante che non è la particella di null'altro. Che è un universo individuale. Il libero arbitrio mette in pericolo l'anima e la vita dell'uomo, è vero, ma tutti quelli che credono e amministrano la fede devo comprendere che Dio ha concesso la libertà all'uomo, nonostante i rischi ad essa sottesi, per fargli un dono, per dargli la possibilità di realizzare il più grande desiderio insito nell'uomo: essere simile a un dio, che vuol dire non avere imposizioni, non avere limiti, non avere superiori, non avere problemi. È uno strumento dunque la libertà, poi è bello saperla gestire e sapere cosa sia veramente la libertà che rende simili a un Dio, non certo il libertinismo.  Ma questo è un altro discorso, quello che ci interessa è che il Papa deve capire che la libertà l'ha data Dio, non può negarla la Chiesa. D'altro canto, la società laica e laicista e la comunità scientifica devono capire che la libertà non è quella di imporre le idee più lucrative, utilitaristiche, edonistiche, comode. Assolutamente no!
L'uomo è un animale sociale nevvero? E perché lo è? Evidentemente per fattori antropologici e perché le maggiori possibilità di sopravvivenza della specie umana, che così configurata è il più grande predatore della storia, si sono ottenute con la vita in comune.
Vuol dire che i vantaggi saranno comuni, altrimenti se qualche pluralità o anche individualità non riceve vantaggi dal vivere comune, si deve sentire autorizzata ad essere una mina vagante, una cellula terrorista che danneggia nella segretezza per riprendersi quello che gli spetta per costituzione naturale: il vantaggio comune. Si deve sentire autorizzata a ciò perché, per come l'uomo si è evoluto e indebolito, chi eventualmente non riceve il vantaggio comune dal vivere in società, non ha la possibilità - pena la morte certa - di abbandonare la comunità per tornare a fare il predatore solitario o da piccolo branco.
Affermato che il bene comune deve essere il primo obbiettivo di una comunità, che nel caso degli uomini si estende all'intero pianeta, chiediamoci se tutti gli uomini debbano determinare questo bene comune in modo democratico o debbano essere guidati - leggiamo pure comandati e obbligati - da pochi uomini.
I pochi uomini possono essere illuminati per una generazione, ma i loro successori lo saranno? Non ci sono evidenze logiche che dimostrino che non lo saranno e che agiranno egoisticamente e per il bene dei lori amici e di quelli che somigliano loro e da cui possono trarre vantaggio, ma ci sono statistiche che lo suggeriscono. Pertanto nella democrazia collocheremo il più probabile sistema del perseguimento del bene comune. In quella democrazia che dovrebbe far prevalere le idee e i sentimenti dei più. È triste che le minoranze non abbiano voce, però è anche vero che nelle democrazie moderne c'è una volatilità di preferenze che garantisce una certa alternanza dei poteri e delle idee. È anche vero che è così difficile superare il 50% delle preferenze dell'elettorato in democrazia che anche le minoranze hanno la loro voce perché aiutano i più a sopravanzare il quorum per governare. E così la barca va… e finché la barca va lasciala andare.
Fede e ragione dicevamo. Convivenza possibile? Rispetto possibile? Collaborazione? Quest'ultima è forse un azzardo per il momento.
Si dice sempre che i guai si scatenano quando la fede invade il campo della ragione e viceversa. Così si dice, questa affermazione è molto usata e abusata, in realtà non dice nulla perché non si pone la domanda  su quale sia il campo dell'uno e dell'altro approccio alla vita.
Probabilmente c'è un solo, unico campo ed è la vita stessa. Diversi sono appunto i modi di relazionarsi al campo. Ed è banale e fuorviante dire che il campo della fede sia quello spirituale e quello della ragione il campo scientifico. Un aborto non coinvolge forse morale e scienza? La produzione di un farmaco da cellule embrionali non coinvolge forse morale e scienza? È inutile prendersi in giro, non ci sono campi separati, c'è un unico campo. Si vive. Si vive nell'interesse proprio, o nell'interesse di tutti. Non ci sono mezze vie. Vivere nell'interesse di tutti si può in due modi: ascoltando la ragione o la fede, in altri termini facendo prove ed errori, ottenendo successi (la ragione); affidandosi al trascendente, senza troppa convinzione nella possibilità umana di cambiare le cose, aspettando (la fede).
Abbiamo delineato un marasma disordinato in cui tutti hanno diritto di pensare tutto ed in cui nessuno ha diritto di ledere il diritto degli altri a pensare tutto o il contrario di tutto. Relativismo? Mancanza di un centro assoluto? NO, democrazia invece. Libertinismo? NO, libertà invece. Autarchia? NO, possibilità di scegliere.
La libertà dunque sembra essere un qualcosa che per essere mantenuta deve essere riconosciuta a tutti. Per essere riconosciuta a tutti, non può essere espressa come un fare ciò che si vuole, ma come un proposito di fare ciò che si vuole se questo non urta con la volontà degli altri. Si profila la necessità di una maggioranza che decida. Una maggioranza capace di adattarsi all'ambiente e di perseguire quel finalismo filosofico su cui almeno fideisti e razionalisti sono tutti d'accordo. La conservazione della vita.
Mi chiedevo se l'impedire al Papa di recarsi in università sia stato un rispettare la libertà altrui. È vero, è vero, lo ammetto che l'Inquisizione medioevale della Chiesa cattolica, il mettere libri di libero pensiero all'indice - ovvero al bando - non fosse rispettare la volontà altrui. Ma l'inquisizione è finita oppure è ripresa da parte della società secolarizzata e laica che ora è più forte grazie alla sua propaganda voluttuosa di benessere universale?
La Chiesa una volta (ed ancora oggi con metodi incruenti) proponeva la certezza che o ci si sottometteva alla dottrina ed anche alla punizione del Santo Uffizio oppure si andava all'inferno. Aveva lo strumento del ricatto morale, la leva dell'ignoranza, lo spauracchio della sofferenza eterna. Oggi la società che è guidata da comitati economici e di potere ha una nuova forma di ricatto morale: sei brutto? devi comprare prodotti per essere bello. Sei povero? devi votare per chi come te era povero ed è diventato ricco, solo così avrai la possibilità di diventare ricco anche tu? Vuoi piacere alle donne e agli uomini? Vuoi avere successo? devi comprare le cose che gli altri considerano belle, non quelle che tu consideri belle. Vuoi vivere a lungo? Vuoi sfidare le leggi della fisica e della natura? devi sostenere la causa della scienza anche se non rispetta i vecchi avamposti del rispetto della vita. Questa nuova Inquisizione ha lo strumento dei mass-media, della cultura dell'immagine.
Allora dico a tutti quelli che si accaniscono con veemenza sulla Chiesa che non possono deplorare l'Inquisizione antica medioevale se non deplorano allo stesso modo questo manipolo di professori, studenti e scienziati i quali mossi come pedine inconsapevoli dalle multinazionali dei farmaci, dell'industria del sesso, dell'industria del consumismo e della droga si vestono da nuovi “Tomas de Torquemada” (l'inquisitore per antonomasia) e mandano al rogo i nuovi eretici, le nuove streghe: i sacerdoti insieme a coloro che ancora hanno coraggio di parlare di amore universale e non di diventare in prima persona divi di successo, di assomigliare ai loro modelli mediatici. Tutti al rogo.
Inquisizione ancora viva, è cambiato solo il conduttore, ma i cavalli corrono ancora e i roghi ancora oggi elevano alti al cielo lapilli di paglia, carni e voci bruciate che gridano ingiustizia. Mancanza di quella libertà tanto attesa e solo illusa.
Illusa perché ad una casa farmaceutica non può importare nulla di un embrione se quello può far scaturire un farmaco che diventa un business. Diventa un business perché l'istinto di conservazione della gente è alto. È forte. E l'amore universale che si contrappone al business, l'interesse e il bene comune che si contrappongono al business non sono forse altresì utili, o ancor più utili alla sopravvivenza?
Il laicismo, come viene strumentalizzato dalla macchina dell'economia oligarchica e consumistica è un imbroglio!
Non so esattamente perché la Chiesa condanni ad esempio gli anticoncezionali, non sono così dotto in materia teologica, ma so di certo che chi li inventa, chi li vende, chi li produce ha tutto l'interesse a dire che l'uomo deve essere libero da Dio, ha tutto l'interesse a dire che l'uomo può avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio, ha tutto l'interesse a dire che l'aids si ferma principalmente con gli anticoncezionali. Può darsi che la Chiesa sbagli ad osteggiare gli anticoncezionali, ma questa turba di professori e studenti che hanno impedito al Papa di andare a conferire alla Sapienza non pensi che la conduzione della causa degli anticoncezionali e della emancipazione del pensiero, venga intrapresa per la libertà o la salute dell'uomo. O, no! Il movente è il denaro.
Sulle sigarette c'è scritto “il fumo uccide”, “il fumo provoca il cancro”. Le multinazionali del tabacco hanno subito condanne a risarcire le loro vittime. Ma ancora le sigarette non sono vietate.
E l'alcool provoca morti, drammi, annichilimento delle volontà. Eppure l'attore e l'attrice con più visibilità e più bellezza fisica che si possano immaginare, brindano tranquilli sul set delle pubblicità dei superalcolici invitando noi poveri “rospi” bruttini e insignificanti a bere come loro, “non so perché” (come dice uno), forse per avere l'illusione di assomigliare a loro.
L'anticlericalismo dilagante nei giorni presenti, è la manovra più becera di chi detiene il controllo della produzione e del denaro. Possibile che intere flotte di intellettuali non si accorgano di essere manovrati da coloro che avrebbero difficoltà a vendere i propri prodotti o servizi se la Chiesa avesse i consensi, lo splendore, la potenza, l'influenza, il monopolio della felicità promessa di una volta? E sarebbero intellettuali o marionette?
Fede fai da te. Dio sì, Chiesa e preti no, questo è il grido di questi pseudo-intellettuali al servizio delle multinazionali. A volte, per essi, Dio è una energia della natura o del cosmo, ma la sostanza non cambia. Sempre all'inconsapevole servizio delle multinazionali son essi se negano dottrine, dogmi, religioni, prescrizioni.
Altro che positivismo scientifico, altro che razionalismo. Altro che emancipazione dalla Chiesa. Gli intellettuali che una volta servivano la Chiesa dipingendo la Cappella Sistina o scrivendo “Le Confessioni” o il “Summa Theologiae” oggi servono altri padroni, dei quali non c'è bisogno di dire come si chiamino, ma dei quali voglio descrivervi l'abito talare sacerdotale. Essi sono vestiti di luci scintillanti che attirano le allodole, sono vestiti di parole come indipendenza, sviluppo, benessere, libertà, sogno. Essi sono vestiti di gadget come farmaci per la via breve per la salute. Essi sono vestiti di… sì di guerra. Si vocifera che il famoso “Codice da Vinci”, che sfaterebbe la castità di Gesù, la sua completa dedizione a Dio, sia stato scritto a tavolino per punire Giovanni Paolo II di aver preso posizione contro la guerra. Contro quello che fa guadagnare i potenti. Leggenda metropolitana? Probabilmente sì, ma il sol fatto  che ci sia questo sospetto, questa fantasia è indice eloquente di come l'opinione pubblica identifichi nella tacitazione della Chiesa da parte delle attività economiche il mezzo preferenziale per non incontrare ostacoli sulla via della ricchezza e del potere.
Questi servi sarebbero intellettuali indipendenti capaci di guidare l'umanità verso la salvezza? Verso un mondo migliore? C'è solo un motivo se un reietto della società non si ribella e agendo nella segretezza danneggia i suoi datori di lavoro sfruttatori. Ed è questo: ha delle illusioni. La prima e più antica illusione è la speranza in una vita post morte migliore combinata alla paura che  la ribellione possa inficiare questa felicità promessa conducendo alla perdizione eterna. La seconda illusione è che un giorno, lui il reietto o la sua progenie possano diventare i nuovi detentori del controllo.
Due illusioni o due speranze. Fondate o infondate. Comunque future. Sì, future… Impegniamoci dunque oggi per una esistenza ed una coesistenza fra uomini migliore. Più equa, più rispettosa. Senza sbandierare vessilli intellettuali o morali che poi altro non sono che solleciti alla propria vanità che i potenti e i controllori del  mondo sfruttano per vendere e imporre a tutti i loro prodotti e la loro immagine di apparente bellezza come obbiettivo. Bellezza che si nutre guarda caso di cose che si pagano e non di sentimenti, di insegnamenti di tradizioni di quei valori che hanno fatto arrivare l'umanità a compiere milioni di anni. Quando la vita volge a finire e la sofferenza prende il sopravvento, quando la paura di quell'ignoto che non si può dimostrare né negare assale il moribondo, si verificano molte conversioni ed il materialismo avvizzisce pallido. Allora si vorrebbe non aver servito se stessi in cascata dopo aver servito troppi padroni. Si vorrebbe aver servito solo un padrone: l'ignoto motivo istintivo per cui bisogna amare tutti e non solo se stessi.
Voglio ricordare un uomo veramente libero ed amante della libertà altrui con una frase ad egli attribuita. François-Marie Arouet, meglio  noto con lo pseudonimo di Voltaire.
La frase è la seguente: «Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perchè tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.»
Auguri!

Mimmo Burzachechi, Catanzaro, Sud Italia 20 gennaio 2008

 

 

 

Bibliografia

http://www.repubblica.it
http://www.corriere.it
http://www.ilmessaggero.it/

Nicola Abbagnano - Dizionario di filosofia – Ediz. TEA * I dizionari * UTET – Prima edizione TEA 1993

Giovanni Pascoli, primo, con due saggi critici di Gianfranco Contini e una nota bio-bibliografica, Oscar Classici, Arnoldo Mondadori editore, Milano 1974, III edizione (I ed. 1939)

Evelyn Beatrice Hall - The Friends of Voltaire – Ediz. G.P. Putnam's Sons (1907)

 

 

 

 


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Sara Dicorato





Jul 18 2008 3:12 PM

grazie di avermi accolta e di aver raccolto il mio appello... ps. se ti va e se mi dài un indirizzo email ti posso inviare il mio libro in allegato...
Giullari di Dio





Apr 3 2008 7:55 AM

Grazie per l'add! Felici di essere tra i tuoi amici! Ciao e di nuovo complimenti!
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