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La formazione dei Toxic Tuna risale al 2001, quando Albo, Kruger e Andre – reduci da passate esperienze in gruppi tra compagni di scuola – decidono di intraprendere un nuovo percorso indirizzato alla musica in levare.
Dopo un breve rodaggio a suon di cover dei loro idoli si iniziano a delineare i contorni del progetto che prenderà via via forma con l'aggiunta di un cantante e una sezione fiati: una contaminazione dello SKA non solo con elementi presi dal punk e dal rock, ma anche da jazz, swing, reggae, funky, metal... assumendo come unica costante l'assenza di limitazioni alle reciproche influenze.
Grazie a molto lavoro e apprezzabili risultati la band riesce ad autoprodurre Lo Chiameremo Faina, un promo di due tracce. Debutta in terra elvetica come supporter alle Pornoriviste e partecipa alla tappa riminese del Tim Tour 2002.
Nel corso del 2003 ad alcuni cambi di formazione seguono importanti opening per Matrioska e Invasione degli Omini Verdi e l'autoproduzione di Ci Vuole il Fisico, un demo contenente due tracce registrate in studio e quattro brani registrati dal vivo al Rolling Stone di Milano.
Nel periodo successivo brani dei Toxic Tuna vengono selezionati per importanti compilation (Polo X, Underground Parade, Confusion Ska-Punk, No Name Compilation), la band partecipa con successo a numerosi concorsi (Cologno Rock, Perle ai Porci, Facciamo Rock) e si esibisce su importanti palchi nel milanese tra cui la Festa Nazionale de L'Unità.
Tra l'autunno del 2004 e la primavera del 2005 avviene il maggiore cambiamento nell'organico dei TT. Si passa a otto elementi: Albo al basso, Kruger alla batteria, Andre alla chitarra, Tiz alla tromba, Dema e Mesanotte ai sax, Ale al trombone e alla voce Ketty, formazione che porta i Toxic Tuna ad essere annoverati tra i pochissimi gruppi SKA con voce femminile.
Il periodo di assestamento è lungo, ma i risultati si vedono già dall'estate 2005: la band partecipa all'edizione estiva del Music Village, e apre nei mesi successivi per gruppi come Arpioni, Vallanzaska, Finley e Les Totems in alcuni dei più bei palchi di Milano e del Nord Italia.
Nella stagione 2006 la parabola dei Toxic Tuna è ancora in ascesa: il riscontro
del pubblico è sempre positivo e la band viene chiamata come ospite in alcune importanti manifestazioni (Festa de L'Unità, Perle ai Porci, Polisuona).
Il 2007 segna un notevole salto di qualità nella carriera della band, che inizia
a registrare un nuovo lavoro. Si iniziano a contare i primi passaggi radiofonici
(Radio Lupo Solitario, Radio Onda d'Urto e Radio Popolare) e le prime interviste (Radio Lupo Solitario).
All'inizio dell'estate i Toxic Tuna vengono chiamati ad aprire il concerto della mitica Banda Bassotti sul palco di Cascina Monluè a Milano, all'interno del Cultura Popolare Festival, e organizzano un mini-tour estivo in terra sarda.
Per l'occasione vengono raccolte le registrazioni di inizio anno in un EP a edizione limitata che viene presto esaurito.
I Toxic Tuna sono stati anche inseriti all'interno della manifestazione per il venticinquesimo anniversario di SKA in Italia promossa da Vallanzaska e Maninalto! Records, in concomitanza col MEI di Faenza, nel novembre 2007.
A tal proposito sono intervenuti alla presentazione del progetto avvenuta alla Fnac di Milano, esibendosi in un live acustico.
Con l’autunno la band entra in studio per registrare il suo primo full lenght, in collaborazione con Lorenzo e Fabrizio Catinella (ex Ganjamama) al First Floor Studio di Rozzano.
Il disco si pone l’obiettivo di mantenere l’eterogeneità dei suoni che da sempre caratterizza il progetto: un mix tra ska, swing, jazz e rocksteady unito a sonorità talvolta rock, guardando al contesto non solo italiano, con particolare riferimento allo ska americano, jamaicano ed europeo.
Nonostante i riferimenti stilistici extra nazionali, l’impronta italiana del disco emerge dai testi e dalle sonorità. Altro elemento di richiamo alla tradizione italiana in levare emerge dalla collaborazione con La Dava, storico leader dei Vallanzaska, co-autore del brano Banana Manana y Noche de Cocco.
All’interno di quest’ottica di eterogeneità è presente un particolare attaccamento ai suoni del passato che colorisce di tinte vintage diversi brani; quest’ultimo aspetto è evidenziato anche dalla scelta delle due cover presentate nel disco: Why don’t you do right, brano celebre nell’interpretazione dell’artista Peggy Lee, che richiama la musica swing americana degli anni ’40, e Nessuno, storico pezzo interpretato da Mina, esempio di forma-canzone e melodia cantautorale italiana tipica degli anni ‘60.
Nasce così Elegante.
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