Herself
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Here We Are
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Hidden
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HATE 1
3:28
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KING KONG
5:47
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General Info
-
Genre: Acoustic / Folk Rock / Gothic
Location It
Profile Views: 97732
Last Login: 2/7/2013
Member Since 7/15/2006
Website www.herself.altervista.org
Record Label DeAmbula Records
Type of Label Indie
-
Bio
Here it is Italy-based solo artist Gioele Valenti aka HERSELF at its fourth official album, after lucky issues for Jestrai Records (VERDENA), and many minor episodes for foreign labels, now on DeAmbula Records, a label that includes in roster artists like ULAN BATOR and PINEDA. Recorded between home and studio, these new 13 tracks combine intimate lo-fi folk attitude, which has always characterized the project, with the grain of Anglo-American tradition and exciting canterburian echoes or gothic elements - for a sound like Canterbury meets psychedelia. Ideally a crossover between Bill Callahan and Sophia, the sound of selftitled HERSELF is, this time, enriched by the collaboration with Aldo Ammirata, Marco Campitelli (The Marigold) and Amaury Cambuzat (Ulan Bator) – who has played in the songs "Sugar Free Punk Rock" and "How You Killed Me" and took care of the mastering. ------------------------------------------------------------------- Herself è essenzialmente Gioele Valenti - supportato nei live dai musicisti come Aldo Ammirata. ------------------------------------------------------------------- - Vince Arezzo Wave Sicilia nel 2002 - Il video di "Stoned", singolo dall'album God Is A Major vince il PIVI 2007 - Il primo disco, "Please, please, please Leave Now" per Subcasotto Records, nel 2004. - "God Is A major" - (Luca dei Verdena patrocina la produzione) Jestrai Records nel 2006 - "Homework" - Jestrai Records nel 2009 - Split con Sun of Clark per la tedesca Against it records nel 2010 - Split con M S Thomason per l'inglese Death Letter Recordings -
Members
Herself live crew: Gioele Valenti - Aldo Ammirata -
Influences
-
Sounds Like
Herself on Acid Cobra Digital / Out on April 3th
herself live crew:
GIOELE VALENTI ALDO AMMIRATA
WWW.HERSELF.ALTERVISTA.ORG
Palermo, Italy based artist Gioele Valenti (aka Herself) crafts hauntingly homefi songscapes. He's back - two years after his lucky first Please please please, Leave now (Subcasotto Records 2005) - with ‘God is a Major’ for Jestrai Records (Ulan Bator, Verdena…) He recorded these songs in a small room of an old abandoned country house called Thelema. Ever wonder what could happen if Six Organs Of Admittance and Sparklehorse got together for beer and pizza and wrote a handful of songs together? Sweet-sounding acoustic mood, but don't let that fool you. More acoustic, more nervous than ever. From South Italy, a one man band mixing excellent lyrics with indie folk atmospheres on electronic lo-fi layers. Not self indulgent, just dark and beautiful. For fans of Sparklehorse, Gravenhurst, Xiu Xiu, East River Pipe etc...
Rumore Magazine, n.158 “…like a little Elliott Smith in a low fi version (Stoned), Herself play his own songs from his quiet garden […] simple songs for guitar and voice – sometimes some noise shake this calm sea (Hidden and Waterline)… […] A precious little disc…”
DICONO DI LUI
NERDSATTACK.NET
Herself/Sun Of Clark (Split cd) Againt It Records
Che Gioele Valenti (il nostro Gioele Valenti) - aka Herself - fosse autore maiuscolo, lo avevamo più volte sottolineato in sede di recensione dei suoi passati lavori (tre). Il musicista palermitano, dal background vasto quanto colto, questa volta ritorna per splittare assieme agli australiani Sun Of Clark. Doppia copertina per una divisione dei brani quasi equa (6+7). Herself si fa ancora più profondo. E in apertura incastona una straordinaria ‘Hate 1′, indie song filtrata e abrasiva da colpo al cuore, che fa il paio con la quinta ‘To Become A Trappist’. ‘Beggars And Sand’ arriva direttamente dall’inferno con la voce dai tratti evocativi che si fa dannatamente più oscura. Poi ecco i momenti cantautorali (sempre in inglese) a cui ci aveva abituato. Acustici attimi di metempsicosi e riflessione (seconda, quarta e commovente sesta traccia). Superiore. [****]
I Sun Of Clark da Melbourne propongono invece un datato rock di stampo ‘70, minuettato, teatrale, di possibile definizione (indie)pop-progressiva (dalle parti di Canterbury). Echi e profumi che vengono ricordati soprattutto dalla voce del cantante, valente nel saper evocare momenti cari al passato. Sono un quartetto ma la musica prodotta sembra essere realizzata da un collettivo freak. Interessanti ma a scarseggiare è il pathos e l’emozione. [**1/2]
Emanuele Tamagnini
LOST HIGHWAYS
Homework inizia nella foschia di un giorno di mezzo inverno. Il sole si fa strada tra i rami morti che sembrano guardare le loro foglie rosso fuoco marcite nel fango per la tempesta di ieri. Leggere il lo-fi che è nella natura. Sporcare il folk con lisergici strali di elettronica è un’impresa che può riuscire a pochi… c’è sempre dietro l’angolo la sbavatura eccessiva. Ma dopo l’ottimo esordio God Is A Major, Herself non sbaglia un colpo e continua a stupire per la genialità e la semplicità con cui intreccia questi ricordi sonori tra arpeggi delicati e la sua voce poetica e dark allo stesso tempo. Homework è un esempio: si può investire nei giovani artisti italiani da esportare all’estero come sta facendo la Jestrai. Nails è una ballad perfetta nel suo incedere nella mente dell’ascoltatore. Meet Miriam at park è l’anima bucolica che si increspa di onde magnetiche del battito di un cuore che a fatica continua a palpitare. Sulla collina della solitudine ci sarà una baita e tra le sue mura ci impiglieremo ancora una volta nella tela dello Spider of the dead. La musica suggestiva di Herself pochi potranno recepirla… bisogna avere la capacità di chiudere gli occhi, di cancellare l’asfalto, di cominciare a disintossicarsi del rumore del cemento armato… bisognerebbe ascoltare solo il fruscìo degli alberi in balia del vento… quello è il vero verbo della vita… ed Herself lo interpreta in una maniera unica. Perdersi nei suoi sentieri è sempre una grande esperienza atemporale.
Vladimiro Vacca
EXTRA MUSIC MAGAZINE
Dietro il progetto Herself si nasconde il talento compositivo di Gioele Valenti, musicista e cantante originario del Sud Italia che si muove da tempo nell’ambito dell’ “indie-folk”. L’album che vi presentiamo è un piccolo gioiello stilistico, che alterna ballate acustiche delicate come “King Kong”, “Nails”, “Spider Of The Dead”e “The One”, decisamente “lo-fi” ad episodi come “Hate” che sono senz’altro più sperimentali, tipici di certo rock di avanguardia. E’ un po’ come se l’influenza delle esperienze psichedeliche di gruppi come Windsor For The Derby e Flaming Lips si mescolassero alle nuove tendenze dell’elettronica e - come d’incanto - trovassero un punto di incontro nell’anima calda e solare di Gioele, pronta a convertire tutto in un piccolo gioiello musicale. “Homework” è un album davvero particolare, denso di atmosfere oscure, gotiche se volete, ma che sa anche essere incantevole, e solare al momento giusto.
Giancarlo De Chirico
(21/01/2009) - © 2002 - 2005 Extra! Music Magazine. Tutti i diritti riservati
(FRANCE)
LA MAGIC BOX
Du danger de commencer trop bien un album. On pourra faire ce reproche ? Gioele Valenti, songwriter italien officiant sous le nom d?Herself. King Kong est un morceau mastodonte d?une finesse d?concertante, faisant fondre l?acoustique dans une mati?re ?lectronique avec une ?vidence naturelle. On croirait retrouver Piano Magic de Troubled sleep of? et on jubile. D?s lors, la suite para?tra un peu plus attendu, un peu plus ? ?l?ve sage ?, le nom Homework prenant tout son sens. Pas le noise Hate 1 juste apres o? Valenti se rappelle qui il a fait partie du groupe Foreyard mais par la suite o? l?Italien se retrouve en intimit? avec sa guitare acoustique, quelques effets et une voix toute en retenue. On en oublierait presque que certaines des fragiles chansons d?Herself (comme un part f?minine assum?e) ?voqueront l?ombre s?pulcrale de Red House Painters ou de Swell. Le bord?lique et lo-fi The One porte m?me la patte de son auteur. Au final, plut?t bien pour un album en solitaire. 7.5
Denis Z.
(FRANCE)
INDIEPOPROCK.NET
On a parfois tendance à l’oublier, obnubilé que nous sommes par tout ce qui provient d’Outre-Manche ou d’Outre-Atlantique, mais il y à une vie pour la pop, le rock et le folk indé pas très loin de nos frontières, à commencer par de l’autre côté des Alpes. Herself est à ce titre le projet d’un homme, Giole Valenti, particulièrement actif sur le devant de la scène indé italienne, notamment au sein du groupe Foreyard. C’est seul à bord ou presque que le bonhomme a rédigé ses « devoirs » sous la forme de 9 titres balançant entre indie pop (King Kong) et folk lo-fi (Nails) ou matinés d’arrangements électro (Meet Myriam At The Park). Quelques titres tirent leur épingle du jeu, dans une veine proche de celle du Swell de David Freel ou du Sparklehorse de Mark Linkous, tel le magnifique Spider of The Dead bercé par des cuivres, l’enjoué The One ou un Between the Starz aux arpèges cristallins.
Loin de toute agitation médiatique, la scène italienne bosse en silence et le fait plutôt bien si l’on en juge par les travaux de Herself. Une bien belle sucrerie indé à déguster al dente.
Par Christophe
MESCALINA.IT
Profumo di magnolia, eleganza e candore. Questo è quello che mi viene in mente ascoltando la prima traccia del nuovo disco di Herself. Le immagini poetiche vengono evocate dalla sua musica più che dai testi, popolati, invece, di creature fantastiche poco rassicuranti (“King Kong”), e bizzarrie di un mondo alle porte della realtà e ad un passo dalla finzione cinematografica. E non è un caso: nella corazza di Herself si nasconde Gioele Valenti, un giovane menestrello siciliano che oltre a confezionare dischi deliziosi come caramelle al lampone, scrive poesie e racconta storie. L’immaginazione non gli manca; e se a scuola spesso si rischiava di far preoccupare maestre e genitori, in campo artistico è una dote che non tutti hanno e che in troppi spacciano per propria, comprandola altrove. La traccia numero due - “Hate” - ci rivela un Giole Valenti tutt’altro che melenso. Inizia così: “I got a gun, I gotta see you. I’m on your back an you don’t see me come”: qui il fantasma di Mark Oliver Everett (Eels) emerge, sia nell’approccio fortemente lo-fi, che nelle parole - mai troppo rosee. La batteria ha un incessante e smanioso ritmo tribale. L’inquietudine si placa immediatamente con i più rassicuranti archi della terza traccia, “Nails”, e con la voce sussurrata in “Meet Miriam at the park” e in “Spider of the dead”. “To an old friend” è forse uno dei momenti del disco musicalmente più interessanti. Il disco si conclude con “Between the starz”: un crescendo emozionale che improvvisamente cessa, si spezza, e lascia delusi. Un’insoddisfazione però dovuta all’inaspettato. Cerchiamo una cerniera, due punti di sutura che arginino, almeno momentaneamente, la creatività di Giole Valenti. I paragoni quando si parla di Herself sono tanti ed importanti - Will Oldham, Sparklehorse, Eels - e non c’è dubbio che Herself abbia ascoltato tanta musica anglosassone, e il fatto che non canti in italiano ne è il primo e ovvio segnale. Ma credo sia più affascinante vederlo immerso nei colori e nei profumi intensi della sua Palermo, modellata da ombre e forme debordanti che trasformano in visioni oniriche certi angoli della città. Homework però è tutt’altro che barocco - anche se spazia molto nelle sonorità, l’approccio resta lo-fi e come tale non risulta mai troppo artificioso. Il progetto è affascinante, il titolo pertinente, il disco riuscito.
Desirèe Lezzi
KATHODIK.IT
Herself ‘Homework’
(Jestrai/5ive Roses 2008)
Ci ha messo un paio d’anni Gioele Valenti per finire i compiti per casa assegnatigli dal maestro Mark Linkous. Ma lì ha fatti in maniera impeccabile. Il terzo album del progetto Herself avvicina sempre più l’artista palermitano ai lavori degli Sparklehorse, creando un folk a bassa fedeltà infarcito di ghirigori elettronici e spifferi elettrici unico nel suo genere all’interno del mondo del cantautorato folk italiano. King Kong si schiude lieve e struggente nel cantare il male di vivere del mostro di cinematografica memoria per poi sciogliersi in un battito stridente e soffocante. Distorsioni violente e ritmica marziale introducono Hate, la traccia più rock dell’album. Con Nails l’album vira verso un folk più tradizionale, che strizza l’occhio al cantautorato americano di Will Oldham e Nick Drake. Meet Miriam At The Park è un acustico alito dolce e malinconico tra le cui pieghe si insinuano sottili vermi elettronici. Spider Of The Death aggiunge un tocco appena accennato di violino nel duetto voce-chitarra acustica. The One è un triste canto blasfemo avvolto da nebbie pesanti spinte da Dio a punirci per aver osato tanto. King Of Glory torna ad una dimensione più intimistica, chiusa in un camera popolata di spiritelli che fanno di tanto in tanto capolino sotto un sottile telo acustico che si sfilaccia in un groviglio di distorsioni sguscianti. To An Old Friend è il soave e allo stesso tempo malinconico ricordo di un vecchio amico, quel ricordo che lascia un sorriso sul volto rigato da una lacrima e risveglia fantasmi a lungo sopiti sotto la coltre di eventi che ci vomita addosso la vita. Between Two Starz chiude il disco con cadenza ipnotiche e diluite vicine ai Death Cab For Cutie più cupi. Dopo aver brillantemente finito i compiti e superato gli esami, Valenti è pronto per passare dall’altra parte della cattedra: non più allievo ma maestro.
Marco Pagliariccio
ROCKLAB.IT
Se il secondo disco di Herself di un paio di anni fa intitolato ‘God is a major’ mi aveva sorpreso per l’ottima fattura e per l’intensità dei pezzi, questo seguito ‘Homework’ mi piace ancora di più. Se il rosso brutale della copertina era un invito a fermarsi e ascoltarlo, ora invece ci si ritrova con colori tenui, un bianco e una piccola immagine rurale di tranquillità. Ma non è tutta quiete quella che si nasconde dietro le composizioni di Gioele Valenti, anzi è proprio sull’inquietudine crescente e su sentimenti di forte contrasto sciolti in una pozzanghera di suoni che si snodano le 9 tracce del disco. Se la direzione rimane la stessa che in passato, lo sviluppo si fa vivace e sorprendente. A partire da King kong, delicata, poetica e sognante ma con un finale sui generis, alla ossessiva, peculiare (e favolosa) Hate 1, dalla quanto semplice tanto efficace Meet Miriam at the park alla più classicamente indie folk pop lo-fi To an old friend, fino alla conclusiva Between two starz, Herself riesce a dare con poche precise pennellate (il disco è stato suonato al 99% da lui) un’impronta personalissima e convincente così che il risultato finale sia ancora più compatto ed efficace di quanto già le composizioni precedenti in realtà erano. Ma soprattutto ‘Homework’ risulta un insieme di bellissime canzoni, cosa non facile di questi tempi. Bisogna proprio dire che il ragazzo, già promettente, ha fatto i compiti a casa.
Paolo Viscardi
A DECOUVRIR ABSOLUMENT
Spontex a toujours pour moi l’une des symboliques ultimes de la vie. D’un côté elle vous caresse vous câline, de l’autre elle vous gratte vous irrite, mais en même temps elle vous purge de vos impuretés. La musique de l’italien Gioele Valenti est à l’image de la spontex, à l’image aussi de ce que Mark Linkous a longtemps réussit à faire à ses débuts, nous câliner de folk song mélancolique et mélodique, et de l’autre nous scotcher au mur pour une séance de torture abrasive comme dans les pires moment d’un saw. Addictif, homework sait se faire aimer au point de nous donner avec « to an old friend », le morceau qui comblera nos déboires quand les trains n’arrivent pas à l’heure. Sans révolutionner le genre, « homewok » est un disque qui nous aidera à passer un bon moment, la crise laissant des traces.
Gerald de oliveira
KATAWEB
Bassa fedeltà di registrazione e altissima qualità di composizione, con questo mix perfetto Herself (ossia Gioele Valenti) si è già guadagnato un applauso da parte del mondo indipendente. “The One” ti porta immediatamente lontano dall’Italia, il suono arriva dall’America, dal mid-west, dal folk alternativo delle province, dalla follia dei Flaming Lips e dalle melodie sporche degli Sparklehorse. La chitarra acustica e la voce dipingono un’armonia che l’orecchio riconosce subito come amica, è piacevole; la batteria invece entra dritta e meccanica come suonata da un pupazzo a carica, porta un po’ di scompiglio ma nulla distoglie Herself dalla sua melodia. Non so cosa ci sia in Sicilia, ma è qualcosa che dovremmo scoprire e contagiarci tutta l’Italia.
Fabrizio Galassi
VENTILo (France)
La belle et grande histoire de la musique italienne étant ce qu’elle est — des guimauves en sauce d’Eros Ramazotti aux braillements all’arrabiata de Zucchero en passant par les blagues pas drôles de Toto Cutugno, la pasta a toujours été indigeste —, c’est avec circonspection que la rédaction a accueilli la galette de Herself. Quelle ne fut donc pas notre surprise à l’écoute de cet opus folk en diable, petit traité d’agit-p(r)op, aux saillies délicieusement psychédéliques, de constater que l’on peut supporter cet idiot de Materazzi et composer des chansons merveilleuses. Composé de neuf titres évoquant tour à tour l’introspection de Swell, le bricolage de Eels ou la fébrilité de Sparklehorse, Homework vient de nous réconcilier, musicalement, avec l’Italie. Youpi.
HS
..:::..
FILEUNDER (Nederland)
(http://www.fileunder.nl/archives/2008/11/herself_homework.php
Italië, het land van opera en de daarvan afgeleide popkwelers, ook het land van de vreemdste MTV, met muziek van eigen bodem die nooit daarbuiten zal geraken. Herself is dat in elk geval wel gelukt en vreemd is dat niet. Gioele Valenti heeft een opvallend Amerikaanse pen, waar hij soepeltjes lo-fi-pareltjes mee tekent. Voor opener "King Kong" kan ik mijn favoriete vergelijking van stal halen, het obscure bandje Obi, dat ik onlangs ook nog bij The New Year memoreerde. De coupletten van "King Kong" zijn een kopie van hun "All Stars" en dus even mooi. Belletjes, getokkelde akoestische gitaar en een zachte stem achter een ruisfilter. Doet dat niet ook nog ergens anders aan denken? Inderdaad, Sparklehorse, en dat is precies wat de rest van de plaat de klok slaat. Zowel in de zachte nummers, als in die altijd wat irritante harde, dissonante tussennummers, waarvan de vervelendste toepasselijk "Hate" heet. Laten we 't erop houden dat het anders een saaie boel zou worden. Geef mij toch maar een ballade als "Nails". Homework bevat verder geen echte uitschieters maar is met z'n negen tracks in negenendertig minuten als geheel prima behapbaar. Het is een gemoedelijk album, waarvan de goed op elkaar aansluitende liedjes lekker lang doorsudderen, met als fraaiste voorbeeld de afsluiters "To An Old Friend" en "Between Old Starz".
File: Herself - Homework File Under: Bella musica
TRADUZIONE:
Italia, terra di opera e del suo derivato popkwelers, anche la terra di strane MTV, con musica dal loro suolo che non potrà mai arrivare. Stessa è che, in ogni caso essere successo e che non è strano. Gioele Valenti ha una notevole penna americana, dove ha buon Lo-Fi gemme a firmare. Per apriscatole "King Kong" faccio il mio preferito capannone confronto di smantellamento, Obi banda oscura, che anche di recente con il nuovo Anno ricordato. Il troll di "King Kong" è una copia del loro "Tutte le Stelle" e quindi altrettanto bello. La formazione di bollicine, getokkelde chitarra acustica e una voce morbida dietro un filtro di rumore. Non pensare anche qualcos'altro? Infatti, Scintillio cavallo, e questo è esattamente ciò che il resto della targa l'orologio salva. Entrambe le morbido numeri, come in quei fastidiosi semper qualcosa di duro, dissonante tra i brani, che vervelendste applicabile "Hate" caldo. Dammi comunque, ma come una ballata "Chiodi". Scuola ed include ma non è una vera e propria con le sue cime nove brani in trenta-nove minuti nel suo complesso ottiene eccellenti. Si tratta di una pacifica album, la cui buona partita di canzoni da buoni a lungo bollire lentamente, con il miglior esempio di valvole "Per un vecchio amico" e "tra i vecchi Starz"
NERDSATTACK
www.nerdsattack.net
Dal profumo d’arance della Sicilia. Da Palermo. Torna Gioele Valenti aka Herself. E lo fa due anni dopo il bellissimo ‘God Is A Major’ che lo aveva imposto a livello nazionale in ambito cantautorale. Il terzo album della sua prelibata carriera è un ulteriore passo in avanti. Gli anglofoni lo chiamerebbero “bedroom songwriter”, un autore confidenziale direbbero quelli più snob. La verità è che Gioele è una delle punte di diamante del folk italiano. E si accetti “folk” nella sua accezione più ampia e semplificativa. Melodie miracolose. Sussurri che puntano il cuore e lo trafiggono in silenzio. Ma anche nuovi accenti che dal folk arrivano alla dolcezza che solo Mark Oliver Everett sarebbe in grado di raggiungere. La distanza dalla centralità (solo apparente) degli “affari musicali” che contano è probabilmente uno dei segreti di tanta purezza. Mentre ‘Hate 1' perfora le ultime speranze di poter riaversi dopo essere stati tramortiti da un gioiello simile. Il compito di una vita. Così, semplicemente.
Emanuele Tamagnini
ROCKERILLA
HERSELF
Homework
Jestrai/5ive Roses
Elio Bussolino 7/10
La natura casereccia di quest'altro lavoro di Gioele Valenti, o Herself che chiamar si voglia, sta in bella vista nel titolo, anche se a tale riguardo non ci sarebbe proprio stata ragione di dubitare alcunché. Difficile infatti mettere da parte l'abitudine a certe modalità quando queste sembrano configurarsi prima di tutto come una precisa e naturale attitudine. E ancora più arduo rinunciare alle prerogative messe in mostra da Herself nel precedente "God is a Major", ovvero: forbitezza melodica e totale dimestichezza con la sintassi lo-fi. Due anni dopo, questo "compito a casa" si presenta persino più ispirato e curato sotto il profilo formale, ciò che autorizza sempre di più a individuare in lui la più plausibile controfigura italiana a Mark Linkous. O Sparklehorse che dir si voglia...
MUCCHIO.it
(FUORI DAL MUCCHIO)
Homework Jestrai
L’uscita di “God Is A Major”, l’esordio discografico di Gioele Valenti alias Herself, è stata la prima pietra della new wave di casa Jestrai: una nuova politica per la label di Bergamo, non più indirizzata al rock in italiano sulla falsariga dei Verdena, ma a un indie internazionale capace di spaziare dal rock’n’roll (Fiub) al cantautorato lo-fi costruendosi una nuova identità di maggior spessore artistico. Ora, due anni dopo, Herself torna con un nuovo lavoro, “Homework”, sempre su Jestrai (che nel mentre ha perseguito la sua nuova politica pubblicando, tra gli altri, Dente) e conferma tutto quello che di buono è stato scritto sul suo conto con un disco più maturo e più focalizzato. Le coordinate sono sempre le stesse: un cantautorato lo-fi statunitense che guarda a gente come Sparklehorse e Gravenhurst (con qualche tocco di Eels qua e là) ma non rinuncia alla ricerca della personalità per evitare quel puzzo di stantio proprio della scopiazzatura all’italiana. In queste nove canzoni, Herself dimostra di avere diverse marce in più rispetto a chi, magari con tutte le migliori intenzioni, si limita a riproporre il cliché del cantautore solitario. Le sue canzoni vivono di vita propria ed è forse la cosa migliore, in una scena che si barcamena grazie all’accanimento terapeutico.
Hamilton Santià
ROCKIT
Lui lo definisce il disco pop degli Herself. E lo dice lanciando uno sguardo che trapana qualsiasi dubbio, obiezione, perplessità che sfiori vagamente la testa dell'interlocutore. Perché il nuovo album di Gioele Valenti/Herself, musicista e scrittore palermitano, di pop ha ben poco, almeno ad un ascolto tradizionale. Le batterie minimali e tribali a creare atmosfere da sabba desertico. Chitarre e bassi attraversati da scariche elettriche e percossi da plettri usati come vanghe di ferro. Le voci filtrate di effetti, rumore e crepuscolarismo. Poi, certo, c'è sempre Nick Drake a battere cassa per la robusta ossatura folk di questi nove brani. C'è sempre il vento di Abbey Road a impolverare certi giri di chitarra acustica. E c'è sempre l'approccio a bassa fedeltà di Valenti, sfoltire il superfluo e rinforzare il necessario. E che superfluo. E che necessario. Perché se pop deve essere, quello di Herself non può che essere a quattro dimensioni. Quattro come le pareti di una camera. E non è un caso che sia "Homework" il titolo del terzo album ufficiale – escluso un oscuro demo dalle forti pulsioni avanguardiste. Anche stavolta fatto in casa. Anche stavolta un lavoro che riassume tutte le inclinazioni di quel giano bifronte che è Valenti. Il neofolk e il noise. La bellezza e la cacofonia. Dove i sospiri contano più dei ritornelli e l'acustica viene sventrata come e più di un'elettrica. C'è dunque il rock'n'roll segaligno e sudato di "Hate 1", ideale prosecuzione del sonico lavaggio del cervello operato da "To Become A Trappist/Aerolith" contenuta nel precedente disco. C'è la malinconia che profuma di Scozia prima ancora che di Sicilia di "Between Two Starz". C'è l'arrembante melodia di "The One", che rivede in unplugged tutto un immaginario sonoro che finora pareva esclusivo appannaggio degli shoegazer. E c'è la concezione del dolore di "To An Old Friend", una canzone che, con passo svelto e un filo di voce, è un continuo tornare nel mondo ovattato e a mezze tinte dei ricordi, per salutare qualcuno che non c'è più e per rielaborare il lutto di chi è rimasto al di qua del guado. Parafrasando gli Offlaga Disco Pax, il talento di Gioele Valenti è come l'universo. In espansione. E "Homework" è forse un buon modo per combattere quella stanchezza terribile che ormai sembra accompagnare i riff, le strofe, i musicisti e gli ascoltatori di gran parte della musica moderna.
Mario Lo Iacono
Indie.it, RECensioni, newREC[s] |
Herself è il progetto di Gioele Valenti, autore di poesie e racconti e di due album, il primo uscito per la subcasotto records nel 2004 e il più recente già per Jestrai, pubblicato nel 2005. Homework è la sua ultima produzione ed è prevista per i primi di Ottobre. Quello di Valenti è un folk autistico e da camera, interamente ripiegato sui propri incubi e realizzato in totale autonomia ad eccezione dell’intervento di un violoncello suonato in un brano da Sergio Serradifalco; siamo dalle parti del minimalismo esasperato e ossessivo del primo Bill Callahan con una propensione apocalittica che ricorda alcune release di folk etereo prodotte negli anni da etichette come Constellation. Gioele tratta gli strumenti saturandoli oppure dilatandoli in forme ed effetti che riducono la struttura della forma canzone e si avvicinano al drone. E’ il caso di brani come Hate, noise incazzato e quasi una versione lo-fi di suggestioni industriali; Nails, il brano apparentemente più strutturato e vagamente memore del folk di Elliott Smith senza la prigione degli incisi; The one con i volumi sfalsati e un incedere inquietante a metà tra il sogno e l’incubo in una versione del folk campestre amara, inquietante, sporca e metallica. Un piccolo disco intimo e ambizioso.
Francesca Becagli

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Arriva il freddo, e per converso servono dischi caldi. Le scintille in "God is a major" non provengono da chitarre in fiamme o batterie squartate con voce rotta, ma dal poco di un concept in voga negli anni Duemila: il palermitano Gioele Valenti rimbocca le coperte in una 'stamberga fatiscente' (parole sue) al solo lume del Fostex e del masterizzatore, che partoriscono idee concrete come Hidden, anello di congiunzione tra i Tunng e Six Organs Of Admittance. Waterline è apologia di una nota sola. Day goes by con Stoned ricordano Linkous, e Report dimostra di conoscere anche il pop umbratile e mai troppo dolce dei fu Delgados. La logica dello yin e yang esige una goccia di maligno (To become a trappist) che viola i taciti patti espressi dal 'manifesto' July 2, by the lake... Datelo al Thom Yorke degli ultimi tempi e ne ricaverà una signora produzione internazionale.
[7/8]Enrico Veronese
BLOW UP
..
Influences:
MS THOMASON/HERSELF - SPLIT CD - DEATH LETTER RECORDINGS....

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Record Label:
www.jestrai.comMusic
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10 Songs | Sep 21, 2008
Comments
Shows & Events
No upcoming shows/events
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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=uVPyLuBJDKk
ciaooo...passa ad ascoltare il nuovo progetto palermitano....HYpnOtic
Metalomorph Demo 2010 CD is still available for sale !!!
Get your copy of this soon to be collectors item as soon as possible at www.myspace.com/metalomorph
chi si accetta rimane dissanguato
http://archiviomines.blogspot.com/
La cultura che ho non mi sostiene il pensiero http://archiviomines.blogspot.com/2011/06/la-cultura-che-ho-non-mi-sostiene-il.html
....
NUOVE DATE DA EXTREME AGENCY/NEW GIGS FROM EXTREME AGENCY
TICKETS PRE-SALE FOR CALIBAND AND WE CAME AS ROMANS AVALAIBLE ON WWW.GREENTICKET.IT -
IN VENDITA LE PREVENDITE PER CALIBAN E WE CAME AS ROMANS SU WWW.GREENTICKET.IT
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23/04/2011 THE FIRE + GUEST LIVE @ TRAFFIC (VIA PRENESTINA 738 ROME, COST 10,00)
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27/04/2011 MADBALL + GUEST LIVE @ BLACKOUT (VIA CASILINA 713 ROME, COST 15,00)
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03/05/2011 WE CAME AS ROMANS + GUEST LIVE @ INIT CLUB (VIA STAZIONE TUSCOLANA 133 ROME, COST 15,00)
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12/05/2011 HATE ETERNAL + GUEST LIVE @ BLACKOUT (VIA CASILINA 713 ROME, COST 20,00)
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13/05/2011 CALIBAN + GUEST LIVE @ BLACKOUT (VIA CASILINA 713 ROME, COST 15,00)
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15/05/2011 ROTTING CHRIST + GUEST LIVE @ INIT CLUB (VIA STAZIONE TUSCOLANA 133 ROME, COST 15,00)
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Hello
“WISTERIA LODGE”, our new record is just released at :
http://www.prikosnovenie.com/inde.shtml
Have a nice day
Demian Clav
http://www.facebook.com/pages/DEMIAN-CLAV/32476302110
Just an announcement :)




Hope you are having some fine holidays, bro!
We talk again!
(X12) Nathan Watson | The Amber Tapes (Double release on 1 CD)
(X12) Nathan Watson | The Amber Tapes (Double release on 1 CD)
*****Nathan Watson - III*****
Nathan's songs on his new mini album "III" are simple, beautiful & always melodic post rock tunes.
Warm moods and catchy melodies, who go straight to your soul. Really fine music.
*****The Amber Tapes - Falling Mass Static*****
The mood of the instrumental songs is often full of suspense, almost "film-score like".
Melodic elements melt together with experimental parts and partly hypnotic beats & melodies to create a unique whole.
Pro high grade diamond dyes (pro ink print), pro ink printed diy digipack, protection bag
Pictures & design by Ralf Rabendorn
Limited collectors edition.
Release date: 18. December 2010
Order, info, sound-samples HERE
Price including shipping starting at only 9€ !
Direct link: http://againstit.de/x12.html
Ciao! Grazie dell'add... .:Diego
Ciao Gioele!