Dal giorno in cui apparvero misteriosamente/
Spazzando via un morente universo di giocattoli/
E inondando la mia stanza/
Con cose nuove/
Io non ho fatto niente tranne che ascoltarle/
E nascondermi tra loro/
Serbando solo un filo di voce, timidamente/
E non so perché/
Alcune entrarono dalla finestra/
Altre bussarono alla porta/
Altre hanno sempre vissuto da queste parti/
Alcune stanno ancora girovagando lontane/
E così vennero le racchie, e vennero le belle/
Vennero facili, vennero difficili/
Alcune per curare e altre a ferire/
Vennero a confondere, vennero a chiarire/
Alcune sono fatte per ballare/
Altre ti inchiodano seduto a piangere/
Alcune parlano di demoni/
Altre scacciano le nubi/
Io le feci entrare tutte, timidamente/
E non so perché/
Quanto aiuto, quanta disperazione/
Quanto male e quanto bene/
E quante notti dormite male/
Per causa loro/
Vennero quelle immortali dei grandi cantori/
Insieme a quelle passeggere /
E a quelle mediocri/
Vennero a me da tutto il mondo/
E, poi, vennero da dentro me/
Io non ho fatto altro che cantarle/
E in mezzo a loro raccontarmi/
Usando solo un filo di voce, timidamente/
E non so perché/
Ora ho centinaia di figlie vergini /
Che vivono nel mio cassetto/
E a volte sembra che mi accusino/
Di non averle create sufficientemente belle/
Per uscire fuori e incantare gli uomini/
Vi chiedo scusa, mie care bambine/
Vi feci alla maniera in cui io sono/
Vi ho dato molti anni e molti segreti/
E quanto vi amo è cosa dura da spiegare /
Ma mai vi ho detto che /
‘Siete state fatte per la gente ’/
E nemmeno che ‘siete libere di andare ’/
Vi diedi vita per non restare solo /
Nella stanza in cui son nato
("Canzoni", p.terzitta, 2003)
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