Tommaso Pela – vocals, guitar, synth David Cavalloro – guitar, synth, vocals Marco Giaccani – bass, theremin, vocals Michele Alessandrini – drums
Influences
Sounds Like
Remember Sammy Jenkis videoclip Directed by Postodellefragole - www.postodellefragole.com HotViruz Production Official Selection PVI 2004 Best short film Corto Dorico 2005 Official Selection Arcipelago/Roma 2005 Official Selection Io, Isabella International Film Week 2005
PLAN-B MAGAZINE
Galloping past Trans Am and Oneida, Lush Rimbaud buzz up a billowing duststorm of staccato punkified electro in full-throttle collision with math rock precision. Angular, shouty and ultimately fun lurching music which suggests crowd surfing as a suitable response. Richard Fontenoy
NME
From Italy, launching their debut album "Action from the Basement", the Lush Rimbaud sound is resolute, direct, deviant. A tight sonic stream with an electronic hypnotic gait. Serve loud, switch off your brain and move your feet.
HERE I STAY FESTIVAL 2008, DAY ONE
Great job. 4-piece band quoting Fugazi and Disco Drive on the press release, sampled beats the drummer someties struggles to cope with but he needn't because they're doing great. Their Post-prog noise punk with uneven, sometimes oblique rhythms sounds a bit like what the Grateful Dead could have been in the '00s minus the blues, the beards and the embarrassing fans. I'd heard of them before but never seen them live: the former is well-deserved but the latter isn't. Had to resist the temptation of buying their cd.
IL MUCCHIO
Spesso la musica migliore circola in maniera carbonara, senza che nessuno se ne accorga, grazie alla passione di più persone che si mettono assieme e – non senza sforzi – riescono a dare alla luce ad un disco che riesce a colpire. È il caso dell’esordio dei Lush Rimbaud, anconetani che, dopo dei 7” con Eaten By Squirrels, escono allo scoperto con un album marchiato From Scratch, Bloody Sound e Sweet Frame. Sul sito si leggono influenze di Shellac, Fugazi e Pixies e girando per la rete si trovano paragoni con realtà italiane tipo Red Worm’s Farm. Tutto vero, infatti l’attitudine post-punk cara ad Albini e soci si sente forte e chiara, ma da queste parti vogliamo alzare ulteriormente il tiro mettendo in mezzo numi tutelari più ingombranti: Pere Ubu, Fall, Primal Scream. Gli Ubu per le dissonanze e la rabbia intrinseca, i Fall per il gusto dissacrante e certi cantanti alla Mark E. Smith, i Primal Sream per l’inizio elettro-punk alla “Xtrmntr” e le linee di basso spesso figlie di Gary Mounfield. Queste sono le due facce della medaglia di “Action From The Basement”, diviso in un esatto prima/dopo. Le prime quattro canzoni richiamano le sonorità più new-wave di cui sopra, mentre le ultime quattro (quasi come fossero lato A e lato B) pescano a piene mani dal post-punk e dal math-rock di scuola Touch And Go e Dischord. E tutto questo suona benissimo. Infatti, il disco è godibile, creativo ed ispirato. I Lush Rimbaud sembrano seguire l’onda del loro stesso entusiasmo e i risultati si vedono e – soprattutto – si sentono che è un piacere. Hamilton Santià
NERDS ATTACK
Dopo qualche split e un 7" i Lush Rimbaud approdano al debutto. Il disco è co-prodotto da tre label italiane Sweet Teddy, From Scratch e Bloody Sounds ed è distribuito dalla Forte Distribution in Inghilterra dove i ragazzi marchigiani hanno suonato svariate volte. Quest'album è prezioso. Ce ne sono pochi di dischi in Italia che suonano così freschi, aggressivi e pop allo stesso tempo. Pop nel senso che all'interno del rumore bianco di questo disco ci sono delle melodie nascoste nient'affatto banali. Se il primo brano "Action From The Basement", con le sue ondulazioni schizofreniche alla Devo mi aveva fatto pensare a un gruppo deviato verso forme musicali più complesse, mi sono subito dovuto ricredere da "Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured?", attacco garage post punk figlio diretto dei Tokyo Sex Destruction e Pixies, con tanto di finale rasoiata a infilarsi nelle vene. Uno dei brani migliori dell'album, così come "Brain Fitness" che pulsa di rabbia punk ma è limitato dire punk. C'è dentro di tutto, new wave, elettronica ma sopratutto genialità nella costruzione dei brani, mai unidirezionali o prevedibili. Tutto il lavoro è una marcia continua, rumorosa e cattiva, come se i musicisti di Ancona stessero preparando una rivoluzione a cui però probabilmente non si presenterà nessuno. Ma qui a Nerds Attack! nulla amiamo di più che le cause perse, a cui siamo fedelissimi, e forse non ci presenteremo neanche noi perchè, come la maggior parte delle persone che ascolteranno questo disco, finiremo per impazzire silenziosamente durante l'ascolto di un brano come "Flashing Elevator". Ipnotica traccia trance suonata senza elettronica, solo chitarra basso e batteria, che provvederà a squagliare il cervello lasciandoci vuoti. Senza più nulla da pensare. Eccellenti. Dante Natale
LOSINGTODAY.COM
Ottimo post punk quello dei Lush Rimbaud. Più vicini al sound statunitense che non ad espressioni nostrane, nonostante una certa vicinanza a gruppi quali Red Worm’s Farm, Disco Drive e i meno noti Edile Woman, legati ai Lush Rimbaud dalla collocazione geografica (entrambi vengono dalle Marche) e dalla produzione (fra le etichette partner dei due gruppi c’è la stessa Bloody sound). Post punk dunque, con tutto quello che può evocare: frasi asciutte urlate fino a farle diventare slogan, un gioco di botta e risposta vocale e strumentale, pulsanti venature di basso, riff autonomi ed evidenti, tempo fortemente cadenzato, più trascinante in quelle tracce - quattro su otto - dove si alternano due batterie. Sono proprio queste a coinvolgere di più, come “Brain Fitness”: pura sollecitazione al movimento, comunicata dalle parole del testo e dal ritmo, tesissimo nella parte iniziale, contrariamente disteso nella conclusione, in cui prende la forma di una pseudo-marcia per un’irreale sala da ballo. Oppure la successiva “Oskar (say yeah)”, anch’essa dotata di doppie percussioni, in cui risalta la sincopata alternanza tra le voci. L’eccezione è rappresentata da “Flashing Elevator”, ipnotico pezzo strumentale costruito da spirali di chitarra su una regolare base ritmica, che si impone come uno degli elementi più interessanti dell’album. Sara Loddo
SENTIREASCOLTARE.COM
Un assalto all’arma (funk) bianca. Questo in una definizione semplice e diretta il primo vagito sulla lunga distanza del quartetto marchigiano. Un assalto incompromissorio e spregiudicato, di quelli che se ne sbattono dei trend e partono decisi a non fare prigionieri. Sin dall’iniziale Action/Basement la musica prende allo stomaco e non si smette di battere il tempo coi piedi e di muovere il culo: un viziosissimo anthem p-funk in overdrive ripetuto all’infinito con tanto di doppia batteria a cassa dritta simil-techno nel refrain centrale. Quasi una chiamata alle armi, tanto per rimanere in ambito guerresco: l’azione viene dalla base, giova ricordarlo anche a mo’ di ritornello. Poco più di 5 minuti e si è già accerchiati e fatti prigionieri di un suono non innovativo, sentito e risentito, trito e ritrito quanto si vuole ma letteralmente impossibile da togliersi dalla testa. Ormai in balia dei quattro, si cede sempre più nelle debordanti schizofrenie di Brain Fitness: dal rock energico e ballabile dei primi due minuti si passa ad un moloch oneidiano che frantuma il cervello e con esso le ultime resistenze dell’ascoltatore con una ossessiva reiterazione di un giro di synth. Alla fine, provati ma ormai tutt’uno col nemico, vittime della sindrome di Stoccolma, ci si abbandona all’orgiastico attacco di Flashing Elevator e lì, in quei sette abbondanti minuti di paranoia, molti nodi vengono al pettine: si intravede in lontananza dietro gli avamposti, il campo nemico popolato da fantasmi più o meno agonizzanti di new wave grigiamente e ossessivamente british, di ossessività industrial made in Sheffield, di reiterata meccanicità aliena ed alienante e di un senso del ritmo che solo la perfida Albione è riuscita a produrre. Ottimo esordio, non c’è che dire. (7) Stefano Pifferi
BLOW UP N°180
Di secche e vibranti angolature post-punk, ritmiche attivate da doppie batterie e un synth di movimento si dota la band marchigiana per la realizzazione di questo cd. La sua è una musica fresca e coinvolgente ma anche magnetica quando entrano in campo figure meccanicamente reiterate (e lo fanno sin da subito con una Action/Basement che ripete ossessivamente il proprio tema a mo’ di anthem). Se volessimo dare delle coordinate, guardando nel nostro orticello chiameremmo in causa Disco Drive e Red Worms’ Farm, guardando altrove invece ci troveremmo in una linea d’ombra tra gli El Guapo e gli Oneida più sintetici. I riferimenti sono una garanzia e sarebbe inutile sprecare altre parole. La strada intrapresa è accattivante e non mancherà di soddisfare coloro che si avvicineranno ad “Action From The Basement”. Ma perché accontentarsi. Se volessero i Lush Rimbaud avrebbero dalla loro il metodo e la spinta per rischiare di più, magari ripartendo dalle parti psicotroniche di Flashing Elevator. (7) Fabio Polvani
RUMORE N°184
Una ventata di aria fresca sotto forma di vibrante energia punk moderna, ed un titolo che è quasi una didascalia: Action from the basement, primo album di marchigiani Lush Rimbaud, dà esattamente quello che promette. Non si fa fatica infatti ad immaginarsi il quartetto mentre mette a ferro e fuoco uno scantinato zeppo di gente, assaltandolo con bordate di chitarra e sintetizzatore che sposano la ripetitività ossessiva degli Oneida (esemplari in questo senso Brain Fitness e la frenesia dell'ottima "Action/Basement", che apre il disco) all'impatto rock n roll adrenalinico e deragliante di tante mutazioni post hard core, dai Ray Coalition ai Panthers, dai JR Ewing agli One Dimensional Man. Su qualcosa c'è da lavorare (la conclusiva flashing elevator regge a fatica i sette minuti e mezzo di durata, ad esempio), ma come esordio non è davvero niente male. (7) Andrea Pomini
IL TIRRENO
Furiosi e implacabili: suonano così i Lush Rimbaud, nuova scoperta della sempre attenta etichetta toscana FromScratch - qui in collaborazione con Sweet Teddy (Macerata) e Bloodysound (Ancona) - ormai votata al rock’n’roll più grezzo, quello che nasce dal blues viscerale e si consuma nel fuoco del noise. Anche in tale occasione non possiamo che approvare la scelta di fornire un’opportunità a questo quartetto di mettersi in mostra col primo cd ufficiale dopo un paio di cd-r e un 45 giri. Come un treno in corsa, volutamente monolitico, il disco (8 tracce in 34 minuti) non si ferma mai ed è un piacere per gli amanti di sonorità ruvide e senza troppi orpelli. Voce sguaiata, chitarre sempre affilate, bassi pulsanti e scorbutici, una batteria che più pestona non si può e una tastiera tendenzialmente disturbante. Questi gli ingredienti del piatto fornito dalla band marchigiana, ed è un piatto davvero gustoso, a cominciare dal brano che dà il titolo all’album e le sue reiterazioni a base di synth, ma anche la conclusiva “Flashing Elevator” lascia il segno, coi suoi oltre sette minuti strumentali. In mezzo, giusto il tempo per citare anche la veemenza delle riuscite “Are You Shure…” e “Handjob From The Doorman”. Guido Siliotto
SANDS-ZINE.COM
Eruttivi! Un fiume di lava ardente che distrugge, o con più sfrontatezza, purifica qualsivoglia - sotto - forma di soffocante immobilismo musicale di vocazione indie-rock. I Lush Rimbaud, ringraziando qualche misteriosa e ricercata entità sopra-spirituale, fluiscono sempre più con successo nello smisurato sistema underground nostrano; e non poteva mancare, dunque, che dopo una ricca sfornata di demo, orgogliosamente auto prodotti - e anche un 7'' uscito solo per la Eaten by Squirrels - i giovani marchigiani approdassero in sala di registrazione per il primo full lenght di - una vorace e 'convulsa' - carriera. Anche qui, come nel debutto dei vicini Dadamatto, la 'fissazione' su supporto del sound è affidata a Mattia Coletti, mentre l'aspetto produttivo - da sottolineare - immortala il buon esempio rilasciato dall'apparato co-produttivo, messo in campo da alcune etichette indipendenti italiane. Ciò che veramente ci interessa, però, è il succo acido, minimal-metronomico adottato & architettato dai Lush in "Action from the Basement": la postura del gruppo è solidissima nel mostrarsi scattante, fondata su ritmi reiterati e nevrotico-maniacali, senza mai perdere da un lato, un senso di connessione (inter)logico con i canovacci più 'seduttivi' e di piacevole piglio, concessi dal robusto entourage melodico, insito nella band sin dalla nascita. Cronologicamente si parte da una raffica di brani che difficilmente faranno sostare, anche l'ascoltatore più restio a danzare, seduti in poltrona. Qualche esempio: il noise congenito di Action/Basement, con chitarre monolitiche ed una serie di 'up 'n' down' ritmici da paura; la maleducata verve Shellac-chiana di Are you Sure that Totally...; il punk-funk in soluzione noise di Brain Fitness; la 'tersa' essenza indie-pop di Oskar (Say Yeah); gli spaccati garage-blues in salsa Jon Spencer dell'accoppiata Handjob from the Doorman e Bus Stop Owner; le reminescenze fugazi-ane di Pirty Little Faggot, con l'occhio focalizzato a 'discutere' probabili e sfrontate vicinanze all'estetica di un Guy Picciotto. Congiunge al termine l'intreccio di basso e chitarra 'trasognato' di Flashing Elevator (il marchio magmatico del suono di casa Chevreuil e Lightning Bolt) e cessa - purtroppo - anche l'incontro con questi ragazzacci: innamorati ed esperti ricercatori di un linguaggio alternativo e movimentato, che farà passare a molti la voglia - alle volte ottusa - di andare a ricercare, per forza di cose, della buona musica nei 'grupponi' super-pompati del momento, di sede fuori confine. Sergio Eletto
DEBASER.IT
Ammetto di essere sempre stato un patetico "internazionalista". Fin da piccolo ho avuto un'innata predilezione per tutto quello che aveva poche relazioni con la familiarità italiana. Fossero fumetti, giochi, o che altro la mia attenzione era subito rapita da nomi con consonanti sconosciute nell'italico idioma. K, J, X facevano tanto esotico, e già maturavo l'idea che tutto ciò che veniva da "fuori" era intrinsecamente migliore. Tale snobismo internazionalista si è purtroppo radicato nelle mie scelte musicali. Star qui a spendere parole per un gruppo italiano, per di più semisconosciuto al di fuori delle natie Marche, fa quindi un po' strano anche a me. Ma ho avuto la fortuna di assistere all'evoluzione musicale dei Lush Rimbaud negli ultimi 5 anni, e questo nuovo "Action From The Basement" mi ha finalmente convinto della loro bravura. I Lush Rimbaud ben rappresentano le nuove leve della musica italiana: radicati nel territorio, ma con occhi e orecchie ben spalancate su quanto accade a livello mondiale. Rappresentano anche una generazione cresciuta a braccetto con il download, quindi con un parco dischi davanti pressoché infinito, e di reperibilità immediata. Elementi che hanno oramai reso minore il divario fra le produzioni musicali USA e UK rispetto a quelle del resto del mondo. Questo per dire che i Lush Rimbaud suonano ben poco "italiani" sia per la scelta di cantare in inglese, sia per i referenti musicali. Già la titletrack iniziale circoscrive il territorio di appartenenza: synth ossessivo, batteria quadrata e basso in evidenza. Un incrocio fra ritmica motorik di scuola Neu! e gli Oneida più wave. Interessanti anche le sfuriate post punk di "Are You Sure That Totally Insured Means Totally Insured?", le fugaziane "Bus Stop Owner" e "Handjob From The Doorman", o il rock'n'roll a cassa dritta di "Brain Fitness". Menzione d'onore al miglior pezzo del disco, la finale "Flashing Elevator", lungo excursus strumentale, condotto da un cavernoso basso Joy Division, puntellato da sferraglianti chitarre Fugazi e ipnotizzato da un synth malato. Combattete quindi facili fascinazioni internazionaliste e fate un giro sulla loro pagina Myspace. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi. Psychopompe
NERDS ATTACK, LIVE AT SINISTER NOISE 30/12/2007
I Lush Rimbaud sono di tutt’altra pasta. Si presentano sul palco con delle maschere subacque e mi fanno venire una vertigine. La paura è di assistere ad un’altra carnevalata come sopra. Invece no. Basta l’attacco di ‘Flesh Elevator’, ultimo spaziale brano del loro disco ‘Action From The Basement’ a far tirare un sospiro di sollievo. Il gruppo inizia a suonare e non si fermerà più. Sospinti da un batterista davvero preciso, lasciano intravedere le loro potenzialità. Un misto tra stoner ed elettronica, garage ed elettro punk, ecco la loro musica. Il concerto è piacevole, non ci sono sbavature, piacciono e molto. Non saprei neanche perchè. Sarà per i brani tirati avanti senza variare ripetendo lo stesso riff molte volte, sarà per la potenza che ti squaglia il cervello, sarà perchè non parlano, sarà per… non so. Anche Lester Bangs, facciamoci coraggio, si è arreso ogni tanto a parlare di “non so che” e ne ha fatto qualche volta un connotato positivo. Contentatevi di questa approssimazione provvisoria del vostro “giornalista” con la promessa che dovrò trovare di meglio la prossima volta, sia chiaro. Concerto assolutamente positivo e altra formazione da aggiungere alla lunga lista delle band italiane che “suonano”. Dante Natale
Hey Guys ... This is sounding fuckin great! Don Darrio said you are 'pesante eccellente' live (!?). Can't wait to see you in a few weeks ... Who is that bloke talking over your record .. tell him to shut da fuck up!
hey i m in a place where i don t get bitten by bastard vampire insects thankyou for all that i m am drained of blood and happy, can t wait to come and get bitten again xx
GIOVEDI 2 APRILE / GIOVEDI 9 APRILE 2009 ACUSMATIQ 3.5 Electronic-Electroacustic-Videoperformance-Dj Set Festival INGRESSO GRATUITO A TUTTI GLI EVENTI
ARCI ANCONA in collaborazione con Provincia di Ancona / Università Politecnica delle Marche
“Ogni anno Acusmatiq non presenta un cartellone ma rilascia una nuova versione. Sceglie la progressività dei numeri. E' come un software aperto per poter essere uploadato e pronto per balzare alla versione successiva. Acusmatiq non racconta il presente, lo salta a piedi pari, si occupa di narrazioni della preistoria elettronica, del futuro prossimo e delle tracce transitorie che questi lasciano nel presente”.
GIOVEDI 2 APRILE 2009 @ CIRCOLO ARCI THERMOS / ANCONA
h22 GIANLUCA GENTILI (Ita) Gianluca Gentili è tra i più più interessanti e poliedrici compositori elettroacustici italiani. Nel gennaio 2009 ha vinto il primo premio per la musica al concorso internazionale di cortometraggi di Roma.
h23 DESTROY BEETHOVEN (Ita) E' un progetto di PeopleFromTheMountains (laboratorio creativo alpino noto per progetti musicali quali “Musica da cucina” e “Milaus”) che, attraverso frammenti di capolavori di grandi geni del passato, vuole entrare nell’animo umano passando in rassegna quelle che possono essere defintite zone d’ombra.
h00 MARCHEGROVVE DJ STEEVO / A.M. TICINO Performance creata dall'incontro di due diverse realtà della scena maceratese.
Venerdi 06 Marzo h.22 EMERSIONI FESTIVAL 2009 RAY DAYTONA AND GOOGOOBOMBS (Ita) a seguire BLOODY SOUND SYSTEM Al termine del concerto l’ingresso è gratuito
AFTERSHOW r’n’r old school party by BLOODY SOUND SYSTEM 35% Mississippi r’n’b + 40% Michigan ultra cool rock&roll + 5% Lux Interior’s latex (R.I.P.) + 20% Ron Asheton’s Rayban (R.I.P.)