CALOMITO
2008 actual line-up:
Tommaso Rolando: electric&double bass, fx & more fx........ Marco Ravera: el. guitar, stomp boxes..... Nando Magni: trombone, dancing........ Filippo Cantarella: violin, more silence....... Nicola Magri: drums, more volume...............................................................
calomito's factory: Paolo Piccardo, Federico Barrai, Kai Kundrat, Matteo Ammirati, Andrea Pozzo, Fausto Clavarino, Marco Tindiglia, Filippo Gambetta
www.myspaceeditor.it
GIOVEDI' 28 MAGGIO AL PUNTO G - Vico Calvi - Genova:
calomito - infraditi (fragment) live@buridda 6/12/07
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ROCKERILLA - di
Enrico Ramunni -
Ci ha spiazzato dale prime note del brano di apertura
"Collante", con la strana allegria del suo tema
balcanico in modo minore esposto a strappi da un
violino spiritato, l'esordio del sestetto genovese
Calomito, ensemble di ottimi talenti che agiscono in
ambito di avanguardia godibile e surreale, tra musica
araba e danze mediterranee, jazz rock e vibranti
ritmi in opposition à la Doctor Nerve. Un cross-over
grondante di rimandi e citazioni, con il sapido
folk-jazz di "Dal Buffo Buio", le tarantelle che
sbucano imrovvise sotto la luna di Bisanzio,
l'ammiccare di melodie eleganti come nella lenta
"Nascosto", l'esotismo virtuoso di "Am Ha Aretz", che
inanella una fantasia di motivi mediorientali ora
nervosi ora assorti saltando di palo in frasca con
invidiabile freschezza. La più bella scoperta
nazionale in quest'ambito dall'esordio dei Dissòi
Logòi, da tenere d'occhio con attenzione.................................
IL MUCCHIO SELVAGGIO -
di Loris Furlan -
È rigoglioso, trasversale e tentacolare il suono dei
Calomito, non proprio “inaudito” come da titolo ma
ragguardevole sorpresa di questo scorcio di 2005,
perlomeno negli scenari musicali avant-etno-jazz che
prediligono esprimersi esclusivamente in via
strumentale. E qui il sestetto genovese la sa
piuttosto lunga, attrezzato di una sapiente tecnica
individuale e d’assieme, abile nel convogliare
linguaggi diversi sul proprio binario espressivo.
Ricco timbricamente, con violino, viola, sax, synth,
organo e il gocciolio del Fender Rhodes a colorare
trame dinamiche e agilissime, il mondo del gruppo
assomma con smagliante freschezza assonanze
balcaniche, danze gitane (“Collante”) ed effusioni
arabe e klezmer (“Am Ha’Aretz”) a torride e
funamboliche disgressioni jazz-rock accostabili
all’urgenza deviante dei Doctor Nerve e affini, ma
con un sano tasso ludico e folclorico che, sempre in
zona “in opposition”, può rammentare, parole escluse,
la verve degli Stormy Six. Nel caso dei nostri sono
però i ritmi, le percussioni, il contrabbasso di
Tommaso Rolando, le scorribande del sax di Federico
Barrai, il violino sinuoso e scoppiettante di Filippo
Cantarella a sciorinare immagini e sequenze con
un’esuberanza e una versatilità raramente
riscontabili nel rock e nel jazz di casa nostra.
Annotiamo pure che questo esordio, che peraltro
corona un percorso quasi decennale, viene pubblicato
dalla Megaplomb, label vicina a sonorità più
avant-indie-noise (chi ricorda i Pin Pin Sugar?),
come a rimarcare che gli steccati di genere e
affiliazione estetica sono da abbattere e che tanta
buona tecnica strumentale non è orpello inutile e
ridondante se accompagnato da pregevoli sensibilità e
personalità.................................................
MUSICA JAZZ -
di Alessandro Achilli -
Al loro esordio "ufficiale" (pubblicato in aprile,
con notevole ritardo rispetto alle registrazioni), i
genovesi Calomito danno l'impressione di aver tenuto
ben presente quell'area musicale che, tra anni
Settanta e Ottanta, amava mescolare jazz, rock,
improvvisazione, ispirazioni folk e accademiche. Per
esempio: Nautilus ha vari punti di contatto con i
canterburysmi dei primi Muffins (il piano elettrico,
il basso melodico, il tema di chitarra e contralto,
l'assolo di soprano); ancora più metacanterburyana è
l'intimità "in avvicinamento" di Nascosto, con un
delicato assolo di Rivera (la cui chitarra, più
jazzata, parrebbe aver poi sostituito in formazione
quella "spaziale" di Ammirati); il rockjazz dispari
di Am ha' Aretz profuma di Univers Zero toujours plus
a l'est; il violino di Collante (e in parte quello
che precede il finale di Kaizer, dopo un trio
sax-basso-batteria à la Etron Fou) richiama gli
Stormy Six del periodo "sperimentale"; e il giro di
basso di Ebetus avrebbe potuto sostenere una
cavalcata ipnotica dei Gong (il suo pvc "solista" è
invece più materia da odierni Spring Heel Jack, così
come all'oggi non possono che appartenere la logica
interna dei brani e il loro modo di usare loop,
elettronica, registrazione ed equalizzazione). Chissà
magari sono tutte coincidenze e i Calomito non hanno
mai sentito neppure nominare nessuno di questi
signori. Ma la loro musica lascia invece sperare che
qui da noi ci sia ancora qualche gruppo giovane che
sa mettere a frutto con originalità ascolti
intelligenti, anzichè appiattirsi su quei due o tre
modelli riproposti burocraticamente (ma con adeguate
strizzate d'occhio e gigionismi, ruffianerie,
provincialismi, compiacimento, sciovinismo...) dalla
grande maggioranza del jazz italiano..........................................
ALIAS/IL MANIFESTO - di
Guido Festinese -
IMMENSO Tra le migliori sorprese italiane del «nuovo
rock» che non cerca la via dei chitarroni ronzanti o
sfiatate pretese poetiche per ugole annaspanti,
inseriamo con gioia i Calomito. E li inseriamo nello
stesso piccolo, ancora trascurato empireo di
Anatrofobia, Gatto Ciliegia, Giardini di Mirò. Tutta
gente che fugge la banalità in quattro quarti come la
peste. Loro sono un sestetto con ritmica assortita,
Rhodes, viola e violino, sassofoni. Suonano un art
rock che è al contempo visionario e ben radicato: con
tracce di Zappa, di Henry Cow, dei canterburyani più
avventurosi, dei Soft Machine ancora in cerca di
libertà, degli ultimi Stormy Six. Inaudito, come dice
il titolo: ma solo per questi tempi con la memoria
corta. Tempi spezzati, contorsioni, carezze e
frustate e silenzi per far respirare la musica si
alternano con spirito ludico: perché il gioco è
serio, ma non serioso. Dal vivo il tutto è anche
meglio........................................................................
Un concerto dedicato a Fernanda Pivano, nume tutelare della Beat Generation e di tanti artisti e poeti che amava ricambiata con rispetto e dedizione, a pochi giorni dalla sua scomparsa. Tra loro in particolare Fabrizio De Andrè, e con lui molti cantautori che si riconoscevano e si riconoscono interpreti di quel magico incontro tra musica e poesia che è la canzone d’autore. Francesco Baccini, accompagnato al sax da Luca Volontè e alla chitarra da Massimo Ceriotti Vittorio Descalzi, Fabrizio Giudice, Maurizio Lauzi, Max Manfredi ed Edmondo Romano, con la voce narrante di Claudio Pozzani e alcune immagini di repertorio tratte da interviste della stessa Pivano, in una serata di grande musica e spettacolo voluta e organizzata da Comune di Genova Urban Lab e da Assoartisti Confesercenti Liguria con la collaborazione del Festival Internazionale di Poesia. Voci uniche di artisti molto diversi tra loro, insieme sul palco dell’Arena del Mare, per dedicare i loro successi più noti ad una musa che rimarrà “forever young” – per citare l’amico Bob Dylan - con l’abbraccio del pubblico di questa città così amata, e con un pensiero a Fabrizio De Andrè. "Grazie Nanda “Per averci fatto scoprire l’America un’altra volta, attraverso le tue traduzioni di scrittori e poeti come Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Ginsberg, Kerouac, Burroughs, Ferlinghetti, Corso, Lee Masters e averci così dischiuso la porta di nuovi sogni, nuovi modi e mondi espressivi. Per averci insegnato l’amore per la lettura, per le grandi e piccole storie, per i viaggi, per la cultura. Per essere un esempio di curiosità intellettuale e di spirito libero e indipendente. Per non avere mai perso il tuo meraviglioso sorriso e aver serbato semp
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