The only thing that’s small about nokeys is the letter case they use to write their name.
All the rest is big, from their sound to their ambition.
nokeys are a new wave/post punk type of band (their references scope from Depeche Mode and Joy Division to early U2 and the Smiths among others).
Ever since they teamed up with SFEM, their independent Italian publisher, they’ve never stopped evolving and trying to reach higher objectives, recording and releasing a single, a promo cd and an ep, and playing numberless gigs.
nokeys have a past, but they’re not very interested in it. They’re interested in their present.
And their present is “the regency”, an album that contains 10 songs (8 of which in English), produced by Swedish producer Stefan Boman (Kent, Hellacopters and many other nordic acts), and mixed and mastered in Stockholm between December 2008 and January 2009.
nokeys are currently looking for active people to represent them. Labels, managers, booking agencies. Anyone who is at least as committed and motivated as they are.
Basically, nokeys want to present their music live. They know that having a distribution without booking and promotion is worth close to zero and they're determined to work hard in order to build up a fan base in any country.
nokeys have been around for a while, so they don't have any absurd expectations.
But they got very clear ideas.
kontakt: INFO@NOKEYS.IT
promotion for Italy: Antonella Lavini (antonella@antonellalavini.com)
booking for Italy:
2Pier: informazioni@2pier.it
promotion&booking for Sweden:
Naz Promotions: adnan@nazpromotions.com
Nokeys från Italien åkte till Stockholm för att spela in sin debutplatta i Kents studio med Stefan Boman (Kent, Hellacopters). Med två stadiga fötter i 80-talets mer poppiga new wave-våg och resten av kroppen i nutiden spelar de arenarock som U2, Simple Minds och The Cure brukade göra, till det har de blandat lite italienska texter, blues och ett modernt sound.
Mathias Skeppstedt - Groove
È tempo di mutare. Tempo di cambiare lingua e attraversare il mondo. Tempo di nuove direzioni. Di suoni intimi, di ghiaccio e rabbia espressa. Mauro Garofalo - Il Sole 24 Ore Nova
Tutto scivola, lubrificato, nei nostri pensieri che si fanno improvvisamente bianco-neri, i colori della scena new wave. Non poco per un gruppo italiano, ancor di più se si parla di un’attitudine sonora quasi completamente assente dalle Alpi in giù (…) Esempio massimo è la deviazione post-punk di “Eyes of a Riot”, truce nel suo ritmatissimo incedere. Canzoni come “Slow”, una lenta ballad omicida, e come “Rock ‘n Roll Pistolero”, canzone rubata ai Litfiba di qualche annetto fa, le vorremmo sentire in qualsiasi produzione di pop elettronico…
Edoardo Iervolino – Meltin’ Pot
(…)“The Regency” feels just perfect: the sound is cohesive all the way through, the writing is tense and never loses focus. The mix of languages is most welcome and refreshing in a time when borders have lost their cultural meaning.
Don’t fight the Pistolero, it’s useless, you will whistle and hum it for a long time anyway…
Adamo Dagradi – free lance critic and writer
Non sono certo dei principianti i Nokeys da Parma. Tra tanti album che si scervellano nel tentativo di spremere un riff sensato dall’ormai prosciugata mitologia post-punk, il loro debutto sulla lunga distanza “The Regency” si segnala come uno dei dischi più godibili e curati tra tutto quelli che hanno visto la luce nell’ultimo periodo e non certo soltanto in Italia. L’orizzonte è quello oscuro e abissalmente introspettivo di band cruciali per l’epopea new wave come Sound, Joy Division, primi Killing Joke, Sad Lovers And Giants, U2 ma anche Depeche Mode, e fin qui nulla di particolarmente nuovo, siamo d’accordo, ma per sua e nostra somma fortuna, la band non si limita a rimasticare Interpol ed Editors senza introdurre elementi di particolare novità, al contrario la grammatica del post-punk viene dal gruppo assimilata e rideclinata con un gusto quasi sempre obliquo e personale. Francesco Giordani - Ondarock.it
”dopo aver capito che la scena underground non esiste o che, perlomeno, non ci vuole, abbiamo deciso di diventare una band ON the ground. Con i piedi per terra.”
Editoriale:
“Siamo stufi del pregiudizio che esiste contro il pop e il pop rock. Siamo stufi che indipendente venga definito non tanto chi cerca di farcela con le proprie forze, ma solo chi suona un determinato genere. Che si abbia il coraggio di dire, una volta per tutte, che chi si propone come alternativa all’esclusività dei circuiti ufficiali è in realtà ancora più esclusivo di loro. Siamo anche stufi dei concorsi e della falsa solidarietà tra band ai concorsi. Chi ti fa i complimenti prima dell’esibizione e poi non si lascia scappare un applauso durante per paura di influenzare la giuria, qui non è bene accetto. Per tutti gli altri, la porta è aperta”.
Nokeys
L’anno scorso ho avuto la fortuna di poter fare una lunga chiacchierata con Enrico Vanzina. Verona era tutta un fremito per la parata di stelle e stelline che l’avevano invasa in occasione di Schermi d’Amore e noi ce ne stavamo comodamente seduti, fumando (illegalmente) nella Hall di un elegante Bed & Breakfast, affacciato su una delle piazze più celebri della città. Il padre di “Vacanze di Natale” si è rivelato un uomo di straordinaria cultura cinematografica, disponibile, cortese. “Noi viviamo tra la gente”, ripeteva, parlando anche a nome del fratello Carlo. “Andiamo allo stadio, al cinema, io insegno all’università....”. Questo per sottolineare il fatto che, per quanto malignati dai frequentatori dei cinema d’essai, i loro film hanno un legame quasi biologico con il pubblico. Mi torna in mente una gag di Paolo Villaggio, secondo il quale Margherita Buy, sdegnosa di fronte ad un comico, avrebbe cominciato a salutarlo solo dopo che la Biennale l’ha premiato con il Leone d’Oro alla Carriera.
Che cosa c’entra tutto ciò con una band chiamata Nokeys? Di certo non girano commedie né, tantomeno, compongono musica demenziale. Si tratta, però, di un gruppo che vive a contatto con la gente: non solo di ogni estrazione sociale ma anche di molteplici etnie. Avendo deciso di offrire intrattenimento in modo serio, professionale e apolitico, accade che, troppo spesso, non vengono salutati dalle Margherite Buy di turno. In Italia, purtroppo, esiste un’autoproclamata intelligentia musicale che non riesce a svincolarsi dai confini di un’illusoria realtà underground. Una generazione di band di scarso talento e nessuna speranza che finge indifferenza nei confronti del fallimento. Accade, allora, che si rifugino nella militanza, omologandosi nelle idee e nel look: tutti uguali, brandizzati peggio di una compagnia di fanti della Wermacht. In molti riparano nel tribalismo provinciale, una religione fondata principalmente sull’onanismo di gruppo. Sostengono di essere a contatto con la massa, di parlare linguaggi popolari, quando, in realtà, si rivolgono ad una fascia ristretta di privilegiati. Studenti ed ex studenti che hanno equivocato del tutto il valore comunicativo della musica e dell’arte in genere (forse confusi da rivoluzioni passate, sulle quali la cultura ufficiale insiste con perseveranza luciferina) e pretendono che tutto si trasformi in altro da sé. “Se ha successo è commerciale, se è commerciale non è bello”, è un vecchio adagio insensato che si ascolta ancora in certi ambienti. Parate di raccomandati, organizzatori politicamente compiacenti, gruppi di “artisti” stonati in costume da “artisti”, sono il pane quotidiano del sottobosco musicale di ogni città. “Alternativi” che, ormai, sono più riconoscibili di un gatto ad un’esposizione canina. Costretti a nascondere la mancanza di idee sotto cacofonie di distorsioni o sperimentalismi circensi.
Un mondo assai mediocre che rischia di trasformarsi, per chi possiede un briciolo di talento e l’anticonformismo di voler fare musica senza slogan, in un muro di gomma. Una tappa da saltare del tutto, in cerca di quel salto di qualità che ti spinga fuori dai circuiti del compromesso verso una, forse utopica, libertà espressiva.
Triste è il destino di una forma d’arte che cada nelle mani di una massa di impiegati della disobbedienza.
Se anche tu sei stufo di come vanno le cose in Italia passa ad ascoltare nel mio profilo il mio nuovo singolo gia trasmesso da RADIO DEEJAY e RADIO 105!!! IN ITALIA SI STA BENE...E presto arriva l'album!!!Ciauzzzzzzz Niky
Klyftor växer och orättvisor blir allt fler i takt med att fler och fler människor känner att inget går att ändra på, men hur liten man än kan känna sig så kan man alltid påverka och ju fler som känner att de kan påverka desto större ändring kan man åstadkomma. 'Korrespondens i Tystnadens Tid' heter den nya låten på min sida, kom in och lyssna och kom ihåg att ensam kommer aldrig vara stark!
CIAO!
TI RUBO UN PO' DI SPAZIO SOLO PER DIRTI CHE E' USCITO "WAKE UP"
16 TRACCE DI PURO HIP-HOP FEATUING: MARVIN RAVE,BIG EDO,MARZ,DON
GIULIO,ICY[MICRO20],DUSCIAN[FULLCLIP TEAM],SECOMAN & MUCH MORE... IN FREEDOWNLOAD DA WWW.MYSPACE.COM/VAMEMUSIC