Raccontiamo con parole e toni giusti
le situazioni che viviamo.
Senza nessuna supponenza.
Questi sono i "Fiori di Carta" ".
Salvatore Solida
LA COMPAGNIA "FIORI DI CARTA" È
INTERESSATA A INTERSCAMBI CON COMPAGNIE PROFESSIONISTE, MA GIOVANI, DI TUTTO IL
MONDO....CONTATTATECI!
THE "FORI DI CARTA" COMPANY IT'S INTERESTED TO INTERCHANGES WITH PROFESSIONALS, BUT YOUNG, COMPANIES
OF THE WHOLE WORLD...CONTACT US!
LA EMPRESA TEATRAL "FIORI DI
CARTA" ELLO ESTÀ INTERESADA A INTERSCAMBIOS CON PROFESIONALES DE EMPRESAS,
PERO JOVENES, DEL MUNDO ENTERO...PONGASE EN CONTACTO CON NOSOTROS!
backstage di
Fiori di Carta
per la
"Provincia in Festa"
foto di
scena Rosa Gattuso
“ All’origine ci sarà sempre lo stesso virus,
quello stesso virus che impedisce a voi di abbandonarvi un po’, l’orgoglio.
Fare piazza pulita di tutto ciò che non si conosce, essere padroni.
Allora il vero Dio sarà il denaro. Il denaro."
Fuori campo la voce di un
cronista ci introduce in un tempo e uno spazio insieme reali e indefiniti, in
cui pian piano “ ombre”, sospese tra passato e presente, in maniera prima
incerta e poi sempre più sicura, prendono forma, divengono “persone”,
testimonianze vive e dolenti di esperienze feroci, dilanianti, prodotto di quel
dramma individuale e collettivo che è la guerra, nella sua valenza fisica e
morale.
Il primo atto pone noi
spettatori di fronte al dramma.
“ Siamo solo cose di cui gli altri possono
disporre…”esclama la donna ebrea dal buio tunnel del lager .
A lei sembra contrapporsi la
voce della partigiana Irma per la quale la guerra è resistenza, dovere morale di
lotta per la libertà e, inevitabilmente, morte.
La guerra è frutto di
prepotenza, di senso di onnipotenza, di desiderio di asservimento dell’altro…è
in una parola violenza.
Emblema di violenza subita è
Rita , coraggiosa ragazza di Partanna che osò ribellarsi allo strapotere mafioso
e che, se pur apparentemente sconfitta continua a dirci”…
sognate, non stancatevi mai di sognare…Chissà,
forse domani…la nostra bella terra ( e non solo quella)
non sarà più terra di sangue”.
Dal passato quasi dimenticato
risponde Anna, ma potrebbe trattarsi di una ragazza irachena o slava o….
“Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto,
odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al
dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si
volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che
ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.”
Un velo nero avvolge le
figure sulla scena segnando quasi una rottura-raccordo fra primo e secondo atto
nel quale il velo non ci sarà più.
Ancora, all’inizio, un fatto
di cronaca ( il ritrovamento, nei ghiacciai dell’ Adamello, dei corpi di alcuni
alpini morti durante la 1° guerra mondiale) che però diviene oggetto di una
canzone ( Sanremo 1952).
E’ questa l’altra faccia
della guerra.
Si fa avanti il “
coraggio della povera gente” che
subisce la guerra.
Parla, anzi declama, il
soldato totalmente plagiato per il quale il proprio fucile è vita!
Emerge il grido dei neri
d’America che si confonde con quello degli Israeliani, dei Palestinesi e di
tutti quei popoli sui quali la tempesta è passata, continua a passare e passerà
lasciando dietro di sé il buio.
“Anime sole. Anime perdute. Anime travolte e
scosse dal vento furioso”.
“Anime” che ancora una volta
tentano di scuoterci dal nostro torpore e dalla nostra consapevole indifferenza,
pregandoci quasi di contraddire la convinzione che ogni speranza è morta.
Note di una Spettatrice
Opere dell'artista Anna Maria Tilotta
..
Realizzate per la compagnia
teatrale Fiori di Carta
Tutto è iniziato
al Teatro Biondo, più precisamente alla scuola di recitazione del Teatro Biondo
e da uno stage tenuto da un grande maestro, quale è Salvatore Solida, a un
gruppo di ragazzi, allievi ed ex allievi dello Stabile.
È dura
intraprendere una strada tanto difficile come quella del teatro, dello
spettacolo, dove impera la “legge della giungla”.
Devi essere
bravo ad affilare le tue unghia, i tuoi denti e ad avere la forza e il
“coraggio” di non mollare mai.
Noi siamo stati
fortunati: primo, perché ci siamo formati artisticamente all’interno di un
teatro stabile che ci ha dato la possibilità di lavorare e imparare da grandi
insegnanti; secondo, perché, grazie al Teatro Biondo, abbiamo incontrato sulla
nostra strada Salvatore Solida, regista di fama nazionale e internazionale.
È grazie a lui,
nostro consigliere e mentore, che oggi siamo qui con un Associazione e una
Compagnia Teatrale…beh, non è poco!
Lui ci ha
lanciato la pietra e noi siamo stati abbastanza furbi da raccoglierla.
Uno stage, un
grande maestro, dei ragazzi bramosi di imparare, l’amore per l’arte, la
caparbietà, la bravura, una forte coesione, un pizzico di follia … ecco come è
nato tutto.
Possiamo essere
orgogliosi di dire che siamo la prima compagnia di allievi ed ex allievi del
Teatro Biondo Stabile di Palermo.
Ci definiscono
“Giovani Imprenditori” come dargli torto.
Di unghia e
denti siamo ben forniti e il coraggio non ci manca.