Marco Grompi (vc, gtr)
Osvaldo Ardenghi (gtr, vc)
Massimo Piccinelli (ks, vc)
Dario Filippi (bs, vc)
Paolo Guerini (ds)
“I Rusties sempre più in alto (non solo nel nome di Young). Nacquero (quasi) per gioco, per un concerto-tributo a Neil Young, e sono diventati un’istituzione! Sono i Rusties, la band lombarda che dopo dieci anni e oltre 500 concerti come tribute-band del canadese si è ritagliata uno spazio originale con un bel disco di inediti (Move Along, con un cameo di Cristina Donà)” (La Repubblica XL)
“I Rusties sono autentici rockers innamorati di una musica fuori dal tempo e dalle mode (…) Il cuore e il vigore di una passione devastante dove l’istinto prevale sulla ragione” (Suono)
“Move Along è il disco più affascinante in stile americana mai stato prodotto da un gruppo italiano" (Ibs.it)
“I Rusties diventano grandi (…) Nella title track, complice la voce delicata di Cristina Donà, scrivono una delle migliori canzoni di questo ultimo scorcio di 2009. E se le pesanti chitarre elettriche di Soldier Of Fortune pagano il giusto tributo al Young più incazzato, è con la conclusiva Sinking che la band ci regala le emozioni più forti. Avanti così Rusties, alla riscossa!” (Classix!)
"La tribute band di Young cammina da sola e rimane in piedi (...) un album che si rivolge a un pubblico maturo e smaliziato che preferisce gli originali agli epigoni” (MoonlightRecords.com)
“Verrebbe quasi da pensare di avere messo le mani sulla ristampa di un gioiellino di West Coast psichedelica fine Sessanta, primi Settanta. Invece sono i Rusties di Bergamo e dintorni (...) e sono all’altezza del compito, capaci di reinventare un suono fluido, luminoso e organico in una sequenza di motivi ipnoticamente insinuanti (Eclipse) e ariosi ritornelli (The Show), in bell’equilibrio tra ricamo acustico e liberatoria svisata elettrica, cori celestiali e riff autenticamente rock. Molto più di una tribute band” (Rockol)
“Rockers italiani, ascoltate e imparate come si fa!” (Io Donna/Il Corriere della Sera)
“Figli più del folk americano che della canzone italiana, sono capaci di riportare l’attenzione sulla musica vera, senza artifici. Bella la voce di Marco Grompi, splendida e inattesa quella dell’ospite di lusso Cristina Donà” (L’Unità)
“Belle canzoni, prima di tutto, ballate che sanno di rock con la erre maiuscola, che raccontano storie ed esprimono emozioni senza tempo, età e passaporto. E anche carisma e rispettabilità sufficienti a coinvolgere altri artisti in un progetto che ha tutta la dignità, la sincerità e la sicurezza dell’opera pienamente matura (Voto: 7/10)” (Rockerilla)
“Un bellissimo lavoro!” (RAI Radio 1 Village)
“Move Along (…) è un bel disco rock genuino e sincero come in Italia se ne sentono pochi, con impasti vocali in West Coast style e jam psichedeliche” (L’Eco di Bergamo)
“Divulgatori (dieci anni di tributi a Neil Young), ma anche creatori di un rock senza tempo, i rugginosi propongono dieci canzoni nel solco della tradizione del rock rurale degli States” (Chitarre)
“Genere: Rock. Ha il suono di: Neil Young, David Crosby (…) Però c’è da considerare l’amore patrio, la capacità, tutta italica, di mutuare il meglio dagli altri, e la bellezza, obiettiva, di questo Move Along, tutto fatto (e scritto) in casa (4 stelle)” (Rockstar)
“Senza spavalderie fuori luogo, ma senza eccessi di timori reverenziali, Move Along mette in fila dieci episodi imbevuti di fragranze West Coast, orientati per lo più verso evocative delicatezze country/folk (soprattutto anni ’70) ma a tratti accesi di vigore R’n’R (...) l’intera scaletta si rivela ben congegnata oltre che appassionata” (Il Mucchio)
“Move Along non tradisce le attese. Un disco sano, di quelli come si facevano una volta (…) composto e suonato con la passione di chi s’impegna per far sì che la musica non sia solo una mera questione di sottofondo” (Debaser.it)
“Il disco all’ascolto si svela in tutta la sua solidità, sia dal punto di vista della produzione sia dal punto di vista della scrittura (…) Move Along è il frutto di una grande passione per la musica, una passione che vive nei brani dei Rusties e che rafforza tutto il loro desiderio di comunicare attraverso il rock” (IlPopolodelBlues.com)
“Un quintetto che scrive genuini brani originali e li interpreta con passione, sul filo del ricordo di cos’è stato il robusto rock americano a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta (7/10)” (Blow Up)
“Ringraziando Neil Young, i Rusties fanno il salto di qualità con un disco eccellente (…) Move Along, vera e propria perla di scrittura musicale e lirica, dove i testi (in inglese) si accompagnano a sonorità che pescano nel sottobosco del repertorio folk rock sia acustico che elettrico” (Amadeus)
“Un lavoro quieto, fatto di percezioni & comunicazione, di serenità & fluttuazione tonificante. Una tranquillità fatta di ballads che sanno trasmettere riconciliazione interiore, ma che contengono anche forza & energia (…) Le canzoni hanno consistenza, le chitarre fanno un buon lavoro e gli assoli sono ben congegnati (…) Move Along è un CD dai buoni intendimenti, un disco onesto con gli strumenti giusti per far decollare suggestioni… e scusate se è poco (3 stelle)” (Buscadero)
“Move Along: Rusties al debutto. Il nuovo disco della tribute-band di Neil Young capace di non far rimpiangere l’originale (...) I Rusties riescono nell’impresa puntando sulle sfumature (…) convincenti sia con la spina attaccata che in versione acustica (…) un’ulteriore prova di bravura e di sincerità”. (BresciaOggi)
“Il sound è solido, accattivante, fiammeggiante nel rincorrersi delle chitarre, evocativo negli impasti vocali (…) delizioso e meritevole d'ogni credito (8/10)” (MusicLetter.it)
“I Rusties hanno fatto il grande salto (…) Move Along parte dal loro amore per la musica di Neil Young e per la West Coast spaziando e allargando il raggio d’azione verso sonorità europee” (Jam)
“Nati come cover band di Neil Young e spesso in giro per l’Europa, fanno il grande passo con brani autografi. Il sound è simile ma arricchito anche da ospiti di grido (Cristina Donà), buona vena compositiva e cura degli impasti vocali” (D-La Repubblica delle Donne)
“Una credibilità, conquistata passo passo, che li proietta in una dimensione nuova” (Car Audio & FM)
“L’adesione che i Rusties esprimono nei confronti del loro modello diventa spesso atto sonoro puro e convincente, nel solco di quelle tradizioni folk e rock che eternano i classici, facendoli passare di bocca in bocca e di chitarra in chitarra. Bravi, davvero” (IlMucchio.it)
“Si respira una passione che ha ben poco a che vedere con l'attività di una qualsiasi cover band” (Rockerilla)
“Sono partiti come cover band di Neil Young, diventando la migliore band europea del genere. Ora si muovono con le loro gambe. Bel disco, bei suoni, non immaginavo tanto” (VideoHiFi.com)
“Una band che ha trasformato in arte il culto per Neil Young” (Il Giornale)
“I cinque musicisti ci trasmettono serenità, voglia di suonare e di comunicarci le loro tante passioni musicali. (…) Straordinaria la partecipazione di Cristina Donà, una delle voci più belle ed intense del cantautorato rock italiano, con un’interpretazione da pelle d’oca (…) Chitarre tese e taglienti” (VoceCamuna.it)
“Un live grezzo e diretto, nessun trucco, nessuna sovraincisione (...) roba da far tremare i polsi. Loro scelgono direttamente la via più difficile (...) E funziona” (Alias/Il Manifesto)
“Una semplicità e spontaneità d'approccio ed al contempo una personale passionalità nelle reinterpretazioni che aggirano il problema del confronto con gli originali” (Music Box)
“I Rusties hanno una marcia in più (...) entrano nel repertorio, lo sviscerano, ne colgono l’essenza sonora (…) Rock d’autore, compresa la languida Move Along, con Cristina Donà che offre la sua preziosa vocalità. La musica dei bergamaschi Rusties è fresca e tradizionale, appassionata, forte di ascolti metabolizzati a dovere” (L'Eco di Bergamo)
“Move Along has a sound not far from Californian bands like Eagles (maybe it’s the sun from Italy…). The harmony of the voices invites the listener to follow the lyrics easily and sing along with them (…) Believe me, on stage they're awesome!” (LeakySparrow.com)
(Tube Jam Records TJR 0903 – distribuzione I.R.D.)
Difficile pensare a una vicenda artistica che si avvicini a quella dei Rusties. Anzi, impossibile. Dieci anni girando l’Italia e l’Europa a “tributare” onori a Neil Young, riuscendo a essere “più Neil Young di Neil Young” in diverse riletture di gioielli perduti nell’immenso passato del canadese. E intanto, talenti che si divertono senza pressioni e che permettono al principale songwriter della band, nonché vocalist e chitarrista, Marco Grompi, di far uscire senza forzature uno stile dal grembo di una passione per la musica rock che risponde solo e soltanto a un imperativo: mi piace, lo faccio.
Non sono cinque ragazzini, i Rusties: così il loro nome “rugginoso” assume un sorriso (auto)ironico, che non appena si inizia l’ascolto delle dieci canzoni si tramuta in una serenità, che è quella della quiete provocata dall’ascolto della musica come esperienza sensoriale e interiore slegata da ogni considerazione commerciale, modaiola, opportunistica.
Move Along, la cui title track è impreziosita dall’amica di lunga data Cristina Donà alla (splendida) voce, diviene veramente l’esortazione migliore per ascoltare quest’opera: muovetevi con noi lungo le piste che conducono agli angoli più segreti del cuore. Già, veniteci, lì dentro, perché non troverete intimismo lamentoso e individualista, ma un banchetto della condivisione di emozioni universali, scavi profondi riportati alla luce anche dopo anni di lavoro per essere, appunto, condivisi con chi ascolta, con chi sa ascoltare.
“Move along è andare oltre, spostarsi, è un muoversi non solo nello spazio e nel tempo, ma soprattutto nella mente,” dice l’autore di otto delle dieci canzoni, Grompi. “Ogni canzone ha una sua suggestione e quindi un suo suono, un’intenzione, un panorama sonoro a sé stante la cui organicità è data dalle persone che le interpretano e dall’accostamento in sequenza dei brani. Non una raccolta di canzoni, ma canzoni a raccolta”.
Così fu in principio, quando il rock era giovane. Il rock non è invecchiato, molti suoi protagonisti si. Molti addirittura nascono vecchi, anche se all’anagrafe sono ancora giovanotti. I “rugginosi” invece sono giovani, molto giovani, perché hanno osato credere a qualcosa che sta oltre il tempo, dentro la mente. Qualcosa che una volta era lo stimolo massimo del mondo dei dischi.
I Rusties ci provano con gioia, disinicanto, passione e fede: “Questa è un’autoproduzione vera e autenticamente indipendente: i brani sono stati pensati, scritti, arrangiati, suonati, registrati, missati, prodotti, masterizzati, stampati e distribuiti completamente in proprio (ovviamente with a little help from our friends)”.
Così Marco, Osvaldo (Ardenghi, autore di due brani), Dario (Filippi), Massimo (Piccinelli) e Paolo (Guerini) (più, oltre a Cristina, gli altri ospiti “Rusties onorari”: i chitarristi Robi Zonca e Paolo Filippi, la violinista italo-siriana Jada Salem e il percussionista Teo Marchese) ci consegnano un album che non è del 2009. Ma di quel momento magico che solo la musica proveniente dalla sorgente primordiale può svelarci.
Rusties & friends (Elena Vittoria, Robi Zonca & Paolo Filippi) "Rockin' In The Free World" live @ Xel, Seriate, June 10th, 2009
“I Rusties sono proprio bravi. Ecco, pensato e scritto. Se ascoltando la moderna musica a stelle e strisce siamo spesso costretti a recuperare qualche vecchio vinile per rifarci la bocca e le orecchie, qui il rischio non lo corriamo. In Move Along c’è il sano, vecchio spirito che ci ha resi mille volte felici. E se queste parole possono essere semplici da scrivere ascoltando la deliziosa title track, ingentilita dalla voce di Cristina Donà, ciò che convince è in realtà il resto, ogni momento in cui la chitarra elettrica si fa liquida e gli impasti vocali rimandano a vecchie leggende mai sopite (You’ll Never Know ma anche Above Everyman con il bel violino di Jada Salem che per qualche secondo mi ha fatto venire in mente il vecchio Mr. Lindley, tanto per dire). Poi il gusto per i brevi wall of sound che spuntano qua e là sono immagino un omaggio alla città più piovosa del mondo, che si trova nello stato di Washington, ma l’intelligenza (sì, l’approccio alla musica può anche essere intelligente) è quella di essere riusciti a non apparire platealmente derivativi (anche se lustri a raccontare di Neil Young sono certamente entrati nel loro dna), mantenendo personalità e facendo emergere un evidente amore per la musica che si scrive e si suona. In fondo, è questo che cerchiamo in un disco: amore e onestà intellettuale, il resto sono solo note. Move Along non è un disco perfetto ma io ve lo consiglio proprio per questo. E anche perché, ascoltando per esempio By Your Side, davvero ottimo il pianoforte di Massimo Piccinelli, oppure Tracks con i suoi deliziosi impasti vocali, possiate riscoprire quelle atmosfere che ci hanno fatto amare la West Coast di più di trent’anni fa. Voglio dire: non è la stessa musica, però il sentimento è quello (...) E la conclusiva, splendida, Sinking, una canzone da accendini accesi, mi induce al suggerimento di insistere con il pianoforte e con certe arie che possono davvero diventare un marchio di fabbrica di questa band che sta schitarrando alla grande da non so quanti anni per adombrare il mito dei Crazy Horse e che nei momenti più riflessivi raggiunge una grande intensità espressiva ed emozionale. Allora forse la coda pianistica di questo brano non è lì per caso, come del resto i Rusties non sono un gruppo per caso. Correteli ad ascoltare”.
Roberto Anghinoni, Late For The Sky n° 96, Giugno/Luglio 2009 (www.lateforthesky.org)
è una canzone alla quale sono particolarmente legata e che amo suonare, ed avendo notato Warren Haynes nella vostra top friends, esecutore di quella straordinaria solistica nella Cortez rivisitata da Dave Matthews, ho sperato che la vostra non fosse un ennesimo mero scimmiottamento.. che fortunatamente non è! come gli altri brani, del resto; per cui, complimenti! e bentrovati :)