NOGELMINI EXPRESS:
Appuntamento in Piazza Verdi
Giovedì 13 ore 23:00
Previsioni metereologiche del 13-11-08
I mari
In agitazione da settimane i mari si sono costituiti come onda anomala, s'ingrossa sempre di più.. si prevede una forte mareggiata potente e straripante per la giornata del 14: l'epicentro sarà Roma.
I flussi saranno ingovernabili, partiranno dalle stazioni di tutta Italia e si incontreranno riversandosi nelle strade e nelle piazze di Roma.
Il 15 e 16 i flussi si organizzeranno in una fitta rete di canali che irrigheranno il fertile terreno dell'autoriforma.
I venti
un vento collettivo comincerà a soffiare a Bologna Giovedì sera alle 23 in piazza verdi. gonfierà l'onda che si dirigerà verso la stazione per prendere e cominciare ad inondare un treno diretto a Roma.
STATO DI DIRITTO/STATO DI POLIZIA Dagli anni '70 a Genova
"Il nuovo diritto sicuritario"
Ne parliamo con M. Pavarini
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SCIENZE POLITICHE RAPISCE MONI OVADIA!
La cittadinanza è invitata a partecipare numerosa per un pronta liberazione
Mercoledì 12 Novembre
Aula A, Viale Berti Pichat ore 15
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LUNEDI 10 NOVEMBRE 2008
UNIVERSITA' GLOBALE
Dentro l'onda anomala: un libro collettivo su conflitti e istituzioni autonome contro il mercato del sapere
LA CRISI DELL'UNIVERSITA'
Tra mercato del sapere, istituzioni del comune e autoformazione
BOLOGNA- lunedi 10 novembre
ore 18 aula 3,
lettere e filosofia, facoltà ribelle
via zamboni 38
interverranno al dibattito:
Andrea Ghelfi (edu-factory )
Gigi Roggero (edu-factory)
Marco Bascetta (manifestolibri)
studenti, dottorandi, ricercatori e docenti sono invitati a partecipare
Due giorni di assemblea nazionale: verso l'autoriforma dell'università!
Dopo il grande corteo degli studenti e delle studentesse di tutt'Italia, riversatosi per le vie di Roma, contro la "controriforma Gelmini", l'Onda non accenna a fermarsi. Questa è la direttiva che si sta dando nelle assemblee e nei workshop a La Sapienza, attraversata da una due giorni di assemblea nazionale degli atenei in occupazione e agitazione.
Almeno 200mila le persone che hanno partecipato allo sciopero dell'università di venerdi mattina: un'Onda che ha attraversato e bloccato la capitale, portando in piazza la rabbia e la determinazione che hanno animato le mobilitazioni dell'ultimo mese. Una rabbia data non solo dall'opposizione ad una manovra di distruzione dell'università ma anche e soprattutto dalla volontà del movimento di prender in mano il proprio futuro, non delegandolo, rivendicando il proprio carattere autorganizzato e dal basso. Una determinazione espressa dalla vivacità con la quale il corteo ha individuato e perseguito il proprio obiettivo di assedio dei luoghi del potere, prendendo Montecitorio come simbolo. Tre le deviazioni degli studenti e delle studentesse in corso Vittorio, che han riempito i vicoli adiacenti al parlamento e portato l'opposizione dinnanzi a Montecitorio.
Onda Anomala, un movimento forte, che è cresciuto mobilitazione dopo mobilitazione, che è stato capace di fare elaborazioni importanti, ad esempio rimarcarcando il proprio carattere antifascista (dopo la reazione di piazza Navona) e agendo marcatamente all'interno di una crisi non solo finanziaria ed economica ("noi la crisi non la paghiamo") che è solo al suo punto di partenza.
Dopo la manifestazione nazionale il movimento contro la "controriforma Gelmini", prima del ritorno degli studenti e delle studentesse nelle proprie università e città, è oggi impegnata in una fase di discussione ed elaborazione, all'interno della quale assume un'importanza notevole la progettualità che si darà per i prossimi mesi. Costruzione di scadenze, una fra tutti lo sciopero generale del 12 dicembre indetto dalla Cgil grazie alla pressione e al merito anche di questo movimento, e di università altra, per un'autoriforma dell'università dal basso.
"l'Onda vi travolgerà, blocchiamo tutto" Infoautda La Sapienza Occupata
Siamo l'onda che autoriforma l'Università!
15 - 16 Novembre: ASSEMBLEA NAZIONALE ALLA SAPIENZA
Una marea gioiosa e propositiva ha invaso la cittá universitaria de LaSapienza: due giorni intensi di assemblee, workshop e musica in cui le diverse figure della formazione hanno continuato a dare corpo a quell'incredibile momento costituente che è l'autoriforma dell'Universitá. L'autoriforma come processo che già vive nelle pratiche del movimento, come passaggio di consolidamento delle forme di autorganizzazione e rilancio degli elementi del conflitto. Migliaia di studenti, dottorandi e ricercatori hanno discusso nei workshop tematici riguardanti la didattica, il welfare e il rapporto tra formazione e lavoro. Centinaia di interventi da tutti gli atenei italiani in mobilitazione che hanno avuto la capacitá di tradurre l'autoriforma in concreti elementi di programma e di agenda politica: proposte per continuare a costruire un'universitá autonoma, nuove pratiche di conflitto attraverso cui costituire delle vertenze diffuse, la partecipazione allo sciopero del 12 dicembre ed il lancio delle mobilitazioni diffuse per il 28 novembre. L'assemblea plenaria di domenica è stata partecipata da migliaia di persone, centinaia di interventi che hanno continuato a connettere le lotte tra universitá, scuole e studenti medi, tra l'onda anomala e la european anomalous wave che in questi giorni ha diffuso la potenza dell'onda in tutta Europa (Barcellona, Copenhagen, Parigi, Lione, Londra, Madrid, Bruxelles, Lisbona, Amsterdam, Berlino, Valencia, Aarhus, Tubinga, Istanbul). Non solo non pagheremo la vostra crisi, ma abbiamo anche la forza di costruire uno spazio forte e aperto, di dare vita ad un processo costituente per riprenderci il nostro futuro...e questo è solo l'inizio!
30 OTTOBRE 2008
Comunicato dell’assemblea d’ateneo student* e ricercator* precar*
Il territorio bolognese è attraversato da più di un mese da un movimento che dalle scuole primarie all’università si sta opponendo al progetto di riforma della coppia Gelmini Tremonti.
All’interno di questo percorso c’è stato un importante momento di confronto assembleare,che si è svolto nella facoltà occupata di lettere e filosofia lunedì 27 ottobre, per rilanciare in avanti la mobilitazione, con una manifestazione autoconvocata di tutti i segmenti della formazione per giovedì 30.
L’assemblea ha avuto la capacità di leggere la continuità tra le pressioni di confindustri, il progetto di università dell’Aquis e della più ampia volontà di smantellamento della formazione pubblica e del welfare del governo.Da qui la voglia di dare visibilità ad un no diffuso e di massa, invadendo le strade e le piazze, portando la nostra indignazione sotto la sede di rappresentanza di confindustria in via san Domenico 4.
Chiesta e negata l’autorizzazione per quel percorso è rimasta la determinazione di tutti e tutte a praticare l’obbiettivo, come esplicitato anche in conferenza stampa.
La mattina del 30 l’affluenza è andata oltre ogni aspettativa: 40000 tra studenti, ricercatori, precari, insegnanti, famiglie hanno preso parte ad un enorme corteo cittadino.
Il corteo ha sfilato comunicando e coinvolgendo l’intera città. In via Castiglione, all’altezza dell’aula Magna di Santa Lucia la strada è stata sbarrata dal reparto mobile, ma la determinazione di tutto il corteo ha saputo resistere alla carica della polizia e infrangere il divieto.
Senza nessuna frattura tutti e tutte siamo andati oltre la prescrizione dando vita, spontaneamente, ad un corteo selvaggio.
Alla circolazione della “crisi” abbiamo imposto la circolazione di nuovi flussi di saperi e desideri.
Bloccare la produzione e la circolazione metropolitana significa per noi praticare lo sciopero in forma diffusa e partecipata.
“se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città”: questo slogan ben rappresenta la voglia e il desiderio soggettivo di migliaia di persone di riappropriarsi del proprio futuro.
Viali, parco della stazione, porta Galliera, incrocio tra via Indipendenza, via Rizzoli e via Ugo Bassi, sono i luoghi in cui i manifestanti spontaneamente hanno formato dei blocchi del traffico fino alle 18.00 in forme dislocate, ma con un medesimo obbiettivo.
E’ stata una giornata che è nata dalle scuole e dalle facoltà occupate, non come punto finale ma come momento di rilancio da parte di chi, fuori da ogni logica partitica e sindacale, si è messo in gioco costruendo un piano politico nuovo, che si autorganizza attorno a progetti e pratiche comuni che non si fermerà fino a quando la legge Gelmini-Tremonti non sarà ritirata.
Questo movimento di studenti e precari, che non è sintetizzabile in nessuna sigla preesistente, è uno spazio politico in costruzione, non incasellabile, un’onda che si costituisce nel suo farsi.
Lettera aperta alla città di Bologna
Siamo figli e genitori, insegnanti e studenti, lavoratori strutturati e precari: siamo generazioni a confronto unite nella lotta. Siamo il presente e siamo il futuro.
Siamo i “buoni” che bloccano le stazioni e i “cattivi” che trattano. Siamo quelli delle lezioni in piazza e quelli dei cortei non autorizzati. Siamo un movimento multiforme e colorato; pacifico e determinato; radicale e dialogante.
Siamo quelli che dalle materne all’università dicono: NO GELMINI!
In questi giorni abbiamo attraversato scuole e università occupate, assemblee e cortei con migliaia di persone. Abbiamo gridato insieme che “noi la loro crisi non la paghiamo” e che “sul nostro futuro decidiamo noi”. Ci siamo ritrovati uniti per dire che non vogliamo vivere costantemente appesi ad un filo, ma progettare senza ricatti il nostro futuro.
Ci siamo mobilitati per dire no al taglio dei fondi che colpisce scuole e università pubbliche. Per dire che non si può fare ricerca con 500 € al mese e che il nostro dissenso non lo si può arrestare con un cinque in condotta. Per affermare che non si diventa più educati o più uguali indossando un grembiulino, né che si possa integrare separando. Crediamo che il maestro unico non sia solo uno scherzo del passato, ma un ulteriore elemento di insicurezza per le famiglie e le donne.
Sappiamo dire dei no decisi, ma non ci mancano le proposte.
Abbiamo un'idea di Paese differente da chi ci governa e ci ha governati e abbiamo la presunzione di poterla praticare, come già stiamo facendo nei progetti di autoriforma che vivono nelle nostre mobilitazioni.
Pensiamo che l'istruzione debba restare pubblica, perché solo così si garantisce la libertà di ricerca e di insegnamento. Pensiamo che il sapere sia un bene comune e che ciò sia incompatibile con le fondazioni e con i criteri di efficienza e produttività che Tremonti e Confindustria vorrebbero imporci.
Ci hanno insegnato che il sapere è elemento centrale del nuovo sistema produttivo, ma crediamo sia soprattutto strumento di liberazione e crescita personale e collettiva.
Il 30 ottobre vi chiediamo una presa di parola. Vi chiediamo di schierarvi con chi nella scuola si mobilita e con chi occupa le università.
Vi chiediamo di riempire con noi le strade della nostra città, per lanciare il messaggio che questa lotta non riguarda solo chi la formazione la vive oggi o la vivrà domani, ma che attraversa l’intera società.
Il 30 ottobre saremo a Bologna, tutte e tutti in piazza perché oggi ci riprendiamo il nostro futuro.
Dalla scuola dell'infanzia all'università
NO GELMINI!
ASSEMBLEA PUBBLICA
Lunedì 27 ottobre, ore 21.00
Via Zamboni 38
Le presentazioni prima di tutto.
Non siamo un'associazione riconosciuta.
Siamo, d'altro canto, perfettamente riconoscibili. Abbiamo volti e storie che si possono incrociare quotidianamente dentro e fuori le
mura delle facoltà dell'Università di Bologna. Ed abbiamo una storia collettiva che si sta scrivendo in questi giorni: da questa storia non
è possibile prescindere, né per noi né per voi.
Siamo studenti…parecchi studenti…ma anche ricercatori e professori. Tra questi ultimi, alcuni sono strutturati, altri non lo sono. Dopo 7, 10, 12…15 anni di lavoro stabilmente precario, abbiamo deciso di ribattezzarli i "diversamente strutturati".
Siamo quelli delle lezioni in piazza e quelli delle occupazioni di questi giorni.
Siamo quelli delle lettere, dei comunicati, delle e-mail che viaggiano rapide da un ateneo all'altro, da un nodo all'altro della rete e siamo
quelli dei cortei spontanei e non autorizzati. Siamo quelli che discutono con il rettore. E siamo quelli che lo contestano.
Ebbene sì, siamo tutte queste cose insieme.Perché non intendiamo la protesta come forma di rinuncia al diritto di parola, allo scambio, al confronto…e, per altro verso, siamo convinti che nessuno possa chiederci di rinunciare alla protesta, per ottenere titolo a discutere.
Ancora, siamo quelli dei seminari di autoformazione e siamo quelli del blocco del 1° binario alla stazione di Bologna.
Perché sul 1° binario non vogliamo prendere nessun treno che porti in un'altra città o in un altro Paese dove sia possibile – diversamente
da quanto accade dalle nostre parti – studiare e fare ricerca: abbiamo scelto di formarci, insegnare e fare ricerca esattamente e
precisamente nell'ateneo di Bologna. E non vogliamo cambiare idea.
Insomma, siamo quelli dell'ala dura e creativa, quelli dell'ala dialogante e radicale…in una parola non siamo altro che l'ala
bolognese di quel movimento che nell'intero paese ha messo le ali e sta spiccando il volo.
Non ci è possibile, in questa sede, rendere conto del complessivo dibattito che qui come altrove stiamo sviluppando in ordine
all'Università di ieri, di oggi e di domani. Dobbiamo limitaci, per ragioni di tempo, ad anticiparne solo talune conclusioni semplici, parziali e provvisorie: ebbene, il sistema formativo che vogliamo non è quello disegnato dalla coppia Tremonti-Gelmini, ma non è nemmeno quello odierno.
Crediamo nell'autonomia della ricerca e della didattica, nella necessità di aprire nuovi spazi, orizzontali, in cui studenti, ricercatori e docenti producano sapere nuovo, vivo, in cui le diverse conoscenze si intersechino e i rigidi steccati delle discipline vengano superati.
Respingiamo, perciò, con assoluta determinazione, ogni accusa di conservatorismo, peraltro assai bizzarra e pretestuosa quando proviene da chi si accinge, con vena persino restauratrice revanchista, a reintrodurre il maestro unico ed il voto in condotta nella scuola primaria. Non è un caso che manifestiamo tutti insieme, dalla scuola primaria all'università.
Venendo all'Università, andiamo subito al "merito" delle questioni, enucleandole in maniera schematica, seppur con un due brevi preamboli di carattere generale.
In primo luogo, quanto al portato della Legge n. 133/08, va denunciata la drammatica miopia di chi sceglie con consapevole ed ottusa determinazione di disinvestire sul sapere, la formazione e la ricerca, che pure, per comune ammissione, rappresentano il cuore e i polmoni dell'attuale paradigma produttivo.
Soffocare e sopprimere il sistema di formazione universitaria pubblico, equivale, da questo punto di vista, a soffocare ed uccidere il sistema sociale e produttivo nel suo complesso. Tanto più nel tempo presente, quando l'università e i centri di ricerca – chi altri sennò – andrebbero investite del ruolo e della responsabilità di progettare alternative credibili ad un modello di sviluppo che attraversa oggi una drammatica crisi di natura strutturale.
In secondo luogo, con specifico riguardo alle posizioni espresse dal senato accademico sulla 133, coerenti con quelle dell'AQUIS, denunciamo che la critica del senato sul taglio dei fondi e sul turnover al 20% si rivolge esclusivamente alla differente applicazione della legge e non ai suoi principi fondamentali. Più specificamente, il senato non dice nulla sul disegno di destrutturazione del sistema di educazione pubblico che la 133 porta a compimento.
Quello che il senato accademico ha espresso è la richiesta di una differenziazione tra atenei – atenei di serie A e di serie B – non fondata tanto su parametri di qualità nella ricerca e nella didattica, ma sulla base di criteri aziendalistici e gestionali. Per avere accesso all'AQUIS, infatti, è sufficiente possedere 2 di 3 requisiti: avere più di 15.000 studenti, aver speso meno del 90% dell' FFO in personale ed essere recensiti in almeno una delle classifiche accademiche internazionali, senza ovviamente specificare la posizione.
Sgombriamo il campo da un possibile fraintendimento: respingiamo con determinazione chi ci accusa di non credere nel merito, o chi sostiene che non ci opponiamo con forza a chi disperde le risorse pubbliche. Crediamo nel merito, nella qualità e nell'autonomia della ricerca e della didattica, e vogliamo che vengano valorizzati. Ma quelli delineati dall'AQUIS non sono reali criteri meritocratici; si tratta piuttosto di criteri puramente di bilancio spacciati per meritocratici.
Non è casuale che i criteri dell'AQUIS si conformino totalmente alle linee guida delineate da Confindustria per l'università. In questo quadro, l'unico vanto dell'ateneo consiste nello sfornare un alto numero di pubblicazioni a basso costo, vista l'alta produttività e la pessima retribuzione dei ricercatori precari italiani. Ricercatori italiani e muratori rumeni.
Segnaliamo inoltre che il senato non si esprime in alcun modo sull'eventualità di trasformazione delle università in fondazioni private. Una mancata presa di posizione preoccupante, perché le fondazioni non offrono garanzie in merito al diritto allo studio, al mantenimento dell'offerta formativa e alla situazione lavorativa di dipendenti e precari, minando alle basi la natura pubblica degli atenei e la libertà di ricerca.
Mentre in altri atenei in un momento come questo i senati si aprono anche ai tanti che nelle istituzioni non sono rappresentati, agli invisibili, ai precari, che fanno vivere tutti i giorni l'università, qui a Bologna nessun intervento ufficiale è riservato ad uno di loro / ad uno di noi.
Per queste e per molte altre ragioni, gli studenti, i ricercatori ed i professori, in stato di agitazione permanente presso l'Università di Bologna
CHIEDONO
1) che il senato accademico, di concerto con i consigli di facoltà e i Dipartimenti, approvi e renda pubblico un documento di integrale denuncia e rifiuto del complessivo disegno di ristrutturazione delle istituzioni formative promosso dall'attuale Governo.
2) che gli organismi isituzionali della facoltà, insieme al corpo docente, ai ricercatori e agli studenti impegnati nella mobilitazione, si facciano promotori di iniziative di lotta che rendano visibile il dissenso esplicito e radicale contro l'attuale disegno di ristrutturazione dell'università proposto dal Governo, quali:
a) una giornata di blocco completo e generalizzato della didattica, eventualmente in concomitanza con altre iniziative analoghe promosse in altri atenei;
b) una giornata di sciopero del lavoro gratuito, intendendo per tale una astensione collettiva del personale non strutturato dalle attività che vengono regolarmente svolte (anche e soprattutto durante le sessioni d'esame) al di fuori di ogni previsione, contrattualizzazione e formale riconoscimento, sicché si renda visibile e manifesto che l'Università italiana, incluso l'ateneo bolognese, vive strutturalmente sotto organico, reggendosi, in ampia misura, su un lavoro sostanzialmente disconosciuto.
c) la cancellazione dell'inaugurazione dell'anno accademico e la sostituzione della cerimonia con un'iniziativa pubblica per sensibilizzare i cittadini.
d) una grande giornata di mobilitazione territoriale, il 30 ottobre, costruita dal basso, da tutti i segmenti della formazione, dalle scuole primarie all'università, lanciata con una lettera aperta alla cittadinanza.
Per finire, siamo quelli che difendono la scuola, l'università, la previdenza, la sanità pubblica. Perché il "pubblico" che abbiamo in mente non è quello di questa università in crisi, dei tornelli all'entrata e dei ricatti, dei fannulloni e della caccia ai fannulloni. Il pubblico che abbiamo in mente è quello che stiamo costruendo.
Non ci interessa la crisi di QUESTA università, perché ne stiamo costruendo – vogliamo costruirne – una nuova.
Assemblea di ateneo No Gelmini student* e ricercat* precar*
COMUNICATO ASSEMBLEA DI ATENEO OTTOBRE 2008 Indietro non si torna! Dalle facoltà in rivolta
Non abbiamo paura della crisi dell'università perché ne stiamo costruendo un'altra.
Siamo parte di un movimento nazionale che nelle strade e nelle facoltà si sta opponendo dal basso all'offensiva della coppia gelmini-tremonti.
Anche a Bologna dalle nostre aule e dalle nostre facoltà occupate siamo riusciti a far schierare consigli di dipartimento, di facoltà, cda e senato accademico in merito alla riforma.
Il senato accademico, invece di prendere posizione contro la 133, preferisce scatenare una guerra tra atenei per accaparrarsi le ultime briciole dei finanziamenti pubblici.
Non chiede infatti l'annullamento dei tagli e del blocco del turn-over, così come non prende posizione contro la possibilità di trasformare l'università pubblica in fondazioni private; ma esige una differenziazione tra università virtuose e non, che individualmente contrattano ateneo per ateneo le misure e i tagli da applicare.
L'assunto di fondo e' che esistano e debbano esistere università autoproclamatesi di serie A, come l'"eccellente" ateneo bolognese, e università di serie B.
Dietro questa retorica pseudo-meritocratica dell'AQUIS non c'e' alcuna visione strategica del futuro dell'università pubblica e del sistema della formazione di questo paese. al contrario, si perseguono forme di sapere totalmente asservite a logiche di tipo tecnocratico e privatistico che mascherano le vecchie linee di potere baronale e feudale.
Il 21 si riunisce nuovamente il senato accademico dell'alma mater e noi saremo li per assediare il rettorato e dire la nostra:
Noi ci opponiamo a queste leggi che demoliscono la formazione pubblica e non possiamo accettare la linea di compiacenza portata avanti dal rettore Calzolari.
Il movimento degli studenti e ricercatori ribadisce invece la propria volontà di costruire un'università altra, fondata sull'autonomia della ricerca e della formazione.
già stiamo sperimentando nelle pratiche di autogestione, nei laboratori di autoformazione, nella riappropriazione di tempi e spazi un'altra università.
Rifiutiamo il sapere imposto che ci vuole precari e disciplinati: siamo una generazione senza diritti e senza welfare.
Vogliamo una atro presente ed un altro futuro!
Lo stiamo costruendo a partire dalla nostre lotte.
Per questo d'ora in poi andremo avanti in autonomia, senza più aspettarci né chiedere riconoscimento a nessuno; costruiamo la nostra legittimità a partire dalla nostre pratiche che vivono nella ripresa delle facoltà delle strade e delle piazze!
Assemblea di ateneo NO-GELMINI
Assemblea autoconvocata di Scienze Politiche
Rete Nazionale Ricercatori Precari - nodo di Bologna
21 OTTOBRE 2008
ASSEDIO AL RETTORATO
28 OTTOBRE 2008
RECLAIM THE STREET! ..
30 OTTOBRE 2008
PASSA LA 133 MA INDIETRO NON SI TORNA!
..
7 NOVEMBRE 2008
GIORNATA DI MOBILITAZIONE LOCALE IN TUTTA ITALIA
..
dal Blog Rododentro di Fricca2008
- BRAIN + Fuoco Negli Occhi (presentazione BRAINSTORM)
- ARENA 051 presenta la compilation JAMMIN'ARENA VOL.1, che verrà distribuita gratuitamente all'ingresso della serata
start ore 22:00
prossimi eventi: - 21 ottobre: FRATELLI QUINTALE + ELEMENTI NOCIVI - 28 ottobre: dibattito con LUGI e TRIX + dj set - 4 novembre: DSA COMMANDO + RIBBORES & SANTIAGO - 21 novembre: MISTAMAN + EMERGENZA + "BATTLE ARENA prequel" (contest freestyle a iscrizione libera, il vincitore accederà alla finalissima del 30 gennaio) - 30 gennaio: ENSI+KIAVE+CLEMENTINO + "BATTLE ARENA" (contest freestyle a invito) - ogni mercoledì Lab Hip Hop a partire dalle 21:00 (free entry)
2nd october 09 The Scptx Family's INFERNO Launch Party
Le bestie sn tornate in città portando un nuovo stile di drumnbass che si sta sviluppando principalmente nei paesi est europei, influenzata dalla techno, dalla gabba e dal metal, una nuova sonorità, oscura e potente che come vento gelido si abbatterà su bologna... Venerdi 02 Ottobre 2009 al Redrum di via Calzoni 6 serata di Inaugurazione del Scptx Family's Iinferno, ciclo di serate ad alto contenuto adrenalinico che partendo da sonorità neurofunk e passando per la technoid si spingerà fino alla technodnb più incazzata...
feat. Scptx Family All Stars: Urban - Aenimal - Undead - Narco - Rugeboy
AD UN ANNO DALLA SCOMPARSA DI STEFANO ROSSO PARTECIPIAMO INSIEME A TANTI ALTRI A DUE SERATE DI MUSICA IN SUO RICORDO 18&19 SETTEMBRE PRESSO IL KOLLATINO UNDERGROUND VI ASPETTIAMO!
Lsd Bio: Lsd aka LowSubDeep is a producer from Warsaw in Poland. He started producing music in '95/'96, experimented with different music styles like Happy Hardcore and other 4x4 stuff over 170BPM. He discovered dnb in 1997 on a big event in Lodz and fall in love with this strange kind of sounds. Lsd experimented with different styles in dnb, from liquid to neurofunk, then he finally came to technodnb. Heavy basses and werid noises are at the first place for him. Lsd is signed on Abducted, Ammunition, Wayside and Tilt and now also on Scptx Rec. www.myspace.com/lsddnb