| Influences | DISCO CONSIGLIATO da MUSICA JAZZ
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“Voices, ovvero voci. Sono le voci di suoni, rumori, echi, che si inseguono e giocano tra loro.
A volte crescendo verso una danza, altre migrando in un gioco timbrico, attingendo dal cinema, dalla Sicilia (terra natale dei musicisti), dal jazz. Altre ancora mettendo insieme tutto questo. Ed altro. Musica di stampo cameristico dalle strutture molto aperte, a volte vicina all'improvvisazione estemporanea (senza però averne gli elementi più deleteri). Musica che vive dell'ascolto e dell'interplay. Per una volta, usiamo questa parola senza timore, a ragion veduta, nel suo significato più vero. Ogni brano (e questo è il tratto saliente dell'album!)
segue un suo percorso ben definito, una sua logica evolutiva. In breve, ogni brano racconta una storia. Sembra poco, ma non lo è affatto.
In alcuni brani figura infine, come ospite, il trombettista Giovanni Falzone, che dà un
contributo importante sia sul piano dell'energia che della varietà timbrica.
Insomma, un ottimo album di due giovani musicisti italiani, da seguire con attenzione.”
Paolo Peviani - All About Jazz - www.allaboutjazz.com/italy
“Per uno strano scherzo del destino i sicilianissimi Carlo Nicita e Rosario Di Rosa si sono incontrati solo dopo essersi trasferiti entrambi a Milano.
Entrambi sono approdati a quest’incontro percorrendo strade diverse. Nicita ha alle spalle studi classici al Conservatorio e una carriera concertistica di rilievo come solista, come orchestrale e come componente di gruppi di musica cameristica, situazioni che ha portato avanti in modo analogo al proprio interesse per il jazz, il pop e la musica etnica. Di Rosa è una figura poliedrica e singolare, giacché per lui la musica ha rappresentato per molto tempo soltanto uno degli interessi assieme al design e alla pittura: da auto-didatta ha imparato a suonare il pianoforte esibendosi con gruppi di musica leggera e successivamente si è avvicinato al jazz, studiando, tra i tanti, anche con Salvatore Bonafede. A Milano è arrivato non per motivi legati alla musica ma per frequentare, dopo essersi laureato in Architettura, un master in design. Venendo a contatto con lo stimolante ambiente musicale milanese, Di Rosa ha infine scelto di indirizzare le proprie energie nell’attività di musicista. L’incontro con il flautista, trasferitosi a Milano già nel 2001 per perfezionarsi al Conservatorio Verdi in arrangiamento e composizione jazz, era quasi inevitabile: due “poli” con esperienze diametralmente opposte non potevano che attrarsi. Questa premessa era indispensabile per capire il disco. L’impronta cameristica di Voices è evidente ed altrettanto evidenti sono la sintesi e la mediazione con l’improvvisazione jazzistica; a questi due fattori non è estraneo neppure il trombettista Giovanni Falzone che ha voluto la presenza di Nicita al suo recente Earthquake Suite e qui restituisce il favore, collaborando a questo disco per alcuni brani.
Le 'voci' che danno il titolo all’album sono quelle che i musicisti sentono dentro, i rumori sedimentati nella memoria che prendono corpo nelle note degli strumenti, si cercano e si rincorrono, così come si cercano i due musicisti all’interno delle composizioni (tutte rigorosamente originali). Nel complesso Nicita, al quale va riconosciuta un’indubbia bravura tecnica, si spinge in direzione della semplicità melodica, alleggerendo il flauto da inutili orpelli, ma è quando dimentica le accademiche levigatezze e 'sporca' il suono sbuffando e 'parlando' nello strumento che raggiunge risultati espressivamente più rilevanti. Dal canto suo Di Rosa, che prende su di sé tutta la responsabilità del sostegno ritmico, può vantare un invidiabile orecchio musicale che gli consente di fornire al partner un adeguato accompagnamento e contemporaneamente esibire un brillante tocco della mano destra.”
Roberto De Virtis - Altrisuoni - www.altrisuoni.org
“Davvero bello ed intenso questo disco in duo, piano e flauto, in cui gli interpreti Carlo Nicita e Rosario Di Rosa danno un grande saggio delle loro enormi capacità. Ma la bellezza del disco nasce soprattutto dal feeling, dall'interplay, dalla grande forza comunicativa dei due musicisti, che mettono in mostra una estrema facilità di esecuzione ed un invidiabile affiatamento.
Le motivazioni che hanno spinto i due ad unirsi professionalmente, sono ben spiegate nelle interviste che troverete nell'apposita rubrica del sito, quel che qui colpisce e che sembrano nati per suonare insieme. Basta partire dalla prima traccia, "Viene Sera", e seguire l'assolo di flauto con l'accompagnamento di piano a sorregerlo. Mirabile ed affascinante.
A ciò si aggiunga che ospite d'eccezione (in cinque brani - tra cui da segnalare in track 1 "Viene Sera", track 4 "Voices part.1" e track 7 "Promise") vi è il grande trombettista Top Jazz 2004 Giovanni Falzone, che amplia per quanto possibile la grande tecnica di fondo che alimenta il disco. Dodici brani in tutto, tutti a firma di Nicita e Di Rosa (in alcuni a firma congiunta), ma in generale mi sembra molto più bello considerare l'unicità del prodotto, ed interpretarlo come un'unica suite, suddivisa in temi (alcuni intensamente articolati). Su tutti "Voices part.1", e la conclusiva "Song for Ale", davvero bella ed intensa. Difficile però distinguere il singolo brano, anche perchè il disco scivola via dolcemente senza neanche accorgesene.
Da non perdere questo cd, anzi da custodirlo gelosamente, e mettere su ogni qualvolta ci si voglia distendere la mente con musica di qualità.”
Giorgio Coppola - www.giorgiocoppola.it
DISCO DEL MESE LUGLIO 2005 su www.jazzer.it. “Premessa doverosa: il flauto, in modo particolare nel jazz, non è il mio strumento preferito, quindi un disco come questo - che sostanzialmente è un lungo duetto tra flauto e pianoforte - non si presentava all'ascolto con i migliori auspici, dovendo vincere una mia prima diffidenza. Ovviamente se l'ho scelto come disco del mese la prova l'ha ampiamente superata dimostrando come, a volte, fa bene liberarsi di qualche preconcetto.
Entrambi siciliani, Nicita e Di Rosa hanno la ventura di incontrarsi qualche anno fa a Milano dove giunsero per due ragioni diverse: Nicita - che proviene da studi classici, ma che segue con interesse anche il jazz e la musica etnica - per un corso di perfezionamento al Conservatorio, Di Rosa per seguire un master di design, attività che affiancava ad una poliedrica attività musicale sia in campo pop che jazz. L'incontro tra i due, concretizzatosi in questo Voices, non poteva essere più fruttuoso in quanto proprio in questo disco hanno messo assieme in modo armonioso le loro esperienze, ampliandole e completandole a vicenda, esperienze che si sono arricchite ulteriormente grazie alla partecipazione del trombettista Giovanni Falzone - anch'egli siciliano - che ha voluto Nicita nel suo ultimo disco Earthquake Suite.
Per iniziare ad ascoltare questo disco credo si debba partire da quanto scrive Nicita nel libretto del CD: "Voices è il canto dell'anima che risuona in un'area di vita lontana, sconosciuta ma vera, incancellabile. Proprio lì, dove navigano e si intrecciano felici e tristi ricordi, si genera quell'energia che scivola sul suono e diventa emozione". Voci interiori, quindi, che provengono da ricordi ed emozioni del passato, che si fanno palesi e acquistano vita man mano che affiorano alla coscienza e che, mentre si caricano del bagaglio culturale dei due musicisti, si fanno musica. Proprio questo affascina di questo disco: la spontaneità dell'espressione, la libertà di mettere assieme il folclore mediterraneo, una certa classicità di esecuzione, la tipica improvvisazione jazzistica e la musica colta del novecento. A questo si aggiunge l'intesa ottimale tra Nicita e Di Rosa capaci di instaurare un legame che di fatto supera il classico rapporto tra solista e accompagnatore, che invece si configura come il dialogo costante tra due voci intente a mettere a nudo ciascuno il proprio sentire interiore generando a seconda dei casi ritmi, melodie ed armonie sempre nuove.
Nicita ha la capacità di attraversare gli stili con naturalezza, usando il suo flauto spesso in modo poco convenzionale "sporcandone" il suono con emissioni poco accademiche; per capire questo basterebbe il primo brano, Viene sera, dove Nicita riserva al suo strumento una funzione puramente ritmica lasciando ai colleghi il compito di sviluppare la melodia tra i nervosi fraseggi di Falzone e il pianismo puntuale di Di Rosa. Anche in Voices part 1 la melodia viene costruita con un procedimento molto originale, ovvero dall'interiezione o forse collisione di una serie di piccoli cluster ottenuti con la tromba, il pianoforte e il flauto che formano un singolare tappeto melodico e ritmico allo stesso tempo. Altra bella prova è Voices part 2 dove il duo, che lavora per sovrapposizione quasi a strati di suoni, è capace di creare una piccola suite dapprima con l'astrazione sonora ottenuta semplicemente soffiando dentro il flauto, poi con la concretezza di un insistito fraseggio del pianoforte a cui risponde ancora ritmicamente il flauto. Ancora echi free si possono ascoltare in Waiting for the sound in cui l'andamento sognante del flauto e lo scoppiettare della tromba donano al brano una particolare incisività. Ma non mancano neppure le ballad dove brilla la dolcezza come in And she walked in o dove la bucolicità riesce a raffreddare i calori estivi come in G. on my mind.
Interessante anche Di Rosa che, da territori piuttosto ritmici come in Senza parole, dove oppone al suono quasi metallico del flauto un pianismo brillante di stampo monkiano, o come in Lua in cui affiora il suo amore per lo swing, magari appena accennato, sa spostarsi nelle atmosfere più rilassate di Il buon senso dove il duetto con il flauto si fa serrato pur non riunciando a pregevoli aperture melodiche.
Di Voices credo si debbano ricordare soprattutto la spontaneità, la libertà di espressione tra diversi stili, l'equilibrio tra le voci strumentali e il loro pregevole intreccio, per un disco che si presenta piacevole subito fin dal primo ascolto e che negli ascolti successivi mantiene intatta la freschezza iniziale. Decisamente una buona prova di debutto per questi due ottimi musicisti che fa ben sperare per il futuro”.
Francesco Soliani - www.jazzer.it |