Jocelyn Pulsar è un progetto nato e ideato da Francesco Pizzinelli, al quale collaborano di volta in volta vari musicisti e amici. Francesco ci parla della sua musica e del nuovo disco “Penso a Sonia ma suono per la gloria”.
Ciao Francesco e benvenuto! Come Jocelyn Pulsar hai pubblicato 4 album, non male per un progetto nato 8 anni fa: cosa è cambiato dopo tutto questo tempo?
Già, non male: sono cambiate diverse cose, tanto che il primo disco ormai tendo a non considerarlo, perché davvero fa parte di una realtà che è lontanissima dal presente di “Jocelyn Pulsar”, che ormai considero non un gruppo ma un progetto personale, al quale collaborano di volta in volta vari musicisti ed amici. Penso che ci sia stata una evoluzione dal punto di vista della scrittura, soprattutto una maggiore consapevolezza, data dal fatto che, nel frattempo, ho scoperto molta musica che mi ha segnato profondamente…. Qualche ascolto particolare ha influenzato il tuo lavoro?
Direi Francesco De Gregori e Ivan Graziani su tutti, poi Gazzè, Bersani, Tricarico, Fabi e anche alcuni nomi della nuova “scena indipendente italiana” come Artemoltobuffa, Babalot, Virginiana Miller, Numero 6, Bugo… Uscendo dall’ Italia, sicuramente Pavement, Sebadoh, Preston School Of Industry, Dinosaur Jr, Belle & Sebastian: insomma tutto ciò che, in un modo o nell’altro, rientra nei canoni della “bassa fedeltà”… Nei tuoi testi ci sono molte immagini quotidiane: cosa provi nel riascoltarti?
E’ vero, la quotidianità è un ingrediente fondamentale del mio modo si scrivere; non amo parlare di cose troppo più grandi di me, i massimi sistemi li lascio a chi ha la capacità di affrontarli senza cadere nella retorica. Quasi nessuno, quindi… (ride). Quando riascolto i pezzi torno ai momenti in cui il pezzo è stato scritto, e sono, inevitabilmente, immagini molto “quotidiane”… La tua più grande soddisfazione?
Sicuramente una bella soddisfazione è stata la recente recensione che Blow Up ha dedicato al disco nuovo “Penso a Sonia ma suono per la gloria”: un 6/7 che vale 9, considerando la portata della rivista, che leggo da anni; mi ha fatto molto piacere, inoltre, essere stato invitato a suonare al Tafuzzy Day 08, ed entrare di conseguenza anche nella Compilation dell’evento… Probabilmente però l’emozione più grande l’ho provata quando, l’anno scorso, ho aperto al Locomotiv di Bologna il concerto di Artemoltobuffa: approfitto per ringraziarlo ancora dell’opportunità! A proposito di recensioni: cosa ne pensi e come reagisci alle critiche?
Dell’ultimo disco sono uscite finora 11 recensioni, tutte più o meno buone (SaltinAria compreso!) e le considero uno strumento molto importante per farsi conoscere e veicolare il proprio progetto… E’ vero che, in particolare con il disco precedente, ne sono uscite un paio che mi hanno fatto un po’ innervosire, non perché negative in sé (quello ci sta, fa parte del gioco…) ma semplicemente perché scritte in modo sbagliato, scagliandosi verso aspetti secondari come l’appartenenza o meno al mondo indipendente, o al fatto di citare i Pavement come influenze senza in effetti assomigliarvi: considerazioni francamente senza senso, perché io posso essere stato influenzato da Malkmus e soci senza necessariamente riscrivere “Cut Your Hair”… Dove hai avuto occasione di suonare fino ad oggi?
Negli ultimi due anni ho avuto la possibilità di suonare in posti davvero belli e di ottimo livello, come il Velvet, Arci Tambourine, Latteria Molloy, Arci Joe’s, Locomotiv… Dove ti piacerebbe portare la tua musica?
In locali e club live dove ancora non ho avuto l’occasione di suonare, compresi alcuni festival estivi: mi piacerebbe molto… Ho comunque due “sogni”: il Covo di Bologna e il Circolo degli Artisti di Roma… Nelle tue canzoni ci sono molti riferimenti a personaggi sportivi: come mai?
E’ vero, ma questo perché il disco nuovo è un po’ un omaggio agli anni della mia infanzia/adolescenza, quando i personaggi dello sport avevano qualcosa di romantico (che oggi si è perso…) che li fa ricordare ancora oggi, e che permette a chi li ricorda di fare un salto indietro nel tempo, catapultandosi esattamente dove li voglio portare io… Vuoi aggiungere qualcosa?
Si! Tra qualche settimana inizieranno le riprese del videoclip di “Garella”, il brano/singolo del disco nuovo: ci sarà una sorpresa!
INTERVISTA SU "NASTRO ISOLANTE WEBZINE"
1)Francesco Pizzinelli, in arte “jocelyn Pulsar”, qual'è la ragione che sta dietro al nome del tuo progetto?
La ragione è che, dopo avere inizato come gruppo, mi sono reso conto che per me è molto più facile fare le cose da solo, se non altro per quanto riguarda la scrittura delle canzoni: percui ho pensato di lasciare il nome del progetto originario, pur essendo ormai a tutti gli effetti un solista. 2)Inanzi tutto come hai cominciato a suonare?quando hai capito che non stavi più suonando solo per te stesso, ma stavi facendo musica anche per gli altri?
Ho inziato da ragazzino, soprattutto come chitarrista, ma mi piaceva anche scrivere delle cose mie, in particolare in Italiano: quando il mio ultimo gruppo si è sciolto avevo già molto materiale nel cassetto ed ho approfittato per dare vita ad un progetto nuovo, che erano, e sono, i Jocelyn. 3)Mi hai detto che la settimana scorsa hai aperto il concerto di Dente a Padova, cosa ne pensi della realtà indie in italia? Esiste una “scena”?
Questa è una domanda complessa, perchè la parola "indipendente" può significare tante cose: in questo ultimo periodo, complice forse la partecipazione degli Afterhours a Sanremo, noto un certo smarcarsi da parte di molti rispetto ad una presunta appartenenza ad una "scena indipendente italiana", pare che autodefinirsi "indie" non sia più di moda (e lo è stato per diverso tempo...); io quando parlo di "indipendente" lo intendo tale nei confronti di un certo tipo di musica, troppo piatta e precotta, pronta per essere ascoltata e subito dimenticata...non è necessariamente una questione di mezzi...gli Afterhours, ai miei occhi, restano un gruppo "indie" anche se sono sotto una Major, anche se vanno a Sanremo, perchè mantengono una certa "intelligenza" nel modo di porsi, non danno al pubblico quello che vuole a prescindere. Se si intende questo, una "scena indipendente" italiana esiste eccome. 4)Come è cambiato il tuo modo di fare musica da “La mia velocità” del 2003 all'ultimo disco ”Penso a Sonia e suono per la gloria” (2008)?
Premesso che il primo disco lo considero poco più di un demo, devo dire che sono cambiati i miei ascolti, perchè nel frattempo ho, per così dire, "scoperto" la musica indipendente, e quindi tanti artisti che mi hanno sicuramente influenzato molto, da Artemoltobuffa a Babalot, passando per i Virginiana Miller... 5) Parliamo dell'ultimo disco: a cosa si riferisce il titolo? C'è qualche brano a cui sei legato particolarmente?
Il titolo è uno scherzo, una frase che ho inserito all' interno di una conversazione con la mia ragazza, che si chiama appunto Sonia: naturalmente c'è il gioco di parole, perchè suonare "per la gloria" è qualcosa con la quale, in questi tempi di crisi soprattutto, molti musicisti si devono scontrare spesso..Ci sono alcune canzoni a cui sono sicuramente più legato, a partire da "Garella", il singolo, ma anche "L' ultimo piacere e poi stop" e "Campione di calcetto".. 6) I testi delle tue canzoni parlano spesso di quotidianità e di personaggi che fanno parte di una storia diciamo non di primissima pagina, o comunque personaggi in disparte, famosi ognuno a proprio modo. Sono legati a te per qualcosa di personale oppure le tue canzoni sono fatte apposta per rilanciare un “manipolo di disgraziati” che farebbe invidia all'isola dei famosi?
Quello che dici è vero, spesso i peronaggi dele mie canzoni sono dei "loser", come direbbe Beck, ma del resto lo stesso progetto Jocelyn Pulsar, così casalingo, riflette questo mondo, ed in effetti, musicalmente parlando, si possono considerare delle piccole autobiografie di me stesso.. 7) Quando ho sentito la canzone su Manute Bol ho ricordato gli anni in cui Forlì era ancora la città del basket. Cos'è Forlì per te oggi?
Forlì è una piccola città che ha vicino tutto (il mare, la montagna, la riviera, i locali "indie"..) e, forse anche er questo, al suo interno ha poco o niente. Le voglio bene, ci vivo da sempre, ma è piuttosto chiusa nella sua romagnolità, nella tradizione, nel folklore, e non ha il coraggio -o la voglia- di aprirsi.... 8) Ho letto che state girando il video di “Garella”, il singolo del nuovo album, dove è stato girato?
Raccontaci un po' come funziona girare un videoclip!
Si, lo gireremo ad Aprile, a Forlì, con una location molto "calcistica", ovviamente: posso solo anticiparti che sarà una bella sorpresa per molti..girare un video è una esperienza interessante (ne ho girati due fin' ora, dei quali sono anche sceneggiatore) ma anche molto faticosa, perchè soprattutto in questi progetti low budget i tempi si restringono notevolmente e si cerca di ottimizzare tutto...insomma, sono giorni di grandi corse, ma alla fine spesso il risultato ripaga in pieno. 9)Chiudiamo con la piu classica delle domande: progetti/sogni futuri?
Al momento l' intenzione è quella di lasciar affiorare le idee, con la giusta calma, e tornare a scrivere e registrare in tempi non troppo brevi, sperando di avere del materiale di buon livello..
INTERVISTA SU "IMBUTERIA"
Colpo di fulmine, sentiti, visti, presi, per noi ‘mbuti l’eccezione che conferma la regola, ci ha strappato più di un sorriso, meritano l’ascolto, la visione e l’applauso, considerando che il succo viene da un’unica testa pensante, triplichiamo la stima.
Nome d'arte? sì, no, forse, come quando e perchè?
Jocelyn Pulsar nasce come nome di un gruppo che, dopo il primo disco/demo ("La mia velocità" 2003), ha cessato di esistere, o meglio, si è sintetizzato nella persona di "me medesimo" - Francesco Pizzinelli - : al momento sono 3 i dischi usciti con questa modalità, dove io scrivo e registro praticamente tutto ("L' amore al tempo del telefono fisso" 2006, "Cosa fischietta l'artista vero" 2007, "Penso a sonia ma suono per la gloria" 2008); dal vivo mi avvalgo di vari collaboratori/amici, in particolare cito il buon Luca Facchini, a sua volta leader del gruppo indie rock Volticontrolume. processo creativo, esigenze espressive, come ti organizzi? Tutto quello che esce sotto il nome "Jocelyn Pulsar" è registrato in casa mia, con alcuni semplici programmi al pc, poi successivamente mixato: in particolare l' ultimo "Penso a sonia ma suono per la gloria" si è avvalso della collaborazione al missaggio di Enrico Berto, già produttore - e chitarrista - di molte cose di Bugo, Amari e non solo... Un aspetto molto importante della mia musica è legato ai videoclip, che realizzo sempre assieme al registra Luca Coralli e che restano in linea con il concetto di bassa fedeltà e Do It Yourself(..ooops...!..): ci tengo a citare soprattutto l' ultimo, on line da un paio di settimane, che si avvale della preziosissima partecipazione del giornalista musicale Enrico Veronese e, soprattutto, del protagonista del brano, l' ex mitico portiere "cheparavasoloconipiedi" del Napolo e del Verona Claudio Garella! Dal punto di vista dei live, sono reduce da alcuni mesi di "tour" acustico che mi hanno portato in mezza Italia, suonando anche assieme a Dente, Marco Notari, Giuliano Dottori.
Influences
Tea Kettle, Recycled Music, Kirsten' s Postcard, Dreamingorilla, Aiuola, Black Candy, Tafuzzy, Canebagnato, Casa Molloy, Fosbury, Garrincha, i dischi dell' amico immaginario, La tempesta, Minuta record s, My Honey, My little Cab, Moriremo tutti Record s, Pippola, Rough Trade, Urtovox, Unhip.....
Sounds Like
"Garella" - Videoclip. Regia, fotografia e montaggio: Luca Coralli; sceneggiatura e soggetto: Luca Coralli e Francesco Pizzinelli
JOCELYN PULSAR - L'AMORE AL TEMPO DEL TELEFONO FISSO
Soggetto: Francesco Pizzinelli
Sceneggiatura: Francesco Pizzinelli e Luca Coralli
Montaggio, fotografia e regia: Luca Coralli
"Cosa fischietta l'artista vero" - Videoclip. Regia, fotografia e montaggio: Luca Coralli; Sceneggiatura e Soggetto: Luca Coralli e Francesco Pizzinelli
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I Jocelyn Pulsar si formano nell' estate 2001; dopo la classica trafila (demo, concorsi...) firmano con l' etichetta indipendente Agos Music e nel 2003 esce il primo disco "La mia velocità".
Nel 2006 i Jocelyn escono con il secondo cd "L'amore al tempo del telefono fisso", sempre per la Agos Music la quale, nel frattempo, ha firmato un accordo con Audiocoop di distribuzione digitale: il disco per cui viene distribuito anche attraverso la piattaforma digitale Od2 (MTV Music Store, Tiscali Music Store, 105 Music Store etc...ww.od2music.com), I Tunes e FNAC francese.
Il gruppo inoltre ha realizzato il videoclip del singolo "L'amore altempo del telefono fisso"( regia di Luca Coralli) che è stato finalista del VideoFreccia 2006 ed allegato a Game Machine di Novembre 2006.
Il disco ha ricevuto recensioni positive su alcune importanti testate quali Rockit, Music Club, Indiepop, Gufetto e Mescalina.
I Jocelyn hanno inoltre partecipato alla compilation "La festa della Libertà" con un brano, "Le cose che non so" registrato dal vivo durante la Festa della Libertà di Zocca.
Su Rockit i Jocelyn Pulsar sono Bottlebaky.
OTTOBRE 2007: uscito il terzo disco dei Jocelyn Pulsar "Cosa fischietta l' artista vero" (Agos Music..Od2Music):il disco riceve recensioni da: Rockit, Music Club, Indie-Mag, Gufetto, La Scena, Genovatune, Nerd' s Attack, Sentireascoltare, Indie-Zone, Blow Up: segue un tour acustico che porterà il gruppo a suonare in tutta Italia, aprendo anche i live di Artemoltobuffa, Enroco, EdWood, Marco Notari, Pitch.
Ad Agosto 2008 i Jocelyn vengono invitati al Tafuzzy Day, festival indipendente organizzato dalla Tafuzzy rec: contemporaneamente esce il cd-compilation dell' evento contenente anche un brano, "Campione di calcetto", che avrebbe poi fatto parte del nuovo lavoro.
Novembre 2008: esce il nuovo disco "PENSO A SONIA MA SUONO PER LA GLORIA" (Agos Music/Believe), mixato da Enrico Berto (Bugo, Amari): le riprese del nuovo videoclip sono previste per Febbraio 2009.
PENSO A SONIA MA SUONO PER LA GLORIA
Il nuovo disco
out now
"Alti e bassi, pallone vintage e spicciola cronaca web, ironia e autocitazioni, flauto delle medie e memoria collettiva di una generazione. Lo sfornatutto naif di Francesco Pizzinelli da Forl' parte subito bene con l' asciutta e pianistica "Ho la tosse", forse la migliore del lotto ("Una canzone è bella se ti fa piangere/ pensare che io ti facevo ridere") nel suo essere minima e separata, per accidentarsi poi nel terreno sdrucciolevole del rapporto con la critica: esiste davvero il collega a cui ne "L' ultimo piacere e poi stop" Jocelyn Pulsar affida le proprie necessità, allegate alla premessa eliana "il disco che ti ho mandato non è per recensione, è soltanto un regalo perchè ti voglio bene"? I trick dei Minnesotas - ovvero la visione di una ingrassata celebrità che fu - compaiono in "Garella", che magnifica le icone Violini e Higuita sospirando ai bei tempi andati. La madeleine più subdola però apre "Si pulisce da solo": le note storpiate della "Barilla" di Vangelis danno la stura a un profulvio di divertentissimi claim di pubblicità 80/90 con tanto di brand declamati. Furbetto. Se "Come siamo diversi" può valere una versione assai minore di "Vecchi amici", oldie goldie a firma De Gregori, "L' amore al tempo del telefono cellulare" gioca con quella che ad oggi si può considerare la canzone più nota del progetto ("L' amore al tempo del telefono fisso"): chitarre twanging per arguzie politico-semantiche. Conclude "La ballata di Manute Bol", stangone sudanese di 2,31 metri che svernò in Romagna per due partite provenendo dall' NBA: "Tre passi e il campo finisce, un salto e l' aereo ti colpisce/ Manute, non sei all' altezza". Peter Pan ha pure idee curise per video lowcost: magari non sarà il top nel canto, ma di certo possiede il dono della frase e strappa sorisi. Affinchè la sua carriera prenda lustro urge comunque una personale imposizione sui propri mezzi e il supporto di arrangiamenti più strutturati.
(6/7)
(BLOW UP)
"C’è sempre spazio per l’ironia. Per quella dissacrante, acuta, blasfema, e anche per quella un po’ stramba dei Jocelyn Pulsar. Al riparo dalle esuberanze di certi corregionali e non – Gem Boy, Elio E Le Storie Tese, i JP fanno un “controllato” pop demenziale di forte impronta lo-fi. Ma non tirate fuori i Pavement pure stavolta. Perché si tratta di musica leggera: raffazzonata, piuttosto caotica (il flauto da terza media che sfonda zoppicante l’intro di ‘Si Pulisce Da Solo’), ma sempre da risate a denti stretti. Come le tre papere in fila, in copertina. Filastrocche sarcastiche sui brutti vizi e le stranezze dell’era moderna, sempre gradevolmente “soft”. Un po’ moscio qualche passaggio (‘Ho La Tosse’, ‘La Ballata Di Manute Bol’), spassosi altri (‘L’Ultimo Piacere E Poi Stop’, ‘L’Amore Al Tempo Del Telefono Cellulare’). Prendere o lasciare."
(NERD' S ATTACK)
"Io che sono nata negli anni Ottanta li capisco. Cresciuti tra caramelle gommose da non masticare e jingle pubblicitari strimpellati con il flauto alle scuole medie, i Jocelyn Pulsar hanno conservato intatta la spensieratezza che precede la strana fase dell'adolescenza.
Pop, orecchiabili e leggeri, hanno una spinta compositiva ironica, meno irriverenti dei Gem Boy e con qualche bagliore che sfiora la sagacia di Elio e le Storie Tese. Mai volgari, fanno sorridere senza storcere il naso e si divertono a prendersi gioco anche di loro stessi. "Una canzone è bella se ti fa piangere" è il riff del pezzo d'apertura "Ho la tosse", una finta ballata romantica e struggente solo voce e pianoforte che conferma lo spirito giocherellone. Passati dal telefono fisso, quello con i numeri a cerchio che a fare lo zero già dimentichi ciò che dovevi dire, ai messaggini a scrittura intuitiva con il telefonino, scanzonano le vecchie (quasi) glorie del calcio e le nuove tendenze dei giovani internauti, infilando una filastrocca "Come siamo diversi" che rimbalza in testa con il suo ambarabaciccicoccò.
Sono gli amici divertenti della compagnia, quelli a cui si vuole bene sempre, anche se fanno battute scontate ("…Manute non sei all'altezza…."), anche se ripetono ogni giorno "l'ultimo piacere e poi stop". E non me ne voglia il fidanzato, ma con loro si sta bene ed è peccato che tutto finisca in una mezz'ora. "
(ROCKIT)
"Deve essere un morbo incurabile il nostro; la nostalgia da anni ottanta continua imperterrita ad attanagliare quei trentenni o quasi che non accettano di diventare adulti, la classe nata nella bambagia della sobrietà, quella che si emoziona e si dopa continuamente di nostalgia: forse ci appelliamo ai vicini ricordi perché non abbiamo baluardi solidi di cui vantarci, celebriamo la nostra arte in veloci citazioni della pubblicità che ha segnato la nostra infanzia, una sorta di modernariato che fa tutto parte del background cantautorale dei Jocelyn Pulsar di cui non ne possiamo fare a meno.
Continuano per la loro strada i quattro ragazzi della provincia romagnola, canzonette semplici, approccio lo-fi, melodia ariosa e profumata ma soprattutto tanta tantissima ironia, a volte demenziale: tranne per le due ballate in entrata e in uscita, per il resto pervade quel tanto di snobismo che continua a marcare la musica del gruppo in un territorio indie ben definito e condito da una leggerezza d’animo e d’ilarità davvero divertente.
Non c’è tracci di tensione rock and roll, al contrario campeggiano arie pop ballabile, indie-pop, a volte mieloso a volte un po’ anemico, ma che si lascia ascoltare senza difficoltà e senza che la presunzione da provetti ascoltatori prenda il sopravvento; per questo non mancheremo di fare pro-giungere una recensione.
E’ il terzo disco che ci capita tra le mani e tutte e tre i lavori sono riusciti a farci sorridere, a cambiarci lo svolgersi di una giornata, a farci sentire nuovamente il profumo delle figurine panini (e di figurine del portiere Garella ne avrò avute a decine, Nuciari invece mi mancava sempre) e a farci udire ancora quel suono infedele della pubblicità anni 80."
(MESCALINA)
"Jocelyn Pulsar propongono nel loro quarto disco “Penso a Sonia ma suono per la gloria” un indie pop contraddistinto da arrangiamenti minimali, dalle parti di Dente, con melodie di presa diretta, che potrebbero ricordare il primo Bersani (anche per l’accento), e testi che puntano molto sull’ironia, a differenza di molti colleghi di genere, solitamente più introspettivi. Tra i temi affrontati spiccano in particolare la nostalgia per gli anni ’80 (e inizio ’90), che pare essere sempre più all’ordine del giorno per i trentenni dell’era Facebook, e uno sguardo divertito sul mondo della musica indipendente, oltre naturalmente alle piccole cose della vita quotidiana. I trenta minuti dell’album iniziano coi toni morbidi del piano di “Ho la tosse”, il brano più romantico e malinconico, seguiti da quelli caustici su un indefinito ma non improbabile scambio di messaggi tra un giornalista e un musicista che gli chiede “L’ultimo piacere e poi stop”. Seguono poi i due tuffi nel passato e nelle melodie zuccherose rappresentati da “Garella”, dedicata all’ex portiere del Napoli e ad altri personaggi del calcio di quel periodo, con attenzione in particolare ai numeri 12 destinati sempre ad attendere la loro occasione, e da “Si pulisce da solo”, che punta invece sulla presenza massiccia degli spot televisivi di una ventina di anni fa nell’immaginario collettivo. Si torna a parlare di outsider, su un dolce tappeto di tastiera, con “Il campione di calcetto”, prima dell’allegro intermezzo bambinesco rappresentato da “Come siamo diversi”. Un po’ più di elettricità e qualche riflessione più ampia in “L’amore al tempo del telefono cellulare”, prima dei due lenti finali, cioè “Valentina è un’artista pop” e “La ballata di Manute Bol”, entrambi frutto di buona ispirazione e senso melodico.
La sensazione finale è quella di trovarsi davanti a un disco onesto, in grado di regalare qualche sorriso e dei momenti di spensieratezza, motivi per cui suonare più validi della semplice gloria."
(INDIEYE)
"Cronostoria di una vita vissuta negli anni '80 e prolungata fino ad oggi, leggera satira verso comportamenti che hanno inzuppato la società con la loro inessenziale banalità: questo è il contenuto principale che viene racchiuso dai Jocelyn Pulsar in Penso a Sonia ma suono per la gloria. Grazie a dosi di musicalità leggere, indie-pop ed orecchiabilissime e l'utilizzo delle parole, che creano i testi seguendo le linee di un collage di frasi volanti, comuni, appartenenti a chiunque e udibili dal bar, dalla scuola, dalla panchina, ci si avvicina ad artisti come Tricarico, Bersani e forse anche qualcosa dei Gem Boy, privi delle volgarità che li segnano. Cantautori di un mondo comune e leggermente fumettistico, strettamente personale, che durante l'ascolto ci proiettano davanti ad un amico che non ne vuole sapere di puntare al futuro, ma preferisce menarcela con le giornate passate alle superiori.
Sfogliando le tracce ci si puo' imbattere in concetti non del tutto chiari, inerenti al personale dell'autore, che racchiude in una serie di appunti le sue riflessioni, incorniciati più o meno bene. Ho la tosse, prima traccia, parte lentissima e lamentosa, con un pianoforte leggermente cupo, ma d'effetto; L'ultimo piacere e poi stop, fresca e movimentata, ha nel suo ritornello una richiesta insolita, che non posso trascurare: l'autore mette in vendita il suo motorino e cerca lavoro al mattino, purtroppo non ha lasciato i contatti nè altri riferimenti, ma tantissima ironia -o sarcasmo?- verso chi parla di musica senza troppo merito.
Divertentissima Si pulisce da solo, che ci svela i segreti delle pubblicità più influenti della nostra -di quelli nati in una certa decade- infanzia. Inizia con l'orribile, detestatissimo e pure suonato male suono di flauto di plastica, tipico strumento usato durante gli anni delle medie. Aggiungo che il ritornello cita uno dei dubbi più pesanti di tutta la storia degli spot commerciali: il fornetto che si pulisce da solo, di cui si sarebbe potuto descrivere anche il meccanismo nel resto del brano, per fare felici gli ascoltatori e non lasciarli nell'oblio.
E tra gli intermezzi pubblicitari, il Campione di calcetto, che ci racconta la favola di un personaggio stereotipo conosciuto più o meno a tutti e strani personaggi che ci sorridono con intenzioni non definite in Come siamo diversi, si arriva a L'amore al tempo del telefono cellulare, che non è altro che la seconda puntata di Amore al tempo del telefono fisso, canzone con relativo video presentata nel 2006.
Tralasciando alcuni piccoli difetti che si sentono qua e là nella voce e nei suoni, l'intero album è un concentrato di bella musica leggerissima e spensierata: ben suonata e forse non sfruttata a pieno per rimanere piegata ad uno stile naif dei testi, in Manute Bol si scorge meglio la potenzialità musicale dei Jocelyn Pulsar, tra gli arpeggi della chitarra, la fisarmonica e i cori ben curati rispetto alle altre tracce."
(GENOVATUNE)
"I Jocelyn Pulsar si formano nell’estate 2001. Dopo aver partecipato a molteplici concorsi, firmano con l’etichetta indipendente Agos Music e nel 2003 esce il primo disco La mia velocità.
Inizia così l’avventura della band di Forlì Jocelyn Pulsar, che con Penso a Sonia ma suono per la Gloria, è arrivata al quarto album, mixato da Enrico Berto (già collaboratore di Bugo e Amari), e per il quale è prevista la produzione del videoclip del brano L’ultimo piacere e poi stop.
Le nove tracce del cd sono caratterizzate da sonorità pop che non appaiono mai incisive, e che si perdono e si confondono senza lasciar emergere brani capaci di trainare l’intero album. Le ispirazioni per i testi vengono espilicitate nel libretto, e riguardano Claudio Garella, Giulio Nuciari, Giacomo Violini, René Higuita (figure minori del calcio degli anni Ottanta e Novanta), Guido Angeli (televenditore) e Manute Bol (giocatore di basket nell’NBA). Forse i riferimenti risultano essere troppo specifici, e il senso delle citazioni (a parte quelle pubblicitarie in Si pulisce da solo) si perde nella varietà di modi di dire e luoghi comuni che popolano l’universo dei Jocelyn Pulsar. L’intento ironico dei versi purtroppo non sempre riesce a farsi valere.
La band è in piena evoluzione, e questo si percepisce ascoltando Penso a Sonia ma suono per la Gloria, e indubbiamente ha buoni margini di crescita, come dimostrano anche le varie date live che porteranno i Jocelyn Pulsar in giro per l’Italia."
(NONSOLOCINEMA)
"Prosegue in crescendo la carriera del progetto Jocelyn Pulsar ed il provincialismo (in senso positivo) del precedente “Cosa fischietta l’artista vero” lascia il posto ad una evoluzione stilistica, frutto di una ricerca musicale più raffinata, che abbandona sempre maggiormente la canzone italiana più stereotipata in favore di un pop slowcore alla Grandaddy, farcito peraltro di accattivanti coretti sixties. Ed anche i testi, sempre intelligenti, dissacranti e spiritosi (e con un accorato e nostalgico ricordo del calcio di una volta, quando il Cesena giocava in serie A contro il Napoli di Garella e, magari, il Verona vinceva lo scudetto…), raggiungono vette di sarcasmo tali da avvicinarsi all’estro di Elio e le Storie Tese (Si pulisce da solo e L’ultimo piacere e poi stop in particolare sembrano proprio scritte dal più celebrato gruppo dissacrante italico).
Il livello sonoro poi, non patisce più di tanto la registrazione in home studio, anche perché i nostri, del tutto calati nel loro revival anni ‘80, sembrano poco preoccuparsi delle evoluzioni tecnologiche e del fatto che da “L’amore al tempo del telefono fisso” si passi oggi a L’amore al tempo del telefono cellulare (anche il nostalgico Francesco Pizzinelli si inchina ai tempi moderni!); ciò che resta di “provinciale” è solo l’accento romagnolo dell’interprete, ma questo fa parte del marchio di fabbrica dei Pulsar e, con tutta onestà, non riesco ad immaginarli altrimenti."
(LA SCENA)
"Fortissimi della loro ironia, gli Jocelyn Pulsar se ne vanno in giro nel mondo della musica prendendo per il naso tutto ciò che incontrano. È talmente forte, in loro, il ruolo o l’indole dei dissacratori che non risparmiano umiliazioni anche al proprio, personale, dolore.
Iniziano il Cd cantando, pianoforte e voce, della fine di una storia d’amore ma, invece di una quintalata di lacrime, ci regalano una perla di saggezza filosofica: anche i sentimenti più profondi possono diventare meri luoghi comuni, basta ripeterli e spiegarli, svelarne con garbo il meccanismo per sminuirne il senso e la portata.
Continuano poi con una canzone in cui affondano la lama del loro sarcasmo nel (mio) misero mondo delle recensioni e di MySpace. Che una recensione fosse una cosa piccola piccola, lo si sapeva, ma costoro la trattano come uno spazio qualunque, una bacheca di messaggi in cui aggiungere, all’occorrenza, che c’è un motorino è in vendita o che qualcuno cerca lavoro part time.
Dovrei essere offesissimo, invece, colgo il lato positivo della ferita aperta. Questo Cd è per me un vero bagno di umiltà e gliene sono grato. So che queste quattro righe scritte di notte, in una scatola di vetro e legno, non valgono più di mezza lira ma, sentirselo ripetere da un gruppo talentuoso quanto sconosciuto, mi tempra il carattere.
Il tour mentale degli Jocelyn Pulsar, nell’ottica buddista dell’impermanenza dell’essere, continua tra flussi di ricordi che abbracciano sportivi e pubblicità del passato, tra discorsi sull’amore e sui rapporti umani. Il tutto condito, sempre, da uno stile al rattoppo, una opportunistica penuria di “ingredienti finali”: mancare (apposta) una rima, stonicchiare allegramente, cantare pigramente su argomenti tanto delicati e personali è la regola di tutto l’album.
Se l’idea finale era offrire una esempio di modestia alla faccia del bel canto e dell’autocelebrazione di troppi artisti, l’esperimento è decisamente riuscito.
Mi auguro però, in futuro, di ascoltare idee più evolute e meglio interpretate dal punto di vista musicale.
Auspico una crescita nella “forma” visto che la sostanza è tanto matura già adesso."
(SALTINARIA)
"Siamo al quarto disco dal 2004 per i Jocelyn Pulsar, il repertorio comincia a farsi significativo, roba da fare i conti con una certa maturità. Invece, loro, niente: stanno li a palleggiare lo stesso disincanto ad alzo zero di sempre, indie a bassa fedeltè con l' ovosodo in gola e quel prurito al basso ventre subito smorzato da uno spleen frugale, di quelli che al tempo del telefono fisso finivi per scrivere sulla paginetta del diario e oggi ti tocca dare in pasto ai social network e ai telefoni cellulari. L' ingrediente principale del loro songwriting è una sorta di rammarico stupefatto per lo scarto insanabile dall' immaginario degli anni 80, divorato dall' evoluzione mediatica che significa anche profonda mutazione esistenziale. Personaggi e situazioni dell' altroieri - dal portiere che parava senza mani al whiskey che invecchiava sette anni e non c ' erano cazzi, dalla grande festa al mobilificio al giocatore di basket sovradimensionato a fine corsa, dal maggiordomo spacciatore di delizie all' incerdibile forno autopulente - talmente obsoleti da sembrare di un altro pianeta, provocando una pellicola di disarmo traverso cui possiamo osservare i tormenti inconfessati del campione di calcetto, la boria sotto vuoto spinto del critico musicale di lungo corso, oppure il melodramma minimale di chi ama malgrado la sindrome influenzale. Ballate che ciondolano tra l' acustico e il sintetico concedendosi talora una elettricità bonaria, capaci si di appiccicarsi alle orecchie ma non abbastanza da arrivarti al cuore. Questo il difetto principale del quartetto romagnolo: la poetica del pensiero debole conduce ad una debolezza espressiva oserei dire fisiologica. Un' impostazione rispettabile e ci mancherebbe, però si condannano da soli a fare i nipotini sfigati dei Pavement vita natural durante. Mi aspetterei - mi augurerei - da parte loro un guizzo stilistico verso l' alto, un sussulto d' ambizione. D' altronde, per dipingere una parete grande ci vule un pennello grande. O era un grande pennello? Boh (6,2/10)
(SENTIREASCOLTARE)
"Registrato e mixato al Mush Room di Aviano e con ospiti illustri come Shiva Bakta, Dario Gentili, Giorgio Ravera e Luca Faccini, “Penso A Sonia Ma Suono Per La Gloria” è il terzo album di Francesco Pizzinelli, che si cela artisticamente sotto il nome d’arte di Jocelyn Pulsar.
Così dopo i precedenti “Cosa Fischietta L’Artista Vero” e “L’Amore Al Tempo Del Telefono Fisso” è un album di ricerca pop che si contraddistingue per un gusto narrativo e scopritore di luoghi comun i nelle liriche così ben cantate nell’emiliano più coinvolgente.
Così il pop orecchiabile si fa matrice educativa e raziocinante di composizioni ironiche e sagaci con qualche richiamo poetico ad Elio e Le Storie Tese. Dall’incipit di Ho La Tosse col ritornello “una canzone è bella se ti fa piangere”, ballata struggente voce-pianoforte, alle irriverenti e sbeffeggianti liriche di Campione Di Calcetto, fino alla riflessione moderna dell’immobilismo contemporaneo in Come Siamo Diversi. Poi L’Ultimo Piacere E Poi Stop, che racconta di amicizie quotidiane e semplici, e Valentina è Un’Artista Pop, scanzonata e spensierata.
Bell’album, da ascoltare in pomeriggi di primavera al primo sole caldo, tra riflessioni di vita e sorrisi.
Il perfetto ritratto della scena indie italiana"
(INDIE-ZONE)
"I Jocelyn Pulsar tornano a far parlar di sé per la quarta volta grazie a Penso A Sonia Ma Suono Per La Gloria. Nove brani in puro stile Lo-Fi (e che per forza di cose richiamano i Pavement) mixati da Enrico Berto (Bugo, Amari) per poco meno di 30 minuti di musica fresca, semplice e onesta. Un misto di ironia, intelligenza, spensieratezza, nostalgia. Il tutto miscelato e intrecciato attraverso melodie pop ammiccanti che mai deludono.
Anche se l’album comincia lento e malinconico con Ho La Tosse (dedicata al finire di un amore) non bisogna disperare, non siamo di fronte al solito disco semicantautorale depressivo da taglio delle vene. E difatti subito dopo si comincia con L’ultimo Piacere E Poi Stop, una pungente critica all’odierna relazione musicista/critico musicale, a cui seguono Garella e Si Pulisce Da Solo, due brani celebrativi del mondo calcistico e televisivo degli anni ’80.
Campione Di Calcetto invece descrive metaforicamente il mondo della musica indie e di tutti gli outsider, e, mentre Come Siamo Diversi si presenta come una orecchiabilissima filastrocca nonsense, L’Amore Al Tempo Del Telefono Cellulare rimanda alla più vecchia L’Amore Al Tempo Del Telefono Fisso. Infine a Valentina E’ Un'Artista Pop, dolce canzone romantica, segue La Ballata Di Manute Bol dedicata al famoso giocatore di basket.
I Jocelyn Pulsar non deludono, le canzoni ci sono e sono ben congegniate, la bassa qualità delle registrazioni ce li rendono più vicini, come se fossero proprio in camera nostra a suonare, e le melodie solari (che un po’ ricordano gli Eels più ottimisti) ci danno l’impressione che l’estate sia già arrivata, mettendo di buon umore chiunque.
Nel complesso il disco risulta piuttosto compatto ed omogeneo, forse pecca un po’ dal punto di vista qualitativo delle registrazioni, ma forse è proprio questo che lo rende così onesto e diretto. Le canzoni non stancano mai e i testi, seppur in apparenza semplici, nascondono in realtà un buon lavoro concettuale. " (MUSICBOOM)
I PERSONAGGI DEL DISCO NUOVO CLAUDIO GARELLA
Portiere degli anni 80/90 che giocò e vinse scudetti anche con Napoli e Verona: famoso soprattutto per la particolarità di non parare quasi mai con le mani, utilizzando invece tutto il resto...
GIULIO NUCIARI
Portiere record man di panchine in serie A, era la riserva di Pagliuca nella Sampdoria: non giocava mai..... GIACOMO VIOLINI
Portiere di riserva contemporaneo di Garella e Nuciari RENE' HIGUITA
Portiere colombiano, famoso per il suo "vizietto" di avventurarsi palla al piede ben oltre l' area di rigore, più volte in goal in partite ufficiali e rigorista fisso: famosissima la sua "parata dello scorpione"
GUIDO ANGELI
L' inventore dello slogan "Provare per credere", storico televenditore per il mobilificio AIAZZONE: recentemente scomparso....
MANUTE BOL
Ex stella dell NBA, noto per essere stato il giocatore di basket più alto della storia (quasi 2 metri e 40....), ingaggiato, ormai a fine carriera, dalla squadra di basket di Forlì: una trovata soprattutto pubblicitaria che durò solo un paio di partite, anche perchè ormai Bol era incapace di gestire il suo sproporzionatissimo fisico...Uomo sensibile ed intelligentissimo, tornò dopo molte vicissitudini in America dove si occupa di sostenere le sue fondazioni in aiuto dei suoi connazionali immigrati negli States..
.... .. ..venerdì 27 novembre - h. 22 TERJE NORDGARDEN, LUIS FRANCESCO ARENA e MARTIN HAGFORS songwriter festival Parte la rassegna di musica indipendente del venerdì al gratis club. Ad inaugurarla ci saranno tre grandi esponenti del cantautorato rock underground, ormai da diversi anni personaggi di spicco nella scena europea. .. .. ..
.... .. ..sabato 28 novembre - h. 23 MOZEZ from zero7 live - soul/rythm'n'blues/lounge Osmond Wright, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Mozez, è un giamaicano nato a Londra. Un vero soul singer songwriter, meglio conosciuto come il cantante dei Zero 7 sbarca al gratisclub per questa unica data italiana, pronto a presentarci il nuovo disco considerato ricchezza pura in ambito soul & r'n'b .. .. ..
.... .. ..sabato 14 novembre MY AWSOME MIXTAPE aftershow TAVRVS djset super elettropop night Si tratta di un progetto mutante, continuamente conteso tra gioco ricercato, liriche verbose e reportage umorale decadente. Da soprassedere perché troppo vicino ai modelli americani (Mush, Anticon, Plug Research) e/o berlinesi (Scape, Morr)? Troppo facile. Più gratificante è cercare le citazioni letterarie sparse (Lee Masters e Carver, oltre alla napoleonica corrispondenza d’amorosi sensi del titolo), crogiolarsi negli accenti patetici che lo costellano senza tregua, cogliere i numerosi intarsi naif dei fin troppo scriccioli brani, bearsi delle illogicità nelle introflesse strutture-canzone. .. .. ..
.... .. ..sabato 7 novembre dj DANIELE BALDELLI futuresound dj set Daniele Baldelli è in assoluto il percussore dei dj italiani. Con i suoi piatti Technics SP-15, batteria elettronica Korg, sintetizzatore Yamaha, i primi rudimentali campionatori e l'inseparabile equalizzatore Teac, Daniele Baldelli ha intrapreso un percorso di sperimentazione totale mescolando insieme funky, reggae, jazz, fusion, brasil, dub, etno, tribale. Il tutto abbondantemente accompagnato da musica elettronica e da una predilezione maniacale per il "mixaggio": tutto questo lo ha reso sicuramente un indiscusso caposcuola!!! .. .. ..
Mercoledì 04/11 live@Tambourine Due potenti chitarre, quattro mani per dodici corde: la storia dello Spaghetti Blues è al Tambourine JOE VALERIANO E JOE COLOMBO live per i Mercoledì alla Goccia GUEST: Andrea Buffa READING: Roberto Bonfanti ARCI Tambourine via Carlo Tenca 16, Seregno (MB) ingresso con tessera ARCI - TUTTA LA NOTTE CHUPITO A 1 EURO
Kassyus Clay are a musical project formed in 2007 in Vicenza, Italy.
Their early sound could be considered a combination of energetic rock and sinuous post rock. In six months, after having released an unofficial demo called “Kassyus Clay, We play!!!” - which was recorded and self-produced in a low-fi studio - the band decided to develop their sound adding electronic instruments and broadening their experimental side. Their following songs became more eclectic, more instrumental, more orchestrated and definitely less rock, paying attention on the harmony and the structure of the pieces.
Inspired by some groups such as Stereolab, Tortoise, Cinematic Orchestra, Jagga Jazzist, and many other similar bands, Kassyus Clay sound can be described as an evocative, powerful, hypnotic melody, being like “a talking picture without pictures”.
Two Half Cans was born in 2007. Two Half Cans is a duo, guitar and drum. Two Half Cans is like Austin and Chicago, Seattle and Washington D.C., a little bit New York too. Two Half Cans isn't White Stripe, not The Kills,not indie, not Rock'n'Roll. Two Half cans play only live.
TRISTANO TESTA live@Tambourine Un misto di cantautorato DARK-DEMENZIALE, con accenti davvero inusuali, per TRISTANO TESTA , giocoliere, cantante, presentatore, una specie di fac-totum. Un PAZZO che vi farà morire dal RIDERE ma vi farà anche PENSARE. MERCOLEDI' 21 porta il suo spettacolo che è anche un album: "TI AMO... MA LA COSA NON TI RIGUARDA" dritto al TAMBOURINE. In apertura la dolcezza di SIGNOR SOLO, nuovo progetto del tastierista di DENTE. http://www.myspace.com/tristanotesta http://www.myspace.com/sigsolo http://www.tambourine.it ARCI TAMBOURINE, via carlo tenca 16, seregno (MB) ingresso con tessera ARCI - CHUPITO A 1 EURO tutta la notte