"Marci custodi. Custodi di un amore putrefatto sottoterra. Proiettili contro cartelli stradali. Scagliate grida contro la notte veloce. Sangue dentro il nostro stesso sangue. E poesie alcoliche scritte e recitate. Divine parole bagnate di benzina. Poi fuoco e cenere scalciata via. Raccolta dal vento. Dentro cui abbiamo danzato in estasi. Avevamo bisogno di noi. Di noi stessi impressi con vigore. Cucire le nostre verità con ago e filo dentro al cuore. Farle divenire parte di noi indissolubile. E bisogno di braccia. Pance e petti e seni irrigati di lacrime a stringere occhi. Corpi tremanti. Fragili e forti in mezzo alla strada. Niente sarebbe stato per sempre. Il coraggio di lasciare entrare dentro la verità. Mentre la luna fatiscente decompone acide favole sopra di noi." [...]
Sebastian Gush