Piuttosto che scrivere l’ennesimo articolo su cosa siano la micromusica e il circuit bending abbiamo deciso di far emergere direttamente dalla nostra intervista al micromusicista più singolare della scena, Luca Manga, delle definizioni il più vicino possibile alla pratica effettiva.
Luca Manga è l’unico micromusicista conosciuto che non è presente in rete. Non se ne trovano, lì, di suoi pezzi, eppure egli ha avuto un ruolo decisivo: c’è chi gli riconosce di esser stato tra i primi, con Cobol Pongide e Lo_Lo, ad avviare la scena a Roma.
In una stanza con due notebook su un tavolino, di cui uno collegato ai Commodore 64C, intatti o aperti, sparpagliati per terra e con diverse toy keyboard palesemente modificate in giro, inizia la conversazione con Luca Manga. Mi fa vedere una Casio SA5 a due ottave, pesantemente modificata, ha tre manopole, tre pulsanti e un interruttore aggiunti da lui: “Crea panorami elettronici a volontà”.
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Si resetta con un pulsante, si aspetta qualche secondo, si mettono tutte le manopole a zero e poi selezionando un ritmo e uno strumento, e lavorando con le manopole e con improvvisi tocchi dell’interruttore i suoni cominciano a impazzire. Il suono che ne esce fuori è raffinato, complesso, non è semplice rumore, non è semplice distorsione: sono panorami elettronici.
All’inizio gli chiedo cosa fanno quelle manopole e lui risponde: “Incasinano la CPU, la fanno vomitare, sono tutte violenze che fai ai circuiti”.
Perché hai scelto una Casio SA5?, gli domando: “Perché queste sono propense a essere modificate, è più facile”. Mi ci metto anch’io, ma non ottengo gli stessi risultati.
“Ci ho impiegato anni per farla e anni per imparare a suonarla”, dice lui sorridendo. Mi spiega che la prima manopola semplicemente modifica il clock della CPU e abbassa il suono di un’ottava. “Il primo a fare queste cose è stato Reed Ghazala negli anni ’70, guardati il suo sito anti-theory”, mi dice.
Gli chiedo a cosa serve esattamente l’interruttore e Luca non sembra interessato alle descrizioni tecniche: la sua attitudine non è quella di un ingegnere né quella di un accademico ma di uno sperimentatore in continua evoluzione. Risponde: “Questo fa impazzire la CPU, ma non definitivamente, crea collegamenti improbabili, senza ucciderla, rompe l’organizzazione tra CPU, ROM, RAM, EPROM e altri componenti”.
Introduci la stocastica in queste tastierine, insomma, dico io; “Sì, ma non è solo caso, c’è un equilibrio, impari a tenere sotto controllo il caos e con lo sviluppo dell’abilità, man mano, riesci a indirizzare il caos, è una cosa quasi mistica. A un certo punto queste macchine cominciano a seguirti, io cerco di farle sempre più sensibili, per questo ci metto tanto tempo, c’è ormai una corrispondenza tra i miei stati emotivi e quello che gli faccio fare, quello che fanno. Il circuit bending è uno degli aspetti più interessanti della ricerca 8-bit, quello della modificazione continua, che è una riappropriazione dal basso delle tecnologie. Col circuit bending acquisisci coscienza degli strumenti che suoni, queste cose le ho imparate studiando su internet, c’è un libro fondamentale Build Your Own Alien Instruments di Reed Ghazala che consiglio a chi vuole iniziare… quando ho iniziato io c’era già una comunità, non vastissima, ma c’era. Anche all’est, all’est c’era lo Spectrum e non il Commodore, il chip era l’AY, pensa che l’emulatore dello Spectrum, WARAJEVO, è stato scritto a Sarajevo, in Bosnia-Erzegovina durante la guerra, sotto i bombardamenti”.
Luca Manga mi porta in un’altra stanza piena di giocattoli e tastierine. Mi fa vedere due robot, uno giallo e uno rosso, “onde quadre” mi dice, e poi diversi esemplari del “Grillo parlante” modificati.
Apre un armadio e dentro ci sono una trentina di tastierine e chitarre giocattolo tutte ordinate in fila. Vi sono varie marche e modelli: diverse BONTEMPI, mi mostra una Casio SK-1, una MEDELI, una MAITH? PK-2.
“Queste sono macchine proto-digitali, onde quadre”. E ancora una GBC mc-7, una Casio minuscola, la VL1 VL-Tone, usata dai Trio per la celebre Da Da Da, e una sua evoluzione la VL-10. E poi una Casio PT-7.
“La usano anche gli Autechre”.
Poi tira fuori un vecchio giocattolone e si mette a ridere: “Questo è il grillo parlante italiano, è il BIT-8 della Editrice Giochi. Questo l’ho craccato con Lo_Lo, anzi l’ha craccato lui”.
Mi porta in un’altra stanza e apre un altro armadietto, ci sono diversi Game Boy: “A questo ho modificato anche la retroilluminazione sennò ai concerti non ci vedo nulla...
Questa, la SHINELCO KR-7, ha la radio, poi queste le hai già viste, sono le SA5 che uso per i miei rari live insieme alla TYCO HOT LIXX, questo chitarozzo. Ha un suono ruvido, computeroso. Per la batteria invece uso la Synsonics della Mattel, è una batteria analogica, pratica, quando era in vendita dicevano che ti faceva suonare come un professionista e questa è la nostra speranza. Era pensata per i bambini e gli si diceva anche se non sei capace suonerai come un PRO. Noi abbiamo molta fiducia nel marketing di quei tempi, era incoraggiante”.
Da un altro armadietto tira fuori dei chip: “è il SN76477 della Texas Instruments, lo stesso che era stato usato per Space Invaders nei bar, ha dei suoni davvero ignoranti”.
Poi ci sono le Magical Light, tipo la Casio ML-1, sono più recenti. Una Casio che non ha nessuno è la Casiotone MT-30, è un gioiello, guarda che catafalco e poi le Bontempi dell’epoca, degli anni ’70, sono più futuriste di quelle venute dopo non trovi?”
Rispondo chiedendo di chiarire come ha iniziato…
“Ho iniziato coi computer e poi anche grazie a Cobol Pongide sono passato alle tastierine, siamo alla fine degli anni ‘90, lui aveva un approccio meno tecnico, collezionava elettrodomestici e mi ha passato questa passione e io in cambio, probabilmente, gli ho passato l’idea che poteva usare la sua passione anche per fare dei pezzi suonati. Io prendevo i computer dalla spazzatura o dagli zingari a Portaportese” (famoso e storico mercato dell’usato della Capitale, ndr.).
Intercalo che Cobol ha fatto una mostra al Palazzo delle Esposizioni, di questi elettrodomestici…
Aggiunge Manga: “Sì, alla quale io partecipai come musicista: facevo l’ambientazione sonora. Quindi all’inizio lui frequentava questi mercati per ricercare e comprare queste macchine molto antiche, molto belle, era interessato all’evoluzione delle forme degli elettrodomestici, mentre io ero concentrato sul recuperare vecchi computer, ma lui pian piano sviluppa una sensibilità per le tastierine, Casio, Bontempi, tutte fonti sonore se vogliamo più facilmente accessibili e anche belle per questo e mi trasmette questa passione, io praticamente la vedo in lui e gliela copio. Mi segnala questo bellissimo sito che per noi all’inizio è stato davvero un punto di riferimento, Warranty Void. Un ragazzo tedesco molto in gamba che aveva studiato tutte queste square waves e si era reso conto delle loro infinite possibilità. Per il musicista elettronico comune fino a quel momento questi oggetti non erano di nessun valore e suonavano tutti uguali, e invece no, lui scopre che sono ricchi di differenze, di sonorità e noi apprezziamo il suo lavoro attraverso il suo sito in cui documenta anche tastierine italiane fin nei minimi dettagli, uno bravissimo che ha fatto un lavoro di una sistematicità incredibile, un ragazzo eccezionale… e scopriamo questa cosa qua e pian piano lo capiamo sempre di più e c’impadroniamo quindi di tutti queste cose facilmente accessibili perché noi le compravamo per cinque euro, per pochi euro anche da rumeni, bravi ragazzi, brave famiglie, anche gente di sessanta anni che campava di queste cose qua ed è stato anche molto divertente”.
Le tue prime micromacchine?
“La prima cosa con cui sono venuto in contatto è stato un software per Windows, il Sid Player, che all’epoca non era assolutamente alle prime versioni e che ti permetteva di riascoltare nostalgicamente le vecchie musiche del 64. Il mio 64 seppur zoppicando continuava a funzionare, ma ancora non avevo gli strumenti per poterlo suonare, mi procuro allora quello che all’epoca era disponibile in rete, l’M64, un programma che ti permetteva, con un’interfaccia midi che io avevo comprato per riutilizzare il 64 come sequencer, di sfruttare le possibilità del chip, il SID, come un vero strumento e questa prima cosa la facevo con l’M64 insieme a Lo_Lo. Dici: perché non sei in rete? Perché la mia attività in cui coinvolgevo alla grande Lo_Lo e che ci occupava a tempo pieno era l’esplorazione, non ci siamo mai preoccupati di comunicare ad altri i nostri risultati, io imparavo molto dalla rete ma non avevo una propensione alla diffusione delle mie scoperte. Ma con gli anni, attraverso i rapporti personali, senza dubbio il nostro lavoro si è diffuso, però è vero la mia musica non la trovi. Il mio primo istinto è stato di procurarmi nuove macchine, avevo scoperto che nuove fonti sonore potevano essere tutta questa generazione di ex giocattoli, con questa nuova prospettiva si nobilitavano a strumenti dalle infinite possibilità e questo è effettivamente quello abbiamo visto realizzarsi negli anni da parte di tante altre persone”.
Come ti procuri queste macchine?, gli domando.
“La prima fonte sono gli amici: molto spesso se ne vogliono liberare e scoprendo il tuo interesse, giudicandolo anche un po’ così, del tipo guarda che carino, colleziona ‘ste cose qua, tieni guarda c’ho in cantina un bellissimo Amiga 500, c’ho due 64…, te lie procurano. Quindi questa è stata la fonte iniziale, poi, anche, la spazzatura. Perché tanta di questa roba oggi finisce semplicemente buttata via, anche per strada…; c’era anche chi prendeva per me nella spazzatura. Guarda una delle prime cose che ho trovato nell’immondizia, te la faccio vedere: è una SH10 della Yamaha ed è bellissima! Era in un cassonetto in un quartiere qui vicino. Ti dirò di più: una volta ci ho trovato un synth dentro un cassonetto, per me è una cosa quasi miracolosa, è un synth italiano: il Jen SX1000.
Quante probabilità hai di aprire un cassonetto e trovare una tastierina buttata?, domando…
“…Se hai occhio in certi periodi in cui la gente butta, come d’estate o a capodanno, è molto probabile. Se guardi sempre, sai che alcune persone quando buttano certe cose pensano che magari qualcuno se le prende… perché esiste tutta una nuova popolazione che da noi faceva queste cose finché per certi versi non gli è stato impedito, quello di recuperare cose nella spazzatura. Quindi queste persone sapendo che qualcuno poteva passare, tante volte, certe cose come giocattoli e vestiti le lasciano un po’ a margine, appoggiate sul cassonetto, dunque sono più visibili. A Roma come a Napoli la gente butta quando deve fare le grandi pulizie, prima dell’estate e a capodanno. Poi le grandi discariche. Noi scoprimmo, venendo dalla scena Techno, una grandissima discarica abusiva di roba elettronica, la cosiddetta Fintech. Negli anni ’90 ci facevano i rave e c’era questa enorme discarica e noi andavamo a prendere a man bassa: c’erano centinaia e centinaia di tastiere, computer, componenti elettronici. La Fintech era una fabbrica, un’ex fabbrica, dove qualcuno abusivamente scaricava i detriti industriali delle aziende. La mia scena era la discarica, nel mio caso c’è una continuità tra questa discarica nella quale mi sono procurato vecchi computer usati in ufficio e un approccio favorevole verso la discarica come un posto pieno di tesori. Uno dei primi demo del mio gruppo degli anni ’90, i PVC, si chiamava La Discarica dei sogni. Insomma ero solo uno degli ultimi approfittatori della spazzatura, qui c’è tutta un’umanità che ci vive, esattamente come succede in altre città. Ho vissuto al Cairo dove trecentomila persone vivono rovistando nei rifiuti, qua in Italia è iniziato questo fenomeno negli anni ’90, penso che anche tu l’avrai visto apparire, gente che cerca nei rifiuti, e questa gente valorizza alcune cose e altre come i vecchi giocattoli che per loro non hanno valore pensano bene di vendersele ed è una grande operazione di riciclo. Per me il discorso è ecologico perché queste tastiere sono spazzatura inquinante, producono diossina quando vengono bruciate, ce le respiriamo e invece noi le riutilizziamo ed è una tecnologia che è girata in milioni di esemplari. Le nuove immigrazioni dai paesi balcanici, gli zingari cacciati dalla ex Yugoslavia, musulmani, venivano dalla Bosnia-Erzegovina quando ci sono state le pulizie etniche, sono scappati in Italia e per sopravvivere rovistavano nella spazzatura e andavano a vendere quello che trovavano a Portaportese”.
Mi informo su che tipo di macchina, in particolare, gli abbiano mai procurato. Mi dice: “Una in particolare? Io direi quasi un centinaio”.
Proseguo informandomi su quale sia stata la prima micro macchina che ha modificato; ricorda Manga: “Io modificavo delle macchine ma non le portavo mai a termine, erano solo a livello esplorativo, facevo dei buoni strumenti poi li smontavo e passavo al prossimo. Un giorno i Micropupazzo (duo composto da Dj Scheisse e Gran Master Ghei, i primi ad aver realizzato un live micromusicale a Roma. /ndr.) mi hanno detto: ‘Senti perché non me ne fai uno?’ ed è una macchina molto bella, perché è una piccola tastiera cinese lunga circa dieci, quindici centimetri, quindi molto piccola, che ha semplicemente un’ottava. All’inizio faceva delle musichine già pronte, era senza marca, un giocattolo cinese anonimo, forse una copia di qualcos’altro, trovata buttata, aveva solo delle musichette natalizie preimpostate e portando l’unico selettore in un’altra posizione potevi suonare delle semplici notine di square waves. I Micropupazzo mi hanno sempre spronato in momenti di pigrizia. Allora fu un grande sforzo realizzare una cosa del genere, oggi che ho anni d’esperienza mi dico ammazza quanto c’ho messo. E’ una cinesata che è diventato un sintino. Quella è stata la mia prima tastiera modificata, dopo di ché pian piano ho detto va bene ,ne ho realizzato una per LORO perché non me ne posso fare una bella per me? Ci ho messo anni a raggiungere questa Casio della serie SA5, ma non è molto importante se si ha la 5, la 6 o la 7: è la serie SA in generale che ha una propensione, se vogliamo, a impazzire, l’hai sentita, si possono produrre questi panorami elettronici stocastici. Praticamente il mio obbiettivo è quello di metterli sempre più sotto controllo e ci si riesce con una grande dose di esercizio di calma e sensibilità nei riguardi dello strumento e dell’atmosfera che ti circonda. Il progetto iniziale è apparentemente semplice, poi in realtà per curarlo nei dettagli, per farlo in modo tale che risponda sempre di più mi ci sono voluti anni, e ancora penso che sia un progetto aperto, non lo considero mai chiuso, faccio sempre delle modifiche per renderlo più sensibile alla mia esecuzione, è un continuo lavoro, è una convergenza tra la mia capacità tecnica di modificarlo e di esecuzione e le sue possibilità. Questa SA5 l’ho usata nei live e ha avuto un grande riscontro, Reed Ghazala queste ‘SA’ modificate le chiama Aleatron, perché generano panorami elettronici stocastici. Lui dà dei nomi molto belli agli strumenti modificati, sono molto esplicativi, sono nomi ad opere d’arte perché li produce proprio come oggetti artistici. La mia è della specie delle Aleatron’, profondamente una Aleatron”
Io osservo i Commodore 64 aperti per terra e lui con un sorrisino dice: “Sai quanti sono morti mentre ci lavoravo?!”
Poi chiedo: Che differenza c’è tra musica 8-bit e micromusica? Risponde: “Il termine 8-bit è più ristretto al campo delle macchine 8-bit, è una definizione più tecnica, tu fai 8-bit perché fai musica con un circuito 8-bit, se fai musica con un computer 8-bit bene è allora 8-bit, già la Synsonics che usiamo come batteria, il giocattolo della Mattel ha un circuito 8-bit ma il suono è prodotto analogicamente. Quindi è tecnicamente un ambito un po’ ristretto, anche la bassline (la TB-303) è stata pensata con una mentalità 8-bit, anche lei è un computer 8-bit eppure è anche una macchina analogica. Micromusica, forse, è un termine più adatto ad esprimere in generale questa attitudine sganciandola dalla definizione tecnica e arida dell’8-bit, il micromusicista è quel musicista che dà importanza alle piccole cose, alle cose buttate nella spazzatura, il micro non si propone di diventare una grande star. La nostra è una cultura del macro, la gente vuole il SUV, tutti vogliono diventare grossi, essere grandi, dei big men. Invece sono state riscoperte anche le VL-1, che sono tastierine davvero piccole, anche la SA5 ha due ottave, ma sono tastiere piccole piccole anche per le dita”.
Quanto ha giocato la nostalgia nella nascita della micromusica? Luca: “Non è importante lo spirito nostalgico, ci sono quelli che oggi approcciano alla micromusica anche se non sono della generazione che ha avuto il 64, non è importante che la nostalgia sia vera, tanti apprezzano il valore di innovazione e di rottura con la cultura macro, con il mainstream, come è stato anche il punk, il punk è stato una botta e questa è una botta che parla alle persone e l’invita a fare lo stesso. Secondo me quello che sta facendo la micromusica e spero che gli riuscirà sempre di più è tenere le briglie della faccenda senza che ci siano necessariamente di mezzo i grandi produttori, le grandi case discografiche che sappiamo tutti essere in crisi. Io penso per come è oggi la situazione che sia importante il lato live del fenomeno, perché da una parte è facile ascoltarla gratuitamente dalla rete e spero che sia sempre più facilmente accessibile per tutti, ma non è questo il valore aggiunto, il valore aggiunto dal quale poi il musicista può guadagnare, perché il musicista deve guadagnare è il live. Se il musicista si guadagna la vita coi live, proponendo uno spettacolo vero che mi dà delle cose è una cosa importante, che arricchisce infinitamente di più che vedere un video su Mtv o sentire il dischetto, l’ultima novità a 30 euro. La musica gratis da internet e al live giustamente paghi perché è un valore aggiunto”.
Tre parole-chiave?
“Riappropriazione, ecologia e condivisione”.



















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HEY
EXTRACT / FIRST EP / DOT
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MY NAME IS UNTITLED !!! EP 0 OUT !!! 4 NEW TRACKS !!!
Zathura - Tasty Lips, Fresh Slits [CND005]
Made with diverse consoles and synthesizers, this EP is a pretty mix of Synth Punk and Digital Hardcore.
Available for free download on http://chipndamned.com
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New mixtape - Deadlypablito 1997-2007 breakcore&tribetek mix
Early tribetek and breakcore vynils mixed in a 62 minutes mixtape never released before :)
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have a great GREAT WEEK
:)