Tarlo Terzo sfrutta lo stesso connubio tra scrittura alta e sentita e musicalità scarna, minimale, aspra, mentre le atmosfere si fanno notturne e urbane, sfocate dai neon delle metropoli moderne, pur mantenendo in nuce i caratteri ormai classici del duo Dorella-Succi.
Rob Mazurek rimette in discussione il proprio multiforme bagaglio culturale, centrando in pieno il bersaglio di una musica totale. Circondandosi della gente giusta, che al meglio incarna la progettualità da lui collocata a monte di un disco.
Mezzora di pop sperimentale ad alto concentrato di raffinatezza,
grezzamente lo-fi,
caleidoscopico nel suo incedere incosciente tra melodie pop cristalline e sperimentalismi cupi e tenebrosi.
La lezione London-based rivisitata dall’America con ricordi berlinesi (la techno) ci fa riflettere sul futuro dell’elettronica che si spinge ancora una volta verso un confine fuzzy, fatto di drones tribali, ambient glitch apocalittica, cyberpunk iperveloce per cavalieri elettrici e giochi vocali spiazzanti.
Un lavoro politico nel senso “umano” del termine e per questo si dice umanista: perché - in ciò simile alla coppia di predecessori - punta l’indice partendo dalle tragedie di tutti, appoggiandosi coerente a un’anima folk europea.
Mammuth minimalista in forma di kolossal avantgarde, calato in una dimensione allucinatoria pressoché costante, Imperial Distortion è semplicemente una delle migliori colonne sonore che possiate ascoltare per sonorizzare la prossima apocalisse.
Sempre materia cangiantemente dopo-rock per il ritorno del trio americano, che mischia rock, indie-pop, noise, inserti di elettronica e improvvisazione controllata. Con un gusto per la teatralità e una predilezione per le strutture aperte e cerebrali.
La band di Brooklyn fa il suo ingresso ufficiale nella società del pop rock con lo charme necessario: con una gran produzione e un generale ammorbidimento, che nel loro caso significa smussare giusto quei tre o quattro angoli indie che li rendevano un po’ ruvidi.
David Byrne & Brian Eno – Everything That Happens Will Happen Today (everythingthathappens.com, 18 agosto 2008)
di Paolo Bassotti
Dopo quasi 30 anni David Byrne e Brian Eno di nuovo insieme in un percorso non privo di sorprese, nel quale i due ritrovano la storica intesa, per un album sulla speranza e sulla misericordia.
Micah P. Hinson - And the Red Empire Orchestra (Full Time Hobby / Self, 27 giugno 2008)
di Giancarlo Turra
Rivelazioni col cuore in mano di chi al terzo album va incontro all’età adulta. E’ un mondo al solito “sad and beautiful” da perdercisi dentro, questo, e pertanto facciamolo per l’ennesima volta.
Fleet Foxes – Fleet Foxes (Bella Union / V2, 4 luglio 2008)
di Antonio Puglia
C ’è qualcosa di magico e di antico, di onirico e subliminale che percorre queste undici tracce; qualcosa che trascende anacronismi e nostalgie, e ha la capacità di connettere con stati d’animo reconditi.
Shonky – Time Zero (Freak’n’Chic / Audioglobe, giugno 2008)
di Marco Braggion
Se pensavate che la notte non fosse più ipnotica, provate ad entrare nel mondo di questo giovano produttore francese. Questo è il punto di partenza per la consacrazione e la rinascita della techno psichedelia.
Santogold - Santogold (Lizard King Records, giugno 2008)
di Paolo Bassotti
Il primo album di Santi White è una strana creatura, fatta su misura per piacere al pubblico del pop alternativo (col suo incrocio di indie rock, reggae e nuovi suoni urbani) ma con alcuni brani tanto commestibili da aprire un mondo di possibilità in ambito mainstream.
Flying Lotus – Los Angeles (Warp / Self, 10 giugno 2008)
di Gaspare Caliri
Partendo da un minimo comune denominatore Novanta – Warp, o post-Warp–, Flying Lotus torna a colpire su tutto il corpo, come entità unica e ciononostante malleabile. Ma anche sulle pareti che abbiamo attorno.
Scott Kelly – The Wake / Steve Von Till – A Grave Is A Grim Horse (Neurot Recordings, maggio 2008)
di Antonello Comunale
Ormai i veri cantautori dell’apocalisse si contano sulle dita della mano: Woven Hand, Michael Gira e… Steve Von Till e Scott Kelly. Gente con una storia ben chiara scritta sul volto e una visione terribile che gli serpeggia tra le dita.
My Brightest Diamond - A Thousand Shark's Teeth (Asthmatic Kitty / Goodfellas, 2 giugno 2008)
di Teresa Greco
Un ritorno alle sue origini classiche per una contaminazione in chiave decisamente orchestrale del pop rock con cui avevamo conosciuto sino ad ora Shara Worden aka My Brightest Diamond.
Indian Jewelry – Free Gold (We Are Free, 20 maggio 2008)
di Gaspare Caliri
Difficile definire gli Indian Jewelry. Specie ora che gli spruzzi di rumore, l'electro apocalittica e il post-post-punk sono funzioni psichedeliche. E se fosse l'ennesima variante dell'acid-rock dei Sessanta?
The Black Angels – Directions To See A Ghost (Light In The Attic, 13 maggio 2008)
di Gaspare Caliri
Uno scorre le tracce e si ritrova ad abbracciare fette intere di storia del rock. I Black Angels ci riportano dentro all’altro ieri trascinando esperimenti di recupero più recenti. Benvenuti nella musica "connotativa".
Scuba - A Mutual Antipathy (Hot Flush, 11 aprile 2008)
di Edoardo Bridda
I semi sono stati ripiantati: con Scuba la listening electronic music primi Novanta guarda al futuro. L'ambient dubstep delle meraviglie.
The Shortwave Set - Replica Sun Machine (Wall Of Sound / Self, 2 maggio 2008)
di Antonio Puglia
Un concept postmoderno che rimescola quarant’anni di musica pop, specie dal versante psych e orchestrale, con ascendenze disco, electro e funk. Con l’aiuto di Danger Mouse, Van Dyke Parks e John Cale.
Portishead – Third (Universal, 28 aprile 2008)
di Edoardo Bridda
Il trip hop è soltanto un ricordo lontanissimo, si punta diritto alla minimal (dark) wave fine Settanta e lo si fa a suon di kraut rock e techno, acid rock e folk. Uno spiazzante cambiamento che segna il ritorno dei bristoliani.
Long Blondes - Couples (Rough Trade / Self, 11 aprile 2008)
di Antonio Puglia
Un quasi-concept che gioca con certe angosce suburbane, mescolando disco-pop e ruvidezza wave. Una semimetamorfosi per un sogno metapop à la Paul Morley, con Kate Jackson a mo' di una Kylie Minogue che fronteggia i Banshees, o una Gwen Stefani che si struscia su Alan Vega e Martin Rev.
Cesare Basile - Storia di Caino (Urtovox / Audioglobe, 4 aprile 2008)
di Stefano Solventi
Disco che suona scarno, essenziale ma intenso, al servizio di testi infarciti di rimandi biblici, riflessi neri di una contemporaneità malata. Una scrittura che ha smesso di credere all'accumulazione di segni.
Hercules And Love Affair - Self Titled (DFA, 10 marzo 2008)
di Gianni Avella
La nuova scoperta di casa DFA è un team stellare con ospite Antony Hegarty a tutti noto per i suoi Johnsons. Neo new wave parente di assiomi quail Chicago house e New York garage. Tardo “disco" assolutamente da ballare.
Missill – Targets (BMC-Discograph / Self, 10 marzo 2008)
di Marco Braggion
Le spore delle sperimentazioni inglesi bhangra atterrano sul suolo della Francia hiphoppara e piena di synth. Una nuova world music da ballare, il sogno degli Asian Dub Foundation riattualizzato dopo il terremoto p-funk. London’s burning, Paris’s dancing.
Valet - Naked Acid (Kranky, 25 febbraio 2008)
di Antonello Comunale
Honey Owens scrive il secondo capitolo della sua personale Bibbia degli Acidi. Psichedelia lunare per i flutti marini dell'Oceano Pacifico, tra stati di coscienza alterati e codici del DNA per accedere alla memoria eterna.
Benga - Diary Of An Afro Warrior (Tempa, 3 marzo 2008)
di Marco Braggion
Benga è un surfer, in moto perpetuo tra electrojazz, tunnel deep iperdark, house, grime. il disco dubstep perfetto infatti non può che mutare di continuo, tra underground e aria di lento ma costante rinnovamento.
AGF - Words Are Missing (Agf Producktion / Audioglobe, 18 febbraio 2008)
di Antonello Comunale
Criptico e inintelligibile, distante e cerebrale. Il nuovo lavoro di AGF segna lucidamente la differenza che separa l’artista berlinese dal resto della comunità glitch. I testi, gli alfabeti, e i segni calligrafici di una musica elettronica senza parole.
Beach House - Devotion (Carpark, 26 febbraio 2008)
di Antonello Comunale
Victoria Legrand, Alex Scally e la lora casa al mare. Secondo disco per il duo di Baltimora. Suggestioni dream pop, strizzatine melodiche dai '60, echi psichedelici per steel guitar e un mare magnum di tastiere zuccherose e dolcissime.
No Kids – Come Into My House (Tomlab, 19 febbraio 2008)
di Gaspare Caliri
L’aggiornamento dell’r’n’b radiofonico all’indie, l’armonia delicata che si può creare tra elementi contrastanti, un pizzico di sensibilità nord-europea e un gran lavoro di incastri per un album eclettico che mantiene tutta la sua freschezza.
Rings - Black Habit (Paw Tracks, 15 gennaio 2008)
di Giancarlo Turra
Un suono da jungla surreale su cui fluiscono leggere le voci, in una rincorsa continua che diviene abbraccio reciproco di melodia e agitazione. Il ritorno della band americana già nota come First Nation.
Vampire Weekend - S/t (XL / Self, 1 febbraio 2008)
di Antonio Puglia
Possono quattro ragazzi newyorkesi (ri)mettere in discussione i significati di pop e world music in soli 34 minuti e 19 secondi? Certo che sì.
Lightspeed Champion - Falling Off The Lavender Bridge (Domino / Self, 25 gennaio 2008)
di Antonio Puglia
Dal nu-rave dei Test Icicles al folk pop dei Lightspeed Champion, dai club di Londra al Nebraska, il passo è più breve di quanto si pensi. A soli ventun anni Dev Hynes mette a segno uno dei più bei dischi d'esordio della sua generazione.
Mahjongg – Kontpab (K, 22 gennaio 2008)
di Gaspare Caliri
Mahjonng come un gioco da tavolo cinese: i chicagoani con qualche mossa d’astuzia virano la electro in un mondo di ritmo complesso, funk bianco, esotico sciamanesimo. Mutant-electro appena nata e già riuscita.
The Magnetic Fields - Distortion (Nonesuch, 15 gennaio 2008)
di Teresa Greco
Ineffabile Merritt: in quest’occasione ha lavorato intorno al concetto di “rumore provocato”, per un chamber pop noise che cela, sotto gli strati di suono, le consuete melodie sopraffine e l’humor dissacrante che ben gli si addice.
Christian Rainer & Kiddycar- How This Word Resounds (Fridge / Seahorse / Goodfellas, 24 dicembre 2007)
di Stefano Solventi
Quella fra il proteiforme Rainer e la band aretina si rivela una combinazione azzeccatissima, dove regna e permane un senso di gioco, di recitar la parte allestendo argute rappresentazioni a base di reminiscenze e attitudini, suoni come provenissero dal cuore dell'ultimo romantico sulla faccia della terra.