STRETTAMENTE RISERVATO
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"Confidarsi è natura, accogliere le confidenze così come vengono fatte è cultura..."
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Milano,
Italy
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7/7/2008
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STRETTAMENTE RISERVATO's Comedian Bio
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| Bio | .....ALCUNI AUTORI dai quali traiamo “spunti” per adattare racconti “STRETTAMENTE RISERVATI “
ALDO NICOLAJ
Estroso, non classificabile, lontano da clichés, propone un teatro vitalissimo, ricco di invenzioni personali, senza alcuna ombra moralistica. Ha saputo sperimentare stili diversi, passando con disinvoltura ed efficacia dal simbolismo al neorealismo, dal surrealismo al teatro della crudeltà, sino al teatro dell’assurdo.
due anni passati in un campo di concentramento in Germania, rientrò in Italia, laurenadosi in Lettere con una tesi su George Bernard Shaw.
riceve il Premio “Sipario” per Altezze psichiche e nel 1950 si reca in Guatemala in veste di direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, dove si adopera per la diffusione e la conoscenza della cultura e soprattutto del teatro italiano.
L’esperienza in questo Paese si rivela fondamentale per il giovane Nicolaj, all’epoca trentenne: frequenta gli intellettuali del tempo e del luogo, diventa amico di Che Guevara e viene nominato lettore di Italiano all’Università di San Carlos.
……Ha appena finito di rimettersi le mutandine e si sta dando un’aggiustata ai capelli.
“Sai perché l’ho fatto?” chiede, guardandomi bene in faccia.
“Non starei lì a ripensarci troppo, l’abbiamo fatto perché ci faceva piacere di farlo.”
“Si, d’accordo, chi dice niente, certo che mi faceva piacere... ma anche per un altro motivo.”
Accetto che me lo spieghi: ho un po’ di premura a dir la verità, vorrei tornare dal Pinun per via di quelli là che si lamenteranno. E poi è umido adesso a star qui così, eppoi è finita.
“L’ho fatto perché non voglio perdere niente”, dice chiarissima, continuando a guardarmi tutta seria.
“Si capisce, fai bene: non bisogna mai perdere niente!” condivido, frettoloso e allegro. Insiste: “No, no, mio padre lo diceva l’altra sera: non bisogna più perdere un minuto. Perché non è mica finita così”.
Chi l’ha mai capita quella!
“Come sarebbe non è finita così?”
“La guerra”, va avanti, convinta, “dice mio padre che questo non è che il principio: tutti quanti s’illudono che sia la fine: non è mica vero. Per questo non bisogna perdere niente finché siamo in tempo...”
Erano i suoi soliti discorsi da ciula.
“Bé... certo: ha ragione tuo padre.”
Dev’essere un po’ matta, pensavo.
(Brano tratto dal romanzo Tirar mattina, di UMBERTO SIMONETTA, Mondadori, Milano, 1963)
| | Influences |
LA SCRITTURA TEATRALE
di Rocco D’Onghia
Il teatro è l’arte della finzione, chi scrive per il teatro, chi fa teatro, chi va a teatro, sa che deve avere a che fare con la finzione.
Eppure attraverso la finzione si può riuscire a rendere più visibili le cose della vita e a far si che quel che sembrava nascosto e incomprensibile possa venire alla luce ed essere visto in modo chiaro.
Perché il teatro è l’arte della finzione, ma è anche l’arte che più di tutte si occupa della vita. Tutto quello che appare in teatro è chiaramente finto, il pubblico paga il biglietto, si siede in poltrona e deve regolare il proprio cervello in modo che possa credere vero quel che vero non è.
C’è un unico luogo per raccontare milioni di luoghi possibili, un luogo ideale in cui tutte le proporzioni saltano e devono essere ricomposte secondo nuove regole. Le scenografie sono di "cartone" e le luci artificiali, i costumi sono ricostruiti e anche la recitazione degli attori è ricostruita per gli spettatori che sono o troppo vicini o troppo lontani e a cui la voce e i gesti devono arrivare a tutti allo stesso modo.
Chi si occupa di teatro deve avere perfetta conoscenza del mezzo che usa e deve utilizzarlo al meglio perché tutto ciò che è smaccatamente falso risulti vero ed emozioni e faccia pensare e dia un punto di vista nuovo su qualcosa di apparentemente banale quotidiano.
Alle volte un po’ brutale e spietato “Il profumo” di Patrick Süskind è uno dei più bei libri che io abbia mai letto, un opera straordinaria che racchiude in sé tutto il minuzioso lavoro dell’autore nella descrizione degli odori e nella loro classificazione. Penso che un libro così possa anche essere preso come modello di vita: tutto dovrebbe essere fatto come Süskind ha scritto il suo romanzo, con una attenta analisi e una grande dedizione per i particolari, perché in fondo è grazie ai particolari che riusciamo a percepire quello che ci circonda. | | Members |
DACIA MARAINI
Scrittrice italiana tra le più note, eclettiche, prolifiche e tradotte nel mondo, Dacia Maraini esordisce nel 1962 col romanzo La vacanza cui fa seguito, l’anno successivo, L’età del malessere. Collabora con prestigiose riviste letterarie quali Paragone, Nuovi Argomenti e il Mondo; svariate raccolte di poesie, numerosissimi testi teatrali ed una ventina di romanzi, tra cui Memorie di una ladra, Donna in guerra, La lunga vita di Marianna Ucrìa (Premio Super Campiello 1990), Bagheria, Voci, In viaggio per Kobe, Buio (Premio Strega 1999).
ELISELLE
Eliselle è una giovane autrice modenese che possiede estro e grinta letteraria oltre a un notevole bagaglio culturale, assolutamente variegato, che spazia dalla Storia Medioevale, che gli è valso il dottorato, al diritto della comunicazione. Dalla storia delle Università alla comunicazione virtuale. Direttamente da Abelardo ai blog di internet. Dai Clerici Vagantes a www.Delirio.net il sito d’attualità, informazione e cultura che, attualmente, coordina oltre al suo personalissimo sito www.eliselle.it
parlando di Eliselle e del suo rapporto con la scrittura dove talvolta si avverte la sana necessità dell’autrice di esprimere certe crudezze, ma si tratta di un genere di realtà che, proprio per una questione di metodo, in tal modo va comunicata (… Mi si avvicina una sconosciuta con la testa che sembra un puntaspilli, ciuffi di capelli avvolti nella carta stagnola, e senza dire una parola mi bacia infilandomi la lingua in bocca. Sa di Wodka e qualcos’altro, non riesco a capire cosa sia ma è una sapore così forte e fastidioso che mi sale un conato improvviso. E’ più forte, molto più forte di me, della mia volontà di non farlo. Senza riuscire a controllarmi rigetto il coca e rum e tutto quello che avevo mangiato addosso alla ragazza…)
Ps. Frequentemente sono in scena suoi testi Secondo i “temi” rappresentati in strettamente riservato.
| | TV Shows |
MANLIO SANTANELLI
La produzione drammaturgica di Manlio Santanelli (Napoli, 1938) annovera fin qui oltre cinquanta titoli, tra monologhi e opere sceniche originali in uno o più atti, poche e mirate traduzioni (da Molière, da Gogol) [1], adattamenti e riduzioni tratti da romanzi e racconti di Dostoevskij, Jan Neruda, Imbriani, Capuana, Bulgakov [2] e, in un caso, dalle novelle di Boccaccio [3]. Un catalogo ricco, per qualità e quantità, messo su in venticinque anni di scrittura fitta, essendo Santanelli un autore puro, che, eccezion fatta per due, fortuiti episodi [4], non ha mai ceduto a lusinghe registiche o ad altro, più appariscente, mestiere teatrale e che parallelamente pratica la scrittura teatrale e quella narrativa, intrecciandone, a piacimento, i fili.
www.manliosantanelli.it
ANGELO LONGONI
Attore, regista, scrittore, giornalista. Nato nel 1956, si diploma alla Civica Scuola d’Arte drammatica del Piccolo Teatro di Milano. All’inizio degli anni ottanta si dedica al teatro, inizia a scrivere testi e a curarne la realizzazione. Nel 1982 si avvicina al mondo della televisione e sceneggia la serie di Raidue ’Atelier’, diretta da Vito Molinari. Nel 1987 collabora a ’Buon Giorno Italia’, trasmissione di Canale 5. Nel 1988 scrive il testo teatrale ’Naja’, che mette in scena al Teatro di Porta Romana e al Festival di Asti, che vince il Premio Riccione ATER e viene scelto per rappresentare l’Italia al Festival Internazionale del Teatro di Caracas. Il testo, di forte impatto per l’impegno civile che sottende, viene pubblicato nella collana Oscar Mondadori e vince numerosi premi. Nel 1997 diventa un film da lui diretto con Enrico Lo Verso e Claudia Pandolfi. Nel 1988 scrive e dirige per il teatro ’Uomini senza donne’, che viene rappresentato anche a Parigi. In Italia il testo ha molto successo e nel 1993 torna a essere messo in scena al Teatro Argot di Roma con Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi, con i quali inizia un sodalizio artistico che andrà avanti negli anni. In questi ultimi giorni è andato in onda su rai 1 l’ultimo suo lavoro “caravaggio” firmando la regia
| | Films |
La siccità si protraeva ormai da dieci milioni di anni, e il regno delle terribili lucertole era finito da molto tempo. Lì, sull’Equatore, nel continente che un giorno sarebbe stato chiamato Africa, la lotta per la vita aveva raggiunto un nuovo diapason di ferocia, e il vincitore ancora non si intravedeva. In quella terra sterile e arida soltanto le creature piccole o fulminee o feroci potevano prosperare, o appena sperare di sopravvivere. Gli uomini scimmia del veldt non possedevano alcuna di queste caratteristiche e non stavano prosperando; si trovavano anzi già molto avanti sulla via dell’estinzione della razza.
Arthur C. Clarke, 2001: Odissea nello spazio
Edoardo - chiameremo con questo nome un ricco barone nel fiore dell’età virile - aveva trascorso la più bella ora d’un pomeriggio d’aprile nel suo frutteto, per innestare sui tronchi giovani, certe marze che aveva da poco ricevuto.
Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive
Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l’esercito di Francia. Carlomagno doveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano lì; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po’ coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento.
Italo Calvino, Il cavaliere inesistente
Verso le nove di mattina, alla fine di novembre, con un tempo di sgelo, il treno della linea Pietroburgo - Varsavia filava a tutto vapore verso Pietroburgo.
Fedor M. Dostoevskij, L’idiota
| | Albums |
Era l’ora straordinariamente calda del tramonto di una giornata di primavera. Agli stagni Patriarsie giunsero due cittadini. Il primo indossava un vestito grigio, era basso di statura, corpulento, calvo, teneva in mano il suo bel cappello a forma di tortellino e sul volto ben rasato aveva poggiato un paio di occhiali smisurati con la montatura di corno. Il secondo - un giovanotto muscoloso che sui capelli rossi e arruffati portava un berrettino a quadri messo sulle ventitré - aveva una camicia da «cow boy», pantaloni bianchi sgualciti e scarne nere.
Michail Bulgakov - Il maestro e Margherita
Aub coltivò sempre il genere satirico, umoristico; creò un suo piccolo ed eccentrico mondo di serissima mistificazione, di beffe che poi non lo erano affatto. Non c’è, in questi scritti, nessun moralismo, nessuna chiamata di responsabilità: solo un desiderio puro d’ironia, di divertimento, e una personale, irresistibile forma d’anarchia verso qualsiasi tipo di società. La verità è che Max Aub fu sempre un grande esiliato senza patria, senza nazionalità, anche se spiritualmente volle sentirsi spagnolo. Ma la Spagna ufficiale non poteva certo compiacersi di uno scrittore che, in pieno regime franchista, scriveva un racconto intitolato La vera storia della morte del generale Franco.
La uccisi.
Guardava indifferente il soffitto mentre facevamo l'amore.
MAX AUB da "Delitti Esemplari" |
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