Jang Senato è il progetto di 5 giovani creativi, all’insegna di una costante fusione tra suoni acustici e intromissioni elettroniche.
Dall’esordio (febbraio 2007) fino all’ultima stella luccicante di "Respirare", la loro opera è stata impostata su due aspetti: da una parte si trova la loro proposta per un nuovo cantautorato italiano, al passo con i tempi, dall’altra il perseguimento di quello spirito di ricerca che già li contraddistingueva nelle esperienze precedenti (vedi Daunbailò), quando erano soliti lavorare assieme a grossi calibri del panorama musicale italiano rivolgendo grande attenzione a materiali e macchinari.
Anche le loro esibizioni seguono questa apparentemente netta separazione di intenti: la prima parte degli spettacoli si apre con canzoni essenziali, fragili, frangibili, delicate. La loro musica è qui un delizioso ibrido tra strumenti antichi e consumati: manipolazioni d’una macchina con un cuore pulsante, una voce appena sussurrata, rintocchi di percussioni quasi inconsistenti. La seconda parte dei concerti inizia invece all’insegna di un’intenzione più ruvida e “britannica”, in cui farsi largo urgenze di contatto con musiche internazionali di ogni tipo, anche nelle varianti più rumoristiche. Un rock complesso, meditato, che sfugge alle mode e alle definizioni, frutto di una maturità artistica che consente alla band di miscelare con classe atmosfere beatlesiane e richiami etnici, i quali, per quanto a tutt’oggi siano passati in sordina a fronte di esigenze più nuove, appartengono profondamente allo spirito e alla storia della band. Arrangiamenti "loveble", pochi interventi, ma il più possibile puntuali: frutto questo di un amore per una certa creatività pubblicitaria, intesa nella sua capacità di sintesi e adeguaterzza ai tempi.
L’intero repertorio contiene sia legno pregiato che plastica, a volte mostriciattoli al limite del noise, altre ancora esperienze quasi cameristiche, ma senza allontanarsi mai da un concetto ironico e smaliziato di Pop Art.
Semplicità coltivata, dunque, oppure consapevolezza disposta all’ingenuità. Melodie “futuribili” che cercano di raccogliere l’insegnamento di una grande tradizione cantautoriale, senza ammiccare a nessuna cifra o ad un facile citazionismo di maniera.
Giovane Senato dunque: giovane d’età, maturo nell’ispirazione.
FILOSOFIA CREATIVA:
Jang Senato. È il nome collettivo per cinque ragazzi romagnoli sui 26 anni che fanno musica minimal-pop: ovvero, tantissime canzoni a partire da pochissime note, o almeno dal minimo indispensabile. Almeno secondo loro, naturalmente. Le etichette servono solo per riuscire a dirsi qualcosa, quella del pop per esempio spiega poco, ma è giusto provare a capirsi. Se dicessimo che fanno musica “terapeutica”, ci avvicineremmo certamente di più alla loro volontà, ma nessuno capirebbe niente. Quindi tenteremo di essere meno ermetici. Gli Jang Senato cercano di comunicare la felicità di quando si crea: gli Jang Senato, infatti, quando sono in studio e gli viene una figata, fanno dei salti alti così, e vorrebbero raccontarlo anche a chi c’è di là, a chi ascolta. Non sono autoreferenziali, gli Jang Senato non si occupano mai di registrare fedelmente tutte le angosce della loro epoca, perché è evidente che in questo ruolo i posti sono già tutti occupati, anzi a essere onesti vi è un evidente eccesso di occupazione tra i musicisti depressi. L’obiettivo degli Jang Senato è quello di regalare (si fa per dire…) melodie felici ma non facili, semplici ma non banali, di essere maturi senza per forza essere vecchi, di essere bambini senza dover essere del tutto incoscienti. Qualcosa di simile a “natura e cultura”, insomma; una certa consapevolezza disposta all’ingenuità, oppure un’ingenuità disposta alla consapevolezza, difficile dire se debba essere l’una a seguire l’altra o viceversa, e forse non ha neanche senso farlo. Gli Jang Senato amano la musica ironica, non quella demenziale. Gli Jang Senato considerano/vivono la musica come un terreno specificamente musicale, autonomo e libero dall’ideologia, quindi, se è vero che presi singolarmente non possono fare a meno di averne una, questa non viene mai trasferita nella loro musica. Se traspare, come dire, è un incidente. Gli Jang Senato non prescrivono nessuna morale ma suonano soprattutto perché è divertente. Gli Jang Senato scrivono i loro testi a partire da una consapevolezza un po’ paradossale, ossia che le note e le parole sono segni eterogenei, che fanno a botte molto spesso tra di loro e che a prevalere, solitamente, è sempre l’uno a scapito dell’altro. Questo del resto è un problema storico, non l’hanno certo scoperto loro. Sembra però che siano in pochi a tentare consapevolmente un’integrazione tra i due mondi; loro ci provano producendo una marea di melodie, ma arrangiando solamente quelle che, quasi per magia, nascono in simultanea con il testo, forgiate con esso, sperando così in una fusione più spontanea e come dire "primordiale", tra metrica testuale e metrica melodica. In questo modo è certamente più difficile raccontare una storia ben definita, ma d'altra parte le parole esaltano maggiormente il loro potere simbolico attraverso le note e l'ascoltatore non è più obbligato ad un'interpretazione univoca e vincolante/imposta della canzone. Le canzoni degli Jang Senato, in poche parole, ve le interpretate come vi pare! Ma soprattutto, se vi serve un’indicazione: gli Jang Senato sono gialli. E propongono motivi brevi, un grado zero della canzoncina, perché credono che la musica italiana debba ricominciare da qualche parte. Da dove, chiaramente, ancora non si sa.
JANG SENATO: THE PAST LOOKS FORWARD.
Organized by: Rock-IT
In media partnership with: MTV Brand:New, ROLLING STONE, SKY, RADUNI.
Powered by: Heineken
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ARM ON STAGE
Folco Orselli, Stefano Piro, Claudio Domestico, Alessandro Sicardi e
Daniele Parascandolo hanno realizzato un disco “Sun glasses under all stars”,
in uscita in autunno, da cui il
primo singolo “The guardian”…buon viaggio (per ascoltare alti pezzi www.myspace.com/armonstage