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    Jam Master Jay - Malcolm x - mio padre CENNI DI STORIA Malcolm Little, nato a Omaha (Nebraska) il 19 Maggio 1925 e assassinato ad Harlem, New York city, il 21 Febbraio 1965 a soli trentanove anni, da piccolo criminale del ghetto divenne un leader carismatico di fama internazionale, un uomo politico geniale, l'Afro-Americano più amato e più temuto di tutti gli Stati Uniti. Sua madre Louise, un'immigrata antilliana, e suo padre Earl Little, pastore itinerante della Chiesa Battista, erano membri dell'UNIA e seguaci di Marcus Garvey. Quando Malcolm aveva solo quattro anni, la casa in cui viveva fu bruciata dai membri incappucciati della Legione Nera, gli stessi che due anni dopo linciarono il padre, colpevole di aver predicato il “Ritorno in Africa” dal pulpito di una chiesa battista (molti anni più tardi Malcolm continuò la battaglia del padre e per questo anche lui fu ucciso). Durante gli anni più duri della Grande Depressione, la sua famiglia, che aveva sofferto la fame e la povertà, fu divisa dai funzionari degli enti assistenziali; i fratelli e le sorelle furono separati e affidati ad altre famiglie e la madre fu rinchiusa in un ospedale psichiatrico. Malcolm visse tra collegi, istituti statali e case di correzione, continuando la scuola e facendo i lavori più umili, i soli che fossero concessi ad un “nigger”. Trasferitosi a Boston da una sua sorella, Malcolm scivolò nella vita squallida e degradata dei bassifondi, affascinato dai gangsters che dettavano legge nel ghetto nero di Roxbury e dagli altri loschi personaggi che lo popolavano e convinto che essere uno di loro fosse per un nero l’unico modo di ottenere rispettabilità. Arrivato nella mitica Harlem, dov’era conosciuto con il soprannome di “Detroit Red”, fu coinvolto in ogni tipo di traffico illegale della malavita: lotteria clandestina e gioco d'azzardo, vendita di stupefacenti, sfruttamento delle prostitute, violenza e furto, fino a quando, nel 1945, appena ventunenne, organizzò una banda di svaligiatori, fu arrestato per furto con scasso e condannato a dieci anni di carcere. Di solito la condanna per un reato come quello commesso da Malcolm non superava due anni di reclusione, ma egli fu condannato a dieci anni a causa della complicità con Sofia, la sua amante, una donna sposata, borghese, ma, cosa ancor più grave, bianca. Ateo, cinico, arrogante, corrotto e aggressivo, l'unica legge che Malcolm rispettava era il “codice della giungla”, la legge della sopraffazione secondo cui il più forte sopravvive opprimendo il più debole. “Quando si diventa animali, avvoltoi com'ero diventato io nel ghetto, si entra nel mondo degli animali e degli avvoltoi in cui vale soltanto la legge della sopravvivenza...” [Malcolm 1992: 128]. Il trafficante del ghetto non ha nessuna inibizione psicologica, non ha religione, non ha nessun concetto morale, nessun senso di responsabilità civile, nessuna paura. Per sopravvivere egli è sempre in agguato, pronto a sbranare il prossimo, pronto a speculare su qualsiasi debolezza umana, sempre frustrato e inquieto. La regola è che, come succede nella foresta, la scelta è tra: essere predatore o essere preda. Bisogna aggredire gli altri prima che quelli aggrediscano te, non ci si può mai fidare di nessuno, ma stare sempre all’erta, perché se ci si abbandona per un solo momento i lupi affamati ti sbranano. Malcolm era convinto che gli istinti che aveva sviluppato sulla strada, le astuzie del trafficante, il senso criminale del lupo e il coraggio, fossero le uniche risorse necessarie per vivere; la morte non gli faceva paura, solo tre cose lo spaventavano: il lavoro, la prigione e l’esercito Nella prigione di Norfolk, il più illuminato sistema di detenzione di tutti gli Stati Uniti, Malcolm cominciò ad istruirsi e ad imparare l'arte oratoria (ereditata dal padre). Passò in quella biblioteca, ricchissima di libri di storia e di storia delle religioni, tutto il tempo disponibile, fino a diventare il più rispettato protagonista dei dibattiti che venivano organizzati tra i detenuti della regione. Spinto dai suoi fratelli e dalle sue sorelle, Malcolm, che all'inizio della prigionia era stato soprannominato “Satan” a causa del suo atteggiamento antireligioso, si convertì all'Islam, “the natural religion for the black men” (“la religione naturale dei neri”), praticata in America da una setta semisconosciuta chiamata “Lost-Found Nation of Islam” (NOI). Fu una genuina e sincera conversione che determinò la sua rinascita spirituale e da quel momento trasformò radicalmente la sua vita. La Nation of Islam, piccolo contro-stato nello stato, il cui capo spirituale era “Il Molto Onorevole” Elijah Muhammad, era una setta pseudoislamica che venerava Allah, ma che poco aveva a che fare con la religione musulmana ortodossa. Essa disponeva di un apparato organizzativo che comportava la fedeltà e l’obbedienza assoluta dei membri. I “Black Muslim”, oltre ad essere un gruppo religioso, costituivano anche un movimento che offriva rifugio e speranza ai suoi adepti, incoraggiava alla ricostruzione di dell’identità afro-americana, di una morale, della solidarietà e della fratellanza. L’aspetto positivo della Nation of Islam era il suo obiettivo pratico più urgente: elevare le condizioni fisiche, morali, sociali e politiche degli Afro-Americani: essi avrebbero dovuto abbandonare la vita sregolata ed immorale che conducevano e obbedire ad una rigida e ferrea disciplina. A questo scopo venivano usati mezzi discutibili e si era costretti a rispettare molte regole: erano proibiti i rapporti sessuali illeciti, il consumo della carne dell’ “immondo suino” e di altri cibi considerati malsani, del tabacco, dell'alcool e degli stupefacenti. Nessun muslim (in arabo significa “musulmano”) poteva andare a ballare, al cinema, a giocare d’azzardo, non poteva uscire la sera nè con le donne nè con i bianchi; litigli in famiglia, scortesie e menzogne non erano permesse. Per riconquistare dignità bisognava essere orgogliosi di essere neri (“Black is beautiful”, come insegnava Marcus Garvey), quindi erano vietate tutte quelle pratiche che mutilavano e distorcevano i corpi dei neri nel tentativo di sembrare belli secondo i criteri stabiliti dai bianchi, ma che in realtà li rendevano ridicoli. Era vietata la stiratura permanente, usata per ottenere i capelli lisci come quelli dei bianchi (di gran moda e usata anche da Malcolm), simbolo di ignoranza, di autodegradazione e della vergogna di essere neri. Tutte queste leggi morali venivano fatte rispettare dal “Frutto dell’lslam”, un corpo paramilitare di Muslim scelti capaci, fedeli e ben addestrati nelle arti marziali. Le disubbidienze venivano duramente punite con diversi tipi di sanzione: punizioni fisiche, sospensioni, isolamenti temporanei e nei casi di trasgressione più gravi, come per 1’insubordinazione al capo spirituale, era prevista l’espulsione definitiva dall’organizzazione o addirittura la condanna a morte dei “traditori”come fu Malcolm. Nel 1952, scontati sette anni di prigione, Malcolm ottenne la libertà con la condizionale e si trasferì a Detroit, dove venne assunto come operaio alla Ford e contemporaneamente iniziò a lavorare per la Nation of Islam, “andando a pesca” di proseliti nei bar, nelle sale da biliardo, agli angoli delle strade del ghetto, dove quei neri poveri, ignoranti e dalla mente ottenebrata, che Malcolm conosceva tanto bene per essere stato uno di loro, bevevano, bestemmiavano, si azzuffavano, si imbottivano di stupefacenti e facevano tutte quelle cose che “contribuiscono a mantenere il negro [sic] sotto il tallone del bianco” [Malcolm X 1992: 235 Come tutti i Muslim, anche Malcolm cambiò il suo cognome Little (che apparteneva al padrone di schiavi Little e che fu imposto ai suoi antenati paterni) con la lettera incognita “X”, simbolo del nome africano originario che nessun nero d’America ha mai saputo. Da allora fu conosciuto con il popolarissimo nome di “Malcolm X”. La “X” veniva poi sostituita con un più adeguato nome di origine africano. Durante il pellegrinaggio alla Mecca Malcolm fu chiamato EI-Hajj Malik El-Shabazz. Devoto e convinto adepto, nel 1954 Malcolm fu nominato “Pastore del Tempio numero sette di New York city” e tornò ad Harlem. In pochi anni, grazie ai suoi successi e alla sua abilità di organizzatore e di oratore, fondò nuove moschee in tutte le principali città del nord degli Stati Uniti e da setta semisconosciuta, la Nation of lslam, si trasformò in un’organizzazione di massa a livello nazionale. Malcolm X diventò velocemente un personaggio popolarissimo, il portavoce più importante e più famoso di Elijah Muhammad, uno degli oratori più stimati e richiesti dalle università americane, sempre al centro dell'interesse dei mass-media, criminalizzato dalla stampa come “il seminatore di odio e di violenza”, un fanatico, un “razzista alla rovescia” e invidiato da molti membri della setta che lui stesso aveva per la maggior parte contribuito ad ingrandire e potenziare. Nel 1958 si sposò con la sorella musulmana Betty X con la quale ebbe quattro figlie. Malcolm prestò all'organizzazione un'opera assidua e senza riposo, fino al 1964, anno della rottura con Elijah Muhammad. Il 1963 fu un anno di grandi agitazioni e rivolte e del risveglio della lotta nera; fu l'anno in cui la protesta passò dal Sud ai ghetti urbani delle città del Nord degli Stati Uniti. Era il preludio di una rivoluzione. Ma in questo fermento rivoluziorario si resero evidenti gli aspetti negativi e i limiti della setta basata sul culto del capo a cui ci si doveva sottomettere senza alcuna riserva, un’organizzazione nazionalistica e dogmatica, racchiusa in se stessa, all’interno del sistema capitalistico statunitense, politicamente conservatrice e statica. La Nation of Islam non passava dalla propaganda all'azione, rimaneva ai margini della lotta, isolandosi non solo dai bianchi, ma anche dai neri militanti. Elijah Muhammad impose ai suoi ministri l’astensionismo dagli affari della politica locale che non li riguardavano e impedì ai suoi discepoli di prender parte al movimento. Questa politica di non intervento si spiega considerando che il suo obiettivo politico mirava esclusivamente alla separazione dall’America bianca e la sua strategia non prevedeva di rivoluzionare il sistema americano. Malcolm però aveva maturato idee diverse: secondo lui, aspettando il giorno del distacco, si poteve far qualcosa per tentare di eliminare le ingiustizie e la corruzione del sistema americano. Nonostante queste insofferenze, egli tentò per molto tempo di soffocarle perché voleva assolutamente evitare la rottura con Elijah Muhammad, colui che riveriva come maestro, padre spirituale e padre, colui che lo aveva trovato nella melma, lo aveva tirato fuori e ripulito e ne aveva fatto un grande uomo. Ma fin dall’inizio degli anni Sessanta, Malcolm era sempre più teso nei confronti delle sue scelte politiche e si sentiva sempre più costretto dal suo rifiuto a farsi coinvolgere nelle lotte di quel periodo. L’occasione della rottura fu il commento di Malcolm in seguito all’assassinio del presidente John F. Kennedy; disse che lo considerava come un caso di “chickens coming home to roost” e poi aggiunse “being an old farm boy myself, chikens coming home to roost never did make me sad, they’ve always made me glad.” Malcolm alludeva alla violenza strutturata nel sistema che non esita, quando è necessario, a sbarazzarsi dei suoi stessi capi. Questa dichiarazione gli valse una sospensione di novanta giorni dalla Nazione dell'Islam e il silenzio stampa. La sospensione però non fu mai revocata. Questa punizione fu solo un pretesto per zittire e allontanare Malcolm dalla Nation of Islam; il vero motivo era il disaccordo che era nato fra i due su come si doveva condurre la lotta. Inoltre Malcolm aveva scoperto che “Il Molto Onorevole Elijah Muhammad” non era poi così onorevole: era un uomo corrotto ed ipocrita, che non praticava ciò che predicava, colpevole non solo di fornicazione e di abuso sessuale di alcune giovani donne che lavoravano nella setta, ma anche di abuso di potere e autorità. “A man is just a man”. L'8 Marzo del 1964 Malcolm abbandonò la setta che non rispondeva più alle istanze del popolo nero. Nel 1964 Malcolm partì per l’“Al-Hagg”, il pellegrinaggio alla città santa della Mecca, “Sacra Casa di Dio”, quarto pilastro fondamentale (ibàdah) dell’Islam. L’8 Marzo 1964 Malcolm abbandonò la Nation of Islam e dichiarò: “Ho intenzione di organizzare e dirigere a New York city una nuova moschea, chiamata Muslim Mosque Inc., che costituirà la base religiosa e ci darà la forza spirituale necessaria per liberare la nostra gente dai vizi che distruggono la fibra morale della nostra comunità” [Malcolm X 1992: 372]. “Il Nazionalismo Nero sarà la nostra filosofia politica,.... economica e sociale... indipendentemente dalle... credenze religiose...” [Giammanco 1994: 141]. Malcolm aveva intenzione di creare una nuova organizzazione per eliminare le deviazioni del nero americano; il “negro” americano era mentalmente malato, per la sua accettazione passiva della cultura dei bianchi; spiritualmente malato, perché per secoli aveva accettato il Cristianesimo che chiedeva al cosiddetto “cristiano negro” di sopportare tutte le crudeltà dei cosiddetti “cristiani bianchi”; economicamente malato, perché contribuiva meno di tutti al settore produttivo, incarnando alla perfezione la figura del parassita e vivendo nell’illusione di poter progredire solo perché si trovava “fra le pieghe dell’enorme pancia di quest’enorme vacca che è l’America bianca”; ma soprattutto il negro americano era malato politicamente, perché lasciava che l’uomo bianco lo dividesse, facendogli accettare sciocchezze come quella di essere “democratico negro”, “conservatore negro”, oppure “liberale negro”, mentre un blocco di dieci milioni di votanti afro-americani avrebbe potuto decidere l’equilibrio di potere nella politica americana, visto che il voto dell’uomo bianco era quasi sempre diviso in proporzioni uguali [cfr. Malcolm X, 1992: 367-368]. Dopo la rottura con Elijah Muhammad e in seguito al pellegrinaggio alla Mecca, Malcolm X aderì alla dottrina islamica ortodossa. Considerò la religione esclusivamente una questione di fede e di scelta personale, mentre la lotta dei neri era una questione che andava affrontata sul piano politico. I Black Muslim rifiutavano la corrotta società americana; Malcolm passava dal rifiuto alla ribellione e all’organizzazione per cambiarla. Fu questa l’essenza della sua trasformazione ideologica. Egli voleva creare un’organizzazione con una diversa impostazione politica e con un diverso tipo di rapporti fra la dirigenza e la base. Mentre i Black Muslim vivevano sotto la guida e il controllo del loro capo religioso Elijah Muhammad, al quale si sottomettevano in modo incondizionato, accettando i suoi dogmi e la sua disciplina, al contrario Malcolm voleva creare un’organizzazione democratica, che si fondasse su un lavoro collettivo; per questo, richiedeva il contributo di idee e suggerimenti, consigli e critiche da tutti i quadri, apprezzava soprattutto le idee dei giovani studenti, bianchi e neri. Intendeva creare l’unità di tutti i neri, a qualunque religione appartenessero, all’interno di un movimento che abbandonava il settarismo religioso per svolgere un’azione di massa. Ma Malcolm si rese subito conto che la Muslim Mosque Inc., la Moschea Musulmana, essendo un’organizzazione religiosa, aveva un potere di richiamo limitato, che di fatto escludeva tutti i non-musulmani. Tre mesi dopo, il 28 Giugno 1964, fondò L’“Organization of Afro-American Unity” (OAAU). Durante i dodici anni che trascorse nella Nazione dell’Islam, Malcolm aveva sempre accusato, denunciato, condannato l’uomo bianco, “il diavolo dagli occhi azzurri (blue eyed) e i capelli biondi”, per gli atroci crimini commessi ai danni di tutti i popoli di colore della Terra. In quegli anni era convinto che in America il razzismo fosse talmente radicato che l’unica soluzione per risolvere i conflitti razziali era la completa e definitiva separazione tra la “razza” bianca inferiore e la “razza” nera superiore. In parte a causa dell’influenza dell’Islam ortodosso, in parte per essere venuto a contatto con rivoluzionari sia di pelle bianca che di pelle nera, Malcolm subì una profonda trasformazione interiore e abbandonò l’intera dottrina mitologica di Elijah Muhammad sulla malvagità innata dei bianchi. Malcolm ripudiò il razzismo in tutte le sue forme e da allora in poi giudicò gli uomini in base alle azioni e atteggiamenti e non più per il colore della loro pelle. “E’ vero che in passato ho lanciato roventi accuse contro tutti i bianchi. Non mi macchierò più di tale colpa perché ora so che alcuni bianchi sono veramente sinceri...La vera fede dell’Islam mi ha mostrato che una condanna totale nei confronti di tutti i bianchi è altrettanto sbagliata di quella che molti (bianchi)...fanno nei confronti dei neri...” [Malcolm X 1992: 423]. “In passato mi sono lasciato adoperare per lanciare violente accuse a tutti i bianchi...Oggi, grazie alla rinascita spirituale...non sono più disposto a sottoscrivere tali accuse globali contro un’intera razza...Non sono un razzista e non accetto nessuna delle concezioni del razzismo...” [Giammanco 1994: 175]. Il 21 Febbraio 1965, durante una riunione dell’OAAU alla Audubon Ballroom di Harlem, Malcolm X fu ucciso con sedici pallottole di fucile di fronte a cinquecento persone. ..

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Sospeso nel nulla vaga il mio pensiero, l’ unica certezza senza limiti, l’ unico gioco solitario con la mente, io creo, io distruggo, rimango assente e mi abbandono in un fiume perduto che divora le mie preghiere.

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About me:

cuore - cervello - coraggio........ Cantastorie urbano, produttore e D.J. musicista scratch. D.J. da club dall' età di 16 anni, ha lavorato in diversi locali di Torino e non solo, ha suonato in molte manifestazioni all' aperto e feste private. A 18 anni la sua prima esperienza come D.J. radiofonico a Radio Studio Aperto con il suo programma il "cecco sound", a fine anni novanta diventa cant' autore scrivendo e cantando numerosi brani per "ilfuoritempo" gruppo di cui faceva parte insieme a D.J. lazy e Jazza Mò. Con Ilfuoritempo ha prodotto quattro album recensiti su numerose testate giornalistiche del settore e non solo; si è esibito in moltissimi concerti live per cinque anni partecipando a vari contest dove ilfuoritempo si è sempre distinto per originalità e buon gusto attraverso il loro "penny soul" genere forgiato proprio dal gruppo. Nel 1999 3c* vince con la canzone "lugubre" il premio S.I.A.E.come miglior testo al "premio nazionale cant'autori" davanti ad una giuria presieduta da Mario Castelnuovo, e nel 2000 ilfuoritempo è selezionato dall' A.R.C.I.per uno scambio culturale in Bosnia in rappresentanza dell' Italia per la parte musicale.Ilfuoritempo si qualifica alle selezioni finali di "Arezzo Wave", "Alessandria Wave"... e "Senza etichetta" davanti al Maestro Mogol. 2001 ilfuoritempo si esibisce a Chivasso al Musicomic davanti a 3.000 persone circa prima del concerto degli "Articolo 31". Finita l'esperienza con ilfuoritempo, 3c* produce un album da solista intitolato "spasmi hardcore", esperimento dark-rap hardcore di sua creazione. Da circa quattro anni è ritornato ad intraprendere l' attività di D.J. specializzandosi nello scratch e nel creare musica con l' utilizzo di giradischi, mixer ed effetti,è d.j. ufficiale di MAC per alcune basi e scratch, vincitori di RITMIKA 2007. Fra3c fa parte dello staff animazione ALTER EGO. Attenzione... il 15 di 8bre è uscito il suo nuovo disco da dj delirante.... MA PHILOSOPHY... Attualmente fa parte dell' "anonima scratch" turntable team di 4 dj ( D.O.P.S. - FEYEZ - BRASA - FRA3C) thaa, funky fresh. In cantiere... un musical e... un ritorno in grande style....starete a sentire.

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  • Children: Someday
  • Smoke: Yes
  • Education: Grad / professional school

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