buongiorno scrivo canzoni...parlano uno dell' empasse...quello che io chiamo teoria dell' elastico...due delle innumerevoli dualità della persona occidentale...maledetta congiura di raccontare se stessi...tre la moltitudine svilente e indegna di coppia...dannato mestiere...di questo umore sono le canzoni ed io di umore vivo...Balla SALAME balla!
scrivono di me:
rock it:
http://www.rockit.it/pub/r.php?x=00007324
Davvero inusuale di questi tempi, Stefano Amen! Cantastorie torinese dai testi al vetriolo e dal modo apparentemente scomposto di interpretare. Le canzoni sembrano quasi eseguite in base a sensazioni estemporanee altalenanti, spesso dilatate in chiave visionaria. Come dire…ti aspetti di vedere, oltre che sentire, la scena finale. Accade così in "Parassita". Una voce roca, talvolta stentata, talvolta dai toni bassi, impostata alla Buscaglione. Originale, coinvolge e tiene alta l'attenzione. Dichiaratamente ispirato a Bob Dylan e con riferimenti alla vecchia scena cantautoriale italiana: Gaber, Claudio Lolli, De Andrè. Pochi strumenti accostati in modo sui generis, del tutto imprevedibile. Stefano canta le sue storie borderline creando un racconto musicale immaginifico, che spesso tocca i toni della narrazione vera e propria. Insomma,si tratta di una piacevole constatazione di un modo genuino, passionale di fare musica e di voler comunicare qualcosa secondo parametri assolutamente personali. Ostico ma bello. (12-07-2007)
http://www.bielle.org/2007/PrimiAscolti/Rece_Amen.htm
Blues sopra Torino, cantautore da invecchiamento
di Giorgio Maimone
E dopo tanto tempo sotto la paglia, Stefano Amen se ne esce con "Stravecchio". Sono le stesse canzoni del demo dello scorso anno, ma impaginate in una confezione con bollino Siae, copertina e crediti. In modo da saperne un po' di più. Quello che emerge ancora una volta è che a Torino si respira il blues. In questa città della Louisiana, adagiata sulle sponde non del Po, ma del Mississippi, da qualche anno in qua spira aria di canzone d'autore. L'elenco ormai tende all'infinito: da Giaccone e Lalli, a Carlo Pestelli, a Massimo Lajolo, Federico Sirianni, Gianluca Bargis, Mattia Donna e tanti tanti altri. Stefano Amen porta un piacevolissimo album sul tavolo delle novità e un altro ne prepara ("Terraterra!" ma ne parleremo alrove),
Il primo riferimento, ascoltando "Tequila, amore mio" è Luigi Grechi. E già qui c'è stupore, perché non pensavo che il pur bravo fratello di De Gregori potesse fare scuola stilistica. Ma non è tutto qui. Anche Stefano Amen ha una bella personalità e un'ottima voce e i brani, per quanto accennati da pochissimi strumenti, non soffrono di nessuna fragilità. Il piacere più grosso è ascoltare le storie e la cultura di fondo che vi promana. Non solo perché un cantautore in grado di citare il Carracci è un animale raro, ma perché è sempre evidente una ricercatezza che non si ferma alla prima suggestione, peraltro già sentita. Gli accostamenti di Stefano sono nuovi. Poco consueti. Ogni tanto ricorda Lolli, specie nei brani ad andamento più lento come "Criminali" o "Crack" e soprattutto nel quasi recitato "Berlino, New York" ma non sono citazioni.
Di citazione ricordiamo solo uno za-za-ra-zan di passaggio di omaggio al riconosciuto maestro Paolo Conte, ma peraltro se ne poteva fare a meno. Su My Space Stefano ricorda le sue fonti di ispirazione: oltre a Paolo Conte troviamo Enzo Jannacci, The Pogues, Bob Dylan, Louis Ferdinand Céline, Giorgio Caproni, Carlo Emilio Gadda. Un gran bell'insieme, che mette già in chiaro con chi abbiamo a che fare.
"Stravecchio" è, in fondo, solo il sesto cd scritto, autoprodotto e non pubblicato da Stefano. "Terraterra!" è già il settimo. Ed è forse per questo che si è deciso a costituire Ordigno, studio di registrazione a domicilio, per abbattere drasticamente il prezzo di produzione di un cd, ma anche per dare mixing, mastering di demo, preproduzioni o produzioni di alto livello.
I singoli brani: "Tequila, amore mio" è tex-mex, come promette il titolo. Ritmi lenti e spazi desertici: non a caso abbiamo anche i Caleixo tra gli "amici" sia di Amen che di Bargis. Il clima è analogo e la canzone funziona appieno. Un ottimo biglietto da visita per chi accede a un cd di un autore ignoto. Molto Luigi Grechi, come si è detto, ma perché i riferimenti di partenza sono gli stessi per entrambi. Resta una delle mie preferite.
"Criminali" è un lento assassino. come pure la "Crack" che segue poco dopo e che, in qualche modo possono richiamare il De Gregori degli inizi, quello della Pecora, tanto per intenderci.
Il titolo wertmulleriano Berlino, New York, Città del Messico nel lento quasi recitato, può richiamare i reading di Claudio Lolli, ma forse non volontariamente. Gli altri titoli seguono con buona lena, confermando l'ottima tenuta di Stefano alla lunga distanza.
Non convince invece la finale Tequila Blues dal contenuto alcolico superiore alla media, ma questo non inficia il giudizio globale che è più che positivo e che viene confermato dai primi ascolti di "TerraTerra!", l'inedito del 2007, che sarà oggetto di esame su queste pagine nelle prossime settimane. Aria buona su Torino. Anche se profuma di un euro di Stravecchio.
Note sul mio amico Stefano
Approfitto dello spazio per parlare di un mio amico che scrive, suona e canta. Lo si direbbe un cantautore, anzi probabilmente è un cantautore, ma è talmente sghembo che assomiglia più a un personaggio uscito da Totem, di quelli disegnati da Pazienza o da Edika, lui e i suoi millilitri precisi di tequila per rendere al meglio nell'arco delle ventiquattrore - contandone almeno quattro per dormire - lui che abita in un viale col suo cognome frequentato da stupidi, vigliacchi e traditori, lui e i suoi ritmi country torinesi, la sua voce che sembra uscire dal fondo di una bottiglia in cui vivacchia ancora l'anima del vino, lui che ubriaco incontra sulle scale il suo alterego sobrio che se la fa con sua moglie, le sue visioni e le sue storie a metà fra la strada e il cielo. Si chiama Stefano Amen, si muove con una compagnia poco raccomandabile, una darklady bellissima, compagni di musica con la pistola nelle tasche dei pantaloni, lo trovate nei circoli mArci torinesi, nei centri sociali ad arringare folle armato solo di chitarra acustica, appoggiato ai ponti della città quando la luna dà il benvenuto all'aurora. Qualche volta suona insieme a me, più spesso insieme beviamo, ma è come se fosse la stessa cosa. Ve lo consiglio. Se sentite il suo nome in qualche locale dei bassifondi andate ad ascoltarlo, se lo incontrate - lui e la sua cricca - per le strade che costeggiano la Dora, cambiate direzione. Mai fidarsi di un cantautore col cappello da guerrigliero e il portafoglio che lamenta anni di solitudine.
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adoratelo dategli tutto è il mio amico MATTEO CASTELLANOmi comprai un tostapane ,una lampadina da 40 watt, biro ,quaderno e musica di Mozart ultima maniera e andai per un po' a vivere in una cameretta veramente isolata che avevo scoperto un giorno passeggiando ,molto ottimista ,in zone industriali disabitate .con mia grande sorpresa era dotata di elettricità qualcuno aveva scordato di staccare la civiltà a quell' isola.
avevo bisogno di pensare ero stato catturato da quello strano cerchio che avevo sempre ripudiato mi ero in un certo modo imborghesito in barba a Rimbaud a Celine, per amore certo della musica, per la volontà di cercare sempre di stare apposto coi soldi coi nervi col tempo libero ma qualcosa funzionava male a dispetto delle mie cieche aspettative.
si calcolava si meditava ci si infervorava in discorsi fino ad allora sconosciuti almeno a me .ero disadatto non certo credo per mancanza di nervi e cervello ma perchè avevo imbastito creduto e costruito la mia vita intorno a opposte morali e subdolamente mascherata di sacrificio e di impegno ,quello si una volta tanto fa felici i genitori ,mi si insinua la depressione in seno
era nel rispetto della propria digniatà su tutto
non volevo considerarmi ancora un salumiere anche se percepivo in maniera bassa nel cuore più in giù ancora nell' intestino e se è possibile anche nel fegato di essere sempre stato un finito uno fuori uso logoro e perciò sterile
fin da gagno fallito tutto pittura lettere poesia vagabondo musica fruitore ebbasta sempre a fingere e copiare (che bravo copione) mancava sotto la personalità la forza la sicurezza che avevano gli altri tutto più grande di me forse potevo diventare un ciabattino un salumiere un rovista spazzatura certo no un artista, niente troppo tardi trentenne ci vuole mestiere bisogna saper andare in fondo delle questioni senza balbettare ad ogni minima domanda e questo quando bevevo si nascondeva veniva fuori quella parte nascosta ma nascosta perchè finta immaginata e sgombera di stefano ma non potevo bere sempre il mio fisico ma soprattutto il cervello lo rifiutava finivo col dimenticare tutto dalla seconda birra in su insomma mal di testa insopportabile gli amici in modo scherzoso giocavano su questo facendomi credere bonari cose che non erano successe o magari interpretando male peggioravo questo sì velocemente bruttissima faccenda soffrivo
diciamo pure che la prima sensazione piacevole che ricordo è quando avevo la febbre da bambino nel qual caso mi veniva concesso di mangiare da solo a letto e continuare a pensare in silenzio senza essere circondato da voci e televisioni17 – 11 – 1998
quanto ho bevuto oggi con e senza Stefania. Mi è toccato riconquistarmi il bottiglione che un albanese c’aveva cacciato. Poi stiamo due ore a porta nuova ad aspettare la partenza del mio treno. 23 e 48 per Parigi. Lo prendo e mi addormento del sonno d’ubriaco nel corridoio.
18 – 11 – 1998 passa il controllore. Mostro del tutto strafottente il biglietto falso. Lo timbra. Tutto apposo. Rido e ridormo. 4 polizziotti mi svegliano a pedate. Io non capisco niente. Passaport passaport. Gli do il biglietto. S’incazzano. Gli do la carta d’identità. Identificato.tutto apposto. Mi sveglia una signora di colore. Mi dice in uno strano italiano di entrare che c’è un posto libero. Rintronato entro. Sto in mezzo. Dormo. A Digione mi sveglio. Ho sete. La grappa. Scopro che la signora è una suora. L’altro è sempre di colore ma non è un prete. Ha i piedi nudi e sono vicini alla mia faccia. Sono profumati. Io ho le scarpe. Di sicuro i miei puzzano, lo indovini già solo per l’aria grassa che vien su dalle scarpe. Sono lontano dalla sua faccia. Chiedo al tizio a gesti di farmi passare. Lui si alza e gentilmente mi permette il passaggio. Vado in bagno. Acqua non potabile c’è scritto. La bevo a grandi golate. Torno davanti allo scompartimento e mi corico nel corridoio. Ho freddo e arriviamo a Parigi alle 8 e 30 prendo lo zaino e scendo. Dopo un’ ora che giro una ragazza mi indica che per andare a Calais devo prendere la metropolitana direzione D per gare du nord. Pago. La prendo. Alle 10 fa freddissimo. Sono al gare du nord. Il treno è alle 14 e 19. giro come uno scemo per ore e ore. Trovo un posto confortevole sul quale accovacciarmi. All’1 e mezzo si avvicina un piccoletto. Come stai? Aspetti qualcuno? Andiamo a bere? E andiamo a bere. E’ di Sry Lanca. Compra il vino. Ci allontaniamo un po’ troppo dalla stazione. Sono preoccupato. Ci sediamo a bere. E’ un rifugiato politico. E’ frocio. Vuole tenermi un paio di giorni in un hotel di Parigi. Parigi è bellissima. Scappo che sennò perdo il treno. Ciao. Have a good time.
Sono le 17 e sono sul treno. Mi sa che c’è un bel guaio in vista. Se ho capito bene quando scenderò a Calais ville dovrò ancora prendere un pullman per poter arrivare all’ imbarco. Il problema è che ignaro del fatto ho regalato i miei ultimi franchi a un sordo che per ringraziare mi ha dato un portachiavi. Vedremo. Il cielo arma davanti a noi
il plumbeo: è pesante. Indietro il sole è quasi sulla linea d’ orizzonte. Paesaggi senz’ Alpi. Il tempo sembra essersi fermato perciò mi sembra un trvaglio interminabile. Dal finestrino vedo solo prati e boschi in pianura. E’ così rilassante. Deve fare un gran freddo là fuori. Ogni tanto qualche chiesetta rosicchiata e gotica. Ogni tanto pavoni, mucche e altre simpatiche creature. Qualcosa su nel cieo bellissimo sembra voler dirmi che pioverà molto. Il pomeriggio è davvero meraviglioso. ETAPLES LE TOUQUET. Piove evviva. Qui a Calais nonpiove già più.
Il pullman che mi porta al ferry non lo pago e sembra che tutto sia già previsto. All’ ufficio tickets storgono il naso quando mostro il biglietto poi fanno la fotocopia dello stesso e della carta d’ identità. Dopo mezz’ ora ci si imbarca. Alle 18 e 45 si sale sulla nave. Alle 19 e 15 si dovrebbe partire. Sono sulla compagnia Sea France e adesso sono le 18 e 20. da quella faccenda della biglietteria sono un po’ preso male. Ora ci sono due sbirri che parlano con l’uomo che dalla cassa è uscito e sembra che guardino proprio me. C’ è poca gente qui. Io sono il solo seduto che scrive ed è forse per questo che mi squadrano. Comunque faccio l’ indifferente. Vorrei bere tanto una cioccolata calda. C’ è poco da aggiungere, essere guardati fissi dagli sbirri è un brutto affare specie se hai la coscienza sporca.
Anche qui vedremo. Le francesi sono belle è questo è un fatto, questo sì lo è. Quando scendo a Dover capisco cosa avevano da guardare tanto. Anche in tele l’altro giorno dicono che agli occhi degli altri europei l’ Italia ormai sembra che sia il paese dai permessi facili. Per curdi, albanesi e giù di lì. Infatti mi chiedono ripetutamente il passaporto e mi squadrano ben bene. Poi mi fanno domande a trabocchetto per vedere se parlo italiano. Mi lasciano proseguire in pace. Alle 20 e 50 parte il treno Dover Priory – London Charing Cross 22 e 35. là mi attenderà Chiara che ho provveduto ad avvisare. Mando giù una barretta di cioccolato alle nocciole.
Ci sono i buoni e i cattivi giorni. Poi ci sono i giorni nei quali qualche bravo ragazzo regala tempo e speso bene torrente di liquore e buffet caldo. Ebbene sono a Londra. Chiara è contenta e prima andiamo a Trafalgar Square poi sul Tamigi poi a casa. Stiamo fino a tarda notte a ridere e scherzare.
19 – 11 appena desti prendiamo la metropolitana e facciamo colazione sotto i tesori della regina e tapestri che lei lavora lì sopra nella torre chiara. Alle 11 va a lavorare e io cammino tutto il giorno fino alle 17 e 30 quando ci incontriamo e poi ancora fino alle 20. Chiara ‘sta sera sta male e così fino a tardi le tengo compagnia . la faccio ridere e parlare così magari le passa e per miracolo le passa. Oggi ho visitato la National Gallery ed è bella se non fosse che tutti i musei sono disumanizzati e freddi. Ma qui almeno sono gratis. Londra è fredda perdo il cappello e una cosa molto buona jacket potatoes with beans. Sono ubriaco nella City. A Londra c’è qualcosa di sbagliato, è tutto un imbroglio. C’è nella City (la merda della merda) una porta di quelle girevoli in vetro e sopra c’è scritto di non toccare infatti l’ hanno dotata di motore e gira da sola. Pittosto di coprirsi d’ umano consenso a Londra…CHE VERGOGNA. Poi ritorno a casa 26 – 11 – 1998 26 ore di viaggio alle 9.00 a.m. suono il citofono.
il mondo, le letture il dettato di se e di altri se...il dialetto de la meccanica dell' animale: scrivere canzoni....
CANTANTE MALEDETTO PER GLI AMICI, MALEDETTO CANTANTE PER I VICINI DI CASA....
stefano amen
cell.339 5805645 e.mail:
stefano.amen@libero.it
PICCOLE CONSIDERAZIONI SULL' ACCELLERAZIONE
I°
...ogni tanto un passante appare e allora passare è apparire...ho detto: intanto la musica allude alla mia solitudine, e io la farò con la ferocia nervosa della ripetizione sessuale...come di amore rotto nel gesto di raccoglierlo chiamo a raccolta tutte le dolcezze dell' altrui sensualità.Corrispondo e in presenza di voce - si sa -si è applaudibili...e finchè sto di quà non sono del pubblico, sono del privato e sul palco ci si abitua a perdonare tutto e tutti...
II°
...la luce bianca del NEON - oh mamma! - avvolgeva la stagione di un massacro sicuro...
III°
potrbbero trattenerlo per venderlo rottamato.Finalmente l' anacoreta si riporta al centro del ring...e gli dicono che lui è negativo.Risponde che uomini e gaggi non andranno mai daccordo.Decidano loro chi egli sia...paura dell' infinito possibile?un' ipotesi nel presente...
IV°
...basso, bassissimo tasso di coscienza. Come diresti alla polizia? No agente è solo per uso personale. "Ma lei giovanotto lo sa che è proibito girare coscienti?" come la metti metti la mia è generazione di fracassoni...carciofi incarboniti...
IV
...intanto Gaia la terra sta, ma i colori netti stanno già, là sui fumetti nei gabinetti, nelle tintorie ormai chiuse, e le parrucche di tutte le nostre zie. Noi le guardiam andare verso la morte, impugnando fiere le loro torte, e sanno che il presente è un finire, noi invece forse ci arrendiamo, forse la lasciamo in conto ai prossimi ché facciam loro CIAU con la mano...
...la mia voce quando si è rotta comincia a girare muta, molto lontano va nelle vicinanze di un pendio....
MARIOTTE E PIN
…come se si potesse ammazzare il tempo senza ferire l’eternità…
Henry D. Thoreau
I
Mariotte e Pin stavano sul davanzale così portando pastrani e ciondoli d’oro e a vicenda leccando un’oliva verde, sempre la stessa. L’ Europa era così che ti strappava la poesia dal petto, lasciandoti all’ apparenza audacia e sensualità, ma anche colpevolizzandoti di inconcludente vanità e arte pura.
Paura di morire? Poca.
Eppure qualcosa tra loro li stava mordendo. La notte lui la svegliava in pieno sonno tirandole i capelli con più forza aveva tra le mani e lei senza dir niente di soprassalto si inginocchiava sulle coperte stese a terra e gli palpava a piene mani lo stomaco incitandolo a calmarsi.
Tutto ciò era quasi un rito.
Comunque Mariotte stava sul davanzale che sottostante il termosifone bruciava e quando anche la frutta sullo sgabello loro presso ebbe ad appassire i ragazzi raccolsero le loro volontà e di corsa nelle vie di Torino.
Da oggi i ragazzi raccontano che c’è un orpello fra loro irriconoscibile-inconcepibile che li allontana sempre più e Pin che è della legione di Tebea in un bar scuro con le pinzette dal dolore si strappa le unghie della mano destra, Mariotte l’ usurpatrice; verdi i suoi occhi velati di cera bollente che non riesce a piangere.
Troppo per due bambini.
Il vero problema non è arbitrabile, non dipende da loro.
Bevono del Gin e l’uomo che sgancia bave e senza denti si allontana ed esce dal locale lasciandosi alla porta una sagoma d’ombra portante con luminosi contorni di sole e lampi uniformi: ordinati.
Pin ordina altre mescite, Mariotte corre-unasonnambula- dietro lo sconosciuto che si dissolve fuori sul marciapiede.
Insoddisfatta e testarda corre via per la strada attorcigliandosi fra i riccioli biondi moscerini e afflati di vento cisalpino in novembre.
Pin consuma le due incoraggianti e titaniche vodka poi paga e lento evade. Alza il bavero, non la vede, e neppure gli occhi suoi ricorda e così si affaccia contro una vetrina specchiuta che rifrange Pin in lacrime e sagome di palazzi corsosanmaurizio ortodossi e scatole di polenta.
Mariotte vede la gente che ha paura, la gente che non sa rischiare del II millennio.
Sbronzo continua a camminare con le mani calde in tasca e il capo insaccato fra le spalle. Svolta lungo l’angolo e ci sbatte contro. Lei caduta- “ mi si gela il cuore, me il fenotipo di calce che ricomposta sta a un metro di distanza”- lui-“Mariotte c’è una bella novità capisco anche la matematica” - “bene Pin a morte tutto ciò che è inviolato”.
Poi tutto il cielo si fa a strisce rosse e bianche e si delinea approssimato il simbolo della Renault compare una grossa bocca Man Ray che non si muove ma parla di parole stonate “POICHE’ COMINCIA L’ERA DELL’ACQUARIO - ACQUA SEGNO TOLLERANTE E PLURISIGNIFICANTE - DICHIARO - E ANCHE SE E’ STATO DETTO PRIMA DI ME ORA CON LA MIA VOCE VERRA’ CERTIFICATO - EBBENE QUEST’OGGI MUORE L’AMORE E VENTIDUEMILA VOLTE BENDETTO - DA OGGI COMINCIA L’ARTIFICIO”.
E’ un dio che presto si ritira e in un attimo scompare Mariotte e Pin terrorizzati si puntano l’indice e correndo ai lati opposti ad unisono si dichiarano guerra.
In cielo una linea di fumo dice: FRATELLI.
II
La storia di Tax è semplice. Ebbene va in giro a raccontare che lui ha la facoltà di sentire la presenza dei quadrifogli e quando la avverte si china ad occhi chiusi e li raccoglie. Detto fatto. Dicono sia vero. Ma io solo so che il gemello Tas cuce foglie sui trifogli. E’ fu così che Tax divenne matto.
III
Le lamette erano per lui quello che l’eucarestia è per il buon cattolico, il vino la sua libagione, l’orgia il suo pentimento, l’orgasmo il suo completamento. Ora alloggiava in una cantina di cemento.
Il suo egocentrismo lo spingeva ad atti irreversibili di masochismo. Si battezzò di nuovo in Pin pre-logista.
Qualche volta si svegliava e si trascinava per tutta la stamberga nella sua lunghezza lasciando molle il corpo e tirandosi con le braccia e le cosce erano campi di croste.
Quando un pomeriggio dopo una settimana Pin esce dal suo nido, emaciato e malnutrito, sulle scale vede un singolare ragazzo con l’ impermeabile giallo sporco e logoro e con sotto solo una canotta turchese che danza in girotondo e strilla nenie che lui sa riconoscere di un certo Jarry. Pin spossato non gli da molto peso e fa orecchie da mercante.
Per questo però fra sé e sé si congratula che altri in giro si stiano concedento un po’ di libertà poi comincia a cercare soldi. Dopo un poverissimo desinio tutto il malloppo lo scialacqua alla solita mescita dei carciofi cresciuti troppo.
IV
IL FORTINO DEI TACCHINI
1
che spavento! Dio che è passato? Il mio tempo.
2
il padre va al rosario come lui va al suicidio.
3
serafico - dozzinale - enciclopedico; l’ uomo blu vestito di abiti di strutto vaga mollemente offrendo moneta spicciola ai mendicanti riverenti. Il mendicante, quello sì fa paura caduto a terra senza botto come solo un corpo morto può cadere e senza nemmeno sbottare. L’ uomo blu nasconde gli occhi alla luna e li offre volentieri alle donne pesanti che come diamanti di una collana lucidata, e pensa quanto è antidiluviana una collana lucidata, costellano le sue vistose serate. Quello è l’intelletto d’oggi imbellettato, impomatato, leggermente demodè, che fa la posta alla parola desueta di un discorso “per carità che non siano mai blasfemi!” per meravigliare e nello stesso tempo mettere in difficoltà i presenti ossuti e senza anima, senza fuoco nella mano. E’ meglio avere le vene e non il sangue o il sangue e non la vena?
4
la storia parla chiaro e recita: “non esiste nessuna fottutissima storia. C’è quell’uomo e c’è quell’altro”.
5
accolto lo scoglio si rimane un po’ spanati. Era come chi canta quell’uomo. No c’è verso. Com’è uno che canta tutti lo sappiamo. Ma quel canto somigliava ad un gigantesco cancello di ferro che si chiude con energia. Inutile dire che l’effetto ha la meglio sulla causa. Un a carriera poetica versata in meravigliose sonde spianate - laggiù sulPacifico-
ma spietato melodramma. Una battaglia mai vinta, mai persa.
6
che cos’ha il mio sorriso da mesi? Cosa nasconde in mezzo al morso quell’espressione da spaventato e da evaso confinato in vetrina? Cosa han perso il vino e l’anfetamina che più non competono? Oggi intanto è piovuto ed io vago sotto la pioggia; stupido; maledetto. Maledetto il giorno in cui ho trovato la meraviglia. L’indiavolata nostalgia…metempsicosi…con uno stagno…è buona norma vedere le vette a 12 anni e poi raccontarle…una vita malriuscita. Ma il mio sorridere è no o non più?
7
cos’è che getta nelle acque profonde blu come solo il blu può essere nero? E che cos’è che vano e spicciolo rende una vita impavida lividamente parodiata? Cos’è che la musica perversa e gelida paragonata alla ricca ed elevata fa alla malcapitata seconda regredire e di vicoli spenti arenarsi? Cos’è che un generoso gigolò fraintende e per di più infangando la sua generosità congenita, ruffianare e viziare? La generosità stessa penso.
8
non mi fiderei mai a lasciare un mio disco ad un uomo che si stupirebbe di vedermi impazzire e saltare berciando in piedi su un tavolo di un bar di lusso.
9
…”bisogna rompere loro gli orecchi, perché imparino ad ascoltare con gli occhi? Essi hanno qualcosa che li rende orgogliosi. Cultura la chiamano, ed essa li distingue dai caprai. Perciç e con disappunto che sentono riferire a loro la parola disprezzo. Dunque io parlerò al loro orgoglio”…
10
gli amici carnali esistono. ESISTONO e sono pochi, come tutte le cose poche esistono. Sono i caporali che non dormono e che non domandano il percome della cosa giusta. Forse è perché la cosa giusta è sparita nei fasulli incontri. Forse. Negli inferi della regalità innegabile dal momento che esiste il bel canto. Il canto di una strada seminata da giungle francesi UAAAAHHHH! Sofferta è la strada della madre e dello spirito guida.
11
ebbene sono qui. Sono in un bar che bevo Pernod. Quattro tardone che ad alta voce schiamazzano in una lingua sconosciuta ma musicale condividono con me questa stanza male illuminata per miracolo. Mi servono una piccola ciotola tartarugata con dentro due cubetti di ghiaccio. Una bottiglia da mezzo litro d’acqua fresca e un bioccolo con un dito di liquore appunto. Prima ci affogo il cubetto che s’incastra poi lentamente fa ccio piovere acqua che subito rimane in superficie poi per incanto va a baciare amorevolmente l’anice marmorizzandosi ed avvisandomi che per lei la cosa si puo fare, è pronta per essere posseduta. Ci vado e comincio a scrivere dimenticando per un po’ quanto stavo leggendo. Quello che proprio in questi giorni è è che amo stare seduto. Qui come non mai.
12
ora arrivano due studenti strani con i capelli a caschetto e con le sembianze dei morti che mi riportano alle migliaia di corvi che popolano Praga. SILENTI. Hanno manuali giganti sotto braccio, si siedono e consultano un menù troppo naif per il loro stile. Il contrasto comunque sembra divertirli.
13
ci si è innamorati a forza. A grappoli di baci sulla pelle. Il tempo incalzava e io non me ne davo pena ma neanche seguivo la ragione che mi aggrovigliava le costole alle tue; sei nodi a quell'ora di notte. Feriti tutti e due al pube ci si lordava di malattie bianche. Le Anime dei morti nel mentre stavano a guardare deliziate finalmente e riaddolcite per sempre. Sta di fatto che io comunque me lo ricordo chiaramente.
14
e l'amore venne a prendermi le scarpe ed era più alto di me. Senza scarpe mi baganavo e dovevo camminare come un funambolo al buio. Fu forse questa cieca fiducia a farmi perdere l'equilibrio.
15
e il conte crepa - e una bestia ritorna - come torna timido - il Diavolo alla preghiera.
16
vengo in condizioni pessime a reclamare la pazienza gravido di balere impazzite. Vengo a chiedere di te gioiello. Mi dicono che la mia previsione è esatta virgola non sbaglia mai: lei è assente.Lei vaneggia in qualche luogo senza di te convinta forse come te che il cielo 'sta notte ha brillato con accanto un corpo diverso. Ma io invece no, io c'ero e agognavo e sognavo davanti ai suoi colori impazziti sul muro. Più volte mi sono castigato il membro perchè il dubbio di essere stato scelto da una storia sbagliata persiste. Questa è la verità: il mio ventre batterà fino a che non senta la sua voce sussurargli le parole grasse e la sua bocca non si affaccerà finalmente sul suo ombelico.
17
eppure qualcosa l' ho capito. Ebbene per esempio innamorati del medesimo difetto, gemelli per disgrazia. Poi la festa ricomincia ma non senza spaccarti il cuore e le cervella in quattro porzioni. Una alla vendetta, le altre due al cosmo puntellato. E l'amore, l' amore non ti molla mai (il quarto).
18
quanto sangue hai gettato con agio sulla neve.
19
mi hai salvato per poi rendermi dieci volte più insopportabile la caduta.
20
"quei sentieri un po' impervi, un po' di lusso e certamente sensuali che si insinuano da quando ci sei tu non solo mi straziano -ma anzi- ancora mi sorridono e non ci credere se non li vedi vividamente. Così erano e così sono. Quella ciccia bene organizzata che così alla rinfusa ti hanno appiccicata addosso te la porti in giro nuda per casa con grazia e disinvoltura. Io la chiamo presenza e quella senza un momento di dubbio ti dico: "ce l'hai".
18 LUGLIO al SOUNDFACTORY'S Strada del Cimitero di Sassi - TORINO
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Signore e Signori, Soci e non Soci del Maspalomas Group……siamo lieti di ripresentarvi la tanto attesa Festa Anni ’70 che giunge alla sua 2° edizione Estiva. Siete tutti invitati Sabato 19 luglio presso il Mojito Beach, splendido locale situato sulle rive del lago grande di Avigliana. A partire dalle ore 22 scatterà l’evento che nelle precedenti 6 edizioni ha avuto una media superiore ai 1000 partecipanti. Per la partecipazione è obbligatorio l’abito a tema come in tutte le altre feste i cui risultati sono stati eccezionali sia dal punto di vista del divertimento che da quello “coreografico”. Il costo dell’ingresso è di 12 euro ed e’ comprensivo della tessera dell’Associazione Maspalomas Group nonché di una consumazione. E’ vivamente consigliato comprare il biglietto in prevendita onde evitare code la sera stessa o, peggio ancora, di rimanere fuori in quanto il locale e’ molto conosciuto e si rischia il sold out. Per l’acquisto dei biglietti o per qualsiasi altra informazione potete scriverci sul sito oppure telefonare a uno qualsiasi dei numeri indicati sulla locandina. Se volete visitare il nostro sito per conoscerci meglio, per poter vedere le immagini delle precedenti edizioni della Festa Anni ‘70 o degli altri eventi organizzati dalla nostra associazione andate su www. myspace. com/joaquimgomesfestival. Vi aspettiamo numerosi per una serata di grande divertimento. Peace & Love
Ciao, Il prossimo 03 luglio, Lukasz Mrozinski voce-chitarra di Merçe Vivo, presenterà presso il circolo LA TOPIA, strada dei Ronchi 16 Cavoretto TORINO, un reading melodico APERTO.
CHIUNQUE FOSSE INTERESSATO A PARTECIPARE E' PREGATO DI METTERSI IN CONTATTO CON NOI O DI PRESENTARSI ALLE 22 DIRETTAMENTE PRESSO IL CIRCOLO LA TOPIA.
Attori, scrittori, musicisti, poeti, pittori, scultori, artisti di ogni forma e sostanza, curiosi.
Partecipate numerosi.
Leggete un vostro brano, un libro che avete amato, recitate un verso che non riuscite a dimenticare...intervenendo nel momento che preferite.
Promozione Estiva 2008: Da Lunedì 21 luglio 2008 a Martedì 5 Agosto prezzi scontati al 50% per sessioni di registrazione, mix e mastering. Per info: 0112428634 oppure info@imaginaproduction.com
Ciao ragazzi!cm va? Abbiamo inserito sullo space UNA NUOVA CANZONE DA CANTICCHIARE SOTTO LA DOCCIA che non penso piacerà alle “reginette del palco” che vivono di musica sdolcinata e senza senso, passate pure per un commento..alla prox! State invena! [cioè in gamba eh :)!] Claudio