"Lo dico perchè lo vivo, in zona questo va tantissimo.
Il sound dei Soul Drivers appartiene di certo a quello che di più trendy la scena capitolina ha partorito negli ultimi anni, sulla scia sapientemente lasciata dai già noti Masoko e cullata nel grembo caldo di quella straordinaria fucina di talenti che a Roma è rappresentata dal Circolo degli Artisti, storico club che ha fatto del mecenatismo indie rock una politica ed un credo.
Le ispirazioni e le suggestioni britanniche e vagamente mod sono note, e chi vi attinge non fa certo di tutto per rinnegarle o nasconderle, in bilico tra l'affermazione di una sana ed annosa passione e il sospetto legittimo di cavalcare un'onda fashion da tempo in auge.
C'è tuttavia nella musica dei Soul Drivers un'esigenza che va oltre la semplice corrente modaiola, un'energia potente e indicibile che ci fa urlare al rock'n'roll.
Se il poltergeist dei Franz Ferdinand aleggia rumoroso nella ossessivamente dandy "Oh Boy", è nelle reminiscenze punk di "Sorry About the Things" che l'embrione del collettivo romano sembra sbocciare in una vibrazione che si allontana sempre di più dalla routine della rock band di maniera. La febbre da dancefloor incrocia lieve la melanconia nel suono bouncing e sentimentale di "Why did your love fall apart", in "Before today comes tonight" vestiti scuri e capelli lunghi puntano gli artigli sulla brillantina e le cravatte ben annodate.
Contro il conformismo alternative, le chitarre crude e l'arrangiamento ancora bramoso di essere levigato non impediscono al magma in ebollizione di permeare in tutti i pori dell' Ep, con le ingegnose linee vocali e i riff subliminali a fare attendere con ancora più trepidazione la prima uscita ufficiale."
(Augusto Pallocca - Mescalina.it)
"I Soul Drivers sono un gruppo che sicuramente insegue la contemporaneità. Ma anche la scrittura e l'atteggiamento sono presi, pacchettocompleto, dai gruppi di riferimento. Non che non lo facciano con perizia e con buona riuscita. Nel rimando a scatole cinesi di un genere dai mille sottogeneri che è esso stesso scatolacinese, si va dagli ultimi arrivati Wombats in "Sorry About The Things" (con, però, la spruzzatina mod di tastiere) al riferimento più diretto agli Ottanta di "Oh Boy". Anche se, in quest'ultima, ci si ritrova poi a scorgere i Franz Ferdinand. E quindi, cancelliamo pure con un colpo di spugna tutti i padri e concentriamoci sugli elementi del genere che, continuamente, tornano a rimescolarsi nel creare organismi sempre nuovi e, chi più chi meno, di successo. Così la pensano i Soul Drivers. Il risultato è piacevole. E allora stingiamo stretto stretto il nodino della cravatta, fa molto David Byrne."
(Alessandro Cavallini - Rockit.it)
"Una bomba pronta ad esplodere. Perché appellarsi ai vari Kaiser Chiefs, Franz Ferdinand, Los Campesinos! quando lo strabiliante gioco di specchi della Nuova Nuova Onda ti permette di pescare a piene mani nel sound dei padri? David Byrne è stato più strepitoso di chiunque altro abbia tentato di riprenderlo, tirandone fuori (di questi tempi più che mai) un surrogato agevolmente smerciabile all’interno della Grande Farmacia degli Schizzati. Ma ‘Sorry About The Things’ è una presa di posizione limpida, fresca, alla luce del sole. Tastiere frizzanti e una riguardevole propensione al fracasso nervoso fanno di questo attes(issim)o EP un gioiello pronto a saziare le primitive pretese dei monomaniaci da pista senza far storcere il naso a chi, di musica, ci vive anche al di fuori dell’amato/odiato dancefloor. Parte ‘Oh Boy’ e i patti si fanno cristallini. Quella voce strozzata è qualcosa più di un omaggio a un genere, una scena, una metropoli presa nei singolari anni a cavallo fra la fine dei ‘70 e l’inizio degli ‘80: è un ponte fra quella New York e i nuovi fermenti di cui sopra, ormai fagocitati dai nostri. In ‘Why Did Your Love Fall Apart’ i Soul Drivers sono inaspettatamente vicini ai milanesi Susie Big Hands, recensiti su queste pagine. Caso? Certamente un punto di demerito, per chi preferisce riesumazioni ed aggiornamenti programmati ad un’ottimista e sana predisposizione al talent scouting. Ma ripeto. C’è tanta bellezza, qui, oggi. La si vede nei volti dei cugini, coetanei, ritrovati più sereni dello scorso dicembre, nei cesti di vimini assortiti di conserve e salumi trovati sotto l’albero. Nella candida foto di copertina di questo disco. A voi distogliere lo sguardo, se proprio ci tenete"
(Filippo Bizzaglia - Nerds Attack)
"I Soul Drivers hanno solo tre anni di vita artistica alle spalle, eppure, tra cambi di formazione,consolidamenti del percorso sonoro, vittorie a concorsi come NordkappIndiependent Tour o support a band come Wombats, Foals o NeilsChildren, possono già considerarsi un piccolo caso da teneresott'occhio.
Fiducia alimentata ulteriormente se si pensa che, non avendo ancora unaproduzione ufficiale, tutto ciò che hanno raggiunto è frutto unicamentedei loro sforzi. E l'indipendenza, come è rinomato, per quanto brulichidi buone proposte, non è un terreno facile su cui muoversi.
Elemento a doppio taglio se consideriamo il numero incalcolabile digruppi nati, esplosi e morti ancor prima del debutto discograficoufficiale, ma questo non è il caso dei Soul Drivers che, avendocostruito la propria rispettabilità sui palchi e con scelte sempreaffini alla loro indole, possono vantare a pieno titolo un successo sìfulmineo, ma solido.
Passi saldi quindi, non l'ormai consueto studio ed assimilazionedell'onda momentaneamente più alta che, per leggi fisiche, è destinataad un naturale ed inevitabile crollo.
Amanti della cultura Mod e di ciò che risulta curato e pulito, i cinqueragazzi romani, impregnano delle loro anime le tracce di questo ep cheli rispecchia nella totalità degli elementi rifiniti scrupolosamentefino ad estrapolare la parte più incisiva che li agita. Basta solocogliere il gusto del microcosmo di suoni che coadiuvano con quelliportanti o il sapore delle armonizzazioni vocali per capire di chestoffa sono fatti. I risultati sono chiari, un trascinante rock'n'rollcatchy che trasuda britishness da tutti i pori.
Così, con i soli cinque pezzi che strutturano questo lavoro, possiamoavere un buona panoramica sulle qualità tecniche e gli intenti delgruppo che non delude riuscendo a cristallizzare, sul supportodigitale, la palpabile coesione che li caratterizza.
Se cercate l'ennesima band ben vestita e con il santino di Pete Dohertynella tasca, andate avanti, se invece state provando a scremarel'inflazionatissima scena per capire chi se ne appropria indebitamentee chi l'ha veramente nel cuore, questo è uno di quei dischi che non puòmancare nei vostri ascolti."
(Giulia Palummieri - Liverock)
L'EP omonimo dei Soul Drivers cattura l'orecchio fin dal primissimo ascolto: è facile ritrovarsi a canticchiare il brano di apertura "Sorry about the things" subito dopo averlo finito di ascoltare. E senza accorgersene affatto.
Tra melodie orecchiabili e ritmi incalzanti, l'atmosfera creata dall'ascolto dei pezzi è senza dubbio very british, un po' Mod e un po' Eighties, esempio da manuale di quella definizione contenitore che è diventato l'indie rock. La band infatti autoproduce interamente il proprio lavoro, sia dal punto di vista strettamente discografico che da quello del management: il merito dei progressi compiuti dal 2005 (anno di nascita della band) fino a oggi, è interamente personale, insomma. Raggiungere una certa visibilità con i soli propri mezzi non è certo affatto facile, ma non impossibile; resta tuttavia l'attesa per una produzione "ufficiale", per intraprendere nuove strade e avere nuove possibilità.
L'importante risultato appena conseguito dal gruppo è una conferma che il sentiero imboccato è quello giusto: i Soul Drivers infatti hanno vinto l'ultima edizione di MArteLive, confermando così il loro posto al sole nel panorama della musica indipendente romana. Le sonorità della band sono ben precise, i riferimenti evidenti: definendosi brit-pop, indie, electro, new-wave, alternative il quadro è completo. Tranne che per una piccola precisazione che ci sembra necessario fare, concentrandosi sul ritmo e la presenza (quasi) costante dei synth, e cioè il riferimento a quel krautrock che è un rimando tipico anche del gruppo che ci sembra di sentire "tra le note", e cioè i Franz Ferdinand.
A cavallo tra dancefloor e rock'n'roll, un po' modaiolo e proprio per questo di piacevolissimo ascolto, l'EP dei Soul Drivers mantiene attento l'ascoltatore fino alla fine. L'ultimo brano "Before today becomes tonight" ne è la perfetta conclusione: trascinante esattamente come quello di apertura, chiude il cerchio con precisione.
Una piccola pecca va tuttavia segnalata: la qualità della registrazione non è eccellente come la cura per l'aspetto grafico e il contenuto farebbero supporre. In effetti i Soul Drivers vanno gustati dal vivo; lo dimostrano i loro live, sempre coinvolgenti, durante i quali anche i più timidi non possono fare a meno, se non proprio di ballare, almeno di battere il tempo con il piede.
Duppy Conquerors e Weedaklan sono lieti di presentare al BIG BANG un'altro Big Bad International Sound che stà facendo la storia della scena Reggae/Dancehall europea, direttamente da Nancy il sound piu' rappresentativo della FRANCIA...
MERCOLEDì 18 NOVEMBRE 2009 ore 22.00 / fine concerti 00.30 @ HOLD 'EM MUSIC PUB in via delle cave, 59. Roma (Metro Colli Albani). Al sottoscala concerti con sottoscrizione: euro 5.